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Una vita da libraio
 
Una vita da libraio 2020-09-03 10:35:07 AleMosca
Voto medio 
 
2.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
2.0
Piacevolezza 
 
2.0
AleMosca Opinione inserita da AleMosca    03 Settembre, 2020
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Il libraio nel XXI secolo

Bythell ci racconta la vita della sua libreria nella cittadina di Wigtown (Scozia) e le vicende che caratterizzano la sua quotidianità: le domande stupide che gli vengono poste (“”Il buio oltre la siepe” non è di J.D. Salinger?”), i clienti petulanti con il costante bisogno di mettere in mostra le proprie conoscenze, il gatto Captain che gironzola per la libreria, e la commessa Nicky, perennemente distratta e sempre capace di aumentare la confusione tra gli scaffali.

Volendo mostrare come le difficoltà e le vicissitudini del mestiere sono cambiate nel corso dei decenni, l’autore si mette in dialogo con un altro grande libraio del passato, George Orwell, autore anch’esso di un libro intitolato “Ricordi di libreria”: ora che i libri sono diventati facilmente digitalizzabili e reperibili online, quello del libraio sembra un mestiere destinato a scomparire e i (pochi) coraggiosi ancora intenzionati ad aprire delle librerie vanno incontro ad una scelta sadica ed esiziale (per utilizzare un’iperbole): “Vendere libri è come fare il kamikaze: quando decidi, non c’è modo di tornare indietro”

La libreria di Bythell rappresenta la situazione di tutte le librerie indipendenti nel mondo, costrette ad una lotta malsana e iniqua per la sopravvivenza contro le vendite online, in particolare Amazon che, grazie ai prezzi stracciati, sconti, offerte e velocità delle consegne, vince sempre sulla concorrenza. Bythell apre anche una crociata contro i Kindle, fucilandone uno e appendendolo nel suo negozio quasi come un trofeo di guerra, volendo dimostrare come la digitalizzazione non potrà mai soppiantare definitivamente il libro cartaceo.

Bythell trasmette l’atmosfera magica che solo un edificio tappezzato da un’infinità di libri può dare, tuttavia il vincolo della narrazione diaristica di un intero anno rende la lettura lenta e spesso noiosa, dove le parti più intriganti (aneddoti divertenti, ricerche di libri, il festival di Wigtown) vengono intervallate da lunghe pagine in cui sostanzialmente non accade nulla di rilevante.

Leggendo altre recensioni online trovo molti pareri discordanti riguardanti questo libro: è interessante per avvicinarsi ulteriormente all’aspetto materiale e fisico dei libri (dalle edizioni rare agli appunti nei frontespizi che si trovano nei libri usati) e al mestiere del libraio, che sembra vicino all’estinzione, inoltre il linguaggio colloquiale permette una lettura semplice e scorrevole, ma, una volta finito, quello che effettivamente rimane è ben poco.

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