Il colibrì Il colibrì

Il colibrì

Letteratura italiana

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Il colibrì è tra gli uccelli più piccoli al mondo; ha la capacità di rimanere quasi immobile, a mezz'aria, grazie a un frenetico e rapidissimo battito alare (dai 12 agli 80 battiti al secondo). La sua apparente immobilità è frutto piuttosto di un lavoro vorticoso, che gli consente anche, oltre alla stasi assoluta, prodezze di volo inimmaginabili per altri uccelli come volare all'indietro... Marco Carrera, il protagonista del nuovo romanzo di Sandro Veronesi, è il colibrì. La sua è una vita di perdite e di dolore; il suo passato sembra trascinarlo sempre più a fondo come un mulinello d'acqua. Eppure Marco Carrera non precipita: il suo è un movimento frenetico per rimanere saldo, fermo e, anzi, risalire, capace di straordinarie acrobazie esistenziali. Il colibrì è un romanzo sul dolore e sulla forza struggente della vita, Marco Carrera è - come il Pietro Paladini di "Caos Calmo" - un personaggio talmente vivo e palpitante che è destinato a diventare compagno di viaggio nella vita del lettore. E, intorno a Marco Carrera, Veronesi costruisce un mondo intero, una galleria di personaggi indimenticabili, un'architettura romanzesca perfetta come i meccanismi di un orologio, che si muove tra i primi anni '70 e il nostro futuro prossimo - nel quale, proprio grazie allo sforzo del colibrì, splenderà l'Uomo Nuovo.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il colibrì 2019-10-31 11:58:22 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    31 Ottobre, 2019
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Un uccellino contro i naufragi della vita

Sandro Veronesi è uno scrittore pluripremiato. Tutti si ricorderanno del romanzo “Caos calmo” che, oltre allo Strega, ha vinto altri due premi internazionali ed ha avuto anche una famosa trasposizione cinematografica con Nanni Moretti e Isabella Ferrari. Io però mi avvicino per la prima volta a questo autore, attirata dal titolo e dalla seconda di copertina dove si legge : “un romanzo potentissimo , che incanta e che commuove, sulla forza struggente della vita”.
In effetti ho trovato una storia e una scrittura potente, a volte leggera, che ripercorre tutte le pagine del romanzo.
Perché un colibrì a dare il titolo all’opera?
Perché un uccellino, il più piccolo uccellino al mondo, con il corpicino e le ali iridescenti, capace di batterle 70/90 volte al secondo, venerato dai Maya che credevano fosse l’incarnazione dei guerrieri del sole? Perché questa scelta?
Perché il colibrì, che passa la vita a consumare tutta la sua energia per battere le ali senza muoversi, sospeso nell’aria, è simile al protagonista del nostro romanzo, Marco Carrera. Da ragazzino la madre lo chiamava “colibrì “ per via della sua corporatura e della sua altezza, di molto inferiori alla media dei ragazzi della sua età, un “gap” che recupererà con una cura a base di ormoni e che nel giro di pochi mesi gli farà conquistare prodigiosamente 16 cm di altezza!
Specialista in oftalmologia, Marco, all’inizio del libro, si trova, da un giorno all’altro, nell’occhio del ciclone di una serie di disgrazie: lo psicologo che segue Marina, sua moglie, entra nello studio e gli comunica una brutta notizia che stravolgerà l’apparente serenità delle sue giornate. Sua moglie chiede il divorzio ed è già incinta di un altro. Da quel momento parte una narrazione a ritmo serrato, con sequenze dialogate (pochissime, due o tre, solo quando Marco conversa con Carradori, lo psicologo della ex moglie che interverrà poi quasi alla fine del romanzo), discorsi indiretti liberi (tantissimi), poche descrizioni, molte sequenze riflessive, mai pesanti, perché condite da quella ironia che genera un’amara risata.
Le disgrazie sono veramente tante, lutti atroci, malattie terribili-lo stesso Veronesi ha confessato di aver interrotto la stesura del libro per curare un cancro - , amori assoluti e difficili, amicizie che non ti aspettavi. Ma come reagisce Marco?
Come il colibrì, l’antico guerriero Maya reincarnato in uccello, che nonostante le avversità si tiene sempre ben fermo, fedele a se stesso, ai suoi valori e consuma tutte le sue energie per mantenere quella posizione di sopravvivenza.

“E anche tutto l’amore che è stato sparso per il mondo, tutto il tempo che è stato sperperato e tutto il dolore che è stato provato: era forza, tutto, era potenza, era destino, e puntava lì.
- I lupi non uccidono i cervi sfortunati, Duccio - dice- Uccidono quelli deboli”.
-
Questa consapevolezza è l’unico modo per non soccombere alla “dittatura del dolore”.

Un romanzo che parla di amore, di dolore, ma soprattutto di forza.
Magistrale la penna di Veronesi che rende originali certe situazioni che potrebbero risultare banali, scontate e ti tiene incollato alla pagina fino alla fine del romanzo. Un sacco di citazioni importanti, musicali, cinematografiche e letterarie, da “La patente “ di Pirandello all’omaggio all’amico Sergio Claudio Perroni, suicidatosi quest’anno a Taormina, uno dei padri fondatori della casa editrice indipendente “La nave di Teseo”, la stessa che ha ripubblicato tutte le opere del Veronesi. A fine libro troverete una interessante postilla dell’autore che spiega come sono nati termini, luoghi e situazioni di questo romanzo.

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Il colibrì 2020-01-13 09:39:58 Davide Meloni
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Davide Meloni Opinione inserita da Davide Meloni    13 Gennaio, 2020
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Una preghiera per tutte le navi in mare

Si parla di Il Colibrì, ultima fatica di Sandro Veronesi, come del miglior romanzo del 2019. E in effetti è uno di quei libri che ti incollano alle sue pagine e che verrebbe voglia di riprendere da capo appena letta l’ultima riga.
Il protagonista della storia è Marco Carrera, oculista fiorentino trasferitosi a Roma. Veronesi riesce nell’impresa di dar vita a un personaggio indimenticabile, un eroe dei nostri tempi, raccontandone le drammatiche vicende dalla giovinezza alla vecchiaia con un’ironia e una tenerezza che fanno fin da subito affezionare a questa figura. È lui, Marco Carrera, il colibrì, perché conduce la sua esistenza comportandosi come questo animale che è capace di battere le ali con estrema rapidità con il solo scopo di restare fermo in aria. È ciò che riesce a fare anche Marco Carrera: star fermo, saldo, immobile. In un mondo che fa del cambiamento continuo un valore da perseguire a tutti i costi, Marco ha il dono di non spostarsi, mentre la vita attorno a lui è una tempesta: il suo matrimonio fallito per via di una moglie che si rivela lontana anni luce da quello che appariva all’inizio del loro rapporto, una storia d’amore impossibile durata cinquant’anni con Luisa, donna conosciuta da ragazzo mentre era in vacanza, una famiglia di origine con problemi giganteschi, più o meno nascosti, la strana e preziosa amicizia con lo psicanalista della ex-moglie, il rapporto struggente con la figlia Adele e con la nipote Miraijin, nome giapponese che significa “uomo del futuro” e che diventa il simbolo dell’umanità nuova che verrà. Personaggi imperfetti, che riescono a fare tanto del male gli uni agli altri, ma anche capaci di un’umanità che tutte le ferite della vita non riescono a cancellare.
Le vicende del romanzo abbracciano un periodo che va dagli anni Sessanta al 2030, ma vengono raccontate secondo una cronologia tutt’altro che lineare, con un continuo andare avanti e indietro nel tempo, regalando una sequenza di avvenimenti, conversazioni, lettere, riflessioni disposti in modo caotico. Un po’ come le tessere di un puzzle che vengono tirate fuori casualmente dalla scatola, ma che pian piano vanno a incastrarsi tra loro per dar forma ad un’immagine sensata. Anche in questo libro il senso di una vita emerge, piano piano, ma non perché ad un certo punto tutto diventa chiaro. Al contrario, ciò che viene fuori è il grande mistero della storia di un uomo, sempre sul punto di perdersi, eppure capace di abbracciarla e amarla la sua vita, nonostante tutto.
Il Colibrì è un romanzo postmoderno, perché il protagonista è smarrito nell’esistenza, senza nessun dio da seguire o ideale da difendere, ma non è un romanzo nichilista, perché il tema di una possibile redenzione è sempre sullo sfondo, nonostante il controverso finale. Su tutto sembra dominare un destino che, a dispetto di quanto succede ai personaggi del libro, non si riesce a definire crudele. Non è un libro cristiano, come non lo è il suo autore, ma, proprio come il suo autore (che alcuni anni fa ha scritto un suo personale commento al Vangelo di Marco) sembra rivelare la grande nostalgia di un Dio che sappia abbandonare il cielo e venire ad abitare tra le nostre misere esistenze. Non è un libro su Dio, ma nelle ultime pagine si invita a pregare «per tutte le navi in mare» e – sarà un caso? – le parole che chiudono il romanzo sono proprio “buon Dio”.

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Il colibrì 2019-12-22 13:22:32 alba ciarleglio
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Opinione inserita da alba ciarleglio    22 Dicembre, 2019

Un colibrì davanti alla vastità

Devo essere sincera: la letteratura italiana odierna non mi attrae particolarmente, così come accade con il cinema italiano attuale, anche la letteratura soffre a volte dello stesso male, un autoriferirsi che la priva della universalità propria che ogni opera dovrebbe avere per diventare grande cinema e grande letteratura. In questo romanzo di Veronesi, le tematiche sono universali, poiché l'autore esplora drammi dell'esistenza quali la perdita, il lutto, l'amore, la morte, la malattia in ogni sfumatura, in ogni recesso angolo del cervello e il dolore che ne deriva. E lo fa da sessantenne qual è, quindi con quel carico di dolori e lutti propri di quella età. Essere coevi di Veronesi aiuta a comprenderne la portata, perché il racconto si sviluppa in maniera discontinua dagli anni sessanta ai giorni nostri con un epilogo futuribile dove a mio avviso Veronesi perde un po' il lume e si addentra in una dissertazione su "ciò che l'uomo dovrebbe essere" difficile da digerire, o quanto meno una cosa che in letteratura è vietatissima: porre la propria visione del mondo come panacea di tutti i mali. Credo che la letteratura debba principalmente descrivere, ai lettori sta il compito di trarre conclusioni. Se invece si desidera divulgare la propria opinione, meglio scrivere un saggio, un pamphlet. Questo non toglie al romanzo una certa bellezza, momenti di commozione che invitano a proseguire la lettura in modo compulsivo. L'impianto è particolarissimo, libero da qualsiasi schema, interessante soprattutto per via del fatto che la scrittura sta perdendo la struttura coesa che le è stata propria per avventurarsi nella dimensione breve, atomizzata dei social. Un aspetto da analizzare veramente intrigante. In ultimo, lo scrittore, nella postfazione elenca trascrizioni più che citazioni, di alcuni brani a lui cari, niente meno che Pirandello e Fenoglio. In ogni caso, un libro da leggere, da regalare e che non lascia indifferenti.

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Il colibrì 2019-12-06 21:38:58 luvina
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luvina Opinione inserita da luvina    06 Dicembre, 2019
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La forza della vita

“Il colibrì” di Sandro Veronesi è un romanzo semplice e complesso come può essere semplice e complessa la vita. Infatti è proprio la vita la chiave di volta del racconto, quella del protagonista Marco Carrera ma anche quella di coloro che gli sono intorno, la sua famiglia, le donne, le amicizie, una carrellata di personaggi umanamente e magnificamente descritti. Semplice ma potente, coinvolgente la prosa di Veronesi, semplice lo scorrere di un’esistenza dall’infanzia alla morte; complesso ma intrigante seguire questa esistenza senza riferimenti cronologici ma viaggiando avanti (fino ad un prossimo futuro a noi molto vicino) e indietro in un tempo fluido. Il romanzo è diviso in 46 sezioni ognuna con un titolo e un anno di riferimento (grossomodo dal 1960 al 2030); queste sezioni sono lettere cartacee, email, sms, racconti in prima o terza persona. Marco Carrera è il colibrì, così lo aveva ribattezzato da bambino la sua creativa madre architetto per via della sua altezza molto al di sotto della media -”lei aveva coniato per il suo bambino il più rassicurante dei soprannomi, colibrì, per rimarcare che, insieme alla piccolezza, in comune con quel grazioso uccellino Marco aveva anche la bellezza, per l’appunto, e la velocità”-. Il dono di Marco, la sua forza è la resilienza che viene interpretata da Luisa, la donna amata, come il restare fermi come fa appunto il colibrì col suo velocissimo battito d’ali ma a mio avviso non è questa l’interpretazione: Marco vive tutta la sua vita, anche i dolori più grandi, non sottraendosi a nulla, affrontando coraggiosamente tutto da solo quindi non rimane fermo, cerca soltanto di costruire dei capisaldi per non perdersi .”Il fatto è che dietro al movimento è facile capire che c’è un motivo, mentre è più difficile capire che ce n’è uno anche dietro l’immobilità....ci vogliono coraggio ed energia anche per restare fermi”-. Questo romanzo mi è rimasto dentro, appena finito ho dovuto riprendere fiato, farlo sedimentare prima di elaborarlo, è stata una lettura che per certi versi mi ha fatto soffrire. Sicuramente agghiacciante è “Eccola, scende (2012)” una delle mail inviate da Marco a Luisa, dove in poche righe, in un Oggetto: Aiuto, scopriamo il più grande lutto, il più grande dolore che possa capitare in una vita inserito in un contesto ordinario come può esserlo una mail. E nonostante tutto Marco va avanti, e dà ancora una volta a sé stesso uno scopo: allevare Miraijin “l’uomo nuovo”, la speranza nel futuro, che sarà in realtà una splendida donna. Veronesi in questo libro parla di noi, dei dolori, dei lutti, delle scelte dolorose che la vita ci impone, parla del coraggio, della forza che ci vuole per restare saldi quando tutto intorno frana. E’ per questo motivo che “Il colibrì” è un romanzo complesso, perché è doloroso. Anche la fine diventa vita in “Le invasioni barbariche (2030)”, c’è la pacificazione in Marco e intorno a lui, il tempo ripara tutto se speso bene. A noi lettori Veronesi lascia il compito di paragonare la fine del padre e quella del figlio, il carico di sofferenza della prima e la serenità della seconda. Tocca tematiche molto forti ed attuali Veronesi ma lo fa meravigliosamente a modo suo, con la sua scrittura piena di rimandi, di ricordi, di canzoni e ci trascina, ci prende, ci illumina. Volutamente non ho scritto della trama né dei personaggi perché per assaporare questo romanzo vanno scoperti poco a poco, con il tempo fluido anacronologico, come è successo a me.


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Caos calmo e XY dello stesso autore
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Il colibrì 2019-12-01 13:45:12 Patrizia
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Opinione inserita da Patrizia    01 Dicembre, 2019

Il colibrì, una storia di amore e di resistenza

Il colibrì è un libro carico di ricerca di senso, passando attraverso la descrizione dell'intera vicenda terrena di un uomo e degli affetti che gli ruotano intorno. L'autore, nella rappresentazione di drammi interiori che potrebbero indurre chiunque al cinismo ed alla resa, esprime invece un incrollabile amore per la vita con le sue innumerevoli crepe e con la sua imprevedibile capacità di sorprenderci sempre, nel bene e nel male. L'autore raggiunge, con indulgenza e profonda consapevolezza, le molteplici sfumature dell'animo umano. Attraversa le tenebre, ma cerca e raggiunge la luce. La descrizione della malattia, sempre indecente nel suo effettivo manifestarsi, nella devastazione che produce in chi la patisce ed in chi la vive in quanto affidatario del compito di assistere, è estremamente realistica. I sentimenti basilari sono tracciati perfettamente. L'amore, asimmetrico, rincorso, negato, mai corrisposto come meriterebbe, pervade tutta la narrazione Il vuoto della perdita è rappresentato senza inutile pietismo, lasciando percepire chiaramente l'irreversibilità della condizione.. sia che si tratti di perdita fisica sia che si tratti di perdita sentimentale. Nonostante il dolore descritto in tante declinazioni, il libro trasmette un messaggio positivo di umana speranza, legata al ricordo di noi e di chi ci portiamo dentro e che dentro di noi continuano a vivere. Nelle situazioni estreme dell'esistenza resta solo la bellezza dei sentimenti vissuti in modo autentico che riscattano le sofferenze e le rinunce di una vita intera. La prosa è elegante e scorrevole. La lettura è piacevole e la trama avvincente. Il colibrì è un libro intenso, profondo, necessario.

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Il colibrì 2019-11-12 07:40:33 Anna
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Opinione inserita da Anna    12 Novembre, 2019

Il colibri

Avevo letto ed apprezzato "Caos calmo" e aspettavo con fiducia l'ultima opera di Veronesi che però mi ha delusa. Il contenuto mi è apparso velleitario e troppo manifestamente proteso a giustificare la metafora del colibrì. Gli sbalzi temporali affaticano inutilmente la lettura mentre le lunghe e mono- stilistiche lettere, che Marco è Luisa si scambiano nel vortice della loro vita piena di impegni, viaggi, dolori, città di incontri ed altro, mi davano l'impressione della funzione che il buon don Lisander dava ai cori delle tragedie. Tragedie ottocentesche.

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