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Via Katalin

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Dalle tre case di via Katalin dove vivono Irén, Blanka, Henriett e Bálint si intravede il Danubio. I quattro bambini crescono insieme nella Budapest degli anni Trenta del secolo scorso, e insieme affrontano, ormai giovani adulti, il clima di insicurezza provocato dalla guerra e dalle persecuzioni antisemitiche. Presi come sono a districare quell'ingarbugliata matassa che è l'esistenza, nessuno di loro riesce a presagire con quanta violenza e tragica arbitrarietà il destino svierà il corso delle loro vite.

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Via Katalin 2017-06-03 06:53:34 68
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68 Opinione inserita da 68    03 Giugno, 2017
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La memoria affettiva

Luoghi, episodi, momenti riempiono gli spazi di vite costruite attorno a pochi eventi realmente importanti, tutto il resto è solo un riempitivo nelle loro fragili esistenze. Gli abitanti di via Katalin ne conoscono il significato profondo e lo hanno vissuto sulla propria pelle.
Budapest, un arco temporale compreso tra il 1934 ed il 1968. Tre famiglie, gli Elekes, gli Held, i Biro intrecciano rapporti fondati su vicinanza, convivenza, amicizia, quotidianità e su quell' intenso legame amoroso tra i propri figli.
Qui tre ragazze, Iren, Blanka, Henriett, occuperanno i vertici di un triangolo immaginario con al centro il giovane Balint, da tutte amato ma promessosi a Iren ( che un giorno sposerà ).
La loro tenera età contrasterà con la ragionevolezza ed i sentimenti provati si chiariranno solo molto tempo dopo.
Le vicende storiche, la guerra, la persecuzione antisemita, il distacco, la deportazione, tragici eventi privati, segneranno le loro vite per sempre allontanandoli bruscamente da un futuro solo accennato, immaginato, sfiorato ed improvvisamente dissolto.
Ed allora si piangeranno assenze forzate e definitive ed i vivi si trascineranno tra colpa e condanna ripiegandosi mestamente in un passato rimpianto.
C'è chi, prima di una fine cruenta, e' già morto due volte ( Henriett ), e chi, continuando a vivere, lo e' a tutti gli effetti ( Iren ), affranta da dolorosi ricordi, da un presente faticosamente ricostruito con un futuro ancora da decifrare.
E poi c'è chi è vivo ma viene ignorato, è un semplice riempitivo ed è come se non fosse mai esistito ( Pali, primo marito di Iren ).
Una giovinezza alimentatasi di desideri ha vissuto inevitabili cambiamenti, un processo di invecchiamento e demolizione del proprio corpo, l' indebolimento dei sensi, e l ' accettazione di nuove abitudini e bisogni. Ma ..." nessuno aveva spiegato loro che la fine della giovinezza è terribile non tanto perché sottrae qualcosa quanto piuttosto perché l' apporta. E quel qualcosa non è saggezza, ne' serenità, ne' lucidità, ne' pace. È la consapevolezza che tutto si è dissolto "....
Solo via Katalin, cambiata, ricostruita, diversa, resterà per sempre la stessa, luogo della memoria e del proprio essere, così vero, dove si è vissuta una breve stagione della vita all' interno di un sogno.
Qui la progressiva disgregazione di famiglie e di certezze consolidate genererà il cosiddetto incantesimo dell' altrove, un continuo ritorno a quel luogo emozionale ricercando l' intensità passionale ad esso appartenuta e per sempre smarrita.
Un che di impercettibile ha unito quegli esseri umani per sempre, pochi istanti, e solo quelli, sono stati la loro vita, e quel tempo andrebbe dilatato finché e' possibile e ci si riesce. Ad un certo punto l' unico legame, oltre il tempo, sono i comuni ricordi di via Katalin.
Iren, con il passare degli anni, tenderà ad assomigliare al padre ( insegnante ) con una percezione del mondo sempre più categorica e scolastica, Blanka sarà sospinta dalla propria irrefrenabile irrazionalità e da un desiderio di vendetta, Henriett ha vissuto in una maschera di se' che non ha mai mostrato agli altri, Balint sarà terrorizzato dal libero arbitrio e dal diritto di decidere.
Ma in fondo che cosa era capitato, stava capitando e che cosa aveva causato nelle loro vite quello che era successo?
L' unicità di via Katalin nasce da quelle relazioni nate, vissute e intrecciatesi per sempre. Tutto in quello spazio si era improvvisamente dissolto, perché la vita è imprevedibile, ma l' essenza rimane, in quel concentrato di irrealtà.
Ed allora si ripercorrono gli anni, tra polifoniche voci narranti, forme nuove, visioni invisibili, ritorni, desideri interrotti. Ed era risaputo che la differenza tra i morti e i vivi e' solo qualitativa, non conta granché, e che tutto si sarebbe fermato la', per sempre, in quel luogo, a quei tempi.
I cambiamenti successivi sarebbero stati semplici aggiustamenti, Henriett ed il proprio fantasma assumeranno forme diverse, tutte possibili, mentre gli altri, i vivi, diverranno fantasmi.
In un continuo rimescolio di trama e personaggi, veri e presunti, voci ed ombre, nulla e' chiaro e definito se non in quell' unico, indecifrabile, intrecciato ed eterno rapporto affettivo.
Un testo toccante sulla memoria, sul significato delle poche relazioni indissolubili, sull' essenza del reale ed il potere dei sogni, che si avvale di un linguaggio mirato, essenziale, dosato.
Un viaggio nell' interiorità di personaggi che finiscono con il conoscersi e riconoscersi, che affrontano emozioni e sentimenti, che scavano nel proprio dolore irrisolto, lottando anche con i propri fantasmi.
Una grande prova narrativa, dall' incedere lento, silenzioso, meditato, che strada facendo acquisisce una progressiva chiarezza lasciandoci un senso di inevitabile caducità insieme al potere ed alla forza conservativa della memoria affettiva.


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Via Katalin 2017-03-12 08:49:31 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    12 Marzo, 2017
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Bisognerebbe dilatare il tempo

"Si capisce sempre troppo tardi che bisognerebbe dilatare il tempo finché possibile, finché si riesce".

Affascinata da "La porta" ho deciso di leggere anche quest'opera della Szabo', ma dopo le prime pagine sono rimasta bloccata ed indecisa se lasciarla o proseguire. Ho fatto fatica ad entrare nella storia, a capire i personaggi e i tempi della narrazione: gli sbalzi tra presente e passato e le diverse voci narranti fanno di questo romanzo una lettura un po' impegnativa, ma sono anche gli elementi che la rendono affascinante ed enigmatica. Via Katalin è la strada in cui vivevano spensierati quattro bambini con le loro famiglie fino agli anni della seconda guerra mondiale, fino al giorno in cui, proprio al fidanzamento di due dei protagonisti, Iren e Balint, Henriett viene uccisa da un soldato e Blanka, sorella di Iren, seppur inconsapevolmente, verrà in parte considerata responsabile di questa morte. I personaggi, ben delineati nei loro rapporti e nella loro evoluzione, hanno in sé qualcosa di insolito e misterioso, attraggono e respingono il lettore suscitando sentimenti ed emozioni contrastanti nel corso della vicenda. Iren e Balint si cercano e si allontanano, in un rapporto d'amore ambiguo mai pienamente e contemporaneamente corrisposto che, tuttavia, li tiene inspiegabilmente legati nel corso delle loro esistenze e li porterà, alla fine del romanzo, a stare insieme nel vano tentativo di recuperare la felicità della giovinezza ormai perduta. Blanka è una figura controversa, un personaggio che agisce d'impulso pensando di fare il bene, diviene invece suo malgrado capro espiatorio dell'infelicita' e degli errori altrui. Henriett, la giovane timida ed insicura uccisa dal soldato a sedici anni, mi ha colpita in modo particolare perché, con la sua fragilità e la sua ingenuità, determina e condiziona le vite degli altri personaggi. Henriett è presente nella storia sia prima, sia dopo la sua morte: si palesa infatti tra le pagine come un fantasma, per continuare a "vivere" insieme ai suoi amici senza essere da loro riconosciuta; questo espediente dà alla storia un tocco di struggente malinconia, fa costantemente riflettere su ciò che è stato e su ciò che avrebbe potuto essere.

Via Katalin è un libro che non mi ha lasciata indifferente, ha risvegliato in me emozioni e ricordi; mi ha fatto pensare al tempo dell'infanzia, alla vita che fugge, ai rapporti tra amici, tra sorelle, al destino, a ciò che avremmo voluto essere e a ciò che invece siamo diventati.
In conclusione, sono felice di aver superato lo scoglio iniziale e di averne proseguito la lettura perché Via Katalin è un bel libro che consiglio di assaporare e meditare con calma.

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altre opere della Szabo', a chi ha amato Espiazione di Ian McEwan
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Via Katalin 2016-02-24 22:08:44 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    25 Febbraio, 2016
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Riportate a casa Blanka

Strano romanzo, bello, nostalgico, irreale, fuori dal tempo. Una storia a metà tra ricordo e sogno che ripercorre l'amicizia che ha legato fin da piccoli 4 bambini, Iren, sua sorella Blanka, Henriett e Balint. Il legame è più di un'amicizia e è reso ancora più forte dal fatto che tutte le bambine amano per tutta la vita Balint e questo amore collettivo rende la loro amicizia più forte e il loro legame unico. Magda è bravissima a rendere le sfumature dei sentimenti: l'amore che contiene una nota d'affetto paterno o di gelosia in una polifonia e mutevolezza che rende quell'amore un sentimento unico e cangiante e diverso da tutti gli altri amori. Il romanzo come anche L'altra Ezter è difficile da seguire all'inizio ma poi prende il lettore e lo coinvolge anche se in ritardo per cui con questa scrittrice bisogna avere pazienza ma ne vale la pena. Balin si fidanza con Iren anche se ama di un amore paterno Henriet e l'amore per Henriet sembra quello più bello, tant'è che Iren si accorgerà che le manca qualcosa. Henriet muore uccisa da un soldato ma non scompare, resta nel libro come fantasma a ripercorrere avanti e indietro la vita dei suoi amici fino a fare dubitare il lettore che sia mai esistita fuori dal sogno.

Mi ero resa conto che Palin era l'unico elemento reale in quel concentrato d'irrealtà dove annaspavamo e soffocavamo tutti quanti, mio padre era diventato infermo, mia madre premurosa e spaventata, io e lui ci trovavamo in quella condizione, le case di via Katalin si erano dissolte, le persone che ancora sapevano qualcosa di noi, e chi eravamo stati, o si erano arrese alla malattia, come la signora Temes, o erano scomparse su un'isola lontana, come Blanka, o erano morte, come il Maggiore e gli Held. Pali invece era reale, vero, ma nessuno di noi l'aveva apprezzato, nessuno di noi l'aveva preso sul serio , e forse nemmeno lui si era preso completamente sul serio in mezzo a noi. D'ora in poi sarebbe scomparso e non appena fosse uscito dall'appartamento si sarebbe richiusa l'unica breccia attraverso la quale avremmo potuto andarcene anche noi e seguirlo, ma ora non avremmo mai più potuto raggiungere l'esterno, perchè Balint era tornato a sbarrarci la strada.

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Via Katalin 2014-07-10 19:15:46 pupa
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pupa Opinione inserita da pupa    10 Luglio, 2014
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AMARA STORIA

Azione che si svolge a Budapest nel 1930 per circa quarant'anni, tempi difficili per le tre famiglie che abitano la via Katalin: quelle dei Bíró, degli Held e degli Elekes che vengono sopraffatte dagli eventi storici. Viene raccontato l'amore, contrastato dagli eventi, di quattro ragazzini amici inseparabili, dai sentimenti profondi e veri. Romanzo corale e drammatico fa scaturire nel lettore sentimenti ingenui e allo stesso tempo dissacranti, interconnessioni pubbliche e private, con grande sensibilità si è portati alla crudeltà di un destino che la storia fa suo.

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