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Città sommersa

Letteratura italiana

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Il ragazzo corre nella notte d'inverno, sotto la pioggia, scalzo, coperto di sangue non suo. Chiamiamolo L.B. e avviciniamoci a lui attraverso gli anni e gli eventi che conducono a quella notte. A guidarci è la voce di una giovane donna brusca, solitaria, appassionata di letteratura, e questo romanzo è memoria e cronaca del confronto con la scomparsa del padre, con ciò che è rimasto di un legame quasi felice nell'infanzia felice da figlia di genitori separati, poi fatalmente spinoso, e con la tardiva scoperta della vicenda giudiziaria che l'ha visto protagonista. Chi era quello sconosciuto, L.B., il giovane sempre dalla parte dei vinti, il medico operaio sempre alle prese con qualcuno da salvare, condannato al carcere per partecipazione a banda armata? E perché di quel tempo - anni prima della nascita dell'unica figlia - non ha mai voluto parlare? Testimonianze, archivi e faldoni, ricordi, rivelazioni lentamente compongono, come lastre mescolate di una lanterna magica, il ritratto di una persona complicata e contraddittoria che ha abitato un'epoca complicata e contraddittoria. Torino è il fondale della lotta politica quotidiana con le sue fatiche e le sue gioie, della rabbia, della speranza e del dolore, infine della violenza che dovrebbe assicurare la nascita di un avvenire radioso e invece fa implodere il sogno del mondo nuovo generando delusione e rovina. Il romanzo di un uomo, delle sue famiglie, delle sue appartenenze, la sua vita visitata con amore e pudore da una figlia per la quale il mondo si misura e si costruisce attraverso la parola letta e scritta.


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Città sommersa 2020-04-07 05:22:48 lalibreriadiciffa
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lalibreriadiciffa Opinione inserita da lalibreriadiciffa    07 Aprile, 2020
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Chi era mio padre?

Inizia con questo romanzo autobiografico la mia collaborazione con una delle Case Editrici più importanti del panorama letterario italiano: Bompiani.
Devo confessare che questa è una collaborazione a cui tengo particolarmente, perché Bompiani è sempre stata una delle mie Case Editrici preferite, ma, bando alle ciance e parliamo di questo romanzo.

“Città sommersa” di Marta Barone, mi ha colpito subito, leggendo la trama perché parlava degli Anni di Piombo, anni che io non ho vissuto sulla mia pelle, pur essendo nata proprio in quei momenti. È una parte della storia del nostro Paese che viene vista ancora oggi, nel 2020, come una cosa da tenere nascosta ai più, da conoscere ma solo come deterrente per eventuali rigurgiti. Per questo motivo, mi fa piacere che esistano dei libri come questo, che da un punto fermo come la ricerca della storia di una persona particolare, arrivino a raccontare in modo semplice e diretto, questa storia di terrorismo dall’esterno, quindi senza dietrologie politiche.

Quel crinale incerto, evanescente, faceva paura, credo. E le cose che fanno paura si ignorano.

Marta cerca di scoprire più cose possibili su suo padre. Leonardo Barone è morto da poco e Marta, giornalista e scrittrice originaria di Torino, si rende conto che negli anni in cui suo padre era in vita non ha praticamente conosciuto il genitore. Tutto nasce dal ritrovamento di un documento dell’avvocato di L. B. (come anche Marta chiama suo padre in questo libro), una memoria difensiva che venne presentata alla Cassazione per tentare di far assolvere L. B. dall’accusa di “banda armata”. Infatti, L. B. era stato un importante personaggio nell’ambito sovversivo torinese degli anni Settanta e venne arrestato per aver aiutato un terrorista ferito da un proiettile durante una rapina (che venivano fatte per trovare fondi per fare terrorismo e proselitismo). Questo il fatto scatenante che fa capire a Marta di non aver mai davvero conosciuto il padre, perché separato dalla madre quando lei era ancora una bambina, era giocoforza “sparito” dalla sua vita, pur mantenendo un rapporto padre-figlia soddisfacente ma, alla luce dei fatti, superficiale.

Marta, in un lungo flusso di coscienza, alla ricerca del passato dimenticato di suo padre, si mette alla ricerca delle persone che con lui avevano avuto a che fare durante gli anni delle lotte di classe che, dopo la metà degli anni Settanta, insaguinarono l’Italia intera. Parla con personaggi della Torino sovversiva e cercando cosa fosse stato suo padre ci racconta la storia di quegli anni. Il racconto è scevro da connotazioni politiche, perché a Marta non interessa quel frangente quindi, porta noi lettori a darci delle risposte senza averne direttamente il peso sulle spalle. Un libro che, scandagliando la storia di una persona, apre scenari nuovi e ai più sconosciuti di un mondo, quello sovversivo, che pochi conoscono.

“In un certo senso tutta la nostra esistenza è una traduzione tra quello che cerchiamo di dire e quello che poi riusciamo a dire davvero.”

Trovo che questo romanzo sia un libro assolutamente da leggere per capire, dall’interno e dalla viva voce di chi ha vissuto quei tragici momenti per questo dò quattro stelle, anche se in certi momenti, le divagazioni troppo celebrali della nostra autrice sono risultate un po’ ostiche anche a me, che mastico libri di “flusso di coscienza” come se fossero pop-corn (dico solo Karl Ove Knäusgard). Cosa che comunque non inficia la cruda bellezza di questo romanzo.

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