Narrativa italiana Racconti La gatta Arcibalda e altre storie
 

La gatta Arcibalda e altre storie La gatta Arcibalda e altre storie

La gatta Arcibalda e altre storie

Letteratura italiana

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Adriana Zarri - poetessa orante, teologa, donna libera, eremita comunicante condivideva con gli animali i sentimenti e anche le sofferenze, da quelle del leone obbligato nel circo a rinunciare alla sua maestà, fino al cappone o al toro delle corride, torturati per la nostra ingordigia o la nostra crudeltà. Al pari degli antichi considerava simbolo della contemplazione la civetta o il gufo, animali della notte che sono in grado di scorgere quello che gli altri non possono vedere. Questo rispetto e amore per gli animali - per i gatti, soprattutto, e, tra questi, per la sua gatta nera Arcibalda - costituiscono una forma elevata di "ecologia", che è un'apertura a quella grande patria che è il mondo, e che comincia dalle persone (e dagli animali) che sono accanto a noi. Il libro raccoglie gli articoli "animalisti" che Adriana Zarri ha pubblicato sulla rivista "Rocca" dal 1984 fino al giorno prima di morire.

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La gatta Arcibalda e altre storie 2015-12-29 09:53:15 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    29 Dicembre, 2015
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Arcibalda

Nata alla periferia di Bologna, in una frazione chiamata Russo del Comune di S. Lazzero di Savena, Adriana Zarri, teologa, è stata una delle voci più profonde e libere del 1900.
Per lei l’animale era “bestia” da considerarsi senza alcun giudizio di valore, partecipe della creazione e della salvezza del “patto sancito fra Dio e il suo popolo a partire da Noé”.
Anticipando i tempi di quello che poi diverrà il «movimento animalista», la studiosa, contesta il modello antropocentrico e la tradizione ecclesiastica che lo sostiene intendendo per «antropocentrismo» la presunzione di considerare l’uomo come referente unico, signore e re assoluto del cosmo.
Adriana Zarri riconosce negli e agli animali la dignità. Li consacra quali esseri senzienti e come tali meritevoli di tutela talché i rapporti con questi sono improntati all’attenzione, alla consapevolezza, alla cura, alla problematicità, alla condivisione.
E non mancano i dubbi in quel che costituisce il suo pensiero. Per tutta la sua vita essa si è interrogata sul confine labile che vi è tra uomo-animale, tra la gestione dei rapporti con questi, le posizioni animaliste ed ecologiste e quelle improntate al sostenimento della regola della catena alimentare e quanto annesso.
La ricercatrice in particolare non nega le necessità vitali regolate dalla scienza ma al tempo stesso evidenzia come taluni atteggiamenti, comportamenti e gesta siano altamente lesivi e dannosi per gli animali che vi sono soggetti. Significativo in tal senso è il passaggio relativo alla pelliccia in cui questa riconosce nel capo di abbigliamento in un primo momento utilità; la donna è cresciuta in un ambiente di campagna, conosce il freddo e dunque è consapevole della indispensabilità di proteggersi dal medesimo, ed in un secondo atto vi individua il simbolo della visione di gratuita violenza.
La raccolta di articoli presentata nell’opera spazia dal 1984 al 2010 è capace di evidenziare nel lettore l’evoluzione del pensiero della teologa così come i suoi continui interrogativi sulla cd “questione animale”. Da sempre solita autodefinirsi “gattofila” la donna offre a chi legge uno scritto breve, ancora acerbo rispetto agli studi degli ultimi anni e dunque in grado di porsi come un primo passo avanti verso la tematica in correlazione all’arco temporale in cui è stato redatto, costituito da tutte le presenze animali che hanno caratterizzato la sua vita.
Stilisticamente si presenta come un testo erudito, fluente che si conclude in meno di una giornata.

«Finisce il tempo, non la banalità, perché il tempo e la vita sono sempre nuovi e ogni giorno e ogni notte ripetono le alterne vicende della storia: la grande storia del mondo e la piccola storia quotidiana di ciascuno di noi»

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a chi è interessato ad approfondire la tematica della cd. "questione animale" tale opera è una buona partenza.
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La gatta Arcibalda e altre storie 2015-12-22 15:39:21 C.U.B.
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C.U.B. Opinione inserita da C.U.B.    22 Dicembre, 2015
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La gatta e l'epitaffio d'erba

Il breve volume proposto e’ una raccolta di articoli firmati da Adriana Zarri e pubblicati dal 1984 fino ai giorni precedenti la sua morte. Benche’ il lavoro sartoriale non sia eccellente ,spesso l’accostamento di articoli diversi ma dal medesimo contenuto causa un senso di ripetizione, questo veloce approccio all’ideologia della scrittrice e’ intenso ed esaustivo.
La scrittura fluisce scorrevole e si concentra su riflessioni che alternano la voce di una donna, il raziocinio di un essere umano, gli studi e le perplessita’ di una teologa. Apprezzabile e stimolante l’indole di colei che crede senza essere accecata dal cattolicesimo istituzionale, la Zarri non teme di professare la propria fede e di scontrarsi con la dottrina cattolica, che accusa essere limitata da una visione esclusivamente antropocentrica. Da qui nasce il contrasto con l’indole ecologista dell’autrice, che nella Creazione include l’ambiente e la vita animale .
Dalle pagine proposte spicca una forte sensibilita’ verso ogni variante della natura, un inno al rispetto delle altre forme di vita. Si chiede senza risposta perche’la morale cattolica sia priva di una visione etica che si spinga oltre l’uomo, mentre la tutela delle altre creature giunga invece dalla Legge atea.
Eppure , analizzando le Scritture, non nacque l’uomo da un pugno di terra ? Non fu attraverso un patto con l’intero creato che Dio enuncio’ l’alleanza a Noe’ per la salvezza di ogni essere vivente?

Lettura poco impegnativa eppure stimolante ed insolita, appetibile a una vasta platea per sensibilizzare a ogni forma di bellezza e al rispetto della stessa ,ritengo il testo un buon corridoio verso opere piu’complete dell’autrice. Senza scordare la belta’ di scrittura, che in chiusura divampa nelle intense e splendide righe poetiche che Adriana scrisse quale suo epitaffio, verdi come il trifoglio che cresce sulla sua tomba.

Non mi vestite di nero:
è triste e funebre.
Non mi vestite di bianco:
è superbo e retorico.
Vestitemi
a fiori gialli e rossi
e con ali di uccelli.
E tu, Signore, guarda le mie mani.
Forse c'è una corona.
Forse
ci hanno messo una croce.
Hanno sbagliato.
In mano ho foglie verdi
e sulla croce,
la tua resurrezione.
E, sulla tomba,
non mi mettete marmo freddo
con sopra le solite bugie
che consolano i vivi.
Lasciate solo la terra
che scriva, a primavera,
un'epigrafe d'erba.
E dirà
che ho vissuto,
che attendo.
E scriverà il mio nome e il tuo,
uniti come due bocche di papaveri.

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La gatta Arcibalda e altre storie 2015-11-25 08:11:46 Emilio Berra TO
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Emilio Berra  TO Opinione inserita da Emilio Berra TO    25 Novembre, 2015
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Elogio del gatto

Adriana Zarri (1919-2010) teologa, giornalista e scrittrice, visse gli ultimi 35 anni della sua lunga vita in una canonica dismessa, nella campagna piemontese, in uno stile di vita eremitico, per un più vivo contatto con Dio e con la natura.
E' in questa dimensione materiale e spirituale che scrisse gli articoli qui raccolti, cadenzati lungo un periodo temporale di oltre un quarto di secolo.

Si recepisce facilmente un'evoluzione dai primi scritti, puntati a sostenere battaglie in favore degli animali tipiche del tempo, agli ultimi di carattere più privato. Fra i primi, forti prese di posizione contro la schiavitù dei circhi ed il "museo degli orrori" : i metodi d'allevamento finalizzati alla produzione del paté di fegato d'oca, le corride, l'uso di cavie per testare prodotti di bellezza. Gli articoli degli ultimi anni parlano invece, con grande affetto e tenerezza, soprattutto di gatti per i quali l'autrice aveva una vera e propria predilezione.
Rileva, come dato basilare, "la vastità e la cosmicità del disegno di Dio, il quale stabilisce un patto con l'intero creato". La visione teologica di A. Zarri evidenzia quindi come tutti gli esseri viventi siano compresi nell'abbraccio divino. L'uomo pertanto deve rispettare ogni creatura e prendersene cura per la conservazione e lo sviluppo del mondo.

Torniamo ora al gatto, che lei considera, con il cavallo, l'animale più bello in assoluto : "ogni movenza del gatto è una danza e ogni posa è una scultura". Ne ammira fierezza, indipendenza, libertà; perciò non può piacere a chi vuole esercitare autoritarismo e potere.
Il gatto avverte se c'è tensione intorno, fino a nevrotizzarsi. In condizioni normali tende invece a donare, con le sue fusa,un effetto rilassante; anzi, prima di esse,"emette degli ultrasuoni che non sono udibili dall'orecchio, ma vengono percepiti a livelli inconsci : una sorta di messaggio subliminale con effetto benefico".
La scrittrice poi si fa testimone di comportamenti sorprendenti, ma non così rari: durante una riunione in casa sua, in un momento di grande intensità, la micia le saltò in grembo e le fece una carezza quasi "umana"; ad un'amica affranta il gatto andò ad 'asciugare' le lacrime leccandole il viso; un ospite, fortemente scosso da un fatto accadutogli, venne consolato dal felino di casa che gli rimase in braccio per l'intera serata.
La gatta che accompagnò l'estrema vecchiaia dell'autrice si chiamava Arcibalda, "un nome che portava con estrema dignità". Le dedicò anche il suo ultimo scritto, pubblicato appena qualche giorno prima di morire ultranovantenne.
Diceva che questa magnifica gatta nera aveva la "macchia della Madonna". Tale chiazza, che rende il pelo non uniformemente nero, veniva così chiamata perché, al tempo della caccia alle streghe, quando anche i gatti neri erano cacciati e uccisi, ne salvò parecchi dalla strage. Ebbene, Arcibalda aveva un ciuffo di peli bianchi sotto la gola.

Chi vuole conoscere meglio Adriana Zarri, può leggere la sua affascinante testimonianza di vita, raccontata nel libro, molto bello, "Erba della mia erba".

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