Troppo amore Troppo amore

Troppo amore

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Una mattina come tante, ad accogliere María José Sánchez sul posto di lavoro è una telefonata che la riporta indietro ai tempi in cui era una ragazza con i capelli molto lunghi e una spiccata vocazione artistica. A rituffarla in quei giorni è la voce di Jaime, il vecchio compagno dell’Accademia di Belle Arti, che le annuncia la morte di un comune amico: Marcos. Jaime e Marcos. Dietro i loro nomi si squarcia un passato che non è mai passato, riaffiora l’esperienza che più ha segnato la vita di María José. Immagini di un triangolo amoroso. Procedendo insieme, avevano scoperto il piacere, superato i propri blocchi, provato il senso del possesso, l’ebbrezza della sfida alle convenzioni. Un legame forte, troppo forte. Dispari e fatale.

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Troppo amore 2013-01-24 12:24:47 C l a r a
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C l a r a Opinione inserita da C l a r a    24 Gennaio, 2013
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Il triangolo non è una figura piana.

Madrid 1984.
Il tre è un numero pari.
Vite precarie che trovano l’equazione perfetta nel numero tre; giovani studenti di Belle Arti: Josè, Jamie e Marcos. Una giovane donna, due giovani uomini.
A vent’anni, tutto il resto svanisce perché insieme sono una sola cosa, armonizzata da quei tre corpi dispari che rappresentano l’assoluta perfezione.
E allora li immaginiamo così, Josè nel mezzo, Jamie le cinge il collo dal lato sinistro, Marcos le bacia dolcemente la guancia destra.
Sesso e arte e amore. Soprattutto amore.
Un amore felice, perfetto, inossidabile.
"Io ero stata felicissima, allora, eravamo stati tutti e tre molto felici, e la vita era un letto grande, un balcone soleggiato, l’odore dell’acquaragia e di tre corpi sudati, il fumo, il rumore dei baci, delle risate. Vivere non è mai stato così facile come lo fu per noi allora, quando stavamo insieme, e insieme eravamo la gioia."

Madrid 1986.
Il tre è un numero dispari.
Come un castello di cartone viene sconfitto da una raffica di vento, allo stesso modo il numero tre tende a scomporsi e ricomporsi, assumendo forme nuove. Il tre non può diventar due senza perdere la perfezione di quei corpi dispari.
I corpi, uno alla volta, si dissolvono per essere sepolti dalla memoria. Tre vite separate, tre vite che avevano conosciuto la purezza della gioia e che scelgono, ognuno per un proprio motivo, di allontanarsi, inseguendo illusioni apparenti.
Ed è incompletezza. Ed è oblio.

Madrid 2004.
Il tre non è mai stato un numero perché è l'angoscia e la sua ombra.
Venti anni dopo, una telefonata, un suicidio, la cenere che si smuove e i ricordi. I ricordi di un amore che non poteva e non doveva essere tale. Troppo complicato troppo confuso, e azzardato e fecondo e doloroso. Troppo amore. Solo questo.

Almudena Grandes ci conduce nell'abisso del piacere, della perversione, dell'amore all'estremo, del peccato e poi ci costringe ad una dolorosa apnea.
A voi, il tentativo di riemergere.
Buona lettura!

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Troppo amore 2012-09-28 13:29:43 giuse 1754
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giuse 1754 Opinione inserita da giuse 1754    28 Settembre, 2012
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Il tre è un numero pari

Mi viene spontaneo cominciare dall'indice. Almudena Grandes divide il romanzo in quattro capitoli: l'arte, il sesso, l'amore, la morte. E', in sintesi, tutto ciò di cui racconta ( e non mi pare poco) con grande perizia stilistica questa scrittrice che non avevo mai letto, ma che ha vinto quest'anno il premio alla carriera del premio letterario "Città di Vigevano".
Tre studenti d'arte nella Madrid degli anni Ottanta, intrecciano una relazione in cui portano ognuno i propri problemi legati al sesso. Questo rapporto si rivelerà terapeutico specialmente per Marcos e Jose, ma ciò non basterà a portare avanti una situazione in cui subentreranno l'invidia da parte di Jaime per il talento di Marcos, l'amore di Marcos per Jose e il sentimento più forte che quest'ultima finirà invece per provare per Jaime . Eppure si amano vicendevolmente, ma è troppo, troppo amore, difficile da gestire per tre ragazzi che si stanno affacciando alla vita.
Il tre è un numero a parte, come scrive la Grandes, ma di volta in volta sarà un numero perfetto, un numero pari, un numero impossibile. Almudena è bravissima nel trattare un tema che potrebbe definirsi indecente per il “comune senso del pudore”, ma è trattato con l'innocenza e la spontaneità dei giovani alla loro prima, vera esperienza d'amore. Usa la parolaccia solo quando ci deve stare, non è mai veramente volgare anche quando descrive le situazioni più scabrose.
Purtroppo la felicità e la "purezza" di questo rapporto sono destinate a finire presto. La vita, con le contraddizioni legate al senso di possesso che spesso l'amore porta con sé e con i primi tentativi di autoaffermazione professionale si vendica di questa felicità perfetta e completa condannandoli alla solitudine. Jaime fugge dal confronto artistico con Marcos che lo vede perdente e anche Jose, incapace di accettare Marcos senza la triangolazione con Jaime, si allontana da lui.
Marcos è il più fragile e talentuoso dei tre e sarà l'unico a diventare un grande pittore. Avrà molto successo e donne stupende, ma non riuscirà mai a dimenticare Jose. Anni dopo sii toglierà la vita e al suo funerale i due amici superstiti si troveranno a piangerlo e a riflettere sull’inafferrabile flusso dell’esistenza, mentre con un’ultima, breve fiammata di giovinezza, fuggono dall’ultima dimora dell’amico.

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