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La nemica
 
La nemica 2019-02-01 08:31:51 Renzo Montagnoli
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    01 Febbraio, 2019
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La grande truffa

L’affare della collana è stata una truffa architettata in Francia nella seconda metà degli anni ‘80 del XVIII secolo, crimine organizzato e realizzato dalla contessa Jeanne de Saint-Remy de Valois, o anche de la Motte, dal nome del marito, con il concorso di altri, fra cui il celebre Cagliostro, ai danni della regina Maria Antonietta e del cardinale di Rohan. Il processo, che ne seguì, i suoi esiti, le vicende successive alle sentenze infiammarono l’opinione pubblica francese che prese a detestare la consorte del proprio sovrano. Del fatto non aggiungo altro perché altrimenti sarei costretto a rivelare in anticipo la trama del romanzo “La nemica”, che rappresenta, pur con alcuni spunti di fantasia, quel che fu la vicenda, intricata, ricca di tensione, con risvolti anche erotici che all’epoca appassionò il popolo come francamente ne sarebbe attratto anche oggi. In un fatto che, banalizzandolo, potrebbe sembrare solo una semplice truffa in effetti si innestano altri elementi, soprattutto di carattere politico, viste le notevoli difficoltà economiche della Francia e la crescente disaffezione dei francesi per i loro monarchi, aspetti interdipendenti che porteranno da lì a qualche anno allo scoppio della rivoluzione. Premetto che la vicenda riveste caratteristiche di complessità, perché la personalità stessa dell’imputata non è per niente semplice e quindi come una matassa il filo del racconto tende naturalmente ad aggrovigliarsi ogni tanto, per poi arrivare a una semplificazione che riesce a svelare i retroscena; il compito della Schisa è stato quindi piuttosto arduo, ma l’impegno profuso dall’autore ha dato i suoi frutti e, grazie anche a uno stile sobrio, conciso, a un linguaggio mai ridondante il lettore finisce con l’appassionarsi alla storia, congegnata come un giallo in cui già si sa chi è il colpevole, il quale, se pur condannato al carcere perpetuo, mantiene un atteggiamento più da vittima che da reo, usando sapientemente le sue arti femminili per ottenere la liberazione. Tengo a precisare che quasi tutti i personaggi sono esistiti veramente e al riguardo la Schisa ne fornisce ritratti assai convincenti, la crescente tensione del popolo affamato che accumula odio nei confronti della regina è ben esposta, così come ben delineate sono le contraddizioni di una grande potenza amministrata in modo del tutto inadeguato. Il protagonista di fantasia di maggior spessore è un giovane giornalista, Marcel de la Tache, ben descritto dall’autore ed è per il suo tramite che possiamo conoscere le tragiche e rocambolesche avventure della donna che si fece beffe della corte francese alla vigilia della rivoluzione; il contrasto di caratteri fra i due personaggi, lui timido, ingenuo e irretito dalla donna, lei opportunista, scaltra, mendace che lo utilizza per i suoi scopi costituisce un altro motivo di interesse del romanzo che, nonostante la sua lunghezza, si riesce a leggere velocemente anche perché la vicenda, i suoi contorni e lo sfondo sono narrati in modo tale che non si può non restare avvinti. E da ultimo, quasi una ciliegina sulla torta, l’autore, in forza della professione di giornalista svolta da Marcel de la Tache, professione che gli impone di seguire per la sua Gazzetta gli avvenimenti caotici che iniziano nel 1789, provvede a narrarci le prime vampate della rivoluzione, con una descrizione quasi cinematografica della presa della Bastiglia; i disordini, le violenze, il pathos sono ricreati abilmente in una confusione di avvenimenti, di tripudi, di scoramenti, di rapidi e improvvisi cambi di rotta che furono proprio di quel periodo, con l’affacciarsi alla ribalta di tanti personaggi di cui abbiamo memoria per gli studi scolastici, quali La Fayette, Marat, Mirabeau e Robespierre.
Di conseguenza l’opera è senz’altro meritevole di essere letta.

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