Narrativa italiana Racconti di viaggio L'ultimo soffio di vento
 

L'ultimo soffio di vento L'ultimo soffio di vento

L'ultimo soffio di vento

Letteratura italiana

Editore


Che ci si trovi tra la polvere della Route 66 o sul Grande Raccordo Anulare nell'incoscienza dei diciassette anni o sul filo della sorte di un trentenne che ancora accetta di mettersi in gioco, la vita ripete sempre le stesse parole: Siamo anime indistricabile perdute in un solo grande viaggio. La differenza sta nel trovare una direzione autentica, nella follia di abbandonarsi al vento come "nuvole ipotetiche, come nuvole pazze". Questa storia, con sapiente leggerezza, lucidità, e un pizzico di malinconia, Vi insegnerà a farlo.



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L'ultimo soffio di vento 2009-08-11 14:06:44 Alessandra Casaltoli
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Opinione inserita da Alessandra Casaltoli    11 Agosto, 2009

Sotto un cielo piatto

Ingabbiato nella propria auto sul raccordo anulare di Roma, Domenico, trent’anni, un lavoro che ha lasciato per fare ‘il salto di qualità’, una famiglia, un figlio piccolo, guarda il cielo grigio sopra di sé. Ed è questo il colore dei giorni di questo personaggio della nostra contemporaneità; giorni di sogni sfumati, ideali persi, emozioni sopite nella quotidianità alienante del lavoro in azienda che si fa solo per portare a casa lo stipendio, perché è un lavoro stabile, perché non devi trasferirti e fare il pendolare, perché è una fortuna ‘al giorno d’oggi’ avere un lavoro così. E’ il tormentone che ormai ben pochi ragazzi della generazione over 25 si sentono ripetere, perché certe ‘fortune’ non capitano facilmente data la congiuntura economica mondiale di crisi globale. E se questa crisi ci tocca, spaventa e travolge in maniera tangibile, materiale, la crisi che attraversa Domenico in quell’età di passaggio che sono i trent’anni di oggi, di chi ha goduto di un’adolescenza protratta ben oltre la soglia biologica di questa fase della crescita, la sua crisi dicevamo è quella di un giovane che si è visto tarpare le ali nonostante la sua buona volontà, nonostante la sua onestà, il suo impegno, e che cerca, costruttivamente, un riscatto. Sotto un cielo piatto ed incolore che non è capace neppure di far piovere, che non è capace di lavare, rinfrescare, purificare, che fa da specchio al cemento della città e come il cemento e la metropoli, ingabbia e soffoca, Domenico ripensa all’adolescenza, alle vacanze-studio, ad un viaggio in America, ad altri viaggi in cui, come ognuno di noi quando si mette in cammino, ha cercato risposte trovando a poco a poco sé stesso. E non è dunque solo il viaggio in senso fisico che affascina il lettore di questo breve romanzo d’esordio di Maurizio Cherubini, ma soprattutto la curiosità di lasciarsi condurre alla scoperta di modalità di meccanismi psichici che generano pulsioni di stupore, di scoperta, di comprensione nel momento in cui anche leggendo un libro ci apprestiamo a percorrere una strada che non è di asfalto nero o di grigio cemento, ma che si snoda sui sentieri liberi del vento, quel percorso liberatorio a cui ogni esistenza tende. Maurizio Cherubini, classe 1979, nasce e vive a Roma dove tuttora risiede e lavora nel campo dell’informatica. Il suo stile piano e regolare e la trama lineare rendono la lettura di questo testo, non difficoltosa, fermo restando un pregnante messaggio di fondo, la speranza del sogno, in bilico tra l’aridità della nostra vita moderna ed il conforto di una vita ideale, meta non sempre irraggiungibile.

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L'ultimo soffio di vento 2009-06-01 11:33:39 Livia Langiano
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Opinione inserita da Livia Langiano    01 Giugno, 2009

Veramente bello

“Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa… e la vedeva… e gridava… l’America… quella è gente che da sempre c’aveva già quell’istante stampato nella vita”

(da Novecento, Alessandro Baricco, Universale Economica Feltrinelli, p. 11-12).



Il sogno americano, mitica terra di distese selvagge e ricca di città all’avanguardia piene di luci ed esagerazioni, dove si fondono e si amalgamano diverse culture, etnie, religioni, fa da sfondo al motivo del viaggio, inteso come scoperta del mondo e conoscenza di sé, filo conduttore di tutto il romanzo.



Così se le strade sono posti privilegiati di incontri, i luoghi divengono specchi del mondo interiore.

La partenza dalla casa natia fatta non per necessità ma per piacere e studio porterà Domenico a intraprendere un viaggio: e la rinuncia alla sua amata Roma sarà il prezzo da pagare per la realizzazione di un sogno.

Se il ritorno a casa e in famiglia rappresenta simbolicamente la coscienza razionale del soggetto rassicurata attraverso luoghi conosciuti, se la conoscenza- conquista dell’America porta a una forte fiducia in sé e a una maggiore consapevolezza dell’altro, muovere alla ricerca del nuovo (nel caso del protagonista, l’Irlanda) sarà l’escamotage per riscoprire se stessi attraverso la scoperta degli altri.

Perché il viaggio non va solo interpretato come uno spostamento nello spazio, ma è soprattutto una metafora di vita, un cammino interiore e uno scambio, un incontro di diverse culture e mentalità.

Non è solo punto di partenza o arrivo, né necessariamente ha uno scopo o una meta: ognuno di noi è in viaggio nel percorso della vita perché percorre un cammino inevitabile, esperienziale e conoscitivo che ci mette in contatto col nostro vero io. Quello che conta è che il viaggio operi la magia di una trasformazione, un cambiamento reale.

E se si svolge in mezzo ad un mondo nuovo, ignoto, talora ostile qui sta la sua magia: superare la prova con l’intelligenza, la pazienza, la costanza e la forza d’animo, operare cioè un percorso di consapevolezza che se da un lato porta a uno slancio verso nuove dimensioni, dall’altro rafforza il proprio credo e la propria mentalità, dopo averli messi in gioco.



Il protagonista è consapevole di tutto quello che lo aspetta, vive con coerenza ogni momento della sua vita. Se ogni scoperta è “adrenalinica”, non per questo lo distoglie dai valori in cui crede. Non sarà un soffio di vento a sbriciolare tutto. Perché lui ha trovato se stesso.

Domenico, ispirato dalla sua musa Sara, ragazzo di buona famiglia e saldi principi, sognatore e innamorato della vita si avventura, novello Ulisse, nel mondo, per tornare uomo cresciuto nella casa natia e intraprendere il vero viaggio della sua vita. Per lui tutto rappresenta una novità, consapevole che “nella vita non bisogna dare niente per scontato”, tutto è riscoperto con gli occhi di bambino incuriosito da nuove esperienze che lo segneranno per sempre. E se nel suo cammino incontra ostacoli e facili realizzazioni, disillusioni e piccole amarezze, non saranno queste a distruggere la sua voglia di vivere ma lo sproneranno a proseguire sulla retta via, senza perdere di vista i suoi ideali e i suoi valori.



Non conta se quest’avventura è dentro di noi, in città conosciute o in luoghi selvaggi: è sempre tesa alla ricerca dell’ignoto, è sempre una ri-scoperta rivelata, man mano arricchita, di nuove culture e punti di vista.

Così se i tempi del romanzo sono scanditi dagli spostamenti di Domenico, il percorso che il protagonista compie lo farà maturare. Perché in un viaggio non conta tanto la meta quanto le esperienze che si vivono nel cammino. “Crescere altro non è che compiere un viaggio”, seguendo il flusso del vento ma non lasciandosi influenzare da esso: in questo sta, per il giovane protagonista, ( “l’adolescenza è la vera stagione filosofica, l’età in cui ci si interroga sul mondo e si tenta caparbiamente di capirlo e di classificarlo” Claudio Magris, Itaca e oltre, Garzanti Elefanti 2005, p. 159) la sfida alla vita.

Il tema del viaggio è un motivo ricorrente nella letteratura e una costante dell’analisi psicologica.

Se inizialmente esso è identificato con la meta o con lo scopo, pian piano si evolve come prova di conoscenza e al tempo stesso di abbandono e di ricerca esistenziale, nella sfera interiore ed inconscia; è rischio di perdita ma anche promessa di conquista, è speranza di ritorno ma anche abbandono angoscioso all'ignoto.

“Dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo. Per andare dove, amico? Non lo so, ma dobbiamo andare” (J. Kerouac, Sulla strada).



Con uno stile fresco e accattivante, giovane e profondo, lineare e preciso lo scrittore riesce a coinvolgere pienamente il lettore. Sembra voglia dire tutto e dice tutto. Finalmente un libro non pervaso da malinconia e solitudine. Un libro in cui le sconfitte sono vissute come esperienze di crescita, laddove rimanere incontaminati e non scendere mai a compromessi rappresenta un messaggio di vita. Un romanzo che nella sua semplicità fa sognare.

“Partivo con la consapevolezza e la rassicurazione che comunque sia quello che ora seguivo non sarebbe stato in ogni caso l’ultimo soffio di vento”.

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Novecento. Alessandro Baricco<br />
Sulla strada. Jack Kerouac
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