Il colibrì Il colibrì

Il colibrì

Letteratura italiana

Editore

Casa editrice


Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz'aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare (dai 12 agli 80 battiti al secondo). La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli come volare all'indietro... Marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì. La sua è una vita di perdite e di dolore; il suo passato sembra trascinarlo sempre più a fondo come un mulinello d'acqua. Eppure Marco Carrera non precipita: il suo è un movimento frenetico per rimanere saldo, fermo e, anzi, risalire, capace di straordinarie acrobazie esistenziali. Il colibrì è un romanzo sul dolore e sulla forza struggente della vita, Marco Carrera è - come il Pietro Paladini di "Caos Calmo" - un personaggio talmente vivo e palpitante che è destinato a diventare compagno di viaggio nella vita del lettore. E, intorno a Marco Carrera, Veronesi costruisce un mondo intero, una galleria di personaggi indimenticabili, un'architettura romanzesca perfetta come i meccanismi di un orologio, che si muove tra i primi anni '70 e il nostro futuro prossimo - nel quale, proprio grazie allo sforzo del colibrì, splenderà l'Uomo Nuovo.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il colibrì 2019-10-31 11:58:22 archeomari
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
5.0
archeomari Opinione inserita da archeomari    31 Ottobre, 2019
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Un uccellino contro i naufragi della vita

Sandro Veronesi è uno scrittore pluripremiato. Tutti si ricorderanno del romanzo “Caos calmo” che, oltre allo Strega, ha vinto altri due premi internazionali ed ha avuto anche una famosa trasposizione cinematografica con Nanni Moretti e Isabella Ferrari. Io però mi avvicino per la prima volta a questo autore, attirata dal titolo e dalla seconda di copertina dove si legge : “un romanzo potentissimo , che incanta e che commuove, sulla forza struggente della vita”.
In effetti ho trovato una storia e una scrittura potente, a volte leggera, che ripercorre tutte le pagine del romanzo.
Perché un colibrì a dare il titolo all’opera?
Perché un uccellino, il più piccolo uccellino al mondo, con il corpicino e le ali iridescenti, capace di batterle 70/90 volte al secondo, venerato dai Maya che credevano fosse l’incarnazione dei guerrieri del sole? Perché questa scelta?
Perché il colibrì, che passa la vita a consumare tutta la sua energia per battere le ali senza muoversi, sospeso nell’aria, è simile al protagonista del nostro romanzo, Marco Carrera. Da ragazzino la madre lo chiamava “colibrì “ per via della sua corporatura e della sua altezza, di molto inferiori alla media dei ragazzi della sua età, un “gap” che recupererà con una cura a base di ormoni e che nel giro di pochi mesi gli farà conquistare prodigiosamente 16 cm di altezza!
Specialista in oftalmologia, Marco, all’inizio del libro, si trova, da un giorno all’altro, nell’occhio del ciclone di una serie di disgrazie: lo psicologo che segue Marina, sua moglie, entra nello studio e gli comunica una brutta notizia che stravolgerà l’apparente serenità delle sue giornate. Sua moglie chiede il divorzio ed è già incinta di un altro. Da quel momento parte una narrazione a ritmo serrato, con sequenze dialogate (pochissime, due o tre, solo quando Marco conversa con Carradori, lo psicologo della ex moglie che interverrà poi quasi alla fine del romanzo), discorsi indiretti liberi (tantissimi), poche descrizioni, molte sequenze riflessive, mai pesanti, perché condite da quella ironia che genera un’amara risata.
Le disgrazie sono veramente tante, lutti atroci, malattie terribili-lo stesso Veronesi ha confessato di aver interrotto la stesura del libro per curare un cancro - , amori assoluti e difficili, amicizie che non ti aspettavi. Ma come reagisce Marco?
Come il colibrì, l’antico guerriero Maya reincarnato in uccello, che nonostante le avversità si tiene sempre ben fermo, fedele a se stesso, ai suoi valori e consuma tutte le sue energie per mantenere quella posizione di sopravvivenza.

“E anche tutto l’amore che è stato sparso per il mondo, tutto il tempo che è stato sperperato e tutto il dolore che è stato provato: era forza, tutto, era potenza, era destino, e puntava lì.
- I lupi non uccidono i cervi sfortunati, Duccio - dice- Uccidono quelli deboli”.
-
Questa consapevolezza è l’unico modo per non soccombere alla “dittatura del dolore”.

Un romanzo che parla di amore, di dolore, ma soprattutto di forza.
Magistrale la penna di Veronesi che rende originali certe situazioni che potrebbero risultare banali, scontate e ti tiene incollato alla pagina fino alla fine del romanzo. Un sacco di citazioni importanti, musicali, cinematografiche e letterarie, da “La patente “ di Pirandello all’omaggio all’amico Sergio Claudio Perroni, suicidatosi quest’anno a Taormina, uno dei padri fondatori della casa editrice indipendente “La nave di Teseo”, la stessa che ha ripubblicato tutte le opere del Veronesi. A fine libro troverete una interessante postilla dell’autore che spiega come sono nati termini, luoghi e situazioni di questo romanzo.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
190
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Recensione Utenti

Opinioni inserite: 10

Voto medio 
 
4.1
Stile 
 
4.2  (10)
Contenuto 
 
4.1  (10)
Piacevolezza 
 
4.0  (10)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
Il colibrì 2020-03-17 21:15:37 ant
Voto medio 
 
3.0
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
3.0
ant Opinione inserita da ant    17 Marzo, 2020
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Marco il colibrì

Il protagonista è Marco, oculista, e il libro inizia con una visita inaspettata dello psicanalista della moglie. Il visitatore inizia a svelare situazioni e sotterfugi della vita di entrambe i coniugi e lo scrittore è abile a condurre il lettore nelle impervie pieghe della vita di Marco. Vengono descritti mirabilmente e nei dettagli,tutti i componenti della famiglia di Marco, dai genitori, alla sorella e al fratello. Le pagine più intense sono quelle in cui viene descritta Marina la moglie di Marco e Luisa l'amante. Varie vicissitudini s'intersecano in queste pagine, spicca su tutto l'umanità di Marco e la capacità di far fronte a traversie non da poco, finale spiazzante. Concludo estrapolando un passaggio in cui Luisa descrive Marco come un colibrì
“tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo. Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere dove già sei. Sei formidabile, in questo. Riesci a fermarti nel mondo e nel tempo, riesci fermare il mondo e il tempo intorno a te, certe volte riesci addirittura anche a risalirlo, il tempo, e a ritrovare quello perduto, così come il colibrì è capace di volare all’indietro.”
Bello

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
90
Segnala questa recensione ad un moderatore

Il colibrì 2020-02-26 14:48:05 annamariabalzano43
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    26 Febbraio, 2020
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Il coraggio di resistere

Il tempo della vita scorre con un andamento lineare. Il tempo della memoria scorre con andamento irregolare, con bruschi ritorni a un passato ora recente ora remoto. È questo il ritmo della narrazione nell’ultimo romanzo di Sandro Veronesi, “Il colibrì” - ritmo che assomiglia al volo del più piccolo tra i volatili. E non è un caso che il protagonista del racconto sia soprannominato “colibrì” non solo per la sua minuta costituzione nel periodo dell’infanzia, ma anche per la capacità di rimanere fermo nella sua condizione esistenziale, pur con sofferenza e fatica, proprio come fa il colibrì, grazie al battito velocissimo e frequentissimo delle sue ali.
Dolore, sofferenza, qualche gioia scandiscono la vita di Marco Carrera, questo il nome del colibrì di Veronesi. Si, perché la vita di ciascun individuo è fatta di esperienze amare, di perdite, di improvvise assenze e di qualche momento di felicità. La forza di ognuno è data dalla capacità di resistere, di vivere e superare le avversità, le malattie, le delusioni e di concentrarsi sul dono dell’amore, di quello dato più che di quello ricevuto, di rielaborare il tempo passato, grazie a quella memoria che ha scolpito nella nostra mente i momenti più importanti della vita.
Questa resistenza, questo instancabile battito d’ali può fare di ciascun individuo un colibrì, che riuscirà a mettere ordine nel suo caos interiore.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
150
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il colibrì 2020-01-29 09:39:22 ornella donna
Voto medio 
 
2.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
3.0
Piacevolezza 
 
2.0
ornella donna Opinione inserita da ornella donna    29 Gennaio, 2020
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Marco Carrera, un piccolo uccellino

Sandro Veronesi firma Il colibrì : un libro che è stato definito come il libro dell’anno. Personalmente non mi ha entusiasmato troppo, ma grossi difetti insiti, comunque, non ne vedo. E’ la storia narrata che non mi ha detto gran che, ma è una pura e personale sensazione.
Narra la vicenda di Marco Carrera, della sua esistenza, del suo vissuto, di come:
“quante persone sono seppellite dentro di noi.”
Da ragazzo la famiglia gli ha imposto il nome, appunto, di colibrì, per
“rimarcare che insieme alla piccolezza , in comune con quel prezioso uccellino, Marco aveva anche la bellezza e la velocità fisica. Notevole in effetti che gli tornava buona negli sport e mentale.”
In realtà lui era affetto da:
“una forma di ipoevolutismo strutturale moderato dovuto a insufficiente produzione di ormone della crescita.”
E così la sua vita sarà sempre un alternarsi continuo di dolore e di gioia, cercando sempre di rimanere ben saldo. Senza mai riuscirci del tutto. Allora sarà forse l’ultima nata, Miraiij, a fornirgli
“la ragione per continuare la vita.”
Lei che è:
“Morettina, mulatta, ha i lineamenti giapponesi, i capelli ricci e gli occhi azzurri. Come se le razze si riunissero dentro di lei.”
Diventa il futuro su cui porre basi più solide, per costruire finalmente:
“L’Uomo Nuovo”.
In questo romanzo c’è tanto, lento dolore. Ci sono tanti personaggi, e continui salti temporali tra gli anni ’70 ed oggi. Salti che non ho gradito troppo, perché interrompono la narrazione e riprendere il filo del discorso è stata per me fonte di difficoltà.
Lo stile narrativo è, comunque, di qualità e di ottimo spessore. E’ nei contenuti, nelle vicende narrate così slegate, inframmezzate da continui flash-back, che perde di qualità narrativa.
Un libro carico di dolore, di sofferenza, di patimento. Troppo.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
  • no
Consigliato a chi ha letto...
Consigliato per chi vuole leggere il cosidetto libro dell'anno, sconsigliato a chi non piacciono le storie cariche di dolore e di continui flash-back che interrompono il filo della narrazione.
Trovi utile questa opinione? 
180
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il colibrì 2020-01-25 17:47:55 cesare giardini
Voto medio 
 
4.8
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    25 Gennaio, 2020
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Un messaggio di speranza per un futuro migliore.

Sandro Veronesi sa descrivere magistralmente gli umani difetti e le umane virtù, che analizza e scandaglia con la precisione del bisturi tagliente di un abile chirurgo. Compone nel suo romanzo un complesso puzzle, fatto da tessere caratterizzanti momenti di vita od episodi singoli, esposti non necessariamente in ordine cronologico, di un uomo, Marco Carrera, di professione oculista, un uomo che, pagina dopo pagina, emerge come paradigma di una eroica “normalità”, fatta di tenacia, costanza, resistenza incondizionata ad ogni avversità, ma anche capacità di riflettere e di arretrare consapevolmente quando occorra. E’ lui, il “colibrì” del titolo, soprannome affibbiatogli dalla madre per la difficoltà di crescita nell’infanzia, rimediata poi da una terapia ormonale nell’età adolescenziale dagli effetti sorprendenti. Ed in effetti Marco è come un colibrì, un uccellino tenace e quasi immobile per il vorticoso battere d’ali ma anche capace, unico della specie, a volare all’indietro. Il romanzo è la storia di Marco. Una storia segnata da momenti felici (non molti) e da sventure: la separazione da una moglie inquieta e in cerca di nuove esperienze quasi sempre fallimentari, il rapporto precario con il fratello Giacomo che si trasferirà all’estero rompendo i rapporti con la famiglia, il suicidio della sorella Irene, la tragica morte per un incidente in montagna dell’amatissima figlia Adele, i continui dissapori tra i genitori (lei, Letizia di nome ma non di fatto, lui, Probo, di nome e di fatto – “nomen omen” precisa Veronesi) che moriranno entrambi dopo lunghe sofferenze, la scoperta tardiva di un cancro al pancreas che tormenterà i suoi ultimi mesi di vita. Marco sembra, nonostante tutto, appagato dalla vita. E’ disperatamente innamorato di una ragazza, Luisa, alla quale continuerà a scrivere lettere appassionate per tutta la vita, coltiva una bella amicizia con uno psicoanalista che gli risolverà molti problemi, si impegna nella vendita dei beni immobiliari dei genitori (mobili antichi, preziose suppellettili, grandi plastici ferroviari del padre ingegnere, una preziosa collezione dei romanzi di fantascienza “Urania”), ha una certa predilezione per il gioco d’azzardo che lo porterà a frequentare una bisca di dubbia fama dove accadrà qualcosa di mai accaduto in precedenza… Ma Il vero motivo della sua apparente serenità, alla fin fine, è uno solo. Adele, la sua adorata Adele, una bellissima ragazza serena e piena di vita ha fatto in tempo a dargli, prima dell’incidente mortale, una nipote, una straordinaria bambina, figlia di padre ignoto, una creatura alla quale viene dato un nome giapponese, Miraijin, che significa “l’uomo (la donna nel caso specifico) del futuro”. In effetti è una vera meraviglia, una sorta di prodotto genetico multirazziale, riassumendo nelle sue fattezze straordinarie il meglio di ogni razza. E la piccola, crescendo, dimostrerà le sue potenziali capacità diventando nel tempo non solo un esempio ma addirittura un leader riconosciuto per le speranze di una nuova generazione.
Voglio infine sottolineare due momenti in cui il romanzo raggiunge vette di vera, grande letteratura. Il primo è costituito dalle pagine commoventi in cui Marco presagisce disperato e impotente l’inattesa fine dell’unica sua figlia, la seconda è la rappresentazione spettacolare, quasi fosse un tragico set teatrale, della preventivata morte del protagonista, assistito e confortato dai parenti rimastigli: distrutto dal cancro, vorrà porre fine alle sofferenze, coadiuvato con la sedazione profonda e la successiva iniezione letale.
Un grande autore per un grande romanzo: Marco Carrera, a mio parere, si delinea già come uno dei personaggi meglio riusciti di questi primi anni nella letteratura del terzo millennio.
In appendice, una lunga serie di note su luoghi, citazioni, film ed autori riportati nel romanzo.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Altri romanzi di Sandro Veronesi.
Trovi utile questa opinione? 
110
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il colibrì 2020-01-24 04:18:10 Bruno Elpis
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    24 Gennaio, 2020
Top 10 opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Le cose sono innocenti, Giacomo

Il colibrì è il nomignolo che Sandro Veronesi escogita per il protagonista Marco Carrera, tanto per le sue caratteristiche fisiche di ragazzo (“Lei è stato molto più basso dei suoi coetanei al punto che sa madre lo aveva soprannominato il colibrì?”), quanto per l’energia che Marco spende a mantenersi fermo di fronte alle disgrazie della vita (“Perché proprio io, rinunciare a tutti questi soldi? Perché proprio io, scampare a un disastro aereo? Perché proprio io, perdere una sorella in quel modo? Perché proprio a me un divorzio così terribile? Perché proprio io, porre materialmente fine alla vita di mio padre? Perché proprio io, seppellire una figlia di ventidue anni?”).

Con teorie del tutto personali (“Era un equilibrio – l’unico possibile. La teoria dell’occhio del ciclone”), nell’idiosincrasia per la psicanalisi e in un substrato d’infelicità che promana dai genitori (“L’infelicità loro due l’avevano sempre prodotta, autonomamente, come certi organismi fanno con il colesterolo”), Il colibrì inventaria i reperti familiari (“Si tratta di tutto ciò che resta di una vita e di una famiglia che non ci sono più… Le cose sono innocenti, Giacomo”), ripercorre la collezione delle pubblicazioni Urania del padre, ne conserva i voluminosi plastici e assicura i ricordi della madre, affronta l’insolito disturbo psicologico della figlia, che pensa di avere un filo sulla schiena (secondo Il colibrì è semplice suggestione della scherma, per lo psicanalista è carenza nel legame con il padre), resiste alla tendenza ludopatica, pratica l’eutanasia al padre, si occupa di una nipotina orfana dagli occhi alogeni… e molto altro!

Spontaneamente – forse in modalità apotropaica - mi sono affezionato a questo protagonista sfortunato, così casto nell’infedeltà alla moglie e così perseguitato dalla vita: la sua filosofia è affascinante e merita affetto sincero.
La narrazione – mai pietistica e sottilmente ironica - è coinvolgente: patisce soltanto il voluto disordine cronologico con il quale gli eventi sono raccontati, rallenta nell’epistolario tra colibrì e amante, ha uno sbalzo vaneggiante nel futuro disegnato per la nipotina.

Giudizio finale – citazioni da Woody Allen:
1) Lo psichiatra è un tizio che vi fa un sacco di domande costose che vostra moglie vi fa gratis.
2) Il sesso senza amore è un'esperienza vuota, ma tra le esperienze vuote è una delle migliori.

Bruno Elpis

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
... La coscienza di Zeno di Svevo, Il male oscuro di Berto.
Consigliato altresì a chi apprezza i film di Woody Allen.
Trovi utile questa opinione? 
180
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il colibrì 2020-01-13 09:39:58 Davide Meloni
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Davide Meloni Opinione inserita da Davide Meloni    13 Gennaio, 2020
  -   Guarda tutte le mie opinioni

Una preghiera per tutte le navi in mare

Si parla di Il Colibrì, ultima fatica di Sandro Veronesi, come del miglior romanzo del 2019. E in effetti è uno di quei libri che ti incollano alle sue pagine e che verrebbe voglia di riprendere da capo appena letta l’ultima riga.
Il protagonista della storia è Marco Carrera, oculista fiorentino trasferitosi a Roma. Veronesi riesce nell’impresa di dar vita a un personaggio indimenticabile, un eroe dei nostri tempi, raccontandone le drammatiche vicende dalla giovinezza alla vecchiaia con un’ironia e una tenerezza che fanno fin da subito affezionare a questa figura. È lui, Marco Carrera, il colibrì, perché conduce la sua esistenza comportandosi come questo animale che è capace di battere le ali con estrema rapidità con il solo scopo di restare fermo in aria. È ciò che riesce a fare anche Marco Carrera: star fermo, saldo, immobile. In un mondo che fa del cambiamento continuo un valore da perseguire a tutti i costi, Marco ha il dono di non spostarsi, mentre la vita attorno a lui è una tempesta: il suo matrimonio fallito per via di una moglie che si rivela lontana anni luce da quello che appariva all’inizio del loro rapporto, una storia d’amore impossibile durata cinquant’anni con Luisa, donna conosciuta da ragazzo mentre era in vacanza, una famiglia di origine con problemi giganteschi, più o meno nascosti, la strana e preziosa amicizia con lo psicanalista della ex-moglie, il rapporto struggente con la figlia Adele e con la nipote Miraijin, nome giapponese che significa “uomo del futuro” e che diventa il simbolo dell’umanità nuova che verrà. Personaggi imperfetti, che riescono a fare tanto del male gli uni agli altri, ma anche capaci di un’umanità che tutte le ferite della vita non riescono a cancellare.
Le vicende del romanzo abbracciano un periodo che va dagli anni Sessanta al 2030, ma vengono raccontate secondo una cronologia tutt’altro che lineare, con un continuo andare avanti e indietro nel tempo, regalando una sequenza di avvenimenti, conversazioni, lettere, riflessioni disposti in modo caotico. Un po’ come le tessere di un puzzle che vengono tirate fuori casualmente dalla scatola, ma che pian piano vanno a incastrarsi tra loro per dar forma ad un’immagine sensata. Anche in questo libro il senso di una vita emerge, piano piano, ma non perché ad un certo punto tutto diventa chiaro. Al contrario, ciò che viene fuori è il grande mistero della storia di un uomo, sempre sul punto di perdersi, eppure capace di abbracciarla e amarla la sua vita, nonostante tutto.
Il Colibrì è un romanzo postmoderno, perché il protagonista è smarrito nell’esistenza, senza nessun dio da seguire o ideale da difendere, ma non è un romanzo nichilista, perché il tema di una possibile redenzione è sempre sullo sfondo, nonostante il controverso finale. Su tutto sembra dominare un destino che, a dispetto di quanto succede ai personaggi del libro, non si riesce a definire crudele. Non è un libro cristiano, come non lo è il suo autore, ma, proprio come il suo autore (che alcuni anni fa ha scritto un suo personale commento al Vangelo di Marco) sembra rivelare la grande nostalgia di un Dio che sappia abbandonare il cielo e venire ad abitare tra le nostre misere esistenze. Non è un libro su Dio, ma nelle ultime pagine si invita a pregare «per tutte le navi in mare» e – sarà un caso? – le parole che chiudono il romanzo sono proprio “buon Dio”.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il colibrì 2019-12-22 13:22:32 alba ciarleglio
Voto medio 
 
4.0
Stile 
 
4.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
4.0
Opinione inserita da alba ciarleglio    22 Dicembre, 2019

Un colibrì davanti alla vastità

Devo essere sincera: la letteratura italiana odierna non mi attrae particolarmente, così come accade con il cinema italiano attuale, anche la letteratura soffre a volte dello stesso male, un autoriferirsi che la priva della universalità propria che ogni opera dovrebbe avere per diventare grande cinema e grande letteratura. In questo romanzo di Veronesi, le tematiche sono universali, poiché l'autore esplora drammi dell'esistenza quali la perdita, il lutto, l'amore, la morte, la malattia in ogni sfumatura, in ogni recesso angolo del cervello e il dolore che ne deriva. E lo fa da sessantenne qual è, quindi con quel carico di dolori e lutti propri di quella età. Essere coevi di Veronesi aiuta a comprenderne la portata, perché il racconto si sviluppa in maniera discontinua dagli anni sessanta ai giorni nostri con un epilogo futuribile dove a mio avviso Veronesi perde un po' il lume e si addentra in una dissertazione su "ciò che l'uomo dovrebbe essere" difficile da digerire, o quanto meno una cosa che in letteratura è vietatissima: porre la propria visione del mondo come panacea di tutti i mali. Credo che la letteratura debba principalmente descrivere, ai lettori sta il compito di trarre conclusioni. Se invece si desidera divulgare la propria opinione, meglio scrivere un saggio, un pamphlet. Questo non toglie al romanzo una certa bellezza, momenti di commozione che invitano a proseguire la lettura in modo compulsivo. L'impianto è particolarissimo, libero da qualsiasi schema, interessante soprattutto per via del fatto che la scrittura sta perdendo la struttura coesa che le è stata propria per avventurarsi nella dimensione breve, atomizzata dei social. Un aspetto da analizzare veramente intrigante. In ultimo, lo scrittore, nella postfazione elenca trascrizioni più che citazioni, di alcuni brani a lui cari, niente meno che Pirandello e Fenoglio. In ogni caso, un libro da leggere, da regalare e che non lascia indifferenti.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
70
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il colibrì 2019-12-06 21:38:58 luvina
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
luvina Opinione inserita da luvina    06 Dicembre, 2019
Top 500 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

La forza della vita

“Il colibrì” di Sandro Veronesi è un romanzo semplice e complesso come può essere semplice e complessa la vita. Infatti è proprio la vita la chiave di volta del racconto, quella del protagonista Marco Carrera ma anche quella di coloro che gli sono intorno, la sua famiglia, le donne, le amicizie, una carrellata di personaggi umanamente e magnificamente descritti. Semplice ma potente, coinvolgente la prosa di Veronesi, semplice lo scorrere di un’esistenza dall’infanzia alla morte; complesso ma intrigante seguire questa esistenza senza riferimenti cronologici ma viaggiando avanti (fino ad un prossimo futuro a noi molto vicino) e indietro in un tempo fluido. Il romanzo è diviso in 46 sezioni ognuna con un titolo e un anno di riferimento (grossomodo dal 1960 al 2030); queste sezioni sono lettere cartacee, email, sms, racconti in prima o terza persona. Marco Carrera è il colibrì, così lo aveva ribattezzato da bambino la sua creativa madre architetto per via della sua altezza molto al di sotto della media -”lei aveva coniato per il suo bambino il più rassicurante dei soprannomi, colibrì, per rimarcare che, insieme alla piccolezza, in comune con quel grazioso uccellino Marco aveva anche la bellezza, per l’appunto, e la velocità”-. Il dono di Marco, la sua forza è la resilienza che viene interpretata da Luisa, la donna amata, come il restare fermi come fa appunto il colibrì col suo velocissimo battito d’ali ma a mio avviso non è questa l’interpretazione: Marco vive tutta la sua vita, anche i dolori più grandi, non sottraendosi a nulla, affrontando coraggiosamente tutto da solo quindi non rimane fermo, cerca soltanto di costruire dei capisaldi per non perdersi .”Il fatto è che dietro al movimento è facile capire che c’è un motivo, mentre è più difficile capire che ce n’è uno anche dietro l’immobilità....ci vogliono coraggio ed energia anche per restare fermi”-. Questo romanzo mi è rimasto dentro, appena finito ho dovuto riprendere fiato, farlo sedimentare prima di elaborarlo, è stata una lettura che per certi versi mi ha fatto soffrire. Sicuramente agghiacciante è “Eccola, scende (2012)” una delle mail inviate da Marco a Luisa, dove in poche righe, in un Oggetto: Aiuto, scopriamo il più grande lutto, il più grande dolore che possa capitare in una vita inserito in un contesto ordinario come può esserlo una mail. E nonostante tutto Marco va avanti, e dà ancora una volta a sé stesso uno scopo: allevare Miraijin “l’uomo nuovo”, la speranza nel futuro, che sarà in realtà una splendida donna. Veronesi in questo libro parla di noi, dei dolori, dei lutti, delle scelte dolorose che la vita ci impone, parla del coraggio, della forza che ci vuole per restare saldi quando tutto intorno frana. E’ per questo motivo che “Il colibrì” è un romanzo complesso, perché è doloroso. Anche la fine diventa vita in “Le invasioni barbariche (2030)”, c’è la pacificazione in Marco e intorno a lui, il tempo ripara tutto se speso bene. A noi lettori Veronesi lascia il compito di paragonare la fine del padre e quella del figlio, il carico di sofferenza della prima e la serenità della seconda. Tocca tematiche molto forti ed attuali Veronesi ma lo fa meravigliosamente a modo suo, con la sua scrittura piena di rimandi, di ricordi, di canzoni e ci trascina, ci prende, ci illumina. Volutamente non ho scritto della trama né dei personaggi perché per assaporare questo romanzo vanno scoperti poco a poco, con il tempo fluido anacronologico, come è successo a me.


Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Caos calmo e XY dello stesso autore
Trovi utile questa opinione? 
180
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il colibrì 2019-12-01 13:45:12 Patrizia
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Opinione inserita da Patrizia    01 Dicembre, 2019

Il colibrì, una storia di amore e di resistenza

Il colibrì è un libro carico di ricerca di senso, passando attraverso la descrizione dell'intera vicenda terrena di un uomo e degli affetti che gli ruotano intorno. L'autore, nella rappresentazione di drammi interiori che potrebbero indurre chiunque al cinismo ed alla resa, esprime invece un incrollabile amore per la vita con le sue innumerevoli crepe e con la sua imprevedibile capacità di sorprenderci sempre, nel bene e nel male. L'autore raggiunge, con indulgenza e profonda consapevolezza, le molteplici sfumature dell'animo umano. Attraversa le tenebre, ma cerca e raggiunge la luce. La descrizione della malattia, sempre indecente nel suo effettivo manifestarsi, nella devastazione che produce in chi la patisce ed in chi la vive in quanto affidatario del compito di assistere, è estremamente realistica. I sentimenti basilari sono tracciati perfettamente. L'amore, asimmetrico, rincorso, negato, mai corrisposto come meriterebbe, pervade tutta la narrazione Il vuoto della perdita è rappresentato senza inutile pietismo, lasciando percepire chiaramente l'irreversibilità della condizione.. sia che si tratti di perdita fisica sia che si tratti di perdita sentimentale. Nonostante il dolore descritto in tante declinazioni, il libro trasmette un messaggio positivo di umana speranza, legata al ricordo di noi e di chi ci portiamo dentro e che dentro di noi continuano a vivere. Nelle situazioni estreme dell'esistenza resta solo la bellezza dei sentimenti vissuti in modo autentico che riscattano le sofferenze e le rinunce di una vita intera. La prosa è elegante e scorrevole. La lettura è piacevole e la trama avvincente. Il colibrì è un libro intenso, profondo, necessario.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Trovi utile questa opinione? 
30
Segnala questa recensione ad un moderatore
Il colibrì 2019-11-12 07:40:33 Anna
Voto medio 
 
2.3
Stile 
 
3.0
Contenuto 
 
2.0
Piacevolezza 
 
2.0
Opinione inserita da Anna    12 Novembre, 2019

Il colibri

Avevo letto ed apprezzato "Caos calmo" e aspettavo con fiducia l'ultima opera di Veronesi che però mi ha delusa. Il contenuto mi è apparso velleitario e troppo manifestamente proteso a giustificare la metafora del colibrì. Gli sbalzi temporali affaticano inutilmente la lettura mentre le lunghe e mono- stilistiche lettere, che Marco è Luisa si scambiano nel vortice della loro vita piena di impegni, viaggi, dolori, città di incontri ed altro, mi davano l'impressione della funzione che il buon don Lisander dava ai cori delle tragedie. Tragedie ottocentesche.

Trovi utile questa opinione? 
20
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Lo splendore del niente e altre storie
Valutazione Utenti
 
2.3 (1)
Fine
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
L'inverno più nero
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
3.8 (1)
Gli estivi
Valutazione Redazione QLibri
 
3.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I baffi
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il vento selvaggio che passa
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
I segreti del professore
Valutazione Utenti
 
4.5 (1)
Tutto chiede salvezza
Valutazione Redazione QLibri
 
4.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il regno delle ombre
Valutazione Redazione QLibri
 
1.8
Valutazione Utenti
 
3.5 (1)
Il signor Cardinaud
Valutazione Redazione QLibri
 
3.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Insegnami la tempesta
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Desiderio
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Altri contenuti interessanti su QLibri