Cosima Cosima

Cosima

Letteratura italiana

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Apparso sulla "Nuova Antologia" fra il settembre e l'ottobre del 1936, pochi mesi dopo la morte dell'autrice, Cosima occupa un posto singolare nella produzione di Grazia Deledda. Più che un romanzo il libro infatti è un vero e proprio resoconto autobiografico, in forma romanzata, che dalla fanciullezza giunge alle prime affermazioni letterarie della scrittrice e si conclude con la partenza da Nuoro e dal chiuso ambiente provinciale. La narrazione dell'infanzia e della giovinezza procede mescolando con grande suggestione il realismo e l'evocazione visionaria, rievocando il ricordo della pace arcaica e patriarcale della famiglia presto turbato dalle tormentate vicissitudini della vita, l'ingenua sincerità dei primi amori e la chiusa e opprimente atmosfera paesana. Ma sopra ogni cosa, come sempre, domina il fascino potente di una terra aspra e selvaggia e della sua gente cruda e passionale, capace di dar vita a straordinarie, magiche leggende e a sanguinose e avvincenti epopee popolari.



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Cosima 2019-01-14 06:37:46 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    14 Gennaio, 2019
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L'amore per la scrittura

Grazia Maria Cosima Damiana Deledda, qui semplicemente Cosima, ripercorre le tappe fondamentali della prima parte della sua esistenza attraverso un romanzo che in realtà è una vera e propria autobiografia raccontata in terza persona. Prosa impeccabile, favolose descrizioni paesaggistiche di una terra bella e spietata come la Sardegna, capacità di raccontare l'animo umano sono gli elementi alla base di quest'opera, pubblicata postuma e in parte censurata dagli eredi. Spicca la destrezza dell'autrice, ormai matura, di descrivere il mondo in maniera diversa a seconda dell'età, quasi riuscisse ad immedesimarsi nella se stessa di tanti anni prima e guardare, giudicare, esporre attraverso quegli occhi. Conosciamo la scrittrice così piccola da non avere neanche l'età per andare a scuola, curiosa, intelligente e alle prese con uno dei più affascinanti misteri della vita: la nascita, in questo caso di una nuova sorellina. La lasciamo ormai tanto cresciuta da poter abbandonare il nido materno per inseguire il suo sogno letterario, scrittrice in erba sull'onda dell'entusiasmo per i primi successi editoriali. Nel mezzo tante piccole tappe che compongono il cammino di crescita della protagonista segnato, come per ognuno, da gioie, dolori, amori, lutti, speranze, delusioni, momenti di giubilo e altri di sconforto. Su tutto un'unica costante: l'amore per la scrittura, la capacità di trarre storie dalla sua fervida fantasia ma anche di rielaborare su carta le tante vicende che si susseguono all'interno del proprio nucleo familiare o di cui soltanto sente parlare nel microcosmo chiuso e spesso intollerante della piccola realtà di provincia in cui vive. Nel talento di Cosima però non sono in molti a credere. Fermatasi alla quarta elementare, più avvezza al dialetto che ad un italiano che, a pochi anni dall'unità d'Italia, resta quasi una lingua straniera, la ragazza troverà nel fratello Andrea, ormai capofamiglia, un fervido sostenitore. Grazie a lui potrà continuare a coltivare la sua passione, anche contro le malelingue che circolano in paese sulle donne che si dedicano ad una simile attività, barriere ideologiche ancora oggi difficili da abbattere. Troverà editori disposti a pubblicarla, ma anche detrattori le cui critiche sembrano più vicine ad una discriminazione di genere che a vere e proprie analisi letterarie negative: "Torni, torni, la piccola grafomane, nel limite dell'orticello paterno, a coltivare i garofani e la madreselva; torni a fare la calza, a crescere, ad aspettare un buon marito, a prepararsi ad un avvenire sano di affetti famigliari e di maternità". Ma la nostra eroina non si lascerà scoraggiare da niente e nessuno e per lei arriverà il momento di abbandonare Nuoro e andare incontro ad un avvenire pieno di successi e riconoscimenti che la porterà fino al premio Nobel. "Il profumo quasi violento delle rose, e il loro colore, le parvero vivi, caldi, sanguinanti: più che dal coro delle fanciulle e dal ronzio delle musiche della strada, sentì da quell'alito quasi carnale venirle incontro la vita: ma quando si decise a prendere il mazzo dalle mani del garzone che la guardava con occhi maliziosi, si sentì pungere da una spina acuminata: e pensò che la vita anche sotto l'illusione delle cose più belle e ricche, nasconde le unghie inesorabili'.


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Cosima 2016-12-07 18:20:01 siti
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siti Opinione inserita da siti    07 Dicembre, 2016
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SONO NATA IN SARDEGNA

Cosima quasi Grazia fu il titolo voluto da Antonio Baldini per la prima edizione di un’opera postuma, incompiuta e forse solo abbozzata, pubblicata dapprima in puntate nel 1936, l’anno stesso della morte, e poi edita in volume per i tipi Treves l’anno successivo. Cosima è il secondo nome del Premio Nobel, è dunque la sua vera identità, svelata in una sorta di memoriale scritto in terza persona e teso a recuperare il perché di un’esistenza, il suo andamento, la sua origine. Si tratta di un’autobiografia romanzata e purtroppo rivista e censurata dal figlio Sardus e dallo stesso Baldini. Sul finire di questo 2016, anno deleddiano per volontà della Regione Sardegna ( ricorre l’ottantesimo anniversario della morte e il novantesimo del Nobel), la casa editrice Edes ne ha proposta un’edizione critica epurata dagli eccessi correttivi.
Che cosa si andava a celare, a camuffare, a sminuire? Semplice! Tutto ciò che comunque trapela anche dalla lettura dell’edizione baldiniana. Ci si rende conto immediatamente che lo spazio e il tempo hanno potuto poco rispetto all’amore per la scrittura, a poco è valso nascere a Nuoro nel 1871, e di contro proprio quel destino spazio- temporale ha decretato il perché di tutta la scrittura deleddiana che è profondamente intrisa nella terra di appartenenza.
Se si riesce a superare la ruvidezza di un’opera postuma, queste pagine possono essere godute come un documento sulla condizione femminile nella Sardegna di fine Ottocento e primi del Novecento, seppur in prospettiva di gran lunga privilegiata, la nostra autrice appartenendo ad una famiglia mista già avviata al processo di imborghesimento e dunque ben lontana da altri e più terribili destini.
E allora non si sarà molto lontani dai sogni giovanili, dalle speranze che animano il cuore, dai tremori che accompagnano le prime simpatie, non si sarà neanche tanto lontani da quelle delusioni cocenti che svelano l’intima essenza della famiglia di provenienza, le sue debolezze, i suoi limiti. Si scoprirà come si forma un animo esposto a miti, leggende, usanze, credenze, valori culturali che nella loro potenza distruttiva minano per sempre il cuore di chi se ne nutre; si vedrà anche come una giovane possa leggere questo bagaglio culturale trasformando l’onta in identità attraverso il necessario e doloroso passaggio del distacco, dalla propria famiglia, dalla tradizione, dalla terra, infine, di certo pagando lo scotto di sentirsi diversa, non uniformata, di sicuro colpevolizzata per il fatto di voler far valere il semplice diritto di autoaffermazione. Vale il Nobel anche solo per questo. D’altronde cosa si poteva pretendere da un una signorina sarda, bruttina, avvezza solo al dialetto, scolarizzata fino alla quarta elementare, immersa in una cultura profondamente maschilista? Brava Grazia!
“Sono nata in Sardegna, la mia famiglia composta di gente savia ma anche di violenti e di artisti produttivi, aveva autorità e aveva anche biblioteca ma quando cominciai a scrivere a tredici anni fui contrariata dai miei...” (dal discorso al conferimento del Nobel nel 1926).
Ecco perché è importante ricordarla, scoprirla, rileggere le sue opere.

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