Narrativa italiana Romanzi storici Questa sera è già domani
 

Questa sera è già domani Questa sera è già domani

Questa sera è già domani

Letteratura italiana

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Nel 1938 si riuniscono 32 Paesi per affrontare il problema degli ebrei in fuga da Germania e Austria. Molte belle parole ma in pratica nessuno li vuole. Una sorprendente analogia con il dramma dei rifugiati ai nostri giorni. Nello stesso anno 1938 vengono promulgate in Italia le infami Leggi Razziali. Come e con quali spinte interiori il singolo uomo reagisce ai colpi nefasti della Storia? Ci sarà qualcuno disposto a ribellarsi di fronte ai tanti spietati sbarramenti? In questo nuovo emozionante romanzo Lia Levi torna ad affrontare con particolare tensione narrativa i temi ancora brucianti di un nostro tragico passato. Genova. Una famiglia ebraica negli anni delle leggi razziali. Un figlio genio mancato, una madre delusa e rancorosa, un padre saggio ma non abbastanza determinato, un nonno bizzarro, zii incombenti, cugini che scompaiono e riappaiono. Quanto possono incidere i risvolti personali nel momento in cui è la storia a sottoporti i suoi inesorabili dilemmi? È possibile desiderare di restare comunque nella terra dove ci sono le tue radici o è urgente fuggire? Se sì, dove? Esisterà un paese realmente disponibile all’accoglienza? Alla tragedia che muove dall’alto i fili dei diversi destini si vengono a intrecciare i dubbi, le passioni, le debolezze, gli slanci e i tradimenti dell’eterno dispiegarsi della commedia umana.

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Questa sera è già domani 2019-01-12 14:55:59 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    12 Gennaio, 2019
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La necessità di avere un domani

Genova, anni Trenta del Novecento. I Rimon sono ebrei e benestanti e conducono un'esistenza come tanti altri tra quotidianità e conflitti familiari. Alessandro, figlio di Marc ed Emilia, è un bambino che a soli 4 anni ha imparato a leggere e scrivere, solo osservando le sue cugine più grandi che già lo facevano. Viene mandato a scuola precocemente e si pensa ad una sua probabile “genialità”. Soprattutto la madre Emilia, donna rancorosa ed irritabile, incapace di riconoscere la sua fortuna, fa delle doti di Alessandro l'aspettativa primaria e lo scopo di tutta la sua vita.
Alessandro inizia a frequentare il ginnasio a soli 9 anni e, insieme alla solitudine e alle difficoltà legate al difficile inserimento tra ragazzi molto più grandi, il bambino dovrà ben presto affrontare anche la certezza del fatto che lui non è affatto un genio. Magari è stato precoce, sicuramente è molto sveglio e intelligente, ma non è un genio. La rivelazione è presa in maniera positiva da tutta la famiglia, dal padre Marc, dagli zii e dal nonno, eccetto che dalla madre, che ne rimane invece profondamente delusa. Mentre Alessandro cresce, la storia privata della famiglia Rimon inizia inesorabilmente ad intrecciarsi con la Storia con la S maiuscola. I Rimon sono ebrei e ben presto la loro quotidianità viene sconvolta dalle Leggi razziali. Alessandro deve lasciare la scuola, il padre e lo zio non possono più esercitare le loro professioni.

«Gli sembrava che tutto procedesse come se un treno, dopo aver deragliato, continuasse la sua corsa sul terreno. Infido, pieno di buche, ma pur sempre terra ferma e in qualche modo rassicurante. La spinta umana a rassegnarsi è davvero così forte? Quello che ieri era sembrato insostenibile, oggi si riusciva a inghiottirlo quasi senza fatica.»

Il padre di Alessandro, Marc, di origine belga e con passaporto inglese potrebbe facilmente lasciare l'Italia e trasferirsi in Gran Bretagna. Emilia però non vuole saperne, non comprende la gravità della situazione e non vuole lasciare la sua famiglia d'origine e il suo Paese natale. Fra riunioni di famiglia e lezioni alla scuola ebraica passano inesorabili i mesi e gli anni, finché la situazione diventa veramente pericolosa e il rischio di essere deportati ed uccisi è sempre più concreto...

“Questa sera è già domani” racconta la vicenda realmente accaduta, anche se comunque romanzata, al marito dell'autrice, Luciano Tas. É un altro testo che ha a che fare con la memoria, un'operazione necessaria sia per le persone che hanno vissuto sulla loro pelle il razzismo, la discriminazione e le violenze, sia per tutti noi nati successivamente, perché riusciamo ad imparare qualcosa da ciò che è stato. Un romanzo, secondo la mia opinione, pienamente riuscito: la vicenda umana di Alessandro si intreccia perfettamente con gli avvenimenti storici e ci racconta anche il suo percorso di formazione e il cammino che dall'infanzia lo conduce verso l'età adulta. Gli aspetti psicologici, la forza e l'istinto di sopravvivenza, la necessità di avere un domani, la ricerca e la coscienza di identità singola e di gruppo che caratterizzano il protagonista di questa vicenda emergono dal romanzo in maniera vivida ed efficace.

«Ci hanno levato tutto, ma qualcosa, chiamatelo come volete, se non è retorico possiamo provare a dirlo. Ci hanno regalato di forza un'identità, molti di noi non la volevano, non ci pensavano per niente, ma è andata così. E ora che ci hanno gettato questa corda sarebbe dissennato non aggrapparvisi. Senza qualche corda saremmo ancora di più niente.»

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Questa sera è già domani 2018-09-11 08:55:07 violetta89
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violetta89 Opinione inserita da violetta89    11 Settembre, 2018
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più attuale che mai

Romanzo finalista del premio Strega, racconta la storia di una famiglia ebrea sullo sfondo delle leggi razziali ma in realtà questo argomento è più attuale che mai in questo particolare momento storico.
Il protagonista è Alessandro figlio di una famiglia benestante di Genova, ed è tramite i suoi occhi che vediamo come cambia il mondo che lo circonda. Il bambino è davvero molto intelligente tanto che viene promosso in classi superiori, poi da un giorno a un altro si ritrova a non poter più frequentare la scuola, a frequentare interminabili riunioni di famiglia dove si discute cosa sta succedendo nel mondo, ad ospitare una famiglia ebrea austriaca che è dovuta scappare dal proprio paese dove gli era stata addirittura sequestrata la casa. Alessandro capisce che devono fare qualcosa, approfittare del momento e scappare finché possono, il padre ha anche il passaporto inglese da poter sfruttare. Ma la madre si oppone con tutte le sue forze, certe cose non succederanno mai in Italia, lì sono al sicuro, che senso hanno tutte queste preoccupazioni. E così restano, e vanno avanti anche quando vengono mandati al confino, fanno affidamento su amici e conoscenze fino a quando un giorno si troveranno soli, senza nessuno su cui contare e capiranno che queste minacce che hanno sentito ventilare sono più reali che mai.
Libro che si legge benissimo e che racconta il momento subito prima della deportazione degli ebrei, una situazione un po' sottovalutata perché neanche loro credevano che si sarebbe arrivati a tanto, non credevano che sarebbero stati traditi dal loro stesso paese e invece che agire, hanno aspettato fino a quando non è stato troppo tardi. Il tutto è raccontato con una sensibilità e una delicatezza unica.
Da leggere per evitare di cadere in discorsi populisti e beceri che si sentono oggi giorno, per evitare una volta tanto che la storia si ripeta.

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Questa sera è già domani 2018-07-05 23:00:37 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    06 Luglio, 2018
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Sagome ebraiche non ce ne devono essere

Questa sera è già domani di Lia Levi è uno dei romanzi finalisti al premio Strega 2018, vincitore dello Strega Giovani. Narra le vicende della famiglia ebrea Rimon e il tema (“Sagome ebraiche nel disegno della società non ce ne devono essere”) è fondamentale, certamente, per comprendere a cosa può arrivare l’uomo, quindi merita rispetto, attenzione, forse anche il silenzio che io infrango.

Il romanzo scorre senza infamia né lode per almeno tre quarti del suo sviluppo e narra di una normale famiglia (“La normalità non sa di esserlo. Procede a tratti brevi, programmi abituali, iniziative di piccolo passo, non sai nemmeno se ti piacciono le cose che stai facendo”) piena di contraddizioni (e contrasti): un padre mitteleuropeo, una madre un poco ottusa, sicuramente poco sentimentale, un figlioletto – Alessandro - inizialmente enfant prodige, poi - come plerumque accidit – si rivela normale: negli insuccessi, nelle paure per sé, per i propri cari (“Il verdetto era già scontato: confino”), segnatamente nella paura di essere sterminato.

Ma, in questo romanzo, c’è un finale incandescente per emozioni, terrore, partecipazione. E non è bello rivelare il finale in una recensione. Allora parlerò del finale, ma mi limiterò a due particolari che mi hanno colpito. Perché sono esperienze umane, che magari tutti noi abbiamo provato senza l’incubo di un genocidio sovrastante. E allora possiamo espanderle, queste esperienze dirette e personali, e riferirle all’orrore nazista.

Avete mai pensato alla vergogna di essere denudati – non in senso fisico, non solo in quello – di fronte ai propri congiunti?
“Ognuno di loro prova un’oscura vergogna per qualcosa che ha scorto nell’altro e ancor più in se stesso”.

E – ma forse è un altro versante del concetto precedente – chi ha il diritto d’infrangere i valori altrui?
“Mai, mai avevo sentito il padre piangere… Se si sbriciola la colonna che ha fatto da puntello alla tua configurazione di umano, anche tu non esisti più”.

Giudizio finale: lo canto con Guccini. “Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento...”

Bruno Elpis

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Questa sera è già domani 2018-04-26 07:38:43 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    26 Aprile, 2018
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Una storia ebrea

Lia Levi firma Questa sera è già domani, un romanzo che attinge ad episodi storici meno noti del periodo nazi-fascista, che tuttavia presentano una singolare ed inquietante analogia con l’attualità.

Siamo a Genova nel 1938. Le leggi razziali stanno per essere promulgate e per gli ebrei incomincia un periodo tragico. La famiglia Rimon, formata dal padre Marc, tagliatore di diamanti, e dalla madre Emilia e il piccolo Alessandro, si ritrova, loro malgrado, nel bel mezzo della devastazione. Gli ebrei erano profughi all’interno della loro stessa patria. Emarginati, senza più lavoro, né vita, nessuna dignità. Alessandro è un piccolo genio, un bambino diverso, che comprende immediatamente la necessità di una fuga, per cui:

“Ce ne dobbiamo andare, noi che possiamo.”.

Così precocemente lui ragiona.

Ecco il tema precipuo del romanzo: la fuga degli ebrei durante e prima della Seconda Guerra Mondiale. Il titolo è preso in prestito da una poesia di Emily Dickinson. L’autrice, inoltre, trae ispirazione da una storia vera, che la tocca da vicino: quella di suo marito Luciano.

Temi brucianti per un nostro tragico passato, da non dimenticare mai. Un libro bellissimo, commovente e pieno di poesia.


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