Saggistica Scienze umane Alla ricerca delle coccole perdute
 

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Il bambino ha sempre bisogno di qualcuno che gli faccia le coccole. L'adulto si fa le coccole da solo e non ha bisogno di nessuno. Il genitore è l'unico capace di fare le coccole agli altri. Sull'equilibrio e lo sviluppo di queste tre personalità, che coesistono in noi, si giocano tutta la nostra vita, il nostro benessere, il nostro rapporto con gli altri, la nostra felicità. In natura, in noi e negli animali, le tre personalità si sviluppano armonicamente e in tempi precisi. Purtroppo però, nelle società industrializzate ricche e iperprotette l'evoluzione naturale non avviene, e noi rimaniamo bambini. Questa è la base di tutte le nostre nevrosi. Paure, fobie, panico, ansia, depressione sono tutte manifestazioni di una personalità infantile non evoluta, sempre alla ricerca di amore, di sicurezza, di coccole.



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Alla ricerca delle coccole perdute 2015-09-28 20:14:50 Vincenzo1972
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Vincenzo1972 Opinione inserita da Vincenzo1972    28 Settembre, 2015
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Siamo uomini o nevrotici?

Il mio incontro, su carta stampata, con G.C. Giacobbe è avvenuto tramite presentazione da parte di una mia collega che, ormai incapace di sopravvivere alle ondate di stress quotidiano, ha acquistato e letto un libro del suddetto autore intitolato 'Come diventare Buddha in 5 settimane' e che, a sua detta, le sta portando grande giovamento.
La stessa collega, però, mi ha fatto notare che essendo l'ufficio la fonte primaria della sua condizione di stress, affinchè la sua trasformazione in Buddha si possa completare con successo, sarebbe stato utile che anche io (in quanto suo diretto collaboratore e pertanto imputabile al 50% del suo malessere) leggessi tale libro.
Ed è stato così che, con qualche giorno di anticipo sul mio compleanno, ho ricevuto in dono dalla cara collega un terzetto di opere di Giacobbe, dai titoli promettenti: oltre il sopra citato 'Come diventare Buddha in 5 settimane', c'è anche 'Come smettere di fare la vittima e non diventare carnefice' ed il nostro 'Alla ricerca delle coccole perdute'.
Capirete bene che con titoli così eloquenti e non avendo la minima idea del loro contenuto, non sia stato facile per me scegliere il primo libro da leggere.
Di sicuro, non essendo la mia massima aspirazione diventare un Buddha (nè caratterialmente nè - soprattutto - fisicamente) ed ipotizzando che i problemi della mia collega siano riconducibili fondamentalmente ad una carenza di affetto, ho optato per quel libro che almeno in copertina promette ai suoi lettori un viaggio avventuroso degno del migliore Indiana Jones .. alla ricerca delle coccole perdute.
Questa premessa mi è sembrata doverosa per farvi presente che sarebbe stato improbabile, se non addirittura impossibile, che avessi scelto mea sponte l'acquisto di tale opera e che se nei prossimi giorni troverete su questo sito i miei commenti relativi agli altri due libri non è per un istinto recondito di masochismo piuttosto per un atto di amore (nel senso di compassione) verso la mia collega.
Detto ciò, Giulio Cesare Giacobbe è un uomo dalle mille risorse (fonte Wikipedia): prima tecnico radiologo, poi consegue la laurea in Filosofia presso l'Università di Genova, poi approfondisce le sue conoscenze in diversi ambiti letterari sino a diventare professore universitario e successivamente psicoterapeuta con specializzazione in psicoterapia evolutiva.
Insomma, il dottor Giacobbe non è certo uno sprovveduto, uno dei soliti ciarlatani che illuminato o folgorato sulla via di Damasco entra in contatto con la verità assoluta e vorrebbe condividerla con noi, poveri ignoranti, sempre e soltanto dietro compenso pecuniario.
No, il dottor Giacobbe è un illustre accademico che ha anzitutto approfondito lo studio di diverse discipline psicologiche e che adesso cerca di divulgare al pubblico più variegato le teorie elaborate nel corso degli anni da altri illustri personaggi (soprattutto orientali) evidenziando anche gli effetti benefici che tali teorie possono avere sul singolo individuo se applicate correttamente.
E il dottor Giacobbe, da esperto di comunicazione, sa anche quanto sia poco proficuo sia dal punto di vista professionale sia dal punto di visto remunerativo rivolgersi al pubblico con termini dotti, più appropriati per un trattato accademico e che sarebbero compresi solo da una ristretta cerchia di colleghi psicologi.
Per questo motivo, 'Alla ricerca delle coccole perdute' si presenta come un trattato semi-serio sulle cause principali delle nevrosi più comuni, in particolare la nevrosi ansiosa-depressiva, in assoluto una delle patologie più diffuse nella società odierna.
'Serio' perchè viene esposta con serietà e rigore logico la teoria alla base della psicoterapia evolutiva, 'semi' perchè la complessità di tale teoria viene addolcita con l'uso di un linguaggio poco tecnico e molto discorsivo e soprattutto con esempi estremi tratti dalla vita quotidiana e spesso ai limiti della parodia.
E questo credo sia più un difetto che un pregio dell'opera: immagino quanto sia difficile trovare il giusto compromesso tra un manuale divulgativo ed un trattato scientifico, ma soprattutto nella seconda metà del libro ho avuto la sensazione di leggere il copione di un cabarettista di Zelig.
Infatti, potrei affermare che la sostanza del libro sia tutta concentrata nelle prime dieci pagine dove troviamo sintetizzata l'ipotesi alla base della psicologia 'evolutiva':
nella società odierna, ricca, tecnologica e dotata di tutti i comfort, gli adulti rimangono bambini. Non crescono. Non diventano adulti.
Lo dimostra il fatto che gli stati d'animo depressivi più diffusi, quali solitudine, insicurezza, disadattamento, insoddisfazione, paura, infelicità, sono tipici stati d'animo dei bambini.
La cura: ripristinare la corretta progressione dell'individuo nei tre passaggi evolutivi previsti dalla natura, ossia personalità del bambino, dell'adulto e del genitore.
Se la personalità dell'individuo permane, a causa del condizionamento esterno, in uno di questi tre stati è inevitabile l'insorgere di una nevrosi, ossia una non corretta percezione della realtà, con conseguenze disastrose per l'individuo stesso e chi lo circonda.
Occorre, invece, fare in modo di evolvere gradualmente nelle tre condizioni psicologiche sopra indicate evitando di 'ristagnare' in una di esse, bensì cercando di 'indossare' la personalità giusta e coerente con il contesto in cui si vive.
Ecco perchè, con particolare riferimento al rapporto di coppia, risulta vincente l'abbinamento tra due individui che riescono a giocare come bambini, ad essere indipendenti come adulti e che si proteggono vicendevolmente come farebbe un genitore.
Bene, la mia unica osservazione a tutto ciò è la seguente: a me sembra tanto la scoperta dell'acqua calda!! Sono proprio necessarie lauree, studi, ricerche, analisi e quant'altro per arrivare a questa conclusione? Non sarebbe sufficiente un pò di buon senso personale?
Fermo restando che la difficoltà maggiore in tutto ciò non è certo capire il concetto sopra esposto quanto sicuramente metterlo in pratica.
Perchè il quadro idilliaco della coppia modello 'Mulino bianco', con un lui adorabile e coccoloso ed una lei giocherellona (leggi: 'che non lamenta mai l'usuale mal di testa...') funziona molto bene i primi mesi, forse anche i primi anni, di convivenza.. ma poi?
Poi altro che 'mulino bianco'... diventa il campo di battaglia di Hunger Games.
E allora mi chiedo: quale sarebbe il contributo di Giacobbe con questo suo saggio? Quello di riportare su carta 'princìpi' di psicologia che ognuno potrebbe dedurre autonomamente con un minimo di autocoscienza?
Probabilmente sì.. e probabilmente un contributo di questo tipo è utile a molti perchè molti spesso perdono di vista se stessi e non riescono a 'ritrovarsi'.
Altrimenti non si spiegherebbe neanche perchè nel mio quartiere ci siano più psicoterapeuti che dentisti o oculisti...

Chiedo venia per questo commento anomalo.. d'altro canto, potrei ritenerlo appropriato trattandosi di un libro incentrato sulle nevrosi o, in genere, atteggiamenti 'fuori dal normale'.
Ora, dopo aver approfondito con Giacobbe le tre personalità basilari previste dall'evoluzione naturale, mi accingerò allo studio della quarta personalità che non rientra nel percorso ordinario e biologico del singolo individuo ma richiede una precisa volontà dello stesso indirizzata al suo conseguimento: la personalità del Buddha.
Che, come ricorderete all'inizio di questo commento, è anche quella che mi consentirà di evitare il suicidio della mia collega...

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Consigliato a chi ha letto...
A chi è in procinto di diventare un buddha...
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