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Casa di bambola
 
Casa di bambola 2018-08-06 16:16:33 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    06 Agosto, 2018
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Bambola sì, ma non troppo

Un testo teatrale molto interessante, questo del norvegese Henrik Ibsen, considerato sin dalla fine dell'Ottocento – la sua pubblicazione risale ormai al lontano 1879 – a favore della causa femminista.
In realtà, Nora Helmer, protagonista dell'opera, nonché rispettabile signora di buona famiglia borghese, non sembra affannarsi troppo dietro aspirazioni da donna emancipata e padrona di se stessa, come ha messo in luce la critica più autorevole. Già dalle prime battute, l'immagine che di lei si percepisce è quella di una persona particolarmente preoccupata (e in un certo qual modo ossessionata) per il lusso e il sempre apprezzato vil denaro, una moglie che esulta per l'imminente prospettiva di ben più cospicui guadagni da parte del marito, fresco di nomina di direttore di banca, facendosene addirittura vanto con chi conosce.

“Già a capodanno entrerà nella Banca e avrà un lauto stipendio. Da oggi possiamo vivere molto diversamente... proprio come vogliamo. Cara Kristine, come mi sento felice! È davvero una gran bella cosa avere molti quattrini ed essere senza preoccupazioni.”

A prima vista, una signora alquanto frivola e insulsa che non lascia di sé un'impressione positiva per buona parte dell'opera, così come insulsa, in verità, appare anche la figura del consorte, Torvald, che, con tutta evidenza, non le risparmia un trattamento da giocattolino sensuale e mero oggetto di proprietà consacrato dalla sacra morale del matrimonio borghese né vezzeggiativi (“lodoletta”, “scoiattolo” e altri di gusto discutibile) che la dicono lunga sulla sua considerazione del quoziente intellettivo di una moglie che – parole sue – “consuma mucchi di quattrini”. Pian piano, tuttavia, viene a galla l'illecito di cui la rispettabile signora si è macchiata e, soprattutto, il motivo a cui è imputabile tanta sventatezza. E allora s'inizia a intuire che la stessa donnetta frivola e insulsa è pronta a rischiare per il marito molto più di quanto quest'ultimo, preoccupato soltanto di salvare la faccia e la propria miserabile rispettabilità, sia disposto a fare per lei come si scoprirà tristemente alla fine.
Ma è nelle ultimissime pagine che Nora si riscatta pienamente agli occhi del lettore, trasformandosi da bambola, ruolo che in fondo non le era poi così dispiaciuto interpretare, in “creatura umana” pensante e riversando pacatamente su un sempre più inebetito Torvald discorsi più esplosivi di una bomba.

Torvald: Lasciare la tua casa, tuo marito e i tuoi figli! Pensa: che cosa dirà la gente?
Nora: Questo non può riguardarmi. So soltanto che per me è necessario.
Torvald: È rivoltante. Così ti sottrai ai tuoi doveri più sacri?
Nora: Quali sarebbero secondo te i miei doveri più sacri?
Torvald: Devo dirtelo io? Non sono i doveri verso tuo marito e verso le tue creature?
Nora: Ho altri doveri che sono altrettanto sacri.
Torvald: Non è vero. Che doveri potrebbero essere?
Nora: I doveri verso me stessa.
Torvald: In primo luogo sei moglie e madre.
Nora: Non lo credo più. Credo d'essere prima di tutto una creatura umana al pari di te... o almeno voglio tentare di diventarlo. So bene, Torvald, che il mondo darà ragione a te e che qualcosa di simile si legge nei libri. Ma ciò che dice il mondo e ciò che si legge nei libri non può più essere norma per me. Io stessa devo riflettere per vederci chiaro nelle cose.
Torvald: Possibile che tu non ci veda chiaro nella tua posizione, nella tua famiglia? Non hai in queste cose una guida infallibile? Non hai la religione?
Nora: Oh, Torvald, non so neanche esattamente che cosa sia la religione.

La signora Helmer, infine, rinuncia alla sua casa di bambola, dove lascia una fittizia felicità coniugale, marito e figli piccoli, poiché colui che riteneva il proprio compagno di vita, e invece non è altro che un estraneo, alla prova dei fatti non si dimostra abbastanza uomo, abbastanza protettivo, abbastanza rassicurante né, ancor meno, si offe d'immolarsi per lei.
Non importa se Nora non incarna il femminismo che, a torto, si è visto in questa importante pagina del teatro ibseniano; è comunque una donna che dà prova di coraggio, coerenza, dignità e questo è sufficiente a consacrarla al pantheon dei personaggi più emblematici e degni di ricordo della grande letteratura senza tempo.

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Commenti

8 risultati - visualizzati 1 - 8
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Ma brava Laura! Ottimo commento. Ho ancora un vivido ricordo di questo romanzo, una chicca!
Bel commento, Laura! Prima o poi lo dovrò proprio leggere....
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Laura V.
07 Agosto, 2018
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Grazie, Maria! È stata una bella sorpresa, questa lettura! :)
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Laura V.
07 Agosto, 2018
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Grazie anche a te, Manuela! Un libro che ti consiglio davvero! :)
Molto bello il tuo commento a questo testo teatrale, lo devo ancora leggere ma è certo che non me lo lascio sfuggire.
Questa famosa commedia mi ha piuttosto deluso, anche ma non solo perché mi è piaciuta poco Nora. Leggo però volentieri le opere di questo autore, alcune a mio avviso particolarmente belle come "La donna del mare" o "Gli spettri".
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Laura V.
09 Agosto, 2018
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Sì, sì, devi proprio leggerlo, Laura! Ne vale davvero la pena!
Grazie come sempre, un caro saluto! :)
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Laura V.
09 Agosto, 2018
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Grazie dei suggerimenti, Emilio! Di Ibsen, al momento, non conosco altro, quindi un approfondimento sarà doveroso. Quanto a Nora, non è piaciuta in verità nemmeno a me per gran parte dell'opera; ma alla fine mi è piaciuta davvero tanto!
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