Kitchen Kitchen

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Gloria Zoroddu Opinione inserita da Gloria Zoroddu    21 Marzo, 2021
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Un libro sulla bellezza e sulla solitudine

La storia comincia con una ragazza raggomitolata sul pavimento freddo di una vecchia cucina. A cullarla solo il ronzio di un vecchio frigo.
Mikage ha appena perso quel poco che le restava del suo tutto. La nonna è appena morta e nessuno che abbia il suo stesso sangue cammina più nel mondo.
Le sue notti senza fine vengono spazzate via dall’aiuto inaspettato che le offre il giovane Yuiki: va a vivere a casa sua e di sua madre, e si immerge in nuovi giorni in compagnia di una donna straordinaria, che vive di impulsi estremi, e cosa anche più assurda, sa come realizzarli.
E Mikage inizia a riprendere a vivere.
L’amore di questo libro è vissuto da anime che sono schiacciate da una solitudine perenne e da una tristezza cupa e inconsolabile. Sfugge agli slanci spontanei e azzurri delle anime felici e rinuncia ai suoi aspetti più effimeri e secolari.
Splende di una luce anche più accecante: è cresciuto nel terreno più arido e sopravvive nonostante tutto.
La natura si impone con la stessa solenne lucentezza. Anche nei momenti di disperazione Mikage non può non sentire il cuore spaurirsi davanti a cieli accecanti, venti gelidi, il chiacchiericcio della pioggia sulle finestre, il verde luminoso dei prati dei parchi in città, l’esile luccichio di miliardi e miliardi di stelle sopra un cielo nero e freddo.
Tutta questa bellezza delle volte aggiunge dolore. Altre volte lo toglie.
Il mondo narrativo di Banana Yoshimoto si fonda su un’emozionalità intensa e carica di tensione. Per nutrirla sacrifica anche caratteristiche narrative care al romanzo classico, che misura il suo livello di arguzia anche in base alla linearità logica e complessa della trama.
Eppure, se il libro dovesse essere un film finirebbe all’improvviso, in silenzio, con un ultimo fermo immagine che ritrae una scena semplice e ordinaria.
Questa ordinarietà, in un mondo regolato dalla forza paradossale delle emozioni e dal loro potere immobilizzante, appare straordinaria.

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1Q84, Alla ricerca del tempo perduto
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ALI77 Opinione inserita da ALI77    31 Gennaio, 2021
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UNA BANANA MOLTO DELICATA

Nella prima parte la protagonista Mikage ha da poco perso la sua adorata nonna con la quale viveva, queste pagine sono state, per me, veramente angoscianti e strazianti. L'autrice è riuscita a trasmettermi il dolore che la donna provava oltre allo sconforto, alla solitudine e al senso di smarrimento nei quali è sprofondata.
La donna si è sempre sentita sola, senza una famiglia che la amasse e la proteggesse e la cucina rappresenta per lei il luogo "sicuro" dove rifugiarsi.
La cucina è anche il luogo che Mikage ama di più in assoluto.

"Essere rimasta io sola in questa casa dove sono cresciuta, mentre il tempo continua a scorrere regolare, mi sconvolge."

E' l'incontro con un ragazzo Yuichi, che lavora dal fioraio dove andava spesso sua nonna, che farà capire alla protagonista che la famiglia può avere varie forme e non per forza quella che noi occidentali vediamo come "tradizionale".
Nell'ultima parte del romanzo, troviamo un altro racconto con protagonisti diversi, dove la tematica principale è sempre il dolore e la perdita, di un amore, questa volta, però questa parte mi ha convinta di meno.
Il libro sembra avere due stili differenti, se nella prima storia l'autrice mi ha trasmesso delle emozioni nella seconda, invece, ho percepito poco o nulla.
La lettura risulta scorrevole e tutto sommato piacevole, non conoscendo bene l'autrice non riesco a dare un giudizio completo, diciamo che qui ho percepito una netta differenza tra i due racconti.
Probabilmente essendo un libro pubblicato alla fine degli anni ottanta, la Yoshimoto era all'inizio della sua carriera quindi il libro è , a mio avviso, molto acerbo e molto semplice e lineare.

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eleonora_galletti Opinione inserita da eleonora_galletti    26 Agosto, 2020
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Delicato, a tratti disarmante

Kitchen è un breve racconto, costituito da due parti: Kitchen e Plenilunio.
Nella prima parte, la protagonista Mikage, che ha da poco perso l’unico membro rimasto della sua famiglia, ovvero la nonna, si trova a dover fare i conti con il disorientamento e la mole di dolore che un lutto di tale portata porta con sé. Guarda caso l’unico luogo che sembra darle pace è proprio la cucina. In cucina Mikage si sente al sicuro, riesce a trovare i suoi attimi di gioia e di essa farà infatti il suo mestiere. Trovatasi completamente sola, Mikage viene invitata da Y?ichi a vivere insieme a lui e sua madre Eriko, che si svela essere una trans.
Ad aggiungersi al bellissimo racconto sul percorso di transizione di questo personaggio, che decide di voler diventare donna dopo la morte della sua compagna -tanto ormai di quale altra donna si potrà mai innamorare- e che rimane sola a crescere il figlio Y?ichi, l’autrice per mezzo di Eriko comunica il senso della vita che sopravvive alla morte: a cosa serve piagnucolare e credersi i più sfigati del mondo, quale più nobile insegnamento si può trarre dal lutto se non far di tutto per godersi la vita fino all’ultima gocciolina?
Nella seconda parte Plenilunio, abbiamo a che fare con un secondo lutto, quello di Eriko, che fa incontrare i due ragazzi, Mikage e Y?ichi, nella comunione della loro solitudine. Mescolando le proprie assenze i due capiscono di voler continuare a camminare insieme. Da qui una flebile luce si avvia ad aprire un tunnel nelle tenebre, ed ecco il plenilunio.
Lo stile del testo è semplice e asciutto e seppure richiami ad ogni pagina l’assenza legata alla morte, riesce a mantenere una piacevole freschezza e leggerezza. Banana Yoshimoto sembra amare le metafore e ci regala dei sottili parallelismi tra gli stati d’animo dei personaggi e i paesaggi che descrive. E così davanti a “L’ aria era color grigio piombo. Le nuvole venivano trascinate via dal vento con una forza incredibile” cogliamo l’imprescindibile allontanarsi di due anime; oppure tramite “la spiaggia fredda dove ero stata fino a poco prima, e il mare nero e agitato. Il rumore delle onde arrivava fin là” sembra di calarci, quasi per osmosi, nell’inquietudine di Mikage che contempla il suo buio.
Delicato nel parlare di temi ad alto carico emotivo come quello della transizione sessuale e dell’orfanità, questo romanzo riesce ad essere disarmante e procurarci il riso nei passi più inaspettati. Molto consigliato.

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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    03 Agosto, 2015
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Banana in the Kitchen

Kitchen, una delle opere piu' acerbe della Yoshimoto ( in edizione Feltrinelli pubblicato col racconto Moonlight Shadow, sua prima prova letteraria) fu anche uno dei suoi grandi successi su scala mondiale. I giovani protagonisti dell'opera sono proposti nel momento della privazione, quando la vita strappa loro gli affetti piu' cari. Dal dolore e dallo smarrimento della solitudine nascono però nuove opportunita' affettive, si aprono porte e si creano solidi legami . Così la cucina ed il buon cibo sono il luogo ed il mezzo con cui si resta legati a un passato ormai alle spalle, mentre gli ingredienti di un nuovo piatto vengono disposti in pentola.

La scrittura di Banana Yoshimoto incede placidamente , con semplicita' narrativa e mite imposizione di situazioni improbabili rende difficile una polemica acida al suo lavoro: e' arduo accanirsi in critiche su un lavoro gentile. Eppure nonostante qualche rara eccezione l'incompatibilita' tra me e Banana esiste. Anche in the Kitchen. 
Follemente innamorata della penna dei grandi nomi della letteratura giapponese del secolo scorso ma anche dei piu' arcaici scritti della lettetatura Imperiale, la moderna " giapponesita'" di ispirazione manga della Yoshimoto a me trasmette un gran poco, in particolare nel qui presente testo. Il suo surrealismo non ha la potenza che in altri autori diventa poesia, ritengo che molti dei suoi contenuti  (e troppo spesso) rasentino la banalità.
 Trovo che questo romanzo - come altri suoi - sia un fenomeno fortemente evanescente, senza bisogno che trascorrano mesi e decine di libri gia' dopo qualche ora e' sfumato nel nulla. Esattamente come abbracciare una nuvola : per quanto sia invitante l'idea, ammesso si riesca ad agguantarne una, stringi che stringi la nuvola tra le braccia, alla fine  trovi solo il tuo medesimo corpo. E null'altro.

Certamente un buon risultato per chi ama il suo stile, per me restera' sempre un mistero il  grande successo di questa autrice e con questo ultimo tentativo mi arrendo a una strada biforcuta.

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sonia fascendini Opinione inserita da sonia fascendini    04 Luglio, 2015
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Una banana poetica

Il lutto, quello tremendo che rischia di spegnerti dentro e la solitudine. Ha avuto un bel coraggio nei suoi primi lavori a cimentarsi con questi temi Banana Yoshimoto. Eppure, nonostante la scelta di temi che rischiano di far cadere nel patetico, direi che il risultato è stato piuttosto buono. Questa ventiquatrenne è riuscita a far affiorare sensazioni come il disorientamento, o la voglia di lasciarsi trascinare dagli eventi tipica di chi si è scontrata con una perdita grave.
Con un linguaggio semplice, il ricorso all'ironia e a paradossi l'autrice ci parla di un tema scomodo con leggerezza. In realtà a ben guardare oltre le apparenza questo libro è tutt'altro che leggero.
La stessa autrice alla fine del romanzo, dialogando con i lettori dice "vorrei dire a tutti gli sconosciuti che leggeranno questo primo immaturo lavoro, che se li facesse sentire anche solo un pochino sollevati, non ci potrebbe essere per me gioia più grande.
Non so se un libro possa portare sollievo, ma di certo può aprire uno spiraglio nel buio, dal quale si intravedono altri essere umani che si trovano a che fare esattamente con le stesse difficoltà che incontriamo noi. Primi fra tutti la necessitò di aggrapparsi ad una cosa qualsiasi che ti aiuti ad alzarti ogni mattina. E subito dopo il fare i conti con il senso di colpa per la voglia di continuare a vivere che cerca di uscire fuori.
La trama del romanzo è semplice. una ragazza con la morte della nonna si trova completamente sola. A lanciarle, anzi a metterle in mano a forza, un salvagente è una famiglia piuttosto particolare. Da questa convivenza nascerà una amicizia barra/amore capace di sopravvivere nonostante un altro lutto.

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DieLuft Opinione inserita da DieLuft    07 Aprile, 2015
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Dipingere con la penna

“Comincia un altro giorno di realtà. Si ricomincia, come sempre”.
“Continuavo a ripetere, come se pregassi:
‘Ce la farò, ce la farò ad uscirne. È solo questione di tempo.’ “

Secondo incontro-scontro con Banana Yoshimoto, seconda volta che chiudendo il libro, l’autrice ti lascia alquanto perplesso. Forse più che perplessità, è lo stare sospesi tra la comprensione e la superficie delle cose. Però è una sensazione piacevole, un po’ come quando bevi giusto quel goccetto in più e riesci a percepirti contemporaneamente dentro e fuori il corpo.
Lo stile di questo libro è veramente apprezzabile e con la sua semplicità ben si presta al narrare le vicende dei personaggi. In alcuni momenti assume un qualcosa di infantile, si carica di un’ingenuità che ben si addice anche all’età ancora acerba delle figure che popolano il libro ma, soprattutto, aderisce pienamente alle forme della situazione ancora irrisolta che portano dentro.
Un po’ come in "Norwegian Wood" di Murakami, i personaggi sono apprezzabilissimi, molto vicini a noi, totalmente sprovvisti di particolari talenti ma ricchissimi in termini di umanità. Essi vivono le piccole vicende quotidiane che potrebbero accadere anche a noi, e uniscono questa quotidianità a pensieri che chiunque potrebbe formulare in quelle situazioni. Ecco perché sento di poter dire che lo stile giapponese è sublime in questo contesto: sono capaci di poetare con gli elementi che spesso noi occidentali lasciamo fuori, etichettiamo come non strettamente importanti. Inoltre è sempre da gustare l’abilità di questi scrittori nel dipingere letteralmente le figure, una pennellata alla volta, senza mai avere però la descrizione fisica completa. Sono gli impressionisti della carta e dell’inchiostro.
La storia filo conduttore del libro è veramente semplice -forse addirittura banale se ci proponiamo di leggere con superficialità- e verte per lo più sulle perdite affettive vissute da personaggi di giovane età. Sarebbe quindi troppo affrettato concludere con quest’etichetta. A mio parere questo libro mostra come, in modi anche bizzarri e surreali in certi punti, l’essere umano per il quale il tempo si è fermato con la perdita, riesca a trovare dentro di sé una forma di coscienza antica che gli intima di procedere ancora.

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- Murakami
- Vuole accostarsi alla letteratura contemporanea giapponese con letture piacevoli
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SweetNiky Opinione inserita da SweetNiky    03 Gennaio, 2015
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DELICATO

Era da tempo che cercavo un libro così...delicato.
Banana Yoshimoto, scrittrice giapponese che ho avuto l'onore di conoscere grazie ad una mia amica, che fortunatamente mi ha prestato questo fantastico libro. Racconta due storie, entrambe hanno a che fare con la morte, la perdita di una o più persone care. Banana tratta questo tema con estrema delicatezza, con uno stile che è davvero raro trovare ancora,tipico potrei dire dello stile giapponese. Trasmette il dolore che si può trovare nella perdita di un caro, ma come si può affrontare e ricominciare ancora una volta a vivere.

La vera chicca di questo romanzo è il modo in cui scrive. Tantissime frasi, parole o interi paragrafi che sembrano poesie, da fare venire i brividi.
Lettura consigliatissima a qualsiasi pubblico, per niente pesante, leggera e scorrevole, ne leggerò sicuramente altri della stessa autrice.

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MrT Opinione inserita da MrT    21 Novembre, 2014
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Giappone

Parto con la premessa che ho letto questo libro non per mia spontanea volontà ma per "dovere scolastico", e quindi, forse, non sono riuscito a godere appieno di quest'opera.
Detto questo, "Kitchen" mi ha intrigato sotto certi punti di vista, mi ha annoiato sotto altri. L'esempio più banale di qualcosa che mi ha annoiato è la trama: personalmente l'ho ritenuta la classica storiella di amore, triste, che cerca di farti riflettere sui sentimenti... insomma cose trite e ritrite; qualcosa che invece mi ha molto intrigato, ed ha aiutato a farmi apprezzare abbastanza questo romanzo è l'ambientazione: io sono un appassionato del Giappone, dei suoi luoghi, della sua cultura, della sua gente. Adoro vedere anime e leggere manga, mi piacciono molto i paesaggi giapponesi e mi piace scoprire come vivono le persone. Sarà per questo motivo che mi è piaciuto molto esplorare insieme a Mikage le varie cucine, le case, le strade...
Altra cosa che ho apprezzato del libro è lo stile di scrittura: molto semplice sì, ma ha quel non so cosa che ti fa immediatamente calare all'interno del contesto, e vivere perfettamente ciò che vive la protagonista, facendoti condividere momenti belli e brutti.

Insomma, in generale ritengo "Kitchen" un buon libro, adatto a tutti, e in grado di farti passare piacevolmente delle ore. Un libro che alla fine ti lascia qualcosa di suo.
Perfetto da leggere in spensieratezza.

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A chi vuole leggere qualcosa di leggero ma non troppo
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siti Opinione inserita da siti    14 Settembre, 2014
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UN BUON LIBRO

Nata nel '64, nell' '88, quando diede alle stampe il suo primo lavoro, l'autrice aveva ventiquattro anni . Figlia d'arte, il padre noto critico e saggista, irrompeva nella scena letteraria al momento giusto. In Giappone venne accolta trionfalmente da una parte e vista come una meteora dall'altra. Nel 1991, quando venne tradotta, in anteprima mondiale, in Italia divenne anche da noi un caso letterario. Ha dimostrato, vista la nota bibliografica, di non essere stata una meteora.

Per chi si accinge al primo incontro con l'autrice consiglio di leggere la prima edizione Feltrinelli, quella con annesso il racconto Moonlight Shadow, il lavoro letterario, primo vero esordio della penna nipponica, che siglò il suo percorso universitario.
Consiglio di partire da quel delicato racconto perché è struggente ed armonioso ma soprattutto perché contiene tutti i motivi presenti nelle due sezioni - racconti di quello che poi è Kitchen, romanzo in miniatura, di soli due capitoli.
Lo consiglio quest'approccio perché, a digiuno di scrittura nipponica, ho incontrato difficoltà e personali resistenze.
Ho letto il primo racconto tentata fortemente di non ultimare la lettura e dispiaciuta per il mancato incontro con l'autrice, rea confessa, io, di non riuscire ad apprezzarla.
Ho rivalutato tutto grazie al piccolo annesso racconto di laurea, passatemi l'espressione, al postscriptum dell'autrice, umile e deliziosa, alla utilissima postfazione del bravissimo Giorgio Amitrano che aiuta ad inquadrare l'opera.
Il leit-motiv della scrittura, tutta, è il lutto con il doloroso bagaglio che comporta. La tematica è affrontata con il sentimento di una persona giovane ma la maturità e la saggezza di un' anziana. Il dolore è efficacemente accostato al piacere, del cibo in primo luogo, dello spazio o meglio degli spazi, (interni: cucina, divano, pavimento, casa / esterni: vie più o meno deserte, luoghi pubblici, bar o ristoranti in prevalenza, limitare di un fiume o del mare), del tempo (atmosferico e metafisico). Il dolore è accostato ad un'altra tematica: il sogno e alla commistione, dagli esseri umani sempre provata, percepita, accarezzata tra le due dimensioni.

Se come me proverete inizialmente fatica in questa nuova lettura, potrete in alternativa iniziare da capo leggendo il postscriptum dove la giovane autrice candidamente afferma i suoi intenti di scrittura. Se non rimarrete rapiti da quelle parole... fatico a non anticiparle.

BUONA LETTURA comunque la affrontiate.
Per me un libro è buono anche quando mi lascia il gusto di scoprire come saranno le successive prove dell'autore.

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sam1306 Opinione inserita da sam1306    31 Luglio, 2014
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La vita, la morte e l'amore

Ho conosciuto questa scrittrice, grazie a un'amica. Il romanzo, Kitchen, mi ha emozionato e appassionato. Il coraggio e la sofferenza sono le due tematiche principali del libro. Le due protagoniste attraverso eventi di natura, differente riescono dopo un grave lutto, a trovare il coraggio di continuare a vivere. Avrei voluto poter assistere a quel magnifico, spettacolo del fiume o scavalcare le rocce per giungere alla finestra del mio amato. Un libro che merita e una scrittrice dallo stile semplice e sinuoso. Abbiate sempre, il coraggio di vivere perché la vita è un dono meraviglioso.

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Cristina72 Opinione inserita da Cristina72    13 Aprile, 2014
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Disastro in cucina

Non riesco proprio a capire perché questo romanzo abbia avuto tanto successo: forse per la scrittura semplice e rassicurante (volendo usare un eufemismo), o per i bei sentimenti dispiegati a profusione, o per il fascino del Sol Levante. Sta di fatto che stile e contenuto ricordano solo gli sfoghi un po' ingenui e adolescenziali di una ragazza sensibile e provata dalla vita.
Non si discutono le buone intenzioni dell'autrice, ma la letteratura di qualità sta decisamente da un'altra parte.
Il vento di primavera che soffia sul viso, il cielo perennemente azzurro, la luce abbagliante o le stelle che brillano (a seconda dell'orario) possono trasmettere un minimo di emozione una o due volte. Alla terza, però, suscitano qualche perplessità e più di uno sbuffo di noia.
La protagonista è sempre sul punto di piangere per nostalgia e solitudine o per gioia e gratitudine, a fasi alterne, e i personaggi bidimensionali (l'unica analogia con i fumetti manga citati nella prefazione) sono per lo più freddi in apparenza, ma fondamentalmente gentili e generosi, anche per la buona educazione ricevuta – concetto, questo dell'educazione, evidentemente fondamentale che viene ribadito un paio di volte.
La questione dell'omosessualità (o transessualità, non è dato sapere), viene liquidata con questa candida frase: “Solo e con un bambino piccolo, non sapeva proprio che fare. Allora decise di diventare donna”. Una donna bellissima e affascinante tra l'altro - il lettore non può più avere dubbi al riguardo dopo averlo letto per la ventesima volta.
“Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina”, è la frase iniziale del libro.
Ma allora perché non cimentarsi in un libro di ricette? Il risultato sarebbe stato di sicuro più interessante.

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faithpirate Opinione inserita da faithpirate    28 Mag, 2013
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Un rifugio essenziale per chi ha subito un forte t

Grande tecnica è quella usata dalla Yoshimoto, ovvero l'unione del linguaggio manga (fumetti giapponesi) quindi molto diretto e comprensibile con l'eleganza nel rendere i suoi libri n vero sogno per chi li legge.

Mi sono profondamente commossa leggendo questo libro a causa della forte immedesimazione che ho avuto con i protagonisti e con il tema centrale del libro: la morte.
Una volta che inizi con questa scrittrice non ne hai mai abbastanza, infatti sto divorando la sua bibliografia!..

Lo stile come dicevo è scorrevole, piacevole e diretto e la trama è molto profonda e fa riflettere molto, soprattutto per chi ci è passato in una situazione del genere.

Riprendo le mie parole dal mio blog perché credo che siano le più adatte: Kitchen è un concentrato di emozioni e di sensazioni che solo chi lo legge con una particolare attenzione riesce ad estrarne qualcosa. Quel qualcosa per me è stato un sottospecie di elaborazione di tutto, un senso di solitudine che ti sopraffà quando ti senti perso e senza uno scopo.
Mikage è quel tipo di persona che è stata quasi sconfitta dalla morte, che le ha portato via i genitori, i nonni e la sua "seconda mamma" Eriko, ritrovandosi poi in perfetta armonia con Yuichi quando anche lui rimane solo. Capisce i suoi sentimenti, capisce ciò che ha provato e che potrà provare e soprattutto passa quella fase che prende a tutti quando vengono a mancare persone care: desolazione.
Alla fine tutti possono pensare, eh povera ha sofferto molto, perché magari a questi non è mai successo niente, per fortuna, e scongiurano il grande demone celeste di far sì che tutti i loro cari stiano in perfetta forma, ma per altri non è così. Per altri è una sconfitta, è l'inizio di una nuova vita, di un nuovo modo di pensare, ma non in senso positivo. In senso di adattamento. E' così...cerchiamo di vivere bene questa vita sebbene feriti dalla perdita dei nostri cari, ma continuiamo...lottiamo anche per loro.

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Il mondo creato dalla Yoshimoto.. Tsugumi e Sonno Profondo...
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    23 Marzo, 2013
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La tristezza della solitudine

I libri di Banana Yoshimoto assomigliano ad un fumetto, hanno immagini fresche, idee originali. Letti in modo un po’ superficiale sembrano sbuffi di vapore, letti con curiosità ed in modalità “ascolto”, ci permettono di entrare in una cultura profondamente diversa dalla nostra, la cultura orientale e di arricchirci. Questo in particolare, che è il suo primo, è semplice, leggero, scorrevole, fantasioso, coinvolgente. Parla di una ragazza che perde l'unica persona che ha al mondo, la nonna e si rifugia nel cuore della casa, la cucina, dove vegeta senza nutrirsi. Affronta quindi temi importanti: lo smarrimento e la solitudine che la morte di persone care lascia dietro di sé, il bisogno di avere qualcuno accanto per condividere questi sentimenti ed anche per ritornare a vivere. Lascia dentro una sensazione di tristezza, a tratti fa anche provare angoscia, comunque aumenta la sensibilità del lettore.

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pupa Opinione inserita da pupa    07 Febbraio, 2013
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Emozioni in cucina

La lettura, in genere, è tra le poche cose che possono soffocare le sensazioni esterne: emoziona, delizia, annoia, tormenta. Questa è, invece, una storia singolare, almeno per la nostra cultura occidentale, che rispecchia molteplici modi d’essere e d’intendere la vita, attraverso gli occhi di una ragazza triste. L’ambientazione giapponese offre uno spaccato di società orientale in cui la protagonista Mikage, restata priva di tutta la sua famiglia, si rifugia in un luogo, la cucina, a lei molto caro, accogliente e sicuro, per meditare e raccogliere tutti i suoi pensieri. Per alleviare la solitudine della protagonista, un amico, Yuichi le offre la possibilità di trasferirsi presso casa sua. Mikage accetta e trova conforto soprattutto nella mamma dell’amico, Eriko, in realtà persona ambigua, che le ridarà, con i suoi modi affabili ed i suoi discorsi, la gioia di vivere accogliendola come una persona di famiglia e facendole nuovamente tornare il sorriso. Pare che tutto vada per il meglio per Mikage, sino a quando i meccanismi vitali s’interrompono: lei ricade nuovamente in quella solitudine che non l’aveva mai abbandonata. Il rapporto poco chiaro con l’amico e il forte carattere della ragazza che ha subito la perdita degli affetti familiari, sono le tematiche principali del romanzo che vengono narrate affrontando con serenità valori e sentimenti di amicizia, amore, omosessualità, solitudine e tristezza con uno stile schietto, semplice, profondo, intenso e commovente allo stesso tempo dalla Yoshimoto la quale ci presenta una donna che con una grande forza e coraggio affronta varie vicende rifugiandosi in tutto ciò che è elevato e sublime nelle meravigliose forme dell'esistenza e adattate a tutti i possibili servizi ed esigenze.

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Brizi Opinione inserita da Brizi    12 Giugno, 2012
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Bollitori

Ora vi spiego il titolo della mia recensione:
penso che questo libro sia accogliente, un po' come tutta la letteratura giapponese che ho avuto il piacere di leggere e riporre nella mia piccola libreria, e sia circondata da un torpore che mi ricorda il rumore ovattato dell'acqua che bolle nei piccoli pentolini per il tè e subito dopo il vapore biancastro che sale dalla tazza prima ancora che la bustina di tè vi stia stata immersa.
Questo libro mi ha parlato dell'incapacità di constare e insieme della ricerca di un senso all'amore per una vita che sembra non avere spazio per la felicità. La risposta è nella gioia. Una vita non può essere definita felice quando in questa morte e disperazione tessono una fitta trama, ma le gioie della vita, come cucinare in una cucina piastrellata di bianco o trovare due occhi che ci incuriosiscono, un sorriso che si sogna, un amore che nasce senza definizione.
Dunque non credo che valga la pena perdersi nelle parole per un libro così piacevole. Ecco di nuovo, come avevo letto in Murakami, la morte che diventa vita. La morte che è parte della vita e attraversa anche le gioie del vivere.

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Romina Opinione inserita da Romina    22 Marzo, 2012
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Profumi di malinconia in cucina....

Ho sempre avuto una certa riluttanza a comprare subito, quei libri che vengono definiti dei best seller internazionali, quelli che vendono, come questo, qualcosa come 6 milioni di copie..... li compro, ma quando ci cade sopra un po' di silenzio, in modo da lasciare alla mia opinione personale l'ausilio di comportarsi come meglio crede; anche questa volta non è stato diverso.

Potrei definire questo libro caldo e avviluppante come una zuppa di miso con alga nori.

96 pagine di spremuta di cuore. Un' ulteriore divisione in due parti di quello che rimane della spremuta. Un racconto aggiuntivo che esula dalla trama di Kitchen ma non dalle sue tematiche di morte e magia.

E allora, cominciamo:

Quando ho aperto le pagine di questo libricino, ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto perchè sicuramente si sarebbe parlato di cucina, ma, avendo letto molti romanzi moderni giapponesi avevo quel sano timore che tutela una mente gioiosa e gaia nei confronti dell'universo e la mette in guardia da quel senso di tristezza, solitudine e pesantezza che permea moltissimi romanzi moderni del Sol Levante.
In effetti non è che mi sbagliassi più di tanto......Banana è surreale e introspettiva, è riflessiva ma istintiva, è una giovane scrittrice che racconta qualcosa di tremendamente difficile come la morte delle persone care, con cura e con un pizzico di magia.

Mikage, la nostra protagonista, si ritroverà ad un certo punto della sua giovane vita ad essere sola. Morta l'unica persona che ancora costituiva la sua famiglia, sua nonna, proverà un infinito e interminabile senso di vuoto e di solitudine colmabile solo ed in minima parte, dalla cucina di casa sua, calda e accogliente. Dopo questo accadimento il romanzo prenderà una piega inaspettata e l'autrice ci mostrerà come alle volte possiamo essere felici anche se ci ritroviamo con i piedi in una famiglia che non è quella della nascita ma quella che possiamo e decidiamo di scegliere.
Così farà Mikage, accettando l'invito di un giovane amico di sua nonna di andare a vivere con lui e la madre.
Da questo momento in poi l'utrice in un vortice di buoni sentimenti e di recupero delle ferite dell'anima, aprirà le porte alla speranza, porte che rimarranno aperte fino al principio della seconda parte del romanzo, dove putroppo, il lettore riceverà un colpo basso, e perderà un po' la bussola tra il nonsense di un'altra morte e il desiderio di chiudere il libro e catalogarlo come assurdamente crudele, eppure....

Eppure non ci si riesce perchè è proprio li che la curiosità che fa di noi animali istintivi a volte, ci porta a divorare la seconda parte del libro, bella tanto e forse più della prima; tra odori di cucina, sapori di amore e talento culinario della nostra Mikage si alterneranno sentimenti contrastanti nelle pagine del libricino.


Non mi piace svelare molto recensendo un libro, altrimenti il gusto di leggerlo dove va? posso però farvi assaporare il sapore dolce che ho provato leggendo queste pagine.....Banana Yoshimoto affronta un argomento molto difficile e nonostante la malinconia, nonostante quel senso di vuoto che solo chi perde qualcuno puo' sentire davvero, ti fa pensare che sia possibile essere felici per il semplice fatto che si decide di esserlo; "si, decido di essere felice perchè so' che solo in questo modo potrò vivere davvero senza avere metà del cuore in cielo e metà in terra" (questo è il messaggio diretto che arriva), ed il bello è che Mikage capirà questa immensa verità solo concretizzando ed osservando i suoi sentimenti, sarà coscientemente, padrona del suo cuore.
Banana abbandona ogni precauzione e liberamente canta la canzone della speranza, non ci saranno ruoli ben definiti, libertà negate, giudizi ipocriti, tutto semplicemente fluirà e starà all'intelligenza ed apertura del lettore lasciarsi andare e percorrere insieme all'autrice le strade sconosciute del non giudizio.

Inutile dirvi che il libro mi è piaciuto, inutile ancora di più dirvi che vale la pena leggerlo.

....

Per quanto potessi essere affamata, io sono una professionista. Quel katsudon era preparato con assoluta maestria. Si poteva definirlo un capolavoro. Buona la qualità della carne, gustoso il sapore del sughetto, perfetto il punto di cottura di uova e cipolle, buona la qualità del riso, anch'esso cotto al punto giusto. Non c'era il più piccolo difetto....

Romina C.

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darkala92 Opinione inserita da darkala92    21 Febbraio, 2011
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Primo incontro col Giappone

Sono partita in quarta nel leggere questo libro.
Come un desiderio che fin quando non diventa realtà, ti tormenta fino alla disperazione. Ebbene, l'ho comprato; letto immediatamente, ma ho trovato delle sorpresine..

Non mi aspettavo di trovare dei racconti.. O almeno, non pensavo che la Yoshimoto si dedicasse maggiormente ai racconti. 'Kitchen' (sia la prima, che la seconda parte) mi ha entusiasmato molto; devo ammetterlo.

La cosa che mi ha catturato particolarmente è stato in primis lo stile (premetto che non ho mai letto un manga in vita mia - o qualcosa che riportasse allo stile manga) che mi ha ricordato dei veri e propri film, in cui le scene si susseguono rapidamente, con flashback e dialoghi molto veloci; come se si prendesse un libro e si lasciassero scorrere velocemente le pagine tra le dita.
Anche la storia è, d'altro canto, raccontata in modo veloce (ovviamente) e vuole sottolineare tematiche quali solitudine, morte (che nel libro diventa quasi un paradosso), famiglia, relazioni interpersonali, stravaganza...
Il tutto, però, è circondato da un velo di semplicità da suscitare molta tenerezza; ma in certi punti mi son ritrovata anche a ridere..
Un pò delusa, e lasciatemelo dire, per la non-conclusione del racconto..o la 'semi-conclusione' - o come volete chiamarla.

L'altro racconto, invece, non mi ha preso come Kitchen.. Sarà perchè inaspettato, sara perchè, essendo sempre stata molto distante dalla realtà nipponica, non ho saputo apprezzare pienamente le peculiarità, (davvero anomale), che fanno da sfondo al Giappone.

In complesso posso affermare che non è stata affatto una lettura inutile e/o noiosa. Anzi!!

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Little_Dolly Opinione inserita da Little_Dolly    06 Gennaio, 2011
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Un raggio di sole...

La scrittrice a una scrittura molto semplice ma forse è solo con questa semplicità che riesce a trattare argomenti comunque diffcili.
Il libro è molto breve ma rimane impresso!!!
Fa veramente tenerezza il personaggio di Yuichi e commovente la madre di lui.
La protagonista come in quasi tutti i libri di Banana Yoshimoto che ho letto non è il personaggio più interessante.
Lettura consigliatissima a tutti adolescenti, adulti...Insomma Tutti!!

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MissAbu Opinione inserita da MissAbu    07 Settembre, 2010
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kitchen

Amore, morte e cibo. Nelle poche pagine di questo libro l'autrice ci svela come questi tre elementi possano stare insieme in armonia. Con una delicatezza tutta femminile e una sensibilità tutta orientale ci spiega come la morte sia parte della vita, come l'amore si esprima perlopiù attraverso il non detto e come cibo unisca e riunisca le persone.

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paolodal Opinione inserita da paolodal    21 Luglio, 2010
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interni

A causa dei miei interessi riguardo al Buddismo, ho spesso a che fare con giapponesi, ne ho conosciuti molti in questi anni. Inizialmente mi irritavano un po'. Quando ci parlavo mi sembrava di parlare con qualcuno mentre guarda la televisione. Poi ho iniziato a capire questa splendida cultura, questa bellissima educazione. Grande pudore, grande rispetto per il prossimo, senso di gratitudine. Ma anche esplosioni di sentimenti che rimangono tutti dentro. Tutti elementi che ho ritrovato in questo libro. Ecco cos'e' importante: e' l' interiorita'. Come le case giapponesi, fuori spesso brutte, ma all'interno mondi meravigliosi.

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silvia71 Opinione inserita da silvia71    21 Luglio, 2010
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Kitchen

Un racconto breve e veloce da leggere, uno stile molto particolare che si avvicina al mondo del fumetto. I temi percorsi tra queste righe sono molteplici : la morte , la vita, la famiglia, la solitudine, l'adolescenza, l'amicizia.
Il mondo fotografato dall'autrice è prettamente orientale, ma un mondo a cavallo tra realtà quotidiana e fantasia. I personaggi sembrano quasi disegnati con la matita, sono estremamente semplici tuttavia carichi di pathos. Il linguaggio è molto snello e succinto, ma riesce a trasmettere immagini nitide e profonde.
Un fenomeno letterario che percorre strade diverse da quelle su cui siamo abituati a viaggiare.

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uzzy Opinione inserita da uzzy    11 Novembre, 2009
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banana

Vicenda dove l'empatia fra i due protagonisti è piu' che presente ed è forse la chiave di volta per capire l'amore (prettamente in stile nipponico) e le vicende tra i due.

Il libro con uno stile scorrevolissimo si fa leggere piacevolmente ed è una tappa obbligata per gli amanti della letteratura giapponese.

Devo dire che più di Kitchen mi ha colpito Moonlight Shadow il racconto di Banana alla fine del libro.La vicenda ha vari punti di contatto con la precedente ma mi serbra più interessante!

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Asoka81 Opinione inserita da Asoka81    04 Febbraio, 2009
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Cult

Libro cult. Unico nel suo genere. Fece conoscere il talento di Banana Yoshimoto (figlia d'arte) in Italia, nella splendida traduzione di Giorgio Armitrano.

Amo follemente Banana Yoshimoto. La incontrai anni fa, per caso: il titolo di un suo libro di piaceva (Kitchen), ed io, ragazzino curioso di 3 media, non potei resistere. Lo lessi di un fiato.... che splendida lettura! Fui preso per mano dalla brava Mahoko (nome vero della Yoshimoto), e condotto attraverso strani mondi, fatti di parole e pensieri, emozioni ed un infinità di immangini splendenti.



I suoi libri non sono mai voluminosi, ma assai densi... ogni sua pagina va gustata lentamente, quasi "mangiucchiata" parola per parola: vera poesia in prosa. Banana ha lo straordinario dono di riuscire a condensare in poche parole, una mole enorme di sentimenti, pronti per un esplosione "interna" che ci travolge quando meno ce ne accorgiamo. Storie di giovani perlopiù, di crisi adolescenziali, spaccati di vita giapponese. Spesso possiamo incontrare nei suoi racconti il mistero, il fascino dell'occulto, non un occulto "gotico" ma da "anime giapponese" (per chi se ne intende). Ecco, spesso i suoi libri sono come cartoni animati, molto ben fatti, molto ben pensati, sopratutto.

Certo, sono conscio del fatto che non tutti apprezzano la brava Yoshimoto, ma per me è sempe un emozione nuova leggere un suo romanzo, un suo racconto.



Le sue opere hanno la straordinaria capacità di risvegliare in me ricordi, pensieri, immagini di una straordinaria luminosità.

Sono condotto in un mare di parole, ora placido ora in tempesta. Guardo lo svilupparsi dei personaggi, quasi ne sento il fiato sul collo... sono miei amici, li conosco da una vita, sono sicuro di averla vista giorni fa..non ricordo dove...le pagine passano, e tu cresci con loro. Poi arrivi all'ultima pagina, sei un po' triste, sai che tra poco dirai addio a tutti loro: alla ribelle Tsugumi (ma che gran cuore che ha), alla delicata Hotaru...dovrò dire addio alla splendida spiaggia di Saipan (così bella al tramonto).... ecco l'ultima pagina è arrivata, una piccola lacrima, e la speranza di ritrorvarci tutti insieme, per ridere e piangere ancora insieme: ciao Banana, alla prossima.

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