Narrativa italiana Racconti Piccoli equivoci senza importanza
 

Piccoli equivoci senza importanza Piccoli equivoci senza importanza

Piccoli equivoci senza importanza

Letteratura italiana

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Una Toscana segreta e stregata, una stazione della Riviera, una Lisbona baudelairiana, un rallye di automobili d'epoca, un persecutore implacabile dall'aria distinta in un treno da Bombay a Madras. I racconti di Tabucchi sembrano, a una prima lettura, avventure esistenziali, ritratti di viaggiatori ironici e disperati. Poi l'apparente sintonia fra il reale e il narrato diventa all'improvviso turbamento e sconcerto. Come degli obliqui "racconti filosofici", le storie di Tabucchi si trasformano in una riflessione intorno al caso e alla scelta, un tentativo di osservare gli interstizi che attraversano il tessuto dell'esistenza. Nelle pagine di Tabucchi aleggia un'inquietudine metafisica che evoca la migliore tradizione italiana da Piero della Francesca a De Chirico, a Pirandello. Ma questo scrittore, che ama i personaggi eccentrici e le vite sbagliate, carica i suoi enigmi di una luce strana; i suoi geroglifici "polizieschi" sono le ricerche di un investigatore che non cerca risposte, ma un messaggio, un segnale, un'apparizione.

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Piccoli equivoci senza importanza 2018-06-20 09:42:45 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    20 Giugno, 2018
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Piccoli infarti scampati per miracolo

«A volte la soluzione sembra plausibile solo in questo modo: sognando. Forse perché la ragione è pavida, non riesce a riempire i vuoti fra le cose, a stabilire la completezza, che è una forma di semplicità, preferisce una complicazione piena di buchi, e allora la volontà affida la soluzione al sogno.»

Raccolta composta da undici racconti, “Piccoli equivoci senza importanza” trae origine da i molteplici luoghi che Antonio Tabucchi ha avuto modo di osservare durante la sua esperienza di vita, di viaggio, mixati alla propria immaginazione. Ecco perché, alla mutevolezza delle scene sussegue anche la mutevolezza delle circostanze narrate. Non troverete mai, se deciderete di leggere questo breve testo, un racconto simile ad un altro perché nel suo semplice dipanarsi, il volume dona piccole perle di riflessione dal contenuto eterogeneo e la forza disarmante. Passerete quindi dai lutti agli equivoci, dal rancore e alle nuvole, alle stanze, ai treni che vanno a Madras, al cambio di mano.
Dal punto di vista stilistico non manca, ancora, il classico marchio del pisano: battuta dopo battuta ciascun testo è ricco di magia, misticità, enigma. L’inquietudine fa da cornice al mistero che si apre nelle pagine, il risultato è quello di un’opera surreale di grande bellezza.

«Ma a lei perché interessano le storie altrui? Anche lei deve essere incapace a riempire i vuoti fra le cose. Non le sono sufficienti i suoi propri sogni?»

Piccola riflessione personale: la scomparsa di Tabucchi è stata una vera e propria perdita per il panorama culturale e letterario italiano, è un piacere e una fortuna potersi ritrovare tra le mani ancora opere meno note. Nel mio caso, questo testo mi ha riservato una doppia sorpresa perché oltre alla piacevolezza e all’arricchimento che vi è insito, appena aperto, ho scorto la dedica del letterato a una persona, di nome Mario (e io mi chiamo Maria, ho sfidato l’arresto cardiaco, lo giuro, anche perché era notte e confesso di averci letto proprio Maria piuttosto che Mario) che anni orsono deve aver avuto modo di incontrarvisi in chissà quale circostanza. E anch’io, come quest’ultimo uomo di lettere, ho il rammarico per quei componimenti che non riuscirò a leggere prima del termine della mia vita. Ad oggi ringrazio per quelli che ho avuto la fortuna di assaporare e far miei, e ringrazio per la duplice sorpresa che questo libricino mi ha riservato. Che cosa bella è la lettura, che cosa bella.

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Piccoli equivoci senza importanza 2018-05-13 06:45:07 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    13 Mag, 2018
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Il lutto della Cultura

“Piccoli equivoci senza importanza” è una raccolta di undici racconti che l’autore ha scritto trovando ispirazione in vari luoghi. Non sono un’amante dei racconti ma questi li ho trovati davvero fuori categoria.

Ogni racconto parla di un argomento diverso e sono ambientati in luoghi diversi. Si parla di Rebus, di viaggi, d’isole, di lutti, d’incanti e di equivoci. Si respira l’aria italiana, quella portoghese, quella parigina ma non solo, Tabucchi ci porta anche nella lontana India e a bordo di un traghetto.

Sono tutti racconti molto particolari, ricchi di suspense, enigmi e anche di “fantasmi”. In ognuno aleggia un’aria piena d’inquietudine e mistero; da alcuni sono stati definiti racconti metafisici, infatti, ho riscontrato delle sensazioni che solo le opere di De Chirico possono suscitare.

La cosa curiosa è che il racconto che dà il titolo alla raccolta è anche quello che mi è piaciuto meno.

Brevi storie, molta intensità. La scomparsa di quest’autore, personalmente, l’ho vissuta davvero come “il lutto per la Cultura”.

Nelle sue note si può leggere questa bellissima frase:

“Più che un rammarico per quanto ho scritto è un rimpianto per ciò che non potrò leggere”.

Spesso anch’io mi rendo conto che non riuscirò a leggere tutto quello che vorrei, anche perché la lista delle prossime letture aumenta sempre invece di diminuire; a differenza dell’autore però, io provo rammarico anche per i suoi scritti e soprattutto per quelli che non potrà più realizzare.

Lo super consiglio!

Buona lettura!!!

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