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La mattina dopo
 
La mattina dopo 2020-03-15 10:18:20 mariaangela
Voto medio 
 
3.6
Stile 
 
4.0
Contenuti 
 
4.0
Approfondimento 
 
4.0
Piacevolezza 
 
3.0
mariaangela Opinione inserita da mariaangela    15 Marzo, 2020
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Non guardare al passato con rabbia.

La lettura di questo romanzo è stata coinvolgente come solo le situazioni che sai possono accaderti e che ti levano il fiato sanno essere. Mi batte leggermente più forte il cuore, mi prende l’ansia e tanta tanta paura e altrettanta tristezza.
Non vorrei sentirmi coinvolta, ma puntualmente è ciò che mi accade. Beh, tutto sommato meno male. Altrimenti che senso avrebbe leggere?
Mi spiace per Calabresi certo. Ma lui si rialzerà presto e si reinventerà qualcosa di interessante. E, come pensavo, nel frattempo andrà in giro per il mondo a ricostruire i suoi ricordi. Sono un po’ cinica, o forse solo realista. La lettura completa del romanzo rafforzerà le mie iniziali impressioni.

“Grazie soprattutto a chi mi ha tenuto la mano quando la corrente era più forte.”

Lo stile cosi semplice e diretto, i caratteri grandi, i capitoli brevi, sono un continuo invito a girare la successiva pagina, e ho terminato il libro in due giorni, soprattutto desiderosa di conoscere le tante storie di vita vera narrate.

I racconti di questi personaggi inizialmente sconosciuti a lui e a noi, e quelli dei suoi amici e familiari, mi appaiono quasi come un monito verso qualcosa che potrebbe essere, e da afferrare, poiché potrebbero non esserci più, e quel tempo potrebbe essere passato per sempre. Un avvertimento a fare, facendolo con consapevolezza, fino in fondo, imparare ad apprezzare davvero per non avere rimpianti.

Immagino che chi ha vissuto una vita ricca di impegni e soddisfazioni, quando tutto di colpo finisce, quando tutto si ferma e scompare, abbia maggiore facilità a reinventarsi e ripartire.
E se non fosse così?

“Non guardare al passato con rabbia. Non si può cambiare ciò che è successo, bisogna farci pace. E prima lo si fa meglio è.”

Un racconto di sofferenze personali che si accostano alla sofferenza personale di Calabresi, molto intime, anche molto quotidiane, che mette a nudo per noi ma soprattutto per se stesso. Come se fosse in analisi. Si analizza Calabresi. E lo fa attraverso le storie altrettanto vere di dolore ma anche di immensa forza di volontà di volercela fare no semplicemente a sopravvivere, ma a rinascere a nuova vita. E a questi racconti lo scrittore intreccia quelli della propria vita e della sua numerosa famiglia, il cui albero genealogico prova a ricostruire andando sui luoghi e ripercorrendo storie e incontrando persone. Perché ora ha il tempo, perché ora desidera far questo e decide che questo è il momento di farlo. Anche se ci sono prove dure. Per lui è l'incontro con Giorgio Pietrostefani.

“In ogni cosa c'è una crepa, è da lì che passa la luce.”

Sorrido e gli chiedo, come se potesse sentirmi… Il cane sua madre l’ha tenuto? Sono certa di si.

Quando leggo mi capita spesso di identificarmi in ciò che viene raccontato, sento forte empatia sempre e cerco di trovare delle ricette che vadano bene anche per me, quella frase , quel passaggio illuminante che mi sollevi dalla tristezza momentanea, il libro si trasforma sempre in una sorta di ancora di salvataggio alla quale mi aggrappo; leggere è per me terapeutico, e insegnamenti di vita, dalla conoscenza delle altrui storie, ne ho avuti tanti.

In questo libro Daniela la garagista e Damiano Cantone sono gli esempi terapeutici che più fortemente mi arrivano; spero di riuscire a ricordarmene quando arriverà il momento in cui ne avrò bisogno sperando mi aiutino a non soffocare e a non rimpiangere passivamente quello che non può più essere ma che è stato, ma anzi felicitarmi di averlo vissuto per cercare di trovare il buono e il bello in quello che ancora mi resterà.

Quello che resta. La sfida è non collegarlo solo a ciò che è stato. Perché….

“Più di tutto mi ricordo il futuro.”
Salvador Dalì

Buone prossime letture

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