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La scomparsa di Patò
 
La scomparsa di Patò 2018-04-21 07:00:47 lapis
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
lapis Opinione inserita da lapis    21 Aprile, 2018
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Dossier Patò

Se avessi avuto ancora dubbi sulla capacità di Andrea Camilleri di giocare con la scrittura, questo romanzo li avrebbe definitivamente fugati. Lo scrittore siciliano tira fuori dal cilindro quella che per me è stata una vera sorpresa narrativa, dimostrando come, con il suo stile inconfondibile e la sua godibilissima ironia, può davvero far ciò che vuole.

In questo caso, un dossier. L’autore sembra infatti svestire i panni di narratore per limitarsi all'apparenza al ruolo di documentarista. Prende un bel faldone d’archivio e inizia a catalogare con minuzia documenti pubblici e privati per comporre in questo modo la storia del ragionier Patò, sparito misteriosamente durante la tradizionale rappresentazione vigatese del “Mortorio”, nel Venerdì Santo 1890.

Nessuna voce narrante, nessuna descrizione, nessun passaggio temporale ad esclusione delle date apportate sui documenti. La storia prende così forma attraverso il susseguirsi di articoli di giornale, lettere personali, rapporti ufficiali di pubblica sicurezza, addirittura scritte murarie.

Sono pagine in cui si respira innanzitutto il piacere di raccontare. Camilleri si diverte molto a ricostruire l’ambientazione storica ottocentesca, a delineare comportamenti e tratti umani invece ancora attualissimi, ad amalgamare coincidenze inspiegabili, indagini impossibili, siparietti divertenti. E, soprattutto, a giocare con le parole e i diversi registri linguistici, destreggiandosi come un giocoliere tra ampollose raccomandazioni, sgrammaticate lettere popolari e ossequiosi articoli governativi, senza dimenticare i burocratici e dettagliatissimi rapporti quotidiani del delegato Bellavia e del maresciallo Giummaro, costretti loro malgrado a indagare insieme sulla misteriosa sparizione.

I due investigatori sembrano sempre fuori strada. Il rompicapo sembra davvero irrisolvibile. Invece, forse, tra tutte queste scartoffie si può leggere una verità. Una verità dal sapore amaro e dal retrogusto incerto, fatta di insabbiamenti e omertà, di ombre mafiose e poteri collusi, di comportamenti e ingiustizie così difficili da sradicare. Una lettura scorrevole e arguta che, tra il divertimento, nasconde non pochi spunti di riflessione.

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Grazie lapis! Si tratta di uno dei libri più divertenti e stilisticamente cangianti dell'"antico" Camilleri
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