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Fangirl
 
Fangirl 2018-09-03 10:15:45 ClaudiaM
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ClaudiaM Opinione inserita da ClaudiaM    03 Settembre, 2018
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Tra fanfiction e realtà

Perché ho comprato “Fangirl”? Perché mi ha attirato la sinossi in quarta di copertina e, lo ammetto, perché c’era lo sconto del 25% che lampeggiava sulla foderina. Se devo proprio dirla tutta, lo avevo puntato ormai un anno fa, complici le ottime recensioni sul web, ma ho aspettato fino ad ora perché spesso i generi rosa e adolescenziali mi deludono: le protagoniste sono piatte come suole di scarpe e le scelte che fanno sono molto discutibili (anche per delle teenager in piena crisi ormonale).
Non è bello iniziare un libro con basse aspettative (ma comunque sufficienti per comprarlo e cominciarlo), ma è fantastico quando poi si scopre di essere stati prevenuti e aver sottovalutato un racconto.
Ed è quanto mi è successo con “Fangirl”.

Cath è una ragazza di diciotto anni che va per la prima volta all’università insieme a sua sorella Wren. Pur essendo gemelle omozigoti, le due hanno caratteri ben distinti e reagiscono alla vita in maniera differente. L’abbandono da parte della madre quando avevano solo otto anni fa sì che Cath si chiuda in se stessa, diventando una ragazza asociale il cui unico scopo è soddisfare i suoi follower in un sito di fanfiction, mentre Wren si dà alla vita mondana ubriacandosi allo stremo quasi ogni sera. Queste loro “abitudini” si estremizzano quando vanno all’università e, per volere di Wren, al campus si trovano in stanze diverse, condividendo per la prima volta una camera con qualcuno che non è la gemella. Cath, in particolare, conosce Reagan e il suo ex ragazzo/miglior amico Levi.
Sarà grazie alla nuova vita da matricola, ai nuovi incontri e alle nuove esperienze che Cath comincerà a uscire dal guscio dentro cui si era barricata, un guscio che non era altro che il mondo fittizio degli Arcimaghi (saga di libri molto simile al nostro Harry Potter e di cui scrive la fanfiction).

Questo romanzo mette in evidenza i problemi adolescenziali, le conseguenze dell’assenza di un genitore, il modo in cui si affronta la vita quando si ha una famiglia disastrata e come possa cambiare quando si ha qualcuno affianco. Le cose degenerano quando le due gemelle si separano, migliorano quando si riavvicinano, vanno bene quando ognuna trova la felicità anche con qualcun altro.
Tutti i personaggi inseriti nella storia hanno un loro perché: Levi mi è piaciuto tantissimo, è un ragazzo dolce, paziente e sorridente, è un dispenser di gentilezza e serenità (anch’io voglio un Levi!); Reagan che pur essendo brusca e con il vizio di aprire le porte a zampate, prende Cath sotto la sua ala protettrice per guidarla durante il suo anno di matricola; Nick è un compagno di corso di Cath che ha la passione per la scrittura e, così come gli altri, sarà fondamentale perché la protagonista capisca il suo ruolo nella vita; la madre e il padre di Cath e Wren che sono l’una assente da dieci anni e l’altro con qualche instabilità mentale. Infine, ci sono Baz e Simon, i protagonisti del mondo degli Arcimaghi, i personaggi immaginari di cui Cath – e anche Wren, seppur in maniera più moderata – non riesce a fare a meno, tanto da metterli al primo posto nella sua vita.
“Fangirl” è un libro carino, spensierato, ma che comunque fa riflettere sulle difficoltà adolescenziali senza ricorrere per forza alle teenager squilibrate e scontate di cui si legge spesso. Cath si evolve, ma questo non significa che cambia se stessa: il suo amore per il mondo degli Arcimaghi resterà quello che è, forse un po’ più ridimensionato, ma resta. Cath piace per quello che è, il suo fanatismo non scompare da un momento all’altro, non siamo su “Kiss me” (citato anche nel libro), dove la protagonista cambia radicalmente per adattarsi al mondo “normale”. Perché Cath va bene così! Perché la normalità è sopravvalutata, perché non c’è nulla di male a circondarsi di ciò che si ama (avere una stanza tappezzata di poster, gadget, adesivi, magliette tenute e mo’ di reliquie sacre), non c’è nulla di male a scrivere di ciò che ci piace. L’importante è che non azzeri la nostra vita reale.
Di questo romanzo c’è da dire che tutto va come previsto, quello che ci aspettiamo succeda, succede. Questo però non significa che sia insulso, perché pur sapendo dove si andrà a parare, la Rowell ha costruito una trama importante dove credo ognuno di noi possa ritrovarsi. Io mi sono rivista moltissimo nel personaggio di Cath: non è un’adolescente stereotipata, è semplicemente se stessa. “Semplicemente”, una parola ricorrente nel libro. E a volte basta scrivere qualcosa di semplice per avere un risultato ottimo. Niente colpi di fulmini, ma un amore che cresce man mano, fatto di abbracci e carezze, che procede “delicatamente”; niente classici dissapori con le smorfiosette di turno, siamo all’università, i ragazzi sono leggermente più maturi (con qualche eccezione) e le faide tra cheerleader o reginette del ballo sono cose passate. No, qui si parla di una ragazza che potrebbe essere chiunque tra noi, una ragazza che ha le sue passioni, i suoi hobby, il suo stile di vita e che non li cambia solo per piacere agli altri. È reale, così come lo sono tutti gli altri personaggi: dal solare Levi, alla burbera Reagan, alla ribelle Wren.
Insomma, è la prima volta che mi dispiace di aver finito un libro di questo genere, avrei voluto continuare a leggere di questi personaggi per molto ancora, magari con una sbirciatina nel futuro di Cath.
Unica, piccola, nota negativa: gli intermezzi con la fanfiction scritta da Cath a volte sono noiosetti e spezzano la trama madre. Inoltre, la storia degli Arcimaghi è rimasta in sospeso, perché la Rowell poi ha scritto davvero un libro su Simon e Baz. “Carry on” di Rainbow Rowell è la fanfiction di Cath.

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