Kitchen Kitchen

Kitchen

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E' un romanzo sulla solitudine giovanile. Le cucine nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, che riempiono i sogni della protagonista Mikage, rimasta sola al mondo dopo la morte della nonna, rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata. Ma la grande trovata di Banana è che la famiglia si possa, non solo scegliere, ma inventare. Così il padre del giovane amico della protagonista Yuichi può diventare o rivelarsi madre e Mikage può eleggerli come propria famiglia, in un crescendo tragicomico di ambiguità.

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Kitchen 2015-08-03 07:28:23 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    03 Agosto, 2015
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Banana in the Kitchen

Kitchen, una delle opere piu' acerbe della Yoshimoto ( in edizione Feltrinelli pubblicato col racconto Moonlight Shadow, sua prima prova letteraria) fu anche uno dei suoi grandi successi su scala mondiale. I giovani protagonisti dell'opera sono proposti nel momento della privazione, quando la vita strappa loro gli affetti piu' cari. Dal dolore e dallo smarrimento della solitudine nascono però nuove opportunita' affettive, si aprono porte e si creano solidi legami . Così la cucina ed il buon cibo sono il luogo ed il mezzo con cui si resta legati a un passato ormai alle spalle, mentre gli ingredienti di un nuovo piatto vengono disposti in pentola.

La scrittura di Banana Yoshimoto incede placidamente , con semplicita' narrativa e mite imposizione di situazioni improbabili rende difficile una polemica acida al suo lavoro: e' arduo accanirsi in critiche su un lavoro gentile. Eppure nonostante qualche rara eccezione l'incompatibilita' tra me e Banana esiste. Anche in the Kitchen. 
Follemente innamorata della penna dei grandi nomi della letteratura giapponese del secolo scorso ma anche dei piu' arcaici scritti della lettetatura Imperiale, la moderna " giapponesita'" di ispirazione manga della Yoshimoto a me trasmette un gran poco, in particolare nel qui presente testo. Il suo surrealismo non ha la potenza che in altri autori diventa poesia, ritengo che molti dei suoi contenuti  (e troppo spesso) rasentino la banalità.
 Trovo che questo romanzo - come altri suoi - sia un fenomeno fortemente evanescente, senza bisogno che trascorrano mesi e decine di libri gia' dopo qualche ora e' sfumato nel nulla. Esattamente come abbracciare una nuvola : per quanto sia invitante l'idea, ammesso si riesca ad agguantarne una, stringi che stringi la nuvola tra le braccia, alla fine  trovi solo il tuo medesimo corpo. E null'altro.

Certamente un buon risultato per chi ama il suo stile, per me restera' sempre un mistero il  grande successo di questa autrice e con questo ultimo tentativo mi arrendo a una strada biforcuta.

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Kitchen 2015-07-04 18:45:56 sonia fascendini
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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    04 Luglio, 2015
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Una banana poetica

Il lutto, quello tremendo che rischia di spegnerti dentro e la solitudine. Ha avuto un bel coraggio nei suoi primi lavori a cimentarsi con questi temi Banana Yoshimoto. Eppure, nonostante la scelta di temi che rischiano di far cadere nel patetico, direi che il risultato è stato piuttosto buono. Questa ventiquatrenne è riuscita a far affiorare sensazioni come il disorientamento, o la voglia di lasciarsi trascinare dagli eventi tipica di chi si è scontrata con una perdita grave.
Con un linguaggio semplice, il ricorso all'ironia e a paradossi l'autrice ci parla di un tema scomodo con leggerezza. In realtà a ben guardare oltre le apparenza questo libro è tutt'altro che leggero.
La stessa autrice alla fine del romanzo, dialogando con i lettori dice "vorrei dire a tutti gli sconosciuti che leggeranno questo primo immaturo lavoro, che se li facesse sentire anche solo un pochino sollevati, non ci potrebbe essere per me gioia più grande.
Non so se un libro possa portare sollievo, ma di certo può aprire uno spiraglio nel buio, dal quale si intravedono altri essere umani che si trovano a che fare esattamente con le stesse difficoltà che incontriamo noi. Primi fra tutti la necessitò di aggrapparsi ad una cosa qualsiasi che ti aiuti ad alzarti ogni mattina. E subito dopo il fare i conti con il senso di colpa per la voglia di continuare a vivere che cerca di uscire fuori.
La trama del romanzo è semplice. una ragazza con la morte della nonna si trova completamente sola. A lanciarle, anzi a metterle in mano a forza, un salvagente è una famiglia piuttosto particolare. Da questa convivenza nascerà una amicizia barra/amore capace di sopravvivere nonostante un altro lutto.

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Kitchen 2015-04-07 16:35:06 DieLuft
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DieLuft Opinione inserita da DieLuft    07 Aprile, 2015
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Dipingere con la penna

“Comincia un altro giorno di realtà. Si ricomincia, come sempre”.
“Continuavo a ripetere, come se pregassi:
‘Ce la farò, ce la farò ad uscirne. È solo questione di tempo.’ “

Secondo incontro-scontro con Banana Yoshimoto, seconda volta che chiudendo il libro, l’autrice ti lascia alquanto perplesso. Forse più che perplessità, è lo stare sospesi tra la comprensione e la superficie delle cose. Però è una sensazione piacevole, un po’ come quando bevi giusto quel goccetto in più e riesci a percepirti contemporaneamente dentro e fuori il corpo.
Lo stile di questo libro è veramente apprezzabile e con la sua semplicità ben si presta al narrare le vicende dei personaggi. In alcuni momenti assume un qualcosa di infantile, si carica di un’ingenuità che ben si addice anche all’età ancora acerba delle figure che popolano il libro ma, soprattutto, aderisce pienamente alle forme della situazione ancora irrisolta che portano dentro.
Un po’ come in "Norwegian Wood" di Murakami, i personaggi sono apprezzabilissimi, molto vicini a noi, totalmente sprovvisti di particolari talenti ma ricchissimi in termini di umanità. Essi vivono le piccole vicende quotidiane che potrebbero accadere anche a noi, e uniscono questa quotidianità a pensieri che chiunque potrebbe formulare in quelle situazioni. Ecco perché sento di poter dire che lo stile giapponese è sublime in questo contesto: sono capaci di poetare con gli elementi che spesso noi occidentali lasciamo fuori, etichettiamo come non strettamente importanti. Inoltre è sempre da gustare l’abilità di questi scrittori nel dipingere letteralmente le figure, una pennellata alla volta, senza mai avere però la descrizione fisica completa. Sono gli impressionisti della carta e dell’inchiostro.
La storia filo conduttore del libro è veramente semplice -forse addirittura banale se ci proponiamo di leggere con superficialità- e verte per lo più sulle perdite affettive vissute da personaggi di giovane età. Sarebbe quindi troppo affrettato concludere con quest’etichetta. A mio parere questo libro mostra come, in modi anche bizzarri e surreali in certi punti, l’essere umano per il quale il tempo si è fermato con la perdita, riesca a trovare dentro di sé una forma di coscienza antica che gli intima di procedere ancora.

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- Murakami
- Vuole accostarsi alla letteratura contemporanea giapponese con letture piacevoli
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Kitchen 2015-01-02 23:47:02 SweetNiky
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SweetNiky Opinione inserita da SweetNiky    03 Gennaio, 2015
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DELICATO

Era da tempo che cercavo un libro così...delicato.
Banana Yoshimoto, scrittrice giapponese che ho avuto l'onore di conoscere grazie ad una mia amica, che fortunatamente mi ha prestato questo fantastico libro. Racconta due storie, entrambe hanno a che fare con la morte, la perdita di una o più persone care. Banana tratta questo tema con estrema delicatezza, con uno stile che è davvero raro trovare ancora,tipico potrei dire dello stile giapponese. Trasmette il dolore che si può trovare nella perdita di un caro, ma come si può affrontare e ricominciare ancora una volta a vivere.

La vera chicca di questo romanzo è il modo in cui scrive. Tantissime frasi, parole o interi paragrafi che sembrano poesie, da fare venire i brividi.
Lettura consigliatissima a qualsiasi pubblico, per niente pesante, leggera e scorrevole, ne leggerò sicuramente altri della stessa autrice.

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Kitchen 2014-11-21 19:17:10 MrT
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MrT Opinione inserita da MrT    21 Novembre, 2014
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Giappone

Parto con la premessa che ho letto questo libro non per mia spontanea volontà ma per "dovere scolastico", e quindi, forse, non sono riuscito a godere appieno di quest'opera.
Detto questo, "Kitchen" mi ha intrigato sotto certi punti di vista, mi ha annoiato sotto altri. L'esempio più banale di qualcosa che mi ha annoiato è la trama: personalmente l'ho ritenuta la classica storiella di amore, triste, che cerca di farti riflettere sui sentimenti... insomma cose trite e ritrite; qualcosa che invece mi ha molto intrigato, ed ha aiutato a farmi apprezzare abbastanza questo romanzo è l'ambientazione: io sono un appassionato del Giappone, dei suoi luoghi, della sua cultura, della sua gente. Adoro vedere anime e leggere manga, mi piacciono molto i paesaggi giapponesi e mi piace scoprire come vivono le persone. Sarà per questo motivo che mi è piaciuto molto esplorare insieme a Mikage le varie cucine, le case, le strade...
Altra cosa che ho apprezzato del libro è lo stile di scrittura: molto semplice sì, ma ha quel non so cosa che ti fa immediatamente calare all'interno del contesto, e vivere perfettamente ciò che vive la protagonista, facendoti condividere momenti belli e brutti.

Insomma, in generale ritengo "Kitchen" un buon libro, adatto a tutti, e in grado di farti passare piacevolmente delle ore. Un libro che alla fine ti lascia qualcosa di suo.
Perfetto da leggere in spensieratezza.

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A chi vuole leggere qualcosa di leggero ma non troppo
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Kitchen 2014-09-14 09:16:07 siti
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siti Opinione inserita da siti    14 Settembre, 2014
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UN BUON LIBRO

Nata nel '64, nell' '88, quando diede alle stampe il suo primo lavoro, l'autrice aveva ventiquattro anni . Figlia d'arte, il padre noto critico e saggista, irrompeva nella scena letteraria al momento giusto. In Giappone venne accolta trionfalmente da una parte e vista come una meteora dall'altra. Nel 1991, quando venne tradotta, in anteprima mondiale, in Italia divenne anche da noi un caso letterario. Ha dimostrato, vista la nota bibliografica, di non essere stata una meteora.

Per chi si accinge al primo incontro con l'autrice consiglio di leggere la prima edizione Feltrinelli, quella con annesso il racconto Moonlight Shadow, il lavoro letterario, primo vero esordio della penna nipponica, che siglò il suo percorso universitario.
Consiglio di partire da quel delicato racconto perché è struggente ed armonioso ma soprattutto perché contiene tutti i motivi presenti nelle due sezioni - racconti di quello che poi è Kitchen, romanzo in miniatura, di soli due capitoli.
Lo consiglio quest'approccio perché, a digiuno di scrittura nipponica, ho incontrato difficoltà e personali resistenze.
Ho letto il primo racconto tentata fortemente di non ultimare la lettura e dispiaciuta per il mancato incontro con l'autrice, rea confessa, io, di non riuscire ad apprezzarla.
Ho rivalutato tutto grazie al piccolo annesso racconto di laurea, passatemi l'espressione, al postscriptum dell'autrice, umile e deliziosa, alla utilissima postfazione del bravissimo Giorgio Amitrano che aiuta ad inquadrare l'opera.
Il leit-motiv della scrittura, tutta, è il lutto con il doloroso bagaglio che comporta. La tematica è affrontata con il sentimento di una persona giovane ma la maturità e la saggezza di un' anziana. Il dolore è efficacemente accostato al piacere, del cibo in primo luogo, dello spazio o meglio degli spazi, (interni: cucina, divano, pavimento, casa / esterni: vie più o meno deserte, luoghi pubblici, bar o ristoranti in prevalenza, limitare di un fiume o del mare), del tempo (atmosferico e metafisico). Il dolore è accostato ad un'altra tematica: il sogno e alla commistione, dagli esseri umani sempre provata, percepita, accarezzata tra le due dimensioni.

Se come me proverete inizialmente fatica in questa nuova lettura, potrete in alternativa iniziare da capo leggendo il postscriptum dove la giovane autrice candidamente afferma i suoi intenti di scrittura. Se non rimarrete rapiti da quelle parole... fatico a non anticiparle.

BUONA LETTURA comunque la affrontiate.
Per me un libro è buono anche quando mi lascia il gusto di scoprire come saranno le successive prove dell'autore.

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Kitchen 2014-07-31 16:25:14 sam1306
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sam1306 Opinione inserita da sam1306    31 Luglio, 2014
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La vita, la morte e l'amore

Ho conosciuto questa scrittrice, grazie a un'amica. Il romanzo, Kitchen, mi ha emozionato e appassionato. Il coraggio e la sofferenza sono le due tematiche principali del libro. Le due protagoniste attraverso eventi di natura, differente riescono dopo un grave lutto, a trovare il coraggio di continuare a vivere. Avrei voluto poter assistere a quel magnifico, spettacolo del fiume o scavalcare le rocce per giungere alla finestra del mio amato. Un libro che merita e una scrittrice dallo stile semplice e sinuoso. Abbiate sempre, il coraggio di vivere perché la vita è un dono meraviglioso.

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Kitchen 2014-04-13 09:14:27 Cristina72
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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    13 Aprile, 2014
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Disastro in cucina

Non riesco proprio a capire perché questo romanzo abbia avuto tanto successo: forse per la scrittura semplice e rassicurante (volendo usare un eufemismo), o per i bei sentimenti dispiegati a profusione, o per il fascino del Sol Levante. Sta di fatto che stile e contenuto ricordano solo gli sfoghi un po' ingenui e adolescenziali di una ragazza sensibile e provata dalla vita.
Non si discutono le buone intenzioni dell'autrice, ma la letteratura di qualità sta decisamente da un'altra parte.
Il vento di primavera che soffia sul viso, il cielo perennemente azzurro, la luce abbagliante o le stelle che brillano (a seconda dell'orario) possono trasmettere un minimo di emozione una o due volte. Alla terza, però, suscitano qualche perplessità e più di uno sbuffo di noia.
La protagonista è sempre sul punto di piangere per nostalgia e solitudine o per gioia e gratitudine, a fasi alterne, e i personaggi bidimensionali (l'unica analogia con i fumetti manga citati nella prefazione) sono per lo più freddi in apparenza, ma fondamentalmente gentili e generosi, anche per la buona educazione ricevuta – concetto, questo dell'educazione, evidentemente fondamentale che viene ribadito un paio di volte.
La questione dell'omosessualità (o transessualità, non è dato sapere), viene liquidata con questa candida frase: “Solo e con un bambino piccolo, non sapeva proprio che fare. Allora decise di diventare donna”. Una donna bellissima e affascinante tra l'altro - il lettore non può più avere dubbi al riguardo dopo averlo letto per la ventesima volta.
“Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina”, è la frase iniziale del libro.
Ma allora perché non cimentarsi in un libro di ricette? Il risultato sarebbe stato di sicuro più interessante.

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Kitchen 2013-05-28 12:30:09 faithpirate
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faithpirate Opinione inserita da faithpirate    28 Mag, 2013
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Un rifugio essenziale per chi ha subito un forte t

Grande tecnica è quella usata dalla Yoshimoto, ovvero l'unione del linguaggio manga (fumetti giapponesi) quindi molto diretto e comprensibile con l'eleganza nel rendere i suoi libri n vero sogno per chi li legge.

Mi sono profondamente commossa leggendo questo libro a causa della forte immedesimazione che ho avuto con i protagonisti e con il tema centrale del libro: la morte.
Una volta che inizi con questa scrittrice non ne hai mai abbastanza, infatti sto divorando la sua bibliografia!..

Lo stile come dicevo è scorrevole, piacevole e diretto e la trama è molto profonda e fa riflettere molto, soprattutto per chi ci è passato in una situazione del genere.

Riprendo le mie parole dal mio blog perché credo che siano le più adatte: Kitchen è un concentrato di emozioni e di sensazioni che solo chi lo legge con una particolare attenzione riesce ad estrarne qualcosa. Quel qualcosa per me è stato un sottospecie di elaborazione di tutto, un senso di solitudine che ti sopraffà quando ti senti perso e senza uno scopo.
Mikage è quel tipo di persona che è stata quasi sconfitta dalla morte, che le ha portato via i genitori, i nonni e la sua "seconda mamma" Eriko, ritrovandosi poi in perfetta armonia con Yuichi quando anche lui rimane solo. Capisce i suoi sentimenti, capisce ciò che ha provato e che potrà provare e soprattutto passa quella fase che prende a tutti quando vengono a mancare persone care: desolazione.
Alla fine tutti possono pensare, eh povera ha sofferto molto, perché magari a questi non è mai successo niente, per fortuna, e scongiurano il grande demone celeste di far sì che tutti i loro cari stiano in perfetta forma, ma per altri non è così. Per altri è una sconfitta, è l'inizio di una nuova vita, di un nuovo modo di pensare, ma non in senso positivo. In senso di adattamento. E' così...cerchiamo di vivere bene questa vita sebbene feriti dalla perdita dei nostri cari, ma continuiamo...lottiamo anche per loro.

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Il mondo creato dalla Yoshimoto.. Tsugumi e Sonno Profondo...
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Kitchen 2013-03-23 11:40:32 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    23 Marzo, 2013
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La tristezza della solitudine

I libri di Banana Yoshimoto assomigliano ad un fumetto, hanno immagini fresche, idee originali. Letti in modo un po’ superficiale sembrano sbuffi di vapore, letti con curiosità ed in modalità “ascolto”, ci permettono di entrare in una cultura profondamente diversa dalla nostra, la cultura orientale e di arricchirci. Questo in particolare, che è il suo primo, è semplice, leggero, scorrevole, fantasioso, coinvolgente. Parla di una ragazza che perde l'unica persona che ha al mondo, la nonna e si rifugia nel cuore della casa, la cucina, dove vegeta senza nutrirsi. Affronta quindi temi importanti: lo smarrimento e la solitudine che la morte di persone care lascia dietro di sé, il bisogno di avere qualcuno accanto per condividere questi sentimenti ed anche per ritornare a vivere. Lascia dentro una sensazione di tristezza, a tratti fa anche provare angoscia, comunque aumenta la sensibilità del lettore.

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