Figlie del mare Figlie del mare

Figlie del mare

Letteratura straniera

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Corea, 1943. Per la sedicenne Hana sapere immergersi nelle acque del mare è un dono, un antico rito che si trasmette di madre in figlia. Nel buio profondo delle acque, è solo il battito del cuore che pulsa nelle orecchie a guidarla sino al fondale, in cerca di conchiglie e molluschi che Hana andrà a vendere al mercato insieme alle altre donne del villaggio. Donne fiere e indipendenti, dedite per tutta la vita a un'attività preclusa agli uomini. Nata e cresciuta sotto il dominio giapponese, Hana ha un'amatissima sorella minore, Emi, con cui presto condividerà il lavoro in mare. Ma i suoi sogni si infrangono il giorno in cui, per salvare la sorella da un destino atroce, Hana viene catturata dai soldati giapponesi e deportata in Manciuria, dove verrà imprigionata in una casa chiusa gestita dall'esercito. Ma una figlia del mare non si arrende, e anche se tutto sembra volerla ferire a morte, Hana sogna di tornare libera. Corea del Sud, 2011. Arrivata intorno agli ottant'anni, Emi non ha ancora trovato pace: il sacrificio della sorella è un peso sul cuore che l'ha accompagnata tutta la vita. I suoi figli vivono un'esistenza serena e, dopo tante sofferenze, il suo Paese è in pace. Ma lei non vuole e non può dimenticare... In Figlie del mare rivive un episodio che la Storia ha rimosso: una pagina terribile che si è consumata sulla pelle di intere generazioni di giovani donne coreane.

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Figlie del mare 2019-12-05 10:30:07 Lady Libro
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Lady Libro Opinione inserita da Lady Libro    05 Dicembre, 2019
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Due sorelle e una guerra

In questo bellissimo romanzo si alternano due storie parallele, narrate dal punto di vista di due sorelle coreane: quello di Hana, la maggiore, (nonchè il più drammatico e struggente) ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, che racconta il suo forzato viaggio verso la Manciuria dopo essersi sacrificata per salvare la sorellina dal rapimento da parte dei soldati giapponesi, gli abusi di cui sarà costantemente vittima prima e dopo essere relegata in una casa chiusa come tante altre ragazzine coreane, e i suoi continui e disperati sogni e tentativi di fuga.
Il secondo punto di vista, invece, più malinconico, è ambientato ai giorni nostri, narrato dalla sorellina Emi, ormai anziana, sposata, con figli e un nipote, che prova a condurre una vita normale, ma, pervasa dal senso di colpa e da incubi legati a quello che sua sorella fece per salvarla, è perennemente persa nella sua mente e nei suoi pensieri, non avendo mai abbandonato la speranza ed essendo fermamente convinta di poter un giorno ritrovare Hana viva.
"Figlie del mare" è un libro molto intenso, che segna e rimane nel cuore. Ho faticato un pochino a finirlo, in quanto le emozioni che lascia sono forti e per elaborarle e assorbirle ho impiegato parecchio.
Racconta di un tragico capitolo di storia che non conoscevo, come probabilmente molti, legato ad un popolo spesso trascurato dai libri d'istruzione.
Racconta non di una sola guerra, non solo della Seconda Guerra Mondiale, non solo del Giappone che sottomise la Corea, ma anche di una guerra civile, fra coreani del nord e del sud, uno dei capitoli che più mi ha toccato in assoluto del libro, dato che il cuore della piccola Emi, già colmo di dolore per via della scomparsa di Hana, sarà inevitabilmente distrutto anche da questi eventi.
Per chi ha lo stomaco forte, per chi vuole informarsi di più su questo capitolo oscurato della storia o per chi semplicemente ha voglia di assistere ad una stupenda quanto struggente dimostrazione di quanto può essere intenso un amore fra sorelle, questo è il libro che fa al caso vostro.

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Figlie del mare 2018-09-11 07:08:37 LittleDebbie
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LittleDebbie Opinione inserita da LittleDebbie    11 Settembre, 2018
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Dà la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo

È interessante e triste leggere di queste ragazze durante la guerra. La loro sofferenza è tangibile ed è questo ciò che portano i conflitti: all’anarchia verso i deboli ed a sofferenze inutili.
Non ho mai saputo dell’esistenza delle donne di conforto in Corea del Sud. Ne ignoravo completamente le vicende e questo romanzo “Figlie del mare” mi ha dato la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo.
La scrittura è semplice e le pagine scorrono veloci; l’autrice non si ferma troppo sulle descrizioni e, per quanto mi riguarda, preferisco stili semplici che pomposi per romanzi di questo genere nei quali si narra di violenze. Altrimenti lo scritto potrebbe risultare troppo pesante.
Proprio per questo penso che l’autrice abbia mantenuto una narrazione elementare: per cercare di rendere la lettura meno pensante possibile e quindi riuscire a portare a conoscenza ciò che è accaduto a moltissime persone senza risultare greve e scrivendo un romanzo di narrativa e non di storia.
Con lo scorrere delle pagine i personaggi, a mio parere, si fanno sempre più veri, ben caratterizzati, soprattutto Hana che, sebbene sia consapevole del fatto che difficilmente possa farcela, cerca di combattere con tutte le sue forze anche senza rendersene del tutto conto.
Cerca di studiare tutte le possibili soluzioni, si arrende, pur di mantenersi in vita, ma continua a riflettere su una via di fuga.
Emi, d’altro canto, non l’ho apprezzata totalmente. Anche lei ha sofferto soprattutto durante la seconda guerra, quella tra Nord e Sud, ma, visto e considerato che cercava la sorella, avrebbe potuto cercare di farsi aiutare dai figli ormai adulti. Perché, anche se è vero che il dolore è grande, anche se ripercorrere il passato fa male, le generazioni future – che fortunatamente hanno molta più libertà – devono poter conoscere bene il passato, anche quello della propria famiglia, al fine di non commettere gli stessi errori del passato.
Difatti, il rapporto tra Emi, madre, e i figli migliora dopo che la verità è stata raccontata.
Il romanzo mi è piaciuto molto, porta a conoscenza una parte della guerra poco raccontata qui in Italia.
I personaggi sono ben caratterizzati e lo stile rende il romanzo, che potrebbe risultare pesante, scorrevole e di facile lettura.

SPOILER:
Penso che il salvataggio di Hana, verso la fine del libro, sia stato un grande deux ex machina. Nella realtà non penso che sarebbe potuta accadere una cosa del genere, ma Figlie del mare non è un libro di storia, ma un romanzo ed accetto quindi ciò che è capitato ad Hana.
Dopo il suo sacrificio in favore della sorella, dopo le vicende che ha dovuto patire, penso che sia stato giusto darle un lieto fine.
Mi dispiace per Emi che, a differenza dei figli che hanno scoperto tutta la verità a proposito della statua e, quindi, di Hana, lei non ha avuto modo né tempo di poter venire a conoscenza della realtà del passato.

QUOTES:
«A volte le vecchie ferite devono essere riaperte per poter guarire davvero»
«“La compassione è gentilezza”, disse la giapponese con convinzione. “Ognuno di noi merita compassione, ma in questa terra abbandonata nessuno ha la compassione di riservarci un po’ di gentilezza. Perciò siamo prigioniere di questa umiliazione, torturate giorno dopo giorno. A noi non resta altro che concederci a vicenda quel poco di gentilezza che abbiamo”»
«C’era la guerra. Si commettevano crimini atroci. E moltissimi sono morti. La guerra è così. Le persone muoiono. Chi sopravvive viene trattato ingiustamente, in un modo o in un altro.»

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