Il colibrì Il colibrì

Il colibrì

Letteratura italiana

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Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz'aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare (dai 12 agli 80 battiti al secondo). La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli come volare all'indietro... Marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì. La sua è una vita di perdite e di dolore; il suo passato sembra trascinarlo sempre più a fondo come un mulinello d'acqua. Eppure Marco Carrera non precipita: il suo è un movimento frenetico per rimanere saldo, fermo e, anzi, risalire, capace di straordinarie acrobazie esistenziali. Il colibrì è un romanzo sul dolore e sulla forza struggente della vita, Marco Carrera è - come il Pietro Paladini di "Caos Calmo" - un personaggio talmente vivo e palpitante che è destinato a diventare compagno di viaggio nella vita del lettore. E, intorno a Marco Carrera, Veronesi costruisce un mondo intero, una galleria di personaggi indimenticabili, un'architettura romanzesca perfetta come i meccanismi di un orologio, che si muove tra i primi anni '70 e il nostro futuro prossimo - nel quale, proprio grazie allo sforzo del colibrì, splenderà l'Uomo Nuovo.



Recensione della Redazione QLibri

 
Il colibrì 2019-10-31 11:58:22 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    31 Ottobre, 2019
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Un uccellino contro i naufragi della vita

Sandro Veronesi è uno scrittore pluripremiato. Tutti si ricorderanno del romanzo “Caos calmo” che, oltre allo Strega, ha vinto altri due premi internazionali ed ha avuto anche una famosa trasposizione cinematografica con Nanni Moretti e Isabella Ferrari. Io però mi avvicino per la prima volta a questo autore, attirata dal titolo e dalla seconda di copertina dove si legge : “un romanzo potentissimo , che incanta e che commuove, sulla forza struggente della vita”.
In effetti ho trovato una storia e una scrittura potente, a volte leggera, che ripercorre tutte le pagine del romanzo.
Perché un colibrì a dare il titolo all’opera?
Perché un uccellino, il più piccolo uccellino al mondo, con il corpicino e le ali iridescenti, capace di batterle 70/90 volte al secondo, venerato dai Maya che credevano fosse l’incarnazione dei guerrieri del sole? Perché questa scelta?
Perché il colibrì, che passa la vita a consumare tutta la sua energia per battere le ali senza muoversi, sospeso nell’aria, è simile al protagonista del nostro romanzo, Marco Carrera. Da ragazzino la madre lo chiamava “colibrì “ per via della sua corporatura e della sua altezza, di molto inferiori alla media dei ragazzi della sua età, un “gap” che recupererà con una cura a base di ormoni e che nel giro di pochi mesi gli farà conquistare prodigiosamente 16 cm di altezza!
Specialista in oftalmologia, Marco, all’inizio del libro, si trova, da un giorno all’altro, nell’occhio del ciclone di una serie di disgrazie: lo psicologo che segue Marina, sua moglie, entra nello studio e gli comunica una brutta notizia che stravolgerà l’apparente serenità delle sue giornate. Sua moglie chiede il divorzio ed è già incinta di un altro. Da quel momento parte una narrazione a ritmo serrato, con sequenze dialogate (pochissime, due o tre, solo quando Marco conversa con Carradori, lo psicologo della ex moglie che interverrà poi quasi alla fine del romanzo), discorsi indiretti liberi (tantissimi), poche descrizioni, molte sequenze riflessive, mai pesanti, perché condite da quella ironia che genera un’amara risata.
Le disgrazie sono veramente tante, lutti atroci, malattie terribili-lo stesso Veronesi ha confessato di aver interrotto la stesura del libro per curare un cancro - , amori assoluti e difficili, amicizie che non ti aspettavi. Ma come reagisce Marco?
Come il colibrì, l’antico guerriero Maya reincarnato in uccello, che nonostante le avversità si tiene sempre ben fermo, fedele a se stesso, ai suoi valori e consuma tutte le sue energie per mantenere quella posizione di sopravvivenza.

“E anche tutto l’amore che è stato sparso per il mondo, tutto il tempo che è stato sperperato e tutto il dolore che è stato provato: era forza, tutto, era potenza, era destino, e puntava lì.
- I lupi non uccidono i cervi sfortunati, Duccio - dice- Uccidono quelli deboli”.
-
Questa consapevolezza è l’unico modo per non soccombere alla “dittatura del dolore”.

Un romanzo che parla di amore, di dolore, ma soprattutto di forza.
Magistrale la penna di Veronesi che rende originali certe situazioni che potrebbero risultare banali, scontate e ti tiene incollato alla pagina fino alla fine del romanzo. Un sacco di citazioni importanti, musicali, cinematografiche e letterarie, da “La patente “ di Pirandello all’omaggio all’amico Sergio Claudio Perroni, suicidatosi quest’anno a Taormina, uno dei padri fondatori della casa editrice indipendente “La nave di Teseo”, la stessa che ha ripubblicato tutte le opere del Veronesi. A fine libro troverete una interessante postilla dell’autore che spiega come sono nati termini, luoghi e situazioni di questo romanzo.

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Il colibrì 2020-09-06 16:36:57 ChiaraC
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ChiaraC Opinione inserita da ChiaraC    06 Settembre, 2020
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(Il mio) discorso e fuori discorso

Mi vedo costretta a citare il libro e parlare anche io di "discorso" e "fuori discorso".
Nel "discorso" Il Colibrì di Sandro Veronesi è il vincitore del Premio Strega, ed è una storia che parla di resilienza verso i contraccolpi della vita, tema quanto mai attuale. Il protagonista, Marco Carrera, impiega uno sforzo indicibile per rimanere fermo, stabile, in un mondo che è un turbine di stramberie e tragedie. Il Colibrì siamo noi impiegati che non arriviamo a fine mese, noi i divorziati che ci scorniamo, noi amanti nascosti, noi famiglie borghesi così infelici. Siamo noi uomini e donne comuni all'apparenza statici e immobili, ma che impieghiamo uno sforzo immenso per restituire quest'immagine, fasulla, di noi stessi.

[Attenzione, contiene spoiler]

Ora arriva il fuori discorso, che non potrò ripetere in pubblico almeno fino a quando non lascerò decantare il successo de Il Colibrì, perché si sa che in Italia i successi letterari e cinematografici restano intoccabili e incriticabili per almeno due anni dalla loro uscita (si veda La grande bellezza, che al solo dire che non era poi tutta sta bellezza si veniva tacciati di ignoranza).
Allora, il Colibrì è la storia di un medico figlio dell'alta borghesia che a quanto pare ama destabilizzarsi: prima il gioco d'azzardo, poi il matrimonio con una narcisista patologica, e infine anche una specie di amore platonico con una donna, vissuto attraverso un carteggio epistolare stile ottocento, di un melenso mortale.
Non solo, Marco vive il tutto con un'implacabile nonchalance che puzza di insulso. La vita lo colpisce, e lui non vacilla di un passo.
E qui si apre la mia parentesi: quando è successo che i protagonisti dei romanzi e dei film italiani siano diventati figure borghesi, insulse, che accettano la vita passivamente senza mai reagire? Dove sono finiti i coloriti personaggi di De Sica, le simpatiche e strambe creazioni di Fellini?
Perché compro un libro che ha vinto un premio nazionale, e trovo un romanzo (scritto male) che mi parla dei dolori melensi di un qualunque Marco Carrera, che nella vita reale altro non è che un medico ricco che c'ha l'amante?

Forse la risposta giace in quelle frasi sottolineate dai lettori. Come sapete, se comprate un ebook su Kindle, l'e-reader vi evidenzierà le frasi più sottolineate: e lasciatemelo dire...sono davvero insulse.

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Il colibrì 2020-08-16 10:44:23 Chiara77
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Chiara77 Opinione inserita da Chiara77    16 Agosto, 2020
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Malinconica resilienza

Sandro Veronesi torna a vincere il Premio Strega in questo particolarissimo anno 2020 con il romanzo “Il colibrì”.

Attraverso l’alternanza di piani temporali, lettere, email, chat Whatsapp, testi di interventi a convegni, inventari di oggetti e simili, viene raccontata la vita di Marco Carrera. Una vita come tante ma, proprio per questo, diversa da tutte le altre. Una vita attraversata da profondissimi lutti, segnata dall’appartenenza a una famiglia disfunzionale, solcata da un unico amore impossibile, reso eterno proprio dalla sua incapacità di realizzarsi.

Marco appartiene alla ricca borghesia italiana di provincia, figlio di un’architetto e di un ingegnere che sono rimasti insieme per il bene della famiglia, ma che in realtà si sono amati per un tempo brevissimo. Cresciuto a Firenze, Marco deve affrontare la depressione della sorella maggiore che arriva fino all’inevitabile tragedia, l’impossibilità voluta dal destino (o forse anche da qualcun altro) di vivere concretamente la storia d’amore con la donna della sua vita, molti altri dolori e lutti, alcuni dei quali gravissimi, che l’esistenza gli propone regolarmente. Il nostro protagonista affronta tutto in modo molto dignitoso, cercando di non farsi sopraffare dalle tragedie ed opponendo al dolore sempre una sua solida resilienza.

Un romanzo quindi che ci regala una storia malinconica che invita alla riflessione, al porsi domande e interrogativi legati alla sfera personale, al nostro modo di vivere la famiglia, l’amore, gli affetti che ci circondano, le responsabilità che a volte ci soffocano e altre volte ci danno la forza per andare avanti. Un romanzo che ci mette di fronte ad alcuni aspetti della nostra intimità, della nostra sfera personale, ma allo stesso tempo rimane leggero, delicato e lieve. Questo contrasto può essere considerato la sua forza, ma anche, per certi aspetti, la sua debolezza.


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Il colibrì 2020-08-03 11:49:31 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    03 Agosto, 2020
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Elogio della rassegnazione

Vado controcorrente. A me non ha lasciato molto. Veronesi non mi ha annoiato, scrive bene certo, non sono però riuscito ad avere una minima empatia con il protagonista ed è strano perchè la sequela di disgrazie che gli capitano dovrebbero renderlo indimenticabile. E allora qualche domanda me la faccio... Credo che Veronesi, come gli è capitato in altri suoi romanzi, forzi la mano, esagerando e andando semplicemente oltre, divenendo quasi surreale e a me le allegorie fantasiose (vedi Coelho) NON piacciono, ma proprio per nulla. Sfido chiunque , genitore o meno, a considerare plausibile la supina rassegnazione (perchè di questo si tratta altro che colibrì...) con cui un padre accetta le stramberie della figlia, l'umana preoccupazione superata in due righe , va bene così e avanti. Il rapporto epistolare con Luisa che è l'emblema di tutte le cose che uno nella vita vorrebbe fare o avere ma non può avere, o non vuole perchè appunto è un colibrì e non un leone... Un uomo fedele a se stesso e ai propri principi nonostante tutto, che accetta la propria vita con i doni e i tormenti che gli porta, va bene ma il suo comportamento a tratti da nonchalance è davvero poco credibile, se ti cade una tegola in testa (di continuo tra l'altro...) cambia strada o fai qualcosa per riparare il tetto , il protagonista non fa nulla di tutto questo, neanche si incavola, non ha nemmeno un attimo di sbrocco da sconforto, sembra quasi disumano. Per non parlare del finale che da sempre è quello che toglie un paio di punti di media ai romanzi di Veronesi, cos'è ? Un inno ad un mondo globale senza frontiere e senza tabù ? Ho cercato un senso in questo finale da romanzo di fantascienza e non l'ho trovato, per favore qualcuno mi illumini. No, decisamente Veronesi non fa per me.

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Il colibrì 2020-07-22 11:03:25 CortaZur
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CortaZur Opinione inserita da CortaZur    22 Luglio, 2020
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La famiglia al centro della vita.

Come ogni anno la lettura del premio Strega in pectore è stata rispettata. Quest'anno, come quasi sempre, il libro è bello anche se a mio avviso inarrivabile resta M vincitore dell'anno passato.
In particolare, il Colibrì, ha un ottimo stile grazie alla sapienza dell'autore che mischia piani temporali, lettere, ricordi, rimandi al passato e al futuro che creano un clima di aspettative e curiosità che rendono la lettura super veloce alla rincorsa del sapere cosa succede dopo.
I personaggi tratteggiati sono molto variegati, si ha i lprotagonista che potrebbe essere descritto come un eroe moderno, data la quantità di difficoltà che deve affrontare nella sua vita; c'è la famiglia d'origine del protagonista dove ogni componente ha un suo ruolo e dove alcuni membri sono meglio approfonditi di altri; c'è poi la famiglia attuale fatta di moglie e figlia, che ha un impatto enorme sul romanzo ed è splendidamente raccontata. In tutto il romanzo, inoltre c'è una costante che varia tra malinconia, perseveranza e voglia di vivere che attraversa le epoche, che mette al centro come fulcro il significato di famiglia, che vince sempre nonostante il profondo ed enorme dolore provato e che dà vita alla splendida sequenza finale con il quale si chiude il libro.
A mio parere la parte finale in alcuni capitoli non è piaciuta, salvo quello citato in precedenza, in particolare il rapporto con "l'uomo del futuro" mi è risultato un po' artificiale. Inoltre, in alcuni tratti si perde il filo della sequenza temporale creando qualche confusione nella comprensione della storia.

Tutto sommato un ottimo libro, che merita di essere letto e soprattutto lascia un bel ricordo di una bella lettura.

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Il colibrì 2020-07-03 15:06:57 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    03 Luglio, 2020
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Piccolo ma tenace colibrì

«Tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo. Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere dove già sei. Sei formidabile, in questo. Riesci a fermarti nel mondo e nel tempo, riesci fermare il mondo e il tempo intorno a te, certe volte riesci addirittura anche a risalirlo, il tempo, e a ritrovare quello perduto, così come il colibrì è capace di volare all’indietro.»

Marco Carrera è il figlio della borghesia fiorentina. Oggi oftalmologo, sposato, è stato in passato soprannominato dalla madre “colibrì” perché a dispetto di tutti i suoi compagni non era alto quanto la media, al contrario. Per siffatte ragioni viene sottoposto a una cura ormonale che gli consente di riprendere quei centimetri in più che gli mancavano e che quindi gli permettono di diventare un ragazzo come tutti. È quando meno se lo aspetta che la sua vita viene sconvolta: la moglie Marina ha chiesto il divorzio ed è incinta di un altro uomo.
Il mondo di Marco si sgretola. Ogni certezza viene meno, tutto viene rimesso in discussione. Ma come reagisce il nostro protagonista? Esattamente come un colibrì ovvero come l’uccellino più piccolo del mondo ma anche più tenace. Carrera è saldo sulle sue gambe e delle proprie convinzioni. Non vacilla, va avanti per la sua strada, è fedele a se stesso e a quel che è e ai suoi valori.
Ed è attraverso una penna rapida ma decisa, forse un po' confusionaria in alcuni tratti, una narrazione serrata ma intrisa tanto di delicatezza quanto di ironia, tanto di durezza quanto di concretezza, che la storia di Marco diventa la nostra storia in un percorso fatto di disavventure, malattie, perdite, lutti, amori assoluti quali quello per Luisa, di situazioni atte a spezzare.
Un titolo eterogeneo, capace di invitare alla riflessione, che scava nell’intimo e che non teme il dolore. Perché qui, il dolore, è una costante.

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Il colibrì 2020-06-15 13:01:54 aeglos
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aeglos Opinione inserita da aeglos    15 Giugno, 2020
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IL POTERE DI RESTARE FERMI

Devo dire la verità, ero restia a leggere questo libro, in particolare modo perché non rientra proprio nello stile di libri che di solito leggo. E invece devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa di aver trovato un libro di uno scrittore che ancora non conoscevo, così particolare e pieno di svolgimenti.
Questo libro è un inno alla vita e Marco è il protagonista da cui tutti noi dovremmo prendere spunto, farcelo insomma come punto di riferimento.
Nonostante la vita si è accanita su di lui e sulla sua famiglia, nonostante le avversità e le cattive notizie, fino alla fine, Marco è pronto a dare tutto se stesso, mantenendo i suoi ideali, i suoi pensieri, riscoprendosi giorno per giorno, dando un senso alla vita.
"Tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo", così sta scritto nel dietro del libro, così viene presentato Marco. Trovo che la metafora e la somiglianza, l'idea di paragonarlo a questo bellissimo uccellino, sia praticamente geniale e solo piano piano, leggendo la storia pagina per pagina si capirà il motivo. Dategli tempo, è un libro che va assaporato un pò per volta, come aprire uno scrigno, trovarci dentro un sacco di cose che sembrano messe a caso, ma poi, andando a recuperare la storia di ogni oggetto, si capirà il loro vero senso e valore.
Ecco quindi Marco con una vita piena di dolore, ma tutto il suo dolore non gli ha mai impedito di godere dei momenti, pensando che tutto può essere perfetto, che se solo nella vita si trova un perché la vita diventa solo amore e compatibilità con tutto. Ci vuole così poco alla fine: una giornata come si deve, un bacio, un abbraccio, parole dette al momento giusto o un sorriso.

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Melody di Sharon M.Draper
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Il colibrì 2020-05-29 15:29:47 lalibreriadiciffa
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lalibreriadiciffa Opinione inserita da lalibreriadiciffa    29 Mag, 2020
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Un colibrì e la sua forza

Inizio questo mese la lettura dei dodici libri in finale per il Premio Strega 2020. Inizio per modo di dire, dato che il romanzo di Marta Barone "Città sommersa" l'ho già letto ad inizio anno, anticipando con la mia entusiastica recensione (qui) la candidatura al premio.
Inizio con un libro di cui ho sentito meraviglie, potendo decidere di leggerlo su supporto audiolibro grazie ad Audible, l'ho fatto: "Il Colibrì" di Sandro Veronesi (La nave di Teseo). Il libro è letto da Fabrizio Gifuni, attore che ho avuto modo di apprezzare in varie parti in vari film italiani degli ultimi anni: uno dei migliori attori degli ultimi anni a mio parere.

La storia narra di Marco Carrera, figlio della borghesia fiorentina, bambino con problemi di salute rasenti il nanismo (da qui il soprannome "Colibrì" affibbiatogli dalla madre Letizia), poi guarito. Dottore di oftalmologia, ex marito di Marina, padre di Adele, nonno amorevole e devotissimo, figlio e fratello.
La vita di Marco raccontata dalla sua voce, dalle lettere che per tutta la vita si è scambiato con il suo amore Luisa e da una voce narrante esterna ci racconta di difficoltà continue, perdite immense, dolori, lutti, amore, pazzia, aiuto, voglia di vivere immensa.
Non posso raccontarvi molto di più, perché rischio di fare spoiler non desiderati, che seppur non grandissimi colpi di scena, hanno comunque un posto ben preciso e molto importante nella trama del libro.

Il romanzo è fantastico.
Non so come mai io, in tutti questi anni non abbia mai avuto lo sghiribizzo di leggere qualcosa di Veronesi. Forse il fatto che ho iniziato a leggere narrativa italiana da pochi anni, forse l'atavica antipatia per lo scrittore che ho sempre reputato un po' troppo "autoriferito", ma, sta di fatto che, se proprio vogliamo dirlo, Veronesi è uno degli scrittori più talentuosi dell'ultimo ventennio e lo riconosco, cospargendomi il capo di cenere.
La trama è abbastanza semplice, anche se la costruzione temporale può risultare un po' indigesta per via del continuo saltare avanti e indietro nel tempo, anche di decenni. L'uso dei vari accorgimenti di cui sopra, rende il tutto ancora un pelo più difficoltoso ma non lasciatevi scoraggiare perché, fattoci il callo, la lettura è invogliante e molto coinvolgente. Veronesi scrive benissimo, riesce ad essere colloquiale ma ricercato e non annoia con inutili orpelli da "prof".
La storia raccontata è normale, per quanto possa sembrare anormale e tragica, è quella di una persona che vive in un mondo che non riconosce in quanto tale. Una persona che cerca di farsi andare bene quel mondo e quel destino che gli è stato donato il giorno della sua venuta al mondo. Seguiamo le vicissitudini di Marco Carrera come se fossero le nostre, chi più chi meno abbiamo tutti un momento - o più momenti - tragico in cui ritroviamo noi stessi o ci perdiamo per sempre.

Leggendo (ascoltando) questo romanzo mi sono ritrovata più volte a piangere e credo che, oltre alla storia narrata in sé stessa e la scrittura densa di significati - anche nascosti - di Veronesi, sia intervenuta anche la bravura immensa di Fabrizio Gifuni che recitando la parte del dottor Carrera come solo un attore può fare, ha contribuito a rendere tutto più emozionale. Badate bene, in sé stesso la storia raccontata è triste, ma si ride anche, non risate sguaiate naturalmente, ma risate a denti stretti. E si prova tutta una gamma di sentimenti che vanno dal dolore, all'amore, all'amicizia, alla tristezza, al cinismo, all'arrabbiatura, alla perdizione.
Tutto quello che un romanzo dovrebbe avere insomma e per questo, come avevo già precedentemente affermato, sono -quasi- sicura che questo romanzo finirà nella cinquina finale del Premio Strega. Non so se si merita di vincere, ma secondo me, la cinquina finale è sempre tutta vincitrice.

Per quanto riguarda me, andrò a recuperare i vecchi romanzi di Sandro Veronesi, chiedendo umilmente scusa per il mio comportamento e il mio preventivo e ingiustificato, accanimento nel non voler leggerlo.

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Il colibrì 2020-04-08 21:25:32 68
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68 Opinione inserita da 68    08 Aprile, 2020
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Passato inquietante, presente incerto, quale futur


Una storia dalle molte altre storie ha inizio in un giornata di ottobre del 1999, a Roma, poche parole...” mi dispiace dirglielo, dottor Carrera, ma il suo matrimonio è finito da un pezzo “...
È la storia di Marco Carrera, il colibrì, piccolo, aggraziato, da sempre fermo nello stesso luogo mentre gli avvenimenti gli piombano addosso, una vita indubbiamente fatta di sofferenza e di una indecifrabile resilienza.
Pare la fine e l’ inizio di un flusso di coscienza affannoso ed ansiogeno che stenta a ricomporre i cocci di una vita contorta, imbevuta di un ambiente borghese egocentrico, indifferente ed autocelebrativo, anaffettivo , imbrattato di psicanalisi e di insensatezza.
Una vita a lungo implosa, poi esplosa, costruita su carriera e solidità economica, in cui non ci si è accorti di nulla, di due genitori che non si sono mai amati, della indicibile sofferenza di una sorella, del proprio immobilismo silente e delle colpe indebitamente attribuite al fratello Giacomo, di un amore a distanza più volte perso e ritrovato, imbrattato di un ideale giovanile, di desiderio o semplicemente di gelosia, di un matrimonio ( il proprio), costruito sulla menzogna con strascichi di sofferenza, dell’ amore di una figlia prematuramente scomparsa, di tradimenti o presunti tali, di amicizie devianti e pericolose, di viaggi tortuosi, di tutto quello che non è stato.
Ecco la rappresentazione di sessant’anni anni di vita, si direbbe, l’ inseguimento di un senso all’ interno di una catastrofe annunciata, uno status quo che pare irrimediabile, indirizzato dal caso, dalla famiglia, dalla propria noncuranza.
Ormai, tra lettere, tracce significative, sedute di psicanalisi, delusioni, distacchi, lutti, partenze definitive, non resta che una ricerca per legittimare la propria vita e permettere a Marco, riconosciuto ed estirpato il passato, di vedere il futuro e di acquisire un senso.
Il futuro ha un volto preciso, è un condensato di passato e presente, è Miraijin ( in giapponese uomo del futuro ), sua nipote, superstite a lui affidata, che ha ereditato le esperienze del passato sintetizzandole in un futuro radioso, concentrato di grazia esteriore e bellezza interiore, di forza e perseveranza, di umanità e concretezza, filosofica presenza.
Da sempre Marco ha impersonato il colibrì, perlomeno così definito da altri, concentrando la propria energia nell’ immobilità e nel rimanere dove già e’, ma oggi non è più così.
Ora ha una missione da compiere, allevare l’ uomo nuovo, Miraijin, la sua vita uno scopo come tutte le dolorose vicissitudini che l’ hanno segnata, nulla gli e’ capitato per caso.
Il suo corpo, esploso così rapidamente, ha saltato l’ adolescenza dimostrando una plasticità ed una resilienza che in futuro l’ avrebbero aiutato a sopravvivere.
Marco ha trattenuto un piccolo mondo fragile che senza di lui si sarebbe dissolto, una vita che ha sempre continuato a stare ferma per anni mentre quelle degli altri andavano avanti, per essere improvvisamente sbalzata da un evento eccezionale in un altrove nuovo e sconosciuto.
Tutto, all’ improvviso, diventa chiaro, il dolore ha forgiato il nuovo mondo, i ricordi, il passato, il futuro, e lei, Miraijin, il nuovo, cui affidarsi ed abbandonarsi per sempre, liberato da una sofferenza fisica e morale.
Il romanzo di Sandro Veronesi è un turbine vorticoso di accadimenti, emozioni, sensazioni, citazioni letterarie e musicali, il protagonista un sopravvissuto ad un mondo borghese catastrofico e catastrofista paralizzato da paura, snobismo, cattiveria, vizio, noia, malattie incurabili, disgrazie, giuoco d’azzardo, incanalato in un inevitabile giogo psicoanalitico prevalentemente al femminile che impregna pagine e pagine e coinvolge tutti i protagonisti, chi più e chi meno, terrorizzando il lettore con le ripetute comparse del dottor Carradori, psicologo onnisciente che ha lasciato la professione e da un destino particolarmente iellato e sconfortante che parrebbe condurre all’ autodistruzione.
Ecco però una luce in fondo al tunnel, Miraijin, l’ uomo nuovo, creatura fantascientifica, un po’ Manga, onnicomprensiva, bellissima, una carta assorbente con poteri extrasensoriali, a dissolvere il catastrofismo imperante indirizzando la vita ad un futuro di speranza, radioso, profondamente umano, ribaltando e contravvenendo le innumerevoli storie e spezzoni di storie narrate, e ponendo il lettore di fronte ad un oggettivo dubbio: quale il senso?

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Il colibrì 2020-03-17 21:15:37 ant
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ant Opinione inserita da ant    17 Marzo, 2020
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Marco il colibrì

Il protagonista è Marco, oculista, e il libro inizia con una visita inaspettata dello psicanalista della moglie. Il visitatore inizia a svelare situazioni e sotterfugi della vita di entrambe i coniugi e lo scrittore è abile a condurre il lettore nelle impervie pieghe della vita di Marco. Vengono descritti mirabilmente e nei dettagli,tutti i componenti della famiglia di Marco, dai genitori, alla sorella e al fratello. Le pagine più intense sono quelle in cui viene descritta Marina la moglie di Marco e Luisa l'amante. Varie vicissitudini s'intersecano in queste pagine, spicca su tutto l'umanità di Marco e la capacità di far fronte a traversie non da poco, finale spiazzante. Concludo estrapolando un passaggio in cui Luisa descrive Marco come un colibrì
“tu sei un colibrì perché come il colibrì metti tutta la tua energia nel restare fermo. Settanta battiti d’ali al secondo per rimanere dove già sei. Sei formidabile, in questo. Riesci a fermarti nel mondo e nel tempo, riesci fermare il mondo e il tempo intorno a te, certe volte riesci addirittura anche a risalirlo, il tempo, e a ritrovare quello perduto, così come il colibrì è capace di volare all’indietro.”
Bello

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Il colibrì 2020-02-26 14:48:05 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    26 Febbraio, 2020
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Il coraggio di resistere

Il tempo della vita scorre con un andamento lineare. Il tempo della memoria scorre con andamento irregolare, con bruschi ritorni a un passato ora recente ora remoto. È questo il ritmo della narrazione nell’ultimo romanzo di Sandro Veronesi, “Il colibrì” - ritmo che assomiglia al volo del più piccolo tra i volatili. E non è un caso che il protagonista del racconto sia soprannominato “colibrì” non solo per la sua minuta costituzione nel periodo dell’infanzia, ma anche per la capacità di rimanere fermo nella sua condizione esistenziale, pur con sofferenza e fatica, proprio come fa il colibrì, grazie al battito velocissimo e frequentissimo delle sue ali.
Dolore, sofferenza, qualche gioia scandiscono la vita di Marco Carrera, questo il nome del colibrì di Veronesi. Si, perché la vita di ciascun individuo è fatta di esperienze amare, di perdite, di improvvise assenze e di qualche momento di felicità. La forza di ognuno è data dalla capacità di resistere, di vivere e superare le avversità, le malattie, le delusioni e di concentrarsi sul dono dell’amore, di quello dato più che di quello ricevuto, di rielaborare il tempo passato, grazie a quella memoria che ha scolpito nella nostra mente i momenti più importanti della vita.
Questa resistenza, questo instancabile battito d’ali può fare di ciascun individuo un colibrì, che riuscirà a mettere ordine nel suo caos interiore.

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