Saggistica Arte e Spettacolo Conversazione su Tiresia
 

Conversazione su Tiresia Conversazione su Tiresia

Conversazione su Tiresia

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«Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di 'Moby Dick'. Oppure Tiresia sono, per dirla alla maniera di qualcun altro. Zeus mi diede la possibilità di vivere sette esistenze e questa è una delle sette. Non posso dirvi quale. Qualcuno di voi di certo avrà visto il mio personaggio su questo stesso palco negli anni passati, ma si trattava di attori che mi interpretavano. Oggi sono venuto di persona perché voglio raccontarvi tutto quello che mi è accaduto nel corso dei secoli e per cercare di mettere un punto fermo nella mia trasposizione da persona a personaggio. Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L'invenzione più felice è stata quella di un commissario. Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant'anni, ho sentito l'urgenza di riuscire a capire cosa sia l'eternità e solo venendo qui posso intuirla. Solo su queste pietre eterne». La "Conversazione su Tiresia" scritta e interpretata da Andrea Camilleri è stata messa in scena per la prima volta al Teatro Greco di Siracusa i giugno 2018 nell'ambito delle rappresentazioni classiche realizzate dall'Istituto Nazionale del Dramma Antico.

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Conversazione su Tiresia 2019-04-08 15:59:49 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    08 Aprile, 2019
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“Tiresia sono”

È un grande Camilleri che riconferma le sue straordinarie doti di narratore quello che ci parla attraverso queste pagine, peraltro messe in scena sul finire della primavera dello scorso anno al Teatro Greco di Siracusa e interpretate con successo dall'autore stesso.
“Conversazione su Tiresia” è un libriccino di scorrevole e illuminante lettura che riporta al centro dell'attenzione il celebre veggente di Tebe di mitologica memoria, il quale, in virtù delle sette esistenze che Zeus gli diede la possibilità di vivere, racconta, e si racconta, in prima persona, prefiggendosi di “mettere un punto fermo nella mia trasposizione da persona a personaggio”. Una voce narrante, quella di Tiresia, che ripercorre il fascino antico del mito greco popolato di dèi talvolta benevoli, talaltra spietati nei confronti dell'uomo, quando l'Ellade era un Eden letterario incontaminato dove gli aedi cantavano incomparabili e irripetibili gesta d'eroi cui attinsero per lungo tempo poeti e tragediografi, per passare poi attraverso la Storia, quando l'Olimpo all'improvviso si svuotò e la croce cristiana condizionò e rielaborò il mondo pagano.
Un breve ma intenso excursus letterario sulle orme della figura del vecchio Tiresia che visse la propria arte profetica come la più tremenda delle condanne e che fu uomo, donna e poi ancora uomo, avvicinato da Ulisse e da Edipo, diffamato e insultato da nomi altisonanti della letteratura, fino ad arrivare al Novecento, il secolo del riscatto.
Infine, una riflessione sulla cecità ormai comune sia a Tiresia che al nostro scrittore siciliano induce a notare un'affascinante analogia tra i due che, infatti, nelle battute conclusive di questa Conversazione finiscono per confondersi:

“Ho trascorso questa mia vita ad inventarmi storie e personaggi, sono stato regista teatrale, televisivo, radiofonico, ho scritto più di cento libri, tradotti in tante lingue e di discreto successo. L'invenzione più felice è stata quella di un commissario.
Da quando Zeus, o chi ne fa le veci, ha deciso di togliermi di nuovo la vista, questa volta a novant'anni, ho sentito l'urgenza di riuscire a capire cosa sia l'eternità [...]”.

Un piccolo gioiello! Da leggere!

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