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L'onore di Roma
 
L'onore di Roma 2012-08-28 16:34:12 pirata miope
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
pirata miope Opinione inserita da pirata miope    28 Agosto, 2012
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GRANDEZZE

GRANDEZZE
Difficile capire cosa effettivamente sia l’onore di Roma nel complicato contesto che il romanzo storico di Cervo sintetizza e dunque a quale virtù particolare alluda il titolo: probabilmente l’Urbe, come avviene nelle pagine dei grandi storiografi latini rappresenta uno Stato, basato sulla legalità e l’ordine, contrapposto alla tirannide e al banditismo della barbarie. Il romanzo si riferisce in effetti ad eventi documentati dalle fonti storiche che attestano le grandi difficoltà dell’aquila romana a tenere sotto controllo un territorio vastissimo e incontrollabile: siamo nel 280 d.C, .l’imperatore Probo è in Oriente a combattere gli Isauri, le zone più calde d’Occidente, ovvero le Gallie, sono in subbuglio, in balia di mediocri aspiranti alla porpora imperiale, nonché di bande di briganti assiepati sulle montagne. L’arduo incarico di far fronte a una situazione esplosiva viene affidato al legato imperiale e alla sua Ventiduesima legione. In realtà Cervo con un stile di scrittura accurato nelle descrizione dei luoghi e preferendo alle derive sentimentale di eroi ed eroine l’illustrazione della condizioni di vita di villaggi e borghi apporta una felice variazione alle convenzioni del genere paralettario: è significativo che i nemici della legge, quali il beone Bonoso, proclamatosi imperatore per caso, e l’ambizioso Proculo restino sullo sfondo per emergere solo nel momento della caduta, relegati a puro sintomo della malattia dell’Impero. Ugualmente nell’ombra resta il campione della legalità, Valerio Metronio. Mentre i maschi sono lontani alle guida degli eserciti sono le loro donne, a vedere, con occhi più lucidi, la realtà e alle loro personalità complesse lo scrittore affida il ruolo di testimoni e vittime: Viturga deve difendersi contro la violenza del fratellastro bandito, la consorte del legato imperiale, la liberta Idelnia, affronta con coraggio il viaggio per portare la figlia fuori dalle guerra. E a fare il punto della situazione vi è il filosofo Marsilio che nella pause dell’azione inserisce riflessione da letteratura alta: a lui le vette delle montagne raccontano “dell’incredibile piccolezza, e, ,insieme, dell’ineffabile grandezza di tutto ciò che è umano”

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