Narrativa italiana Racconti Ogni storia è una storia d'amore
 

Ogni storia è una storia d'amore Ogni storia è una storia d'amore

Ogni storia è una storia d'amore

Letteratura italiana

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L'amore salva? Quante volte ce lo siamo chiesti, avvertendo al tempo stesso l'urgenza della domanda e la difficoltà di dare una risposta definitiva? Ed è proprio l'interrogativo fondante che Alessandro D'Avenia si pone in apertura di queste pagine, invitandoci a incamminarci con lui alla ricerca di risposte. In questo libro straordinario incontriamo anzitutto una serie di donne, accomunate dal fatto di essere state compagne di vita di grandi artisti: muse, specchi della loro inquietudine e spesso scrittrici, pittrici e scultrici loro stesse, argini all'istinto di autodistruzione, devote assistenti, o invece avversarie, anime inquiete incapaci di trovare pace. Ascoltiamo la frustrazione di Fanny, che Keats magnificava in versi ma con la quale non seppe condividere nemmeno un giorno di quotidianità, ci commuove la caparbietà di Tess Gallagher, poetessa che di Raymond Carver amava tutto e riuscì a portare un po' di luce nei giorni della sua malattia, ci sconvolge la disperazione di Jeanne Modigliani, ammiriamo i segreti e amorevoli interventi di Alma Hitchcock, condividiamo l'energia quieta e solida di Edith Tolkien. Alessandro D'Avenia cerca di dipanare il gomitolo di tante diversissime storie d'amore, e di intrecciare il filo narrativo che le unisce, in un ordito ricco e cangiante. Per farlo, come un filomito, un "filosofo del mito", si rivolge all'archetipo di ogni storia d'amore: Euridice e Orfeo. Un mito che svolge la sua funzione di filo (e in greco antico per indicare "filo" e "racconto" si usavano due parole molto simili, mitos e mythos) perché contempla tutte le tappe di una storia d'amore, tra i due poli opposti del disamore e dell'amore stesso.

Recensione della Redazione QLibri

 
Ogni storia è una storia d'amore 2017-11-11 09:05:12 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    11 Novembre, 2017
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si cresce solo quando si ama

“L'amore salva?” per rispondere a questa domanda posta all'inizio del suo ultimo romanzo/saggio l'autore ci presenta la vita di trentasei donne che hanno amato artisti e letterati di fama internazionale quali L. Van Beethoven, V. Van Gogh, A. Modigliani, A. Hitchock, F. Fellini, G. Leopardi, J. Keats, P. Solinas, D. Foster Wallace, J. R. R. Tolkien, J. Cortazar solo per citarne alcuni. Donne che hanno donato o negato il loro amore, donne che sono state muse o che con le muse hanno dovuto lottare: mogli, amanti, compagne, amiche spesso rimaste nell'ombra sebbene fossero loro le vere artefici di tanta ispirazione.
Attraverso aneddoti, testimonianze, lettere e citazioni l'autore fa rivivere dedizione e passione, ma anche delusione e tradimento, storie di vita reale costituita da fugaci gioie e numerose sofferenze. Molte sarebbero le figure meritevoli di essere qui ricordate, mi limito a riportarne due che mi sono rimaste impresse. Anna Magdalena, cantante d'opera, entrando in una chiesa rimase rapita dalla musica celestiale di J. S. Bach e da quel momento dedicò la sua vita a lui, già vedovo e con quattro figli, per essergli fedele fino alla morte nel suo ruolo di moglie e madre dei tredici figli che allevarono insieme. La musica rimase sempre la loro principale forma di dialogo e quando il grande compositore divenne cieco, lei continuò a scrivere le partiture per lui tanto che alcuni critici hanno dubitato che certe opere siano frutto del genio di Magdalena più che di quello del suo noto consorte.
Molto toccante anche la storia di Anna che, giovanissima, fu assunta da F. Dostoevskij come stenografa per scrivere i libri che lui, dedito all'alcool e al gioco d'azzardo, per bisogno di denaro doveva consegnare al suo editore in tempi brevi. Il loro matrimonio durò quattordici anni, Anna lo accompagnò con devozione fino alla morte e anche nel momento del trapasso si confessarono la loro fedeltà e il loro reciproco amore.

L'amore è da sempre “il motore di tutte le storie”, l'antidoto in grado di fermare e dilatare il tempo, la compensazione all'insaziabile desiderio di infinito dell'uomo. Il filo conduttore, quel filo rosso che attraversa trama ed ordito dell'immagine di copertina, è l'archetipo di tutte le storie d'amore, il mito di Orfeo ed Euridice. D'Avenia con meticolosità analizza in dieci “soste” ciò che la tragica metamorfosi narrata da Ovidio trasmette al lettore contemporaneo andando anche oltre il significato letterale; in queste tappe l'autore si sofferma su temi di carattere filosofico: il tempo, il dolore, la felicità, l'arte e ovviamente l'amore. La storia di Orfeo è emblematica: solo dopo aver accettato e superato il dolore della perdita, per ben due volte, dell'amata Euridice e solo dopo la sua stessa morte, atrocemente dilaniato dalle Baccanti, Orfeo potrà ricongiungersi con la sua sposa in una dimensione nuova, quella di un amore puro, eterno, libero.
“L'amore è scampare alla morte come un naufrago e aggrapparsi al perimetro di un abbraccio, riconoscere il dolore dell'altro e farlo diventare anche il proprio. In questo continuo perdono della mortalità, dell'insufficienza, del limite altrui, l'amore dà scacco al tempo, e quindi alla morte. (p. 280). E così torniamo alla domanda iniziale: “L'amore salva?” la risposta è senza dubbio affermativa. “Ogni storia d'amore è una vittoria sulla morte” (p. 303). Rimane tuttavia aperta un'altra, ancor più difficile, questione con cui si chiude il saggio di D'Avenia: “Che l'amore possa salvare non è un mistero, il mistero è perché respingiamo la salvezza, gettandoci nelle spire del disamore” (p. 309). Ma questa è un'altra storia, quella della libertà che l'uomo ha di scegliere il proprio destino.

“Ogni storia è una storia d'amore” è un'opera densa: ad ognuna delle trentasei figure prese in considerazione l'autore dedica poche pagine, ma molti sono gli spunti che sollecitano la curiosità ed invitano ad approfondire la vita e le opere dei numerosi artisti citati e delle donne che li hanno ispirati. Alla densità di contenuti si accompagna inoltre uno stile piuttosto elaborato, ricco di citazioni, spiegazioni, argomentazioni atte a coinvolgere il lettore forse più sul piano intellettivo che su quello emotivo.

Una lettura arricchente ed appassionante consigliata a tutti coloro che credono nella forza e nel potere dell'amore perché, come afferma l'autore, “si cresce solo quando si ama” (p. 116)

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Ogni storia è una storia d'amore 2018-09-17 19:22:07 Flavia Buldrini
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Flavia Buldrini Opinione inserita da Flavia Buldrini    17 Settembre, 2018
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"L'amor che move il sole e l'altre stelle"

Questo libro è una minuziosa indagine dell’aspetto più determinante e rivoluzionario della vita, che è anche la principale ispirazione di tutta la letteratura: l’amore. Come in una sorta di romanzo di educazione sentimentale, Alessandro D’Avenia ci conduce per mano per questo affascinante viaggio attraverso l’interpretazione del mito, che contiene sempre molte verità nascoste, in particolare quello di Orfeo ed Euridice e la sua rispettiva incarnazione nelle svariate vicissitudini amorose di celebri artisti. Affida il loro racconto a testimoni che li hanno conosciuti da vicino o a lettere e documenti che descrivono la loro esperienza affettiva. L’amore assume i mille volti che corrispondono alla diversa natura dei suoi attori. Può essere passione distruttiva, come la tormentata vicenda dei poeti Silvia Plath e Ted Hughes, che si conclude con il suicidio di lei, o quella turbolenta di Zelda e Scott Fitzgerald, che finiscono entrambi simbolicamente bruciati dal fuoco, lei in un incendio dopo essersi ricoverata in manicomio, lui mentre cerca di attizzarlo mentre conviveva con un’amante; o ancora Elizabeth e Dante Gabriel Rossetti, il quale “riuscì a conquistarla e a mandarla nella tomba”, avvelenata dal laudano in cui affogava il suo dolore di essere tradita e non amata; poi Camille Claudel, sorella del grande poeta, e lo scultore Auguste Rodin, il quale ne fa materia per la sua arte fino a farla diventare pietra essa stessa, cavandole anche l’anima, per cui finirà al manicomio. Sono relazioni devastanti, quando a prendere il sopravvento sono l’egoismo e l’orgoglio virile, mentre la donna che ama e si sacrifica è la debole vittima che più ne subisce gli effetti. Sono storie maledette, caratterizzate da eccessi come l’alcool, come Dylan Thomas con Caitlin, dalla pazzia, come Van Gogh e Sien, prostituta che invano ha cercato di redimere, Modigliani e Jeanne, la quale, dopo la morte del marito per tisi, si lancia dal quarto piano, con in grembo il suo secondo figlio. O invece amore è cura nella malattia, come Tess con lo scrittore Raymond Carver, che nei suoi ultimi anni di vita è avvolto dalla sua tenerezza premurosa, Anna con Dostoevskij, devastato dal vizio del gioco e dagli attacchi epilettici, che ella cerca di proteggere fino alla fine, Olga con Ezra Pound, di cui si prende cura sino alla morte, Karen con David Foster Wallace, che purtroppo non riesce a strappare alla depressione, trovandolo appeso ad un soffitto. O è anche un’esaltante e duratura intesa di due vite che s’intrecciano e s’amalgamano felicemente nella trama del loro amore, come Bach e Anna Magdalena, sposa fedele e madre di ben tredici figli, consapevole di trovarsi un po’ sulla soglia dell’adorazione dinanzi al mistero del suo talento, di cui lei si fa rispettosa ancella. Inoltre, è la sofferta e appassionata tenerezza di una vita condivisa di Tolkien e Edith, o il perfetto sodalizio tra il regista Federico Fellini e l’attrice Giulietta Masina, tra Alfred Hitchcock e Alma, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e Licy. E poi sono amori impossibili e infelici, come quello di Kierkegaard per Regine, che lascerà per amore geloso della filosofia e scrupoli di coscienza, di Pessoa per Ofelia, in cui anch’egli rinuncerà a lei, posseduto dai propri personaggi fino alla follia. È l’amore proibito di Hörderline per Susette, donna sposata, che pagherà lei con la morte e lui con la pazzia, così come Pedro Salinas e Katherine, cui dedicò il più bel canzoniere in lingua spagnola, La voce a te dovuta. È l’infatuazione non corrisposta di Leopardi per Fanny Targioni Tozzetti, che gli ispirerà il ciclo di Aspasia e che farà ammutolire brutalmente il suo cuore; la relazione di Amalia Guglielminetti e Guido Gozzano, che dopo appena una parentesi di realtà si nutrirà esclusivamente di finzione letteraria; o ancora l’attrazione di Pavese per Constance, la cui disillusione lo porterà al suicidio.
Vi sono vicissitudini amorose che hanno scavalcato e attraversato gli orrori della guerra, che sono sopravvissute al campo di concentramento: quello di Milena per Kafka, di Ingeborg per l’infelice Paul Celan, reduce dal trauma dell’olocausto, che non supererà mai, gettandosi infine nella Senna; di Nadežda per Osip Mandel’štam, il poeta russo inviso al regime che bruciò tutti i suoi scritti, i quali riuscirono a sopravvivere grazie alla memoria della donna che li custodì e tramandò; di Miklòs Radnòti per Fanni Gyarmati, la quale riconobbe il corpo del marito in una fossa comune e riportò alla luce le poesie che egli aveva scritto per lei, ciò che “mostra l’impotenza della Storia sull’amore.” O ancora, hanno sfidato la morte, come Julio Cortàzar e Carol Dunlop, entrambi malati terminali, i quali si concedono l’ultimo viaggio all’insegna dell’avventura e del gioco amoroso.
Sono dunque storie intense, inquiete, travagliate, tutte con un unico filo conduttore, quello di Arianna che non permette che ci si perda nel labirinto dell’esistenza: la forza titanica di un amore che oltrepassa ogni limite, finanche l’estrema frontiera della morte (“E quale amore riesce a farsi storia? Solo quello che non smette mai di avanzare, qualunque sia la tempesta che incontra”). Quando l’amore è dono reciproco, allora la vicenda è armoniosa ed epica (come per lo scrittore Tolkien) e attraversa le stagioni della vita intrepida, mentre se è passione incontrollata dell’ego è fuoco che brucia e distrugge; o ancora, se è unilaterale, uno dei due, solitamente la donna, soffre e s’immola per quell’ideale, sopportando i tradimenti, il cattivo carattere e gli eccessi. “Le storie d’amore tra gli artisti e le loro donne sono infatti tormentate, seducenti, tenere, folli, feconde, distruttive, devote, ancillari, cruente, giocose, eterne… e tutta la tavola periodica di possibilità che l’amore e il disamore offrono, soprattutto perché si tratta di un triangolo, nel quale la donna, in carne e ossa, vuole conquistare un territorio già occupato dalla Musa.”
Alessandro D’Avenia in questo affascinante viaggio nel mondo dell’amore si avvale, come guida, un po’ come Virgilio per Dante, del mito di Orfeo ed Euridice, il quale suggerisce tutte le tappe di quello che è un arduo cammino: dall’idillio iniziale, alla dolorosa perdita dell’amata, all’angosciosa ricerca che si addentra fin negli inferi, alla rielaborazione del lutto attraverso il canto, al trascendimento della morte accettando la propria, per poi ritrovarsi nella condizione di beatitudine assoluta, paradisiaca: questa è la vittoria del vero amore.
“L’amore è un grembo che tutto porta e sopporta, anche quando è una ferita che deve gestare affinché ne nasca un frutto più bello, e lo fa in ogni istante e in ogni centimetro del mondo. Salvarci dalla morte dobbiamo, e c’è solo un antidoto: riceverci dagli occhi e dal cuore di un altro che ci ama in tutte le manifestazioni della nostra mortalità: solitudine e silenzi, egoismo e fragilità, stanchezza e paura…e le ama perché sa che non sono che una piccola parte della verità su di noi. Solo così, almeno nel tempo, la morte è vinta, solo quando è amata in me da un altro. Solo così l’amore salva e si fa storia da raccontare. Ogni donna sa che essere è tessere, far rinascere ciò che sembra morire.” (p.308-309).









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Ogni storia è una storia d'amore 2018-01-17 15:12:48 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    17 Gennaio, 2018
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Il filo rosso...

…dell’amore…E’ questo il filo conduttore dell’ultimo libro di D’Avenia, da cui l’azzeccatissima copertina che raffigura un gomitolo rosso che si dipana. Questa è una raccolta di racconti strutturata secondo un disegno ben preciso. Il canovaccio che sta al di sotto di tutto il percorso è costituito da spezzoni dedicati al mito di Orfeo ed Euridice, con tanto di incipit, ad ogni capitolo, tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, tutti posizionati lungo la raccolta, in punti ben precisi e secondo un ordine logico molto ben definito. Tali parti sono a loro volta intervallate da triadi di racconti, ciascuno dei quali è dedicato ad una particolare figura femminile, spesso ombre di personaggi maschili ben più noti alla storia ed al tempo. L’argomento comune a tutti è l’amore, in quanto la trama di ogni vita non è altro che l’intreccio di legami d’amore e l’amore è la forza di gravità di tutte le nostre azioni. La struttura del libro è veramente particolarissima ed originale, stupisce ed incanta, così come il modo di scrivere di questo autore, che è sempre ricchissimo di dettagli, di particolari, di spiegazioni in merito all’etimologia delle parole, alle connessioni fra le parole, fra le lingue, antiche e moderne e fra i mondi. E’ uno stile che trasuda cultura e rispecchia lo spessore letterario dell’autore. La lettura non è immediata, a tratti anche faticosa, proprio perché lo stile è di un livello davvero molto alto. Forse è un libro che va preso a piccole dosi, fin dall’inizio bisogna sapere o comunque accorgersi che è un lavoro molto diverso da tutte le sue opere precedenti. Solo così penso che lo si possa apprezzare pienamente.

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