Battle Royale Battle Royale

Battle Royale

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Dal 1947 ogni anno una classe di quindicenni delle scuole superiori giapponesi viene scelta per partecipare al Programma: intrappolati su un'isola deserta, controllati tramite collari radio, i ragazzi sono costretti a uccidersi l'un l'altro o a essere uccisi. Finché non ne rimanga uno solo... Edito nel 1999, "Battle Royale" è un bestseller assoluto in Giappone, il libro più venduto di tutti i tempi; diventato fenomeno di culto, ha ispirato celebri film, manga sceneggiati dallo stesso Koushun e videogiochi. Scritto con uno stile insieme freddo e sanguinoso, "Battle Royale" viene tradotto direttamente dal giapponese con un'importante operazione editoriale.



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Battle Royale 2014-12-29 13:33:39 Riccardo76
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Riccardo76 Opinione inserita da Riccardo76    29 Dicembre, 2014
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Una chiave socio-antropologica

Il romanzo distopico, Battle Royale, narra le vicende di una classe di 40 ragazzi sorteggiati per partecipare all'annuale Programma di un ipotetica Repubblica della grande Asia dell’Est. Il Programma prevede che i ragazzi si scontrino fino a quando uno solo rimarrà vivo. Un romanzo molto crudo e avvincente, l’autore è bravissimo a tenere alta l’attenzione nonostante le oltre 660 pagine, ci si può sicuramente appassionare ed affezionare ai protagonisti.
Takami dimostra una fervente fantasia nel trovare modi sempre diversi di far morire i personaggi, ha inventato regole del gioco cruente e cervellotiche, ha l’indiscusso merito di aver dato il via e l’ispirazione per altri romanzi molto simili a Battle Royale; Hunger Games è palesemente ispirato a questo romanzo.
Imperdibile per gli amanti del genere è sicuramente un grande spunto mediatico, da questo libro sono nati un film e una serie di manga. Romanzo decisamente lontano dal genere che prediligo, ma che non mi è dispiaciuto affatto leggere fino alla fine.
Visto da un punto di vista sociologico e antropologico è sicuramente significativo, mette in evidenza come un essere umano possa reagire posto di fronte alla necessità di sopravvivere.
Non dimentichiamoci, e l’autore lo sottolinea diverse volte, che questi ragazzi fanno parte della stessa classe, e che in molti casi si conoscono fin dall'infanzia. La diversità di comportamenti dei ragazzi è molto indicativa e spazia dalla follia pura al più alto livello di compassione e carità.
Credete realmente che sia pura e semplice invenzione? Io credo semplicemente che sia un modo come un altro per descrivere quello che purtroppo, sempre più spesso, avviene nelle continue guerre civili che affliggono diversi popoli del nostro pianeta. Anche grazie a questa chiave di lettura ritengo di poter valutare positivamente questo romanzo.
Un libro che mi sento di consigliare principalmente agli amanti del genere, ma che credo possa essere apprezzato anche da chi non ami particolarmente il genere, ritengo che sia scritto molto bene.
Attenzione però, ricordo che si tratta di un libro molto violento e non adatto a persone particolarmente sensibili o particolarmente giovani.

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Battle Royale 2014-10-08 12:45:44 F.Angeli
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F.Angeli Opinione inserita da F.Angeli    08 Ottobre, 2014
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HUNGER ROYALE

Battle Royale è uno dei libri pilastri di molti dei libri young adult che spopolano oggi. È infatti con esso che si espande a chiazza d'olio il tema della sopravvivenza, ripreso poi da Hunger Games.

In una scuola media giapponese vengono rapiti più di 40 ragazzi, per costringere a farli combattere tra di loro. Perché? Per il "Programma", uno show di cui non viene detto molto. Durante il corso del programma verremo a conoscere le storie dei ragazzi partecipanti al gioco, i loro ultimi istanti di vita, e i loro tentativi di sopravvivenza. A raccontare la storia sarà un narratore onnisciente, che si impersonerà nei personaggi per raccontare ciò che vivono, i loro ricordi, e le loro percezioni, fatto in un modo eccessivamente freddo meccanico in alcuni passaggi. Di tanto in tanto interverrà per fare commenti sadici su ciò che accade ai protagonisti, forse pensieri di un qualche spettatore riportati al momento giusto.

Battle Royale colpisce per la sua varietà di personaggi, i quali useranno approcci diversi per tentare di sopravvivere. Avremo coloro che parteciperanno alle regole del gioco, e molti che non lo faranno. Toccanti tentativi di far gettare le armi, di alleanza, e di sopravvivenza fanno riflettere e trasformano la lettura in una coinvolgente cronaca, cronometrata da un incessante conteggio dei numeri di partecipanti rimasti a ogni fine capitolo. Finale un po' prevedibile per l'impianto narrativo usato da Takami, non ci vuole molto a indovinare chi uscirà vincitore dal gioco.

Battle Royale è uno dei libri giapponesi più venduti di tutti i tempi, ma non l'ho letto per questo. Il motivo è stato la critica di plagio che ha ricevuto Hunger Games. E devo dire che è vero. Il libro della Collins è simile a Battle Royale in una maniera incredibile: stessa situazione di sopravvivenza, evoluzione del gioco e finale molto simili tra di loro. Provare per credere.

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Battle Royale 2014-09-12 13:27:44 controluce
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controluce Opinione inserita da controluce    12 Settembre, 2014
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JAPAN GAMES

Questo è il romanzo più venduto di sempre in Giappone.

In breve.

Un capolavoro pulp, un susseguirsi studiato di violenza spinta all’eccesso, un “Hunger Games” crudo e duro come il cemento, un mix di ansia e suspense, un ritratto dell’anima umana più nera e cinica. Il trionfo del distopismo e del sadismo.
Partendo dall’inizio cos’è Battle Royale?

La storia è ambientata nel 1997 in un mondo politicamente diverso dal nostro, nella Repubblica della Grande Asia dell’Est, nel “nostro” Giappone, per intendersi. 42 studenti della classe terza B della Scuola media di Shiroiwa partono per una gita e si ritrovano, loro malgrado, ad essere i partecipanti del Programma.
In quello che tutti nella Repubblica della Grande Asia dell’Est sanno essere un gioco di sopravvivenza organizzato annualmente dal governo, non ci sono elementi fantascientifici, non ci sono navicelle ipertecnologiche, mostri famelici, magie o superpoteri. Ci sono dei comuni ragazzini.
Emozioni come paura, amore ed istinto di sopravvivenza si mescolano pericolosamente, la normale etica viene presa a pugni, annegata per poi riemergere e fare rapide boccate di speranza.
Voglio utilizzare una frase scritta da Takami all’inizio del libro, la dedica del suo lavoro, trasformandola in un invito alla lettura, ovvero :

“Questo libro è dedicato a tutte le persone a cui voglio bene. Anche se è possibile che non lo apprezzino”

Io, quindi, concludo scrivendo:

Questo libro lo consiglio a tutti gli amici di QLibri, anche se è possibile che non lo apprezzino.

Credo non sia solo modestia l’affermazione di Takami, ma sicuramente consapevolezza del “potere” della sua opera.
Il libro più letto di sempre in Giappone.

Buona lettura.

Controluce

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Hunger Games! Hunger Games??
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Battle Royale 2014-04-18 18:03:39 matteo
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Opinione inserita da matteo    18 Aprile, 2014

Battle royale

Battle Royale è un buon libro, nonostante sia molto crudo e troculento. Questo libro si può definire come la quinta essenza della violenza, ma descritta nell'insieme in maniera molto dettagliata e chiara. Alcuni opinionisti ritengono che il libro sia povero nella descrizione della psicologia dei personaggi, ma a mio parere non è vero dato che soprattutto nella parte iniziale l'autore indaga nell'animo dei protagonisti della vicenda, trasmettendo al lettore le loro caratteristiche principali e la loro indole. Non vi nascondo che vedere i personaggi morire uno per uno è straziante, ma ad ogni morte di un personaggio il libro carica il lettore di assuefazione. Libro non consigliato ai deboli di cuore.

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Battle Royale 2013-01-02 21:50:43 genesis97
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genesis97 Opinione inserita da genesis97    02 Gennaio, 2013
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Battle Royale

Questo libro è stupendo. Lo ammetto, forse questa frase non è molto adatta per iniziare una recensione, però non posso fare altrimenti. Se di media infatti scrivo una breve presentazione del libro con uno schema generale della trama, in questo caso mi è impossibile. Questo perché sicuramente se seguissi il "metodo tradizionale", finirei per annoiare. Non perché la storia sia noiosa, tutt'altro, ma perché mi dilungherei troppo e magari finirei per "spoilerare" diverse cose. Mi limiterò quindi solo a dire le mie impressioni sull'opera.
So che diverse persone non condivideranno la mia opinione, chi per un motivo chi per un altro, anche se probabilmente la maggior parte per la violenza quasi eccessiva che troviamo nelle pagine. Se infatti devo trovare un difetto è questo: la violenza. Certo per me non è stato così. Non che rimanessi impassibile leggendo le accurate descrizioni delle morti degli studenti protagonisti. Ritengo però che l'autore abbia usato la violenza (o forse è meglio dire la crudezza) per spingere a riflettere ancora di più. Uno dei punti dei forza del libro è infatti il suo saper far riflettere. L'autore infatti scrive nelle pagine dei pregi e dei difetti dell'uomo, ma ancor di più sottolinea l'orrore che si prova nel vivere in un regime totalitario (la Repubblica della Grande Asia, nazione dove si svolgono le vicende, si trova infatti in questa situazione). Vorrei proprio sapere chi riesce a rimanere passivo di fronte a queste tematiche...
gli altri pregi del libro si possono riassumere in due punti: il coinvolgimento e le emozioni che suscita.
Del primo che dire? Ogni personaggio, anche i secondari, viene descritto accuratamente e in modo differente dagli altri. Si arriva quindi ad immedesimarsi in questi ragazzi o perlomeno a provare simpatia per loro, domandandosi allo stesso tempo cosa si sarebbe fatto al loro posto.
Riguardo alle emozioni che suscita, devo dire, che sono veramente pochi i libri che nonostante la tensione delle vicende riescono a far rattristire o sorridere.
Libro quindi straconsigliato a meno che non odiate profondamente la crudezza nelle storie

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Battle Royale 2012-05-18 08:14:05 joshua65
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joshua65 Opinione inserita da joshua65    18 Mag, 2012
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Japanese whispers

Kurosawa, Nagatomo, Kawasaki, Fujiyama, Hirohito, Yamamoto. Si, sono proprio le prime parole che mi vengono in testa quando mi dicono di pensare al Giappone, come quando mi chiedono “conosci il francese?”, “Oui, Je suis Caterine Deneuve!”.

La sintesi dell’ovvio, o la tuttologia in una scatola di fiammiferi, scatta subito alla parola Japàn, con l’accento sulla a. Il Giappone per me è un mistero, ma un mistero noioso, che non ti fa venire voglia di svelarlo. Piuttosto lo lascio dentro un cofanetto impolverato.

Per cui: “senso di nausea”, quando vedo mia figlia leggere i manga al contrario e poi impilarli ordinati negli scaffali della sua libreria, sempre più colorata e stracolma. Per me, cresciuto ad Alan Ford e Dare Devils, Goldrake e Heidi (che poi come facevano ad essere realizzati in Giappone? così diversi, eppure …), non resta che andare via rapidamente. Perplesso.

Tenta e ritenta, l’ultima volta sono uscito dalla stanza con “Battle Royal”, forse perché è un libro, o più probabilmente perché esortato dall’ennesimo: “Papà, leggilo!”

Infatti, “Battle Royale” è un best seller assoluto, è un libro cult che ha ispirato diversi manga e videgiochi. Inizia alla grande con quarantadue ragazzi confinati in un’isola che sono costretti ad uccidersi tra loro, il superstite vince. E la battaglia (o il gioco, se volete) si scatena subito, cattiva, violenta, assurda. Richiama immediatamente al “Signore delle Mosche” o a “1984”, sviluppandosi freneticamente e scandita tragicamente dal numero di studenti rimasti, riportati alla fine di ogni capitolo. Alcune morti sono efferate, altre improbabili, altre ancora casuali, tutte quante però descritte dettagliatamente.

Follia allo stato puro, direte? Forse sì. Oppure no. Perché quando ti allarghi troppo, caro Takami, poi rischi di esagerare, vanifichi la dirompenza del messaggio, rischi di non trasferire drammaticità, mantenendo la trama troppo distante dal lettore, e forse anche troppo assurda.

E’ un libro che ha ispirato diversi manga, dicevamo, e forse questo è il suo limite, dopo seicento e passa pagine, rimani un po’ così, come quando mangi sushi con molto appetito. Capolavoro o “boiata pazzesca?”

Voglio salvare qualcosa però. Tengo per me le riflessioni che mi hanno accompagnato durante la lettura. “Ma chi sono io? Shuya o Shogo? Shinji o Yutaka? “La migliore risposta la da, per me, Mitsuko a Hiroki:

“Le persone buone sono così. Ma anche tra loro ci sono quelle che possono diventare cattive. Altre invece finiscono per restare buone tutta la vita. Tu sei una di queste”

Sayonara

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Il signore delle mosche, 1984 e vorrebbe leggere Hunger Games
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Battle Royale 2012-05-07 07:01:58 piero70
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piero70 Opinione inserita da piero70    07 Mag, 2012
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Ansiogeno

Durante la lettura di questo libro ho attraversato parecchi stati d'animo contrapposti tra loro, cosa che mi mette un po' in difficoltà nel recensirlo.
Ciònonostante ci provo.
Appena iniziato a leggere mi pareva di essere entrato in un incubo ad occhi aperti, la "realtà" di questo libro mi opprimeva. Il mio cervello continuava a rifiutare quello che stavo leggendo.
Non stento a dire che ho faticato parecchio ad andare avanti all'inizio, quasi la mia coscienza si riufiutasse di credere a quello che leggeva.
Poi, man mano che l'incubo continuava, pur restando sottopelle sempre un sottilo senso di disagio, è subentrato il desiderio di sapere come andava a finire, lasciando poi il posto ad un incomprenisbile senso di ottimismo verso la fine, come se i miei sensi si fossero assuefatti a tanta violenza, a tanta crudeltà.
Probabilmente ho compiuto lo stesso percorso emotivo dei protagonisti, ed è questa la peculiarità di questo libro. C'è la storia dei protagonisti ovviamente che ci accompagna per tutta la trama, ma c'è anche un numero notevole di sottotrame.
Tante quanti sono gli alunni costretti in questo macello all'aria aperta.
E l'autore riesce a dare una connotazione perfetamente plausibile ad ogni azione di ciascuno di loro, al loro modo di affrontare la situazione, ben sapendo che, tra tutti i quarantadue partecipanti, sicuramente noi lettori avremmo trovato il nostro corrispettivo di carta.
Io alla fine l'ho trovato. E non fa una bella fine. Si tratta dell'ingenuo studente che fa scudo del proprio corpo per salvare la vita alla ragazza da cui viene irretito. Certo. Perchè in questa delirante discesa agli inferi ciascuno attinge alle proprie forze, fa leva su quello che l'istinto gli suggerisce. Che sia il cervello, la forza o il proprio corpo.
Alla fine nessuno ne esce senza macchia.
Un libro denuncia di tutti i totalitarismi travestito da videogame, e proprio per questo forse più comprensibile e devastante dei suoi grandi predecessori.
Game over? Vedremo!
Lo consiglio senza dubbio!

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Battle Royale 2011-09-22 14:07:44 kobe
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kobe Opinione inserita da kobe    22 Settembre, 2011
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Born to run

Molte amicizie, di quelle vere, profonde, sincere e durature nascono tra i banchi di scuola. Spesso per chi ha condiviso ore e ore in classe insieme, anche se poi si perde di vista e si rivede dopo tantissimi anni, è come se non si fosse mai lasciato.
Almeno così credevo fino a Battle Royale: tutti contro tutti…il tuo peggior nemico potrebbe essere proprio il tuo compagno di banco.

Ogni anno una classe di terza media viene letteralmente rapita e portata su un’isola dove è costretta a partecipare ad un gioco ideato dal Governo della Repubblica della Grande Asia dell’Est, in cui gli alunni devono uccidersi a vicenda finché non ne rimane uno. E per evitare che scappino o si accordino per non giocare, sono dotati di un collare che esplode se non muore qualcuno ogni 24h.
Tutti devono scappare: dalle zone vietate, dai propri compagni, dalla paura che li pietrifica, da se stessi.
Il vero scopo del gioco è quello di minare la fiducia nel prossimo, nel futuro, nell’amicizia, nella possibilità di “cambiare le cose”. Se la gente capisce che non ci si può fidare di nessuno, allora sarà più semplice tenerla soggiogata, impedendo che pensi ad organizzare una rivolta. È questo il motivo per cui il vincitore viene ogni anno “glorificato” in televisione: tutti devono sapere che i ragazzi si sono uccisi a vicenda.

In molti lo hanno paragonato a 1984 di Orwell. Vi sono indubbiamente delle analogie, ma anche alcune differenze di fondo. In 1984 la denuncia dei regimi totalitari è potente, assolutamente centrale e presente in ogni pagina. In BR invece la storia che ti prende di più è legata ai ragazzi, alla spietatezza che la paura di morire può tirare fuori anche in soggetti miti, a come ci si può sentire quando a fine giornata da un megafono una voce scandisce l’elenco dei tuoi compagni uccisi. Come è possibile? Sarò io il prossimo?
Quello che ti fa riflettere maggiormente non è tanto l’assurdo gioco imposto dal Governo, quanto le diverse reazioni da parte degli alunni.
In 1984 finisci per appassionarti al messaggio di ribellione nei confronti di una sottomissione che è socio-culturale prima che politica; in BR finisci per appassionarti ai singoli ragazzi, alle loro storie, al modo in cui ciascuno reagisce ad una situazione agghiacciante. Ti senti uno di loro. Corri, ti nascondi, stai in ascolto di ogni minimo rumore, pensi e ripensi dietro quale volto si può nascondere un assassino e con chi invece ti potresti alleare, ti domandi se è tutto vero e se ne uscirai mai vivo.
Amicizie che muoiono (ahimè nel senso letterale del termine) ed altre che nonostante tutto nascono ed esplodono con la forza prorompente di un fiore che si fa largo nell’asfalto. Come dire, anche in circostanze drammatiche del tipo “mors tua vita mea” possiamo trovare qualcuno su cui contare, qualcuno che è disposto ad aiutarci a costo della propria vita.

Ed in effetti alla fine la domanda di fondo non può che essere: davvero l’uomo in una situazione del genere calpesterebbe i propri valori per sopravvivere? Davvero perderebbe la fiducia in un amico e sarebbe disposto ad ucciderlo per paura che se non lo facesse sarebbe prima lui a farlo?
Un libro davvero intenso, che ha un grandissimo pregio: fa riflettere.
Onestamente non sono riuscito ancora a capire se il messaggio principale sia riconducibile all’homo homini lupus di hobbesiana memoria o se invece voglia dar voce alla forza della solidarietà, dell’indipendenza, al desiderio di combattere e lottare contro qualsiasi costrizione che annienti la propria libertà.
Sono ancora qui che ci penso e questo lo ritengo un fatto positivo.


P.S: il titolo della recensione è quello di una canzone di Bruce Springsteen citata nel libro (un omaggio peraltro al mio cantante preferito!!!)

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Battle Royale 2011-09-12 21:46:55 FFmaster
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FFmaster Opinione inserita da FFmaster    12 Settembre, 2011
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Quella strana creatura chiamata "Uomo"

Sono alla mia prima recensione sul sito e devo dire che recensire BR non è facile. Sicuramente questo è un libro che o si ama alla follia o lo si odia a morte.Sicuramente alcune situazioni incredibilmente paradossali possono invogliare a farsi una grossa e grassa risata contro l'autore che vuole far passare dei super geni per quindicenni.Sicuramente,i voti che inevitabilmente si danno allo stile e al contenuto non rispecchiano sufficientemente l'esperienza complessiva che si "vive" leggendo il libro.Sicuramente questo è un libro adatto a chi,come me,è affascinato dalla cultura orientale,non solo da un punto di vista artistico e letterario,ma anche sociale....Ma soprattutto sicuramente questo libro mi ha letteralmente stregato.Dal momento in cui l'ho chiuso non ho fatto altro che andare in giro per il web per sapere cosa ne pensasse la gente!
Nella sua semplicità Battle Royale pianta un piccolo seme nella mente del lettore,che da parte sua non puo fare a meno,ogni 2 pagine di chiedersi "io cosa avrei fatto?"...all'inizio. Si,perchè ad un certo punto,neanche il lettore si stupisce più delle reazioni primordiali e violente dei protagonisti,si è calati completamente nella situazioni ormai da veterani di guerra già dalla centesima pagina e sorprendentemente non si puo far altro che pensare a quella strana creatura chiamata uomo,e a quanto sia reale il fatto che ognuno di noi,ha dentro di se una bestia che prima o poi,è solo una questione di tempo,sceglie per noi che è meglio cacciare che essere cacciato,se messo alle strette da un sistema sociale senza via d'uscita! a meno che...

Battle royale non è solo un libro "splatter",esso invita realmente a riflettere sulle implicazioni di ciò che accettiamo come "Darwinismo sociale"(termine meraviglioso,permettetemelo)e non fa altro che "sbatterti in faccia" la realtà,sta a noi reagire da civili o da bestie e,credetemi,sarete disposti ad accettare di buon grado qualsiasi soluzione.


Società=Sopravvivenza=Guerra=Solitudine...la soluzione a questa semplice relazione? Andate a scoprirla nel libro!

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Battle Royale 2010-12-29 11:20:03 faye valentine
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faye valentine Opinione inserita da faye valentine    29 Dicembre, 2010
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Darwin con gli occhi a mandorla

Terminato stanotte, nonostante mi si chiudessero le palpebre ad ogni riga, ho tenuto duro perché volevo sapere... e ora ho le dita che fremono perché non vedono l'ora di scriverne una recensione!
Bello, bello, bellissimo libro! Proprio quel che mi serviva in questo momento: una lettura che mi catapultasse in un mondo realistico ma ad anni luce dalla mia realtà quotidiana.
Un'isola deserta (non immaginatevi un paradiso in stile "Lost" e il solito racconto alla "Robinson Crusoe": si tratta di un'isola evacuata appositamente per ospitare il Progetto), 42 studenti di diversa estrazione sociale, un Dittatore, un Governo, un manipolo di guardie, una lotta spietata fino all'ultimo sangue. Tutto questo è “Battle Royale”, ma è anche tanto altro: un'indagine sociologica, uno spaccato di realtà vista attraverso gli occhi a mandorla di tanti ragazzini così diversi da come siamo stati ragazzini noi, una riflessione sull'asprezza della società e sulla difficoltà dei giovani d'oggi ad emergere, ad affermare le proprie convinzioni ed i propri valori, a sfuggire dalle facili ed erronee conquiste, ad evitare di sbandare. Se poi ci poniamo a riflettere sugli Organizzatori, sul Dittatore e sul Governo, altri numerosi spunti di riflessione accalcheranno i nostri pensieri: come ci si può ridurre a governare in questo modo? come si è potuto arrivare ad un grado di violenza così alto nella storia? ci troviamo ad un punto di non ritorno??
Il libro ci parla di un Gioco: una volta catapultati a loro insaputa sull'isola di cui dicevo, i 42 componenti della classe 3^B della scuola media di Shiroiwa hanno un unico scopo: lottare ed uccidere i compagni fino a che, come in un videogioco, ne rimarrà uno solo, il quale riceverà un'indennità a vita e un riconoscimento autografo del grande Dittatore. Il ritmo della narrazione farà sì che non troviate per nulla lungo e pesante nessun capitolo, fino ad arrivare a divorare, come ho fatto io, le 663 pagine di cui consta in romanzo. E quei nomi che all'inizio vi sembravano impronunciabili e impossibili da ricordare, diverranno i vostri compagni di viaggio attraverso le insidie dell'isola, le menti con cui confrontarvi e mettervi in gioco, i vostri nemici o beniamini. Ora che l'ho finito, personaggi come Shuya, Noriko, Shinji, Hiroki, Mitsouko, Shogo, mi mancano quasi, mi hanno lasciato ognuno qualcosa. La cosa affascinante del romanzo è innanzitutto la caratterizzazione di questi ragazzini (che, in fatto di esperienze di vita, ragazzini poi tanto non sono!!): breve ed essenziale, ma che riesce a creare un forte legame col lettore, per quanto sia per alcuni di essi davvero sommaria. Inoltre, devo dire che ogni personaggio mi ha colpito a suo modo, perfino quelli più violenti e spietati: qui troviamo un'altra pregevole dote dell'autore.
Insomma, Takami, ci fa vivere una versione videogame di 1984, ci fa sperare e soffrire, ci pone davanti agli occhi una violenza cruda, pulp e a tratti pure splatter, ma mai fine a se stessa e mai senza farci riflettere. Il romanzo è una metafora del darwinismo più feroce in salsa orientale, una secca critica sociale adatta ad ogni epoca, ma con una sfumatura terribilmente aspra su quella a noi contemporanea.
Non mi stupisco del fatto che sia un cult in Giappone: più bello de "Il signore delle mosche", meno complicato di "1984", è quello che avrei voluto leggere ne "L'isola dei segreti", è il romanzo che aspettavo e che adesso aspetta voi...

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"1984" di Orwell
"Il signore delle mosche" di Golding
"L'isola dei segreti" della Thomas
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