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Opera aperta

Saggistica

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La musica seriale, Joyce, la letteratura sperimentale, la pittura informale, l'arte cinetica, le strutture temporali della ripresa televisiva diretta, il nouveau roman e il film dopo Antonioni e Godard, le applicazioni della teoria dell'informazione all'estetica: da una serie di punti di vista diversi emerge una visione dell'arte contemporanea e dei modelli conoscitivi che essa propone, offrendosi come una sorta di "metafora epistemologica" che procede, con mezzi autonomi, a una definizione del mondo affine a quella delle nuove metodologie scientifiche. Apparso negli anni sessanta, questo libro ha nutrito le polemiche culturali degli anni successivi, proponendo un approccio estetico non tradizionalmente umanistico. "Opera aperta" rimane ancora oggi un punto di riferimento per una discussione sulle tecniche linguistiche e sul ruolo ideologico delle avanguardie artistiche del Ventesimo secolo.

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Opera aperta 2016-07-30 10:15:11 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    30 Luglio, 2016
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L'ambiguità dell'arte

Questo libro molto interessante di U. Eco è di grande utilità per accostarci consapevolmente ad un'opera letteraria e all'arte in generale, consentendoci nuove prospettive di interpretazione.
Mi pare che l'autore accolga sostanzialmente il rilevante contributo di B. Croce, per il quale l'arte abbraccia il tutto e riflette in sé il cosmo, pur partendo da un'esperienza individuale.
Su questa base, Eco sviluppa un discorso innovativo attingendo alla propria vastissima cultura e rielaborando idee, i cui esiti lo portano ad affermare che ogni opera, che raggiunga livelli artistici, è un' "opera aperta", tanto "che ad ogni fruizione non risulta mai uguale a se stessa" ; "aperta" quindi sempre a nuove possibili interpretazioni, anche da parte del medesimo fruitore. Fondamentale risulta pertanto il concetto di 'ambiguità' dell'arte.
Diviene evidente la netta differenza fra il 'messaggio poetico' , caratterizzato dalla trasmissione anche emotiva, derivante da una data 'forma' inalterabile (la cui eventuale modifica muterebbe il messaggio stesso o lo annullerebbe a livello artistico), e il semplice 'messaggio informativo' (tipico della saggistica e del giornalismo), totalmente basato sulla trasmissione univoca di un contenuto, non alterabile dal mutamento espressivo.
Solo nell'arte, quindi, forma e contenuto rimangono totalmente inscindibili.

A mio avviso, U. Eco è altresì debitore verso la critica sociologica per lo stretto collegamento fra produzione artistica e e contesto socio-culturale, tant'è che l'arte viene intesa come espressione di un'epoca : "l'opera d'arte (...) medievale rifletteva una concezione del cosmo come gerarchia di ordini chiariti e prefissati", mentre il dinamismo barocco, condizionato e disorientato dalle nuove concezioni astronomiche e dalle scoperte geografiche, ha spostato l'attenzione dall' 'essere' all'apparenza soggettiva. i Simbolisti, poi, riflettono "un nuovo travaglio della cultura, che sta scoprendo orizzonti inaspettati".
Ogni opera d'arte, però, è comunque un'opera aperta, perché fruibile da più prospettive e da sensibilità soggettive, che la rendono mai univoca, anche se originata da una concezione culturale fondata su modelli prestabiliti.

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