A un metro da te A un metro da te

A un metro da te

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A Stella piace avere il controllo su tutto, il che è piuttosto ironico, visto che da quando è bambina è costretta a entrare e uscire dall'ospedale per colpa dei suoi polmoni totalmente fuori controllo. Lei però è determinata a tenere testa alla sua malattia, il che significa stare rigorosamente alla larga da chiunque o qualunque cosa possa passarle un'infezione e vanificare così la possibilità di un trapianto di polmoni. Una sola regola tra lei e il mondo: mantenere la "distanza di sicurezza". Nessuna eccezione. L'unica cosa che Will vorrebbe poter controllare è la possibilità di uscire una volta per tutte dalla gabbia in cui è costretto praticamente da sempre. Non potrebbe essere meno interessato a curarsi o a provare la più recente e innovativa terapia sperimentale. L'importante, per lui, è che presto compirà diciotto anni e a quel punto nessuno potrà più impedirgli di voltare le spalle a quella vita vuota e non vissuta, un viaggio estenuante da una città all'altra, da un ospedale all'altro, e di andare finalmente a conoscerlo, il mondo. Will è esattamente tutto ciò da cui Stella dovrebbe stare alla larga. Se solo lui le si avvicinasse troppo, infatti, lei potrebbe veder sfumare la possibilità di ricevere dei polmoni nuovi. Anzi, potrebbero rischiare la vita entrambi. L'unica soluzione per non correre rischi sarebbe rispettare a regola e stare lontani, troppo lontani, uno dall'altra. Però, più imparano a conoscersi, più quella "distanza di sicurezza" inizia ad assomigliare a "una punizione", che nessuno dei due si è meritato. Dopo tutto, che cosa mai potrebbe accadere se, per una volta, fossero loro a rubare qualcosa alla malattia, anche solo un po' dello spazio che questa ha sottratto alle loro vite? Sarebbe davvero così pericoloso fare un passo l'uno verso l'altra se questo significasse impedire ai loro cuori di spezzarsi?



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A un metro da te 2020-02-12 04:25:53 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    12 Febbraio, 2020
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Non avvicinarti tanto da toccarli

Will è ricoverato per una “cura sperimentale per il B. cepacia”. Stella è in attesa di trapianto dei polmoni. Quando i due ragazzi si incontrano nel medesimo ospedale, fanno scintille per via dei caratteri così diversi: lei è metodica (“Una lista di cose da fare?... Un metodo un po’ vecchiotto per una che crea app…”) e altruista, lui è cinico e provocatore. Basta scorrere i loro desideri su Roma. Quello di lei: “Vado al numero 27, Cappella Sistina con Abby” (Abby è la sorella). Quello di lui: “Mi accontenterò di fare sesso in Vaticano”.

Ma, come spesso accade, la diversità attrae e così le cose ben presto si complicano (“Sei una ragazza che sta morendo con il senso di colpa di un sopravvissuto. È roba da impazzire”) perché l’attrazione deve fare i conti con la malattia che entrambi patiscono: la fibrosi cistica (“Non avvicinarti tanto da toccarli. Per la tua e per loro sicurezza”).

Il romanzo appartiene al filone sconsigliato tanto agli ipocondriaci quanto ai teneri di cuore (ahimé, temo di appartenere a entrambe le categorie e certi romanzi stimolano la mia voluptas flendi), ma ha anche finalità divulgative su una patologia tragica alla quale la scienza non ha ancora trovato rimedi. Non oso pensare al film…

Giudizio finale – citazione: La malattia è un impedimento per il corpo, ma non necessariamente per la volontà. (Epitteto)

Bruno Elpis

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