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Álavaro, Sílvio, Ribeiro, Neto e Ciro. Cinque uomini della stessa generazione, cinque amici di lunga data che hanno vissuto l'epoca d'oro di Copacabana: la liberazione sessuale che regnava su una città edonista, l'esplosione della bossa nova, la vita come un'ininterrotta festa in spiaggia. Ma nulla dura per sempre: e così arrivano i tentativi di costruire una famiglia, i piccoli tradimenti, la solitudine. C'è chi viene lasciato dalla moglie perché si è arreso e ha rinunciato a vivere e chi invece si aggrappa a ogni eccesso. C'è chi ha tradito e chi è stato tradito. Ognuno dei protagonisti illumina con la sua storia un frammento dell'universo maschile: ne viene fuori un ritratto spietato, senza indulgenze, ma allo stesso tempo umanissimo, che solo una donna poteva dipingere. Con i suoi cinque ritratti incrociati, e Rio de Janeiro come sesto personaggio, Fine è un decamerone tragico e esilarante.



Recensione della Redazione QLibri

 
Fine 2016-03-22 07:20:11 Belmi
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3.0
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Belmi Opinione inserita da Belmi    22 Marzo, 2016
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Un argomento non semplice

L'attrice brasiliana Fernanda Torres per la prima volta si cimenta nella scrittura. "Fine" è il suo primo romanzo, ambientato nella sua città, Rio de Janeiro.

Cinque amici di lunga data sono i protagonisti. Troviamo Alvaro l'impotente, Neto il monogamo, Ribeiro sempre a caccia di vergini, Silvio il trasgressivo e Ciro l'infedele. Cinque amici che arrivano alla fine e riflettono sulla vita.

La Torres divide il romanzo in sei capitoli, dedicando i primi cinque a ogni protagonista. I capitoli sono brevi, legati gli uni agli altri e vanno a toccare l'intimità dei personaggi.

Ognuno di loro ha affrontato la vita come meglio credeva, arrivando alla fine e tirando le somme e ricevendo il giusto trattamento per le azioni compiute. Impossibile non far partecipare anche le varie moglie e figli a questo resoconto. La fine ci mostra i risultati.

La Torres utilizza un linguaggio schietto, spicciolo. Mostra una società insoddisfatta, anche nel pieno degli eccessi, sempre incompleta. Alla ricerca di qualcosa che inevitabilmente porta verso il tramonto. Con la domanda che aleggia nell'aria "Chi sarà il prossimo?".

Un libro che non lascia soddisfatti, che mi ha fatto storcere il naso e la bocca più volte. Non per il modo di scrivere, ma per la realtà che rappresenta. Uno scorcio sul mondo maschile che fa male. Su vite portate all'estremo oppure vissute in maniera apatica. In entrambi i casi, il risultato cambia poco, e l'amarezza resta.

La Torres, si è scelta un argomento davvero molto forte. Ha deciso di scrivere sugli uomini e su come affrontano la loro fine, andando a scovare vite che rappresentano in alcuni casi gli estremi della società. Ce ne lascia un'immagine non molto ottimistica. La sua scrittura per tratti ancora acerba mostra però un buono stile. E' diretta, spietata, maschile e riflessiva.

"Non faccio la raccolta differenziata, non riciclo niente, butto le cicche nel gabinetto, faccio lunghe docce calde e lascio il rubinetto aperto per lavarmi i denti. Chi se ne frega dell'umanità. Tanto non sarò qui a vederne la fine".

È una lettura che non consiglierei a tutti. Non è un racconto, è un romanzo diviso in più parti. Un libro tragico, reale e diretto.

Buona lettura!

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