Narrativa straniera Racconti Scrittori dal carcere
 

Scrittori dal carcere Scrittori dal carcere

Scrittori dal carcere

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Questa raccolta celebra il settantacinquesimo anniversario di PEN, l'associazione di scrittori che ha difeso personaggi come Vaclav Havel, Artur Koestler, Fedrico Garcia Lorca e altri che hanno dovuto affrontare il carcere, la tortura e persino la morte, per la semplice colpa di esprimere le proprie idee. Un'antologia che esemplifica uno dei più notevoli, e per lo più trascurati, generi letterari del nostro tempo: le opere di scrittori incarcerati per motivi politici. Le loro lettere, i diari, le poesie e i ricordi accompagnano il lettore attraverso l'esperienza della prigionia.



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Scrittori dal carcere 2014-11-09 11:39:07 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    09 Novembre, 2014
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Levi, Mangakis, Lorca: uomini e la detenzione.

«Il carcere è in sostanza limitazione di spazio compensata da eccesso di tempo» è questa la definizione con cui Josif Brodskij dà avvio alla sua prefazione dell'opera. Un breve incipit, forse, ma che in sé racchiude tutto il senso della realtà della reclusione e pertanto si afferma come estremamente significativo.
“Scrittori dal carcere” è un'antologia contenente le “voci” di autori incarcerati per motivi politici. E' un escursus nell'universo della detenzione concentrata nell'arco di tempo del ventesimo secolo, è una testimonianza di coraggio e di resistenza dell'uomo privato della sua umanità per essere sottoposto a condizioni di vita opinabili. La realtà che viene descritta è ancora oggi percepita come anomala nella comunità sociale che difficilmente riesce a percepire il carcere come un'entità tangibile, nello specifico pone la sua attenzione sul binomio sofferenza-resistenza . L'unica colpa di personaggi quali Vaclav Havel, Arthur Koestler, Federico Garcia Lorca, Irina Ratushinskaja, Ghiannis Ritsos, Wole Soyinka e altri, è quella di aver espresso le proprie idee. Le conseguenza di questa libertà di pensiero? Il carcere, la tortura e, nei migliori dei casi, la morte. E come può un letterato descrivere un'esperienza così traumatica non determinata dall'aver commesso un reato quale un omicidio o un furto bensì una semplice manifestazione del pensiero se non con la scrittura?
Ormai giunta al settantacinquesimo anniversario di PEN, l'antologia raccoglie le lettere, i diari, le poesie e i ricordi della prigionia mostrando al lettore tanto gli aspetti quotidiani di questa (dalla pulizia alla solitudine) tanto i sogni e le paure. Nella meditazione fra la morte e la libertà il lettore è catapultato in una dimensione celata agli “occhi del mondo esterno” ed è portato a riflettere sulla sopraffazione dell'uomo, sulla solitudine della cella, sul coraggio della dignità umana.
Fondato nel 1921da Amy Dawson, meglio nota come “Saffo”, il Pen (Poets, Essayist, Novelist – ovvero “Poeti, Saggisti e Narratori”) nasce con radicata in sé l'idea di internazionalismo dell'universo letterario e con lo spirito di accogliere scrittori stranieri in visita a Londra. Da questo primo obiettivo si è poi dedicato ad offrir rifugio agli esiliati, perseguitati e fuggitivi durante i regimi dittatoriali e ad osservare con occhio critico le varie fasi storiche del 1900 (basti pensare che la partecipazione effettiva della Russia si è concretizzata e fu resa possibile solo nel 1988). Fra le sue varie attività il Pen ha deciso di dar spazio agli scritti sul carcere in primo luogo per omaggiare ciò che tali uomini hanno vissuto e testimoniato (in epoche che che mai dovrebbero essere dimenticate) ed in secondo luogo per ripercorrere un genere dal punto di vista letterario.
Chi affronta un testo del genere deve essere inoltre consapevole che nonostante alcuni brani siano stati scritti da personalità di indubbia capacità, difficilmente vi troverà una forma elaborata caratterizzata da metafore, immagini o esperimenti linguistici poiché lo stile semplice e non pretenzioso è preferito da questi artisti in quanto più idoneo a descrivere la realtà dai medesimi vissuta. Sono racconti freddi e calmi, caratterizzati da candore e onestà perché solo essendo scrupolosamente fedeli a quel che nel concreto è la “carcerazione di tipo politico”, e dunque riferendo il “campo d'azione” a quella reclusione usata per controllare e fermare il dissenso, il lettore potrà avere ben chiaro in cosa essa consiste.
E' un'opera di riflessione che può suscitare critiche e approvazioni, sicuramente ci sarà chi penserà che le carceri è un bene che esistano, altri che obietteranno che sono oramai strumenti che non hanno più ragione d'essere e che necessari sono altri metodi, altri ancora sosterranno che i detenuti sono criminali e che dunque una volta dentro le mura del penitenziario dovrebbero essere buttate via le chiavi, altri ancora sosterranno che tanto oramai nessuno viene più punito per i crimini che commette e dunque non è più comminata la pena della reclusione carceraria etc etc ma quello che deve essere evidenziato è che nel caso di specie non si parla di una qualsiasi carcerazione, si riferisce a quella operata nei confronti di chi si oppone ad un sistema manifestando idee diverse dalla massa e non, dunque, di criminali “comuni” e della conseguente effettività della pena.
Lo scopo di questo breve libricino è la riflessione su uno strumento che nel concreto per chi fa parte “del mondo fuori” è solo immaginabile perché intangibile e pertanto resta un qualcosa di atipico, si sa che esiste ma non se ne può concretamente comprendere ciò che veramente è. Comprende inoltre scritti di personalità autorevoli quali Primo Levi. E' una considerazione sul non-luogo del carcere in relazione all'umanità dell'individuo.

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