Narrativa straniera Racconti Una lezione d'ignoranza
 

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Una lezione d'ignoranza

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Il signor Malaussène per questa volta non è stato chiamato all'ufficio reclami, bensì alla prestigiosa Università di Bologna in occasione del conferimento della laurea ad honorem in pedagogia nel marzo 2013 al suo geniale, pungente e ironico creatore: Daniel Pennac. E chi meglio di uno scrittore come lui, che ha sempre vissuto per e con i libri, la lettura e l'insegnamento, nonostante il suo curriculum scolastico che lo bolla come pessimo allievo, ha potuto meritarsi questo prestigioso riconoscimento? Affabulatore intelligente e mai scontato, che parla alle menti e anche ai cuori, Pennac segnala una volta di più in questa lectio magistalis l'importanza dei "passeur", di coloro che con generosità e passione regalano il piacere della lettura e l'amore per la conoscenza.



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Una lezione d'ignoranza 2019-02-12 14:57:39 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    12 Febbraio, 2019
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La forza dei Passeur

Era il marzo del 2013 quando a Daniel Pennac, presso l’Università di Bologna, veniva conferita la laura ad honorem in pedagogia. Ed è proprio durante questa occasione che il francese, autore del ciclo dedicato ai Malaussène, dona al suo pubblico la Lectio Magistralis intitolata, e poi trasposta in questo piccolo libriccino di appena sessanta pagine, “Una lezione d’ignoranza”.
Oggetto del suo discorso non è altro che l’importanza che nel corso degli anni di studio ha l’incontrare persone che siano “capaci di cambiarci la vita”, e cioè quei professori che abbiano qualità speciali perché in grado di suscitare gratitudine, intesse, curiosità. “Speciali” perché hanno il dono di incarnare la loro materia, perché mentre per gli altri questa non è altro che un qualcosa da insegnare a un uditorio che si limitano a guardare con disappunto poiché ritenuto incapace e inadatto a riceverlo quell’insegnamento, per questi insegnanti speciali quell’uditorio è in grado di condividerlo il loro entusiasmo, di assimilarlo. Queste persone, cioè, sono quelle persone che ci hanno fatto sentire grandi, trattandoci con pazienza e credendoci capaci di assorbirlo quel sapere per farlo nostro.
A questa prima categoria degli “indimenticati”, Pennac affianca altre figure che sono: i pedagoghi e i demagoghi, i guardiani del tempio e infine, i passeur.
Mentre il pedagogo nutre “la nostra solitudine ontologica con un sapere proteiforme” riuscendo a dischiudere la nostra curiosità e la nostra sete di sapere, stimolando il nostro spirito critico sino a renderci individui pensanti, il demagogo approfittando del sentimento di solitudine suscitato dai nostri fallimenti, dalle nostre insicurezze, carenze, insoddisfazioni, pene e paure, sostituisce il dogma allo spirito critico, la cieca convinzione al dubbio, i diktat indiscutibili a una pedagogia misurata e soprattutto, “addita il colpevole ponendosi come vendicatore inviato dalla provvidenza”. Così facendo, viene indicata la via più facile e si instaura un meccanismo in cui si tenta di attirare chi è paralizzato da questo timore di fallimento o vergogna.
I guardiani del tempio sono invece coloro che rivestono un ruolo, un atteggiamento e non una funzione. La lettura viene ridotta a conoscenza e la conoscenza finisce con l’essere considerata niente più che una proprietà privata in cui il posto del custode è garantito vita natural durante. Detta categoria è facilmente riconoscibile in tutti coloro che decretano la cultura asservendola ai loro scopi, quasi prendendola in ostaggio. Sono gli arbitri, i detentori del sapere sacro.
Infine, ci sono loro, i passeur che non rivestono un ruolo. Loro sono i curiosi di tutto, che leggono di tutto, che non hanno la pretesa di accaparrarsi niente e che trasmettono il meglio di sé in tutti coloro che incontrano e conoscono. Sono i genitori che non pensano soltanto ad armare i figli di letture utili a farli laureare al più presto ma che al contrario cercano di renderli lettori di lungo corso, sono i professori di lettere la cui lezione fa venir voglia di correre in libreria o in biblioteca, i librai che insegnano ai giovani lettori a girare tra gli scaffali spaziando tra i generi, gli universitari che non vogliono formare soltanto “chirurghi della letteratura” ma anche “stimolatori della coscienza”, i bibliotecari che raccontano i romanzi che si trovano tra i loro ripiani, gli editori che si rifiutano di investire soltanto in collane di best seller, i critici letterari che leggono di tutto invitando a conoscere il giovane romanziere o drammaturgo, il lettore “la cui biblioteca contiene solo pessimi romanzi o saggetti di quart’ordine, perché i libri migliori li ha prestati e nessuno glie li ha restituiti”.
Ed è proprio ai passeur che sono capaci di renderci guardiani del tempio che Pennac deve tutto. Lui che non era certo tra gli studenti più brillanti e che anzi era considerato tra gli allievi peggiori, ha avuto la fortuna di incontrarli e non incontrarli questi docenti unici nel loro essere e così ha potuto far propri quegli insegnamenti che lo hanno plasmato come uomo e come scrittore, sino a renderlo quel che oggi è.
“Una lezione di ignoranza” conquista il conoscitore invitandolo a coltivare e alimentare la sua brama di sapere e ancora, lo invita, a guardarsi indietro per riscoprire quei passeur, quegli indimenticati, quei guardiani del tempio, quei pedagoghi e demagoghi che hanno solcato il suo sentiero di vita. Un libro di breve e di rapida lettura, forse, ma indimenticabile.

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