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Ballata dell'usignolo e del serpente. Hunger Games
 
Ballata dell'usignolo e del serpente. Hunger Games 2020-06-08 11:19:41 C.U.B.
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
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Contenuto 
 
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Piacevolezza 
 
4.0
C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    08 Giugno, 2020
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Gli Snow si posano in cima

Lucy Gray Baird si sistema con una mano i riccioli intrecciati a fiori selvatici ormai appassiti, sale sul palco con quel vestito scolorito a balze multicolore, che apparteneva a sua madre. Si muove lasciando che l’abito fluttui al ritmo della voce, mentre il pubblico ascolta in estasi e le telecamere zoomano.
Lucy che è ballata dell’usignolo e del serpente si infila tra le labbra un petalo della rosa che lui le ha regalato e lo mastica, pensando a quanto abbia il sapore dell’infanzia. Poi, zigzagando tra la folla, estrae una serpe dalla tasca e la infila nell’abito di chi la sbeffeggiava.
Il tempo della mietitura è ormai finito.
Lucy Gray è il tributo femminile del lontano Distretto 12 alla decima sessione degli Hunger Games, assegnata al giovane mentore Coriolanus Snow.

Quarto volume della serie, si tratta di un prequel che anticipa di molti anni quanto abbiamo vissuto nella trilogia. Sebbene in sinossi si parli ampiamente dei giochi, mi preme sottolineare quanto il focus del romanzo sia un altro, ossia la provenienza di quello che diverrà il ben noto presidente Snow.
Se l’aspettativa sbagliata uccide il libro più di quanto ottenga il tridente sull’uomo disarmato, non approcciatevi al romanzo nella speranza di incontrare l’opulenta Capitol City, né tanto meno i bulimici effetti speciali delle precedenti arene.
Siamo situati in un tempo poco distante dalla guerra, anche le casate più nobili vivono in ristrettezza. L’arena e’ un luogo ricoperto di macerie ed abbandonato a se stesso, niente clamore nei colpi di scena, nessuna tecnologia sbalorditiva. Gli Hunger Games sono in questo volume una lunga, misera performance che vi accompagnerà per qualche centinaio di pagine noiose, non ritrovatevi - come me- gatto a nutrirsi di una lisca di pesce.
Ciò premesso, la scrittura della Collins scivola comunque come acqua fresca sulle mani sudate e la prima metà del libro scorrerà senza faville ma pure senza pene. Il racconto riprende poi vigore e piacevolezza, cucendo con un robusto filo di nylon la figura di Snow.

Strattonata la logora coperta che serve da sipario, canto io canti tu cantano loro e l’eco delle ghiandaie che ripetono nel bosco la stessa strofa: “Verrai, verrai, all’albero verrai, di corda una collana, insieme a dondolare?”

Coriolanus Snow ha mai amato, ha mai avuto un amico fraterno, è mai stato capace di sacrificare il suo ego e provare empatia per gli uomini e le donne dei Distretti?
Gli Snow si posano in cima.

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