L'onore di Roma L'onore di Roma

L'onore di Roma

Letteratura italiana

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280 d.C. Approfittando della deriva del potere di Roma, il governatore Bonoso, vittima della sua superbia e di una sconfinata ambizione, decide di tradire l'aquila e di costruire nelle Gallie un regno personale. Per conseguire i suoi piani non esita a muovere guerra ai Camavi, popolazione germanica colpevole di essersi dimostrata troppo fedele all'imperatore, stringendo al contempo preziose alleanze con diverse tribù barbare da sempre ostili al potere romano. Spetterà al legato imperiale Valerio Metronio, a capo della Ventiduesima legione, reprimere la ribellione e salvare l'onore di Roma, in un vorticoso giro di amicizie, alleanze e odi implacabili che coinvolge Romani e barbari, traditori e traditi.

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L'onore di Roma 2012-08-28 16:34:12 pirata miope
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pirata miope Opinione inserita da pirata miope    28 Agosto, 2012
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GRANDEZZE

GRANDEZZE
Difficile capire cosa effettivamente sia l’onore di Roma nel complicato contesto che il romanzo storico di Cervo sintetizza e dunque a quale virtù particolare alluda il titolo: probabilmente l’Urbe, come avviene nelle pagine dei grandi storiografi latini rappresenta uno Stato, basato sulla legalità e l’ordine, contrapposto alla tirannide e al banditismo della barbarie. Il romanzo si riferisce in effetti ad eventi documentati dalle fonti storiche che attestano le grandi difficoltà dell’aquila romana a tenere sotto controllo un territorio vastissimo e incontrollabile: siamo nel 280 d.C, .l’imperatore Probo è in Oriente a combattere gli Isauri, le zone più calde d’Occidente, ovvero le Gallie, sono in subbuglio, in balia di mediocri aspiranti alla porpora imperiale, nonché di bande di briganti assiepati sulle montagne. L’arduo incarico di far fronte a una situazione esplosiva viene affidato al legato imperiale e alla sua Ventiduesima legione. In realtà Cervo con un stile di scrittura accurato nelle descrizione dei luoghi e preferendo alle derive sentimentale di eroi ed eroine l’illustrazione della condizioni di vita di villaggi e borghi apporta una felice variazione alle convenzioni del genere paralettario: è significativo che i nemici della legge, quali il beone Bonoso, proclamatosi imperatore per caso, e l’ambizioso Proculo restino sullo sfondo per emergere solo nel momento della caduta, relegati a puro sintomo della malattia dell’Impero. Ugualmente nell’ombra resta il campione della legalità, Valerio Metronio. Mentre i maschi sono lontani alle guida degli eserciti sono le loro donne, a vedere, con occhi più lucidi, la realtà e alle loro personalità complesse lo scrittore affida il ruolo di testimoni e vittime: Viturga deve difendersi contro la violenza del fratellastro bandito, la consorte del legato imperiale, la liberta Idelnia, affronta con coraggio il viaggio per portare la figlia fuori dalle guerra. E a fare il punto della situazione vi è il filosofo Marsilio che nella pause dell’azione inserisce riflessione da letteratura alta: a lui le vette delle montagne raccontano “dell’incredibile piccolezza, e, ,insieme, dell’ineffabile grandezza di tutto ciò che è umano”

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L'onore di Roma 2011-02-03 09:59:24 dmcgianluca
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dmcgianluca Opinione inserita da dmcgianluca    03 Febbraio, 2011
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L'onore di Roma

Un bel libro. Non manca nulla: azione, intrighi, passioni, intelligenza. Il tutto soppesato e calibrato a dovere, con equilibrio e senza strafalcioni; cosa non da poco. Le vicende sono verosimili e i personaggi si muovono in ambientazioni realistiche, ben descritte e ben calate nel periodo in cui si svolge il racconto. Non mancano piccole chicche storiche che fungono anche da divulgazioni didattiche. Questo sarebbe il terzo ed ultimo volume di una trilogia iniziata con "il legato romano". Io ho cominciato dalla fine ma non ho sofferto assolutamente la mancanza di riferimenti; questo romanzo potrebbe tranquillamente avere vita propria.

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L'onore di Roma 2010-12-28 09:18:58 barch76
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barch76 Opinione inserita da barch76    28 Dicembre, 2010
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L'onore di Roma

280 a.C.Dopo il fallito tentativo di Proculo di proclamarsi imperatore sulle Gallie,un altro legato,Marcello Bonoso avido,corrotto eroso dall'alcol,brama la porpora imperiale approfittando dell'assenza dell'Augusto Probo impegnato in una campagna an Asia,Bonoso stringe alleanze con i Bagaudi e i barbari al di là del Reno,e per l'ennesima volta l'ordine dell'impero vacilla.Il retore Marsilio,intelligente quanto coraggioso e altruista(probabilmente l'alter ego dell'autore),Il legato Stabiano,incorruttile e astuto,il capo bagaudo Barbaro crudele e sanguinario,fino ai servi,contadini,schiavi,sono essi protagonisti di vicende cruente,d'amore,odio,prove di coraggio e d'onore,in un susseguirsi continuo di colpi di scena.La solita capacità narrativa dell'autore,poi,fà di questo romanzo un piccolo capolavoro di intrattenimento e divulgazione storica.

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