Narrativa italiana Romanzi Il corpo umano
 

Il corpo umano Il corpo umano

Il corpo umano

Letteratura italiana

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È un plotone di giovani ragazzi quello comandato dal maresciallo Antonio René. L'ultimo arrivato, il caporalmaggiore Roberto Ietri, ha appena vent'anni e si sente inesperto in tutto. Per lui, come per molti altri, la missione in Afghanistan è la prima grande prova della vita. In un romanzo corale, che alterna spensieratezza e dramma, Giordano delinea con precisione i contorni delle "nuove guerre". E, nel farlo, ci svela l'esistenza di altri conflitti, ancora più sfuggenti ma non meno insidiosi: quelli familiari, quelli affettivi e quelli sanguinosi e interminabili contro se stessi.

Recensione della Redazione QLibri

 
Il corpo umano 2012-10-24 14:37:47 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    24 Ottobre, 2012
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Corpi e anime

Dopo il brillante esordio de “La solitudine dei numeri primi”, Paolo Giordano pubblica il suo secondo lavoro.

Anche questo romanzo è caratterizzato da un'estrema fluidità narrativa, tanto da stimolare una lettura rapida ed incalzante. Non cada il pubblico nell'errore di correre su queste pagine accattivanti e coinvolgenti, alla ricerca spasmodica di un finale degli eventi.
Questo romanzo va assaporato lentamente, va compreso col cuore e con la ragione, per poter captare gli infiniti messaggi dell'autore, o almeno, poter comprendere il punto di vista sotteso al nucleo narrativo.

Giordano rappresenta magistralmente, ancora una volta, la generazione che si affaccia alla soglia dei trent'anni, età che conduce a fare i conti con l'ingresso nel mondo adulto, fatto di responsabilità e scelte di vita destinate a riflettersi su se stessi e sugli altri.
Lo sfondo predominante è la guerra “modernamente” intesa, ossia uno spaccato crudo e reale delle missioni in zone calde del mondo, come l'Afghanistan; missioni a sostegno dei governi locali per ristabilire l'ordine e la legalità, che si trasformano troppo spesso in guerre dagli esiti funesti.
Ma la guerra viene utilizzata da Giordano come una metafora e vagliata in tutte le sue possibili sfaccettature, mettendo in scena diversi personaggi, dove ciascuno viene colto alle prese con la sua “personalissima guerra”.
La guerra non è solo sangue sul campo, non riguarda solo il mondo militare; la guerra talvolta è parte integrante della vita.
La vita può divenire scontro con se stessi per l'incapacità di accettarsi, di esprimersi con gli altri, familiari compresi, per l'insoddisfazione accumulata a causa di scelte sbagliate.
La vita è anche spettatrice di scontri familiari e generazionali, che si consumano tra le mura di casa, ma che possono causare danni permanenti ed irreversibili nell'anima di un uomo.

Il romanzo è percorso da un filo conduttore sottile e splendido, ossia il binomio tra corpo umano e persona. Un concetto non immediato, la cui intensità aumenta con il consolidarsi della narrazione: ossia l'evolversi delle situazioni rappresentate fa comprendere come le necessità del corpo non sempre coincidano con quelle della mente e come questo talvolta diventi un'entità scissa dal volere “ragionato” della persona. Ecco allora che il corpo diviene istinto, diviene mezzo per evadere dalle costrizioni imposte dall'anima, dai rimorsi, dai ricordi e dalle regole morali e non, imposte dalla società.
Altresì il corpo è sinonimo di fragilità e vulnerabilità, inteso come quella parte dell'uomo che per prima fa le spese delle scottature della vita, dagli eventi più gravi a quelli meno, destinata a caricarsi di patologie o cicatrici che saranno per sempre il simbolo del passato.

Giordano denota anche in questo lavoro un'ottima capacità di mettere a nudo il personaggio, di fare affiorare i sentimenti più nascosti, con una semplicità ed una chiarezza disarmante, ma a tal punto immediata e concreta da piegare il lettore ad una completa immedesimazione e compartecipazione nella problematica affrontata.
In queste pagine diventano palpabili i dolori, i timori, le solitudini, le ansie di una generazione che dovrebbe spiccare il volo verso la stabilità e la sicurezza, verso la convinzione nelle scelte effettuate, verso un segmento di vita che la trasformi dall'essere figlio all'essere padre.

Ne “Il corpo umano” c'è tanta voglia di scavare nel quotidiano di una società divorata da malesseri e instabilità, mossa da una ricerca famelica di affetto, protezione e realizzazione.


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Il corpo umano 2015-04-10 11:28:18 Arrigo
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Opinione inserita da Arrigo    10 Aprile, 2015

Il corpo umano a brandelli, insieme alla sua mente

Bello. Uno di quei libri che non riesci a smettere. E l'ultimo 40 % (mi sono munito di tavoletta elettronica pure io, e ora non vado più a pagine, ma a percentuali) me lo sono fatto seduto in un bar impossibilitato dal muovermi e credo di aver avuto in più punti anche espressioni che a guardarmi dal fuori si saranno chiesti se stessi male, i proprietari intendo.
Il libro unisce, come già più volte detto da altri, la storia, e la crescita (crescita no, implosione? Sbriciolamento?) , di diversi personaggi dal prima al dopo l'attraverso di una valle in Afghanistan, la valle delle rose, per portare degli sfigati camionisti locali sulla Ring road, unica strada asfaltata e 'sicura' del paese. Una valle che incrinerà per sempre, ma in modo molto diverso, il loro mondo interno, trasformando quelle che prima ritenevano certezze, nella classica polvere.
I pensieri che caratterizzano ogni personaggio sono narrati da un punto di vista esterno, asettico e implacabile, mi hanno ricordato le analisi psicologiche dei maestri scrittori russi, rivisitati però in chiave moderna, più leggera, sostenibile. Più scorrevole.
Una domanda mi tormenta: come si può descrivere una guerra, un'azione militare, senza averla vissuta? Come ha fatto Giordano a scrivere di questo? È stato là? Non credo di volerlo sapere, forse sarebbe anche facile leggendo la sua biografia. Ho sempre creduto, senza averne però le prove, che gli unici libri a lasciarmi dentro scosso, a coinvolgermi veramente, fossero quelli a forte carattere autobiografico, magari non esplicito, non esposto, ma con emozioni descritte dai personaggi vissute almeno in parte in prima persona da chi le scriveva. Ora ho il dubbio, forte, di essermi sempre sbagliato.
In quella valle in qualche modo ci sono finito, non so come, pure io insieme ai protagonisti. E ora che ne esco, chiudendo il tablet (che visione romantica vero?) la mia vita ovviamente è rimasta uguale, a differenza della loro, ma la nausea per la tensione mi è venuta sul serio.
Il tenente Egitto sempre chiuso nel suo mondo interiore (una stanza senza vie d'uscita), il maresciallo ex gigolò René, il soldato sbruffone e troppo sicuro di sé Cederna. Sono stato un po' di tutti loro. E io odio, ho sempre odiato, la guerra.

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Il corpo umano 2014-09-01 18:14:52 DieLuft
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DieLuft Opinione inserita da DieLuft    01 Settembre, 2014
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Anatomia del dolore

Mi piacciono i libri di Giordano perché sono veri. Non è obbligatorio che una storia che finisce con una distensione, debba avere per forza un un lieto fine. E di questo l'autore pare esserne pienamente consapevole. Giordano scrive di vita "reale", di emozioni che diventano talmente tanto presenti, da esserne le vere "silenti" protagoniste.
La storia, come nel precedente romanzo, scorre deliziosamente. L'autore non si perde in leziose e noiose descrizioni e preferisce che siano, in un certo senso, le azioni a parlare e a delineare i contorni delle figure e anche dei paesaggi.
Nonostante abbia veramente apprezzato il libro nel suo complesso, non posso dire di sentirmi soddisfatta appieno per la scelta della vicenda. L'aver scelto di focalizzarsi su di un piccola fetta di vita di un contingente italiano in Afghanistan, è il motivo per il quale ho deciso di togliere un voto. Ammetto che è un mio capriccio personale perché ho un'avversione profonda per tutto ciò che riguarda e rappresenta l'Esercito. E questa antipatia è stata rafforzata dalle implicite "frecciatine" che il narratore fa. Le persone comuni vengono spregevolmente definite come "i civili"; tutto ciò che non ha a che fare con pallottole, vestiti mimetici ecc. è declassato a "roba di serie B" (indifferentemente se siano cose o persone). In parole povere, anche se il narratore non è un soldato, la sua voce e la sua mente appartengono all'Arma.
Ciò che mi ha letteralmente creato una sorta di ribrezzo interno è stata l'elevazione della guerra a "rito di passaggio". Essa è per i più giovani la linea di confine tra adolescenza e vita adulta, mentre per i più anziani è motivo per tagliare i ponti con gli errori del passato e ricominciare seguendo "la retta via". Ma caro Paolo Giordano... Con tutto quello che di difficile e doloroso può attraversare una vita, tu "elevi" una cosa così spregevole come una guerra a ciò? Definisci il farsi disintegrare a colpi di bombe come qualcosa di eroico? Vabbè... E infine a coronare il disgusto è arrivato il solito cliquè del soldato donna che è prostituta del gruppo e ovviamente membro più imbranato dell'intera fob. Maschilismo gratuito. Parentesi chiusa.
Concludo dicendo che personalmente, ciò che "ha fatto" questo romanzo, non è la serie di disavventure che accadono al gruppo Charlie, bensì sono gli intermezzi della vita del tenente Egitto e delle sue riflessioni che analizzano il dolore, un po' come se questo fosse un corpo inanime sul tavolo d'obitorio.

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Paolo Giordano - La solitudine dei numeri primi
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Il corpo umano 2014-04-19 14:57:41 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    19 Aprile, 2014
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Guerre nelle guerre

Nel cuore di un’Afghanistan straziato dagli orrori di una guerra insensata, un gruppo di ragazzi vive un’esperienza che inevitabilmente li porta ad abbandonare la bolla dorata della giovinezza per entrare nelle difficoltà e nelle disillusioni della vita adulta. Si tratta dei soldati del terzo plotone della Charlie, quello comandato dal maresciallo René, impegnati in una delle zone più calde del paese, il Gulistan. L’impacciato Ietri, lo spaccone Cederna, il povero Mitrano, l’ingenuo Torsu, la triste Zampieri sono i personaggi che spiccano maggiormente in questa eterogenea accozzaglia di giovani militari, con i loro caratteri differenti, i diversi comportamenti e le più svariate esperienze personali. E poi il rozzo colonnello Ballesio, l’arrogante capitano Masiero e soprattutto il tenente Egitto, medico della base, che dopo un primo semestre di missione ha preferito restare lì nel deserto, in guerra, piuttosto che tornare a casa e affrontare un altrettanto pericoloso conflitto con un pesante passato e un incerto futuro. Per molto tempo la vita nella base scorre lenta e sorniona, il caldo, la nostalgia e la noia sembrano essere i nemici più pericolosi. I rapporti umani sono altalenanti, si passa da momenti di grande comunione e fratellanza a periodi di intolleranza che sfiorano la misantropia, nascono e si rafforzano amicizie da un lato, esplodono e si intensificano contrasti e divergenze dall’altro. Finché un giorno questa uggiosa quotidianità non verrà frantumata da un tragico evento che segnerà per sempre la vita dei protagonisti. Qualche cliché di troppo non guasta il risultato complessivo dell’opera di Giordano che, con grande delicatezza ed una prosa curata e scorrevole, apre una finestra su quello che è lo stile di vita dei militari impegnati nelle missioni militari all’estero, con tutte le difficoltà, i pericoli, le incombenze che sorgono in situazioni di questo genere. Ma soprattutto ci porta nel cuore e nella mente dei protagonisti, ci permette di conoscerne pensieri, gioie e paure, un po’ della loro storia personale, dei progetti, dei sogni, delle speranze e delle loro più intime battaglie. Ci descrive la guerra, non tanto quella che si combatte con fucili, bombe, mortai, ma principalmente quella sostenuta contro se stessi, contro il corpo e lo spirito, i propri fantasmi e le proprie difficoltà, contro famigliari e conoscenti, affetti ed antipatie, contro la vita stessa che troppo spesso non va come dovrebbe andare.

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Il corpo umano 2014-02-13 08:57:44 BettiB
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BettiB Opinione inserita da BettiB    13 Febbraio, 2014
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Solo uomini

Non avevo mai letto un libro concentrato sui militari, su veri militari, e aver iniziato con questo credo sia stata un'ottima mossa, soprattutto perché mi ha fatto venire voglia di saperne di più della vita che gli uomini che si prendono questo incarico conducono nelle basi, sperse in Paesi lontani e pericolosi. E' di questo che parla il libro: una compagnia di militari assegnati all'Afghanistan e le loro vite sospese, scelte mancate, i pensieri più intimi di ognuno di loro, perché dopotutto sono solo uomini!

L'ho capito solo dopo parecchie pagine, ma Giordano ha srotolato un filo conduttore dalla prima all'ultima pagina: un collegamento tra l'uomo e il suo corpo, le sensazioni e le conseguenti reazioni del corpo umano. Molto sottile, ma caratteristico.
Un'altra particolarità è che all'inizio i personaggi sono identificati solo con i cognomi, rendendoli impersonali, distaccati, semplici unità di plotone. Con l'avanzare della storia invece cominciano a diventare nomi, persone con delle storie alle spalle, un proprio carattere, propri pensieri... e inizi a conoscerli davvero, e a volergli bene.

Lo stile è molto maschile, con un linguaggio misurato e chirurgico, preciso e quasi schematico. Si sente che a raccontare è un uomo, che parla di uomini e (forse) per uomini. Inoltre il cliché sulla donna sensibile, cedevole di sentimenti, un po' incapace e finta dura è stato un colpo basso; mi aspettavo un po' più di imparzialità.

Non lo rileggerei volentieri più e più volte, ma è stata una bella storia, seria e importante, e sono felice di averlo letto con così costanza da interessarmi davvero alla vita nelle basi. Lo consiglio a chiunque volesse addentrarsi in una lettura seria ma non troppo pesante.

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Il corpo umano 2013-07-10 11:23:53 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    10 Luglio, 2013
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Vita da soldati

Questo romanzo mi ha conquistato strada facendo, o meglio, "pagine leggendo". C'è tutta una prima parte in cui entriamo in confidenza con un gruppo di giovani soldati, con il maresciallo René e con il tenente medico Egitto, due personaggi-chiave. E' una parte che sembra un pò banale, un pò stilisticamente scialba e fin troppo semplice ma, col senno di poi, capisci che è appositamente scritta in questo modo, lenta e preparatoria, per farci conoscere da vicino questi ragazzi, per farci entrare nelle loro vite come se fossimo loro amici e per preparare il terreno al proseguo della storia. La parte centrale, che è il cuore del romanzo, è il primo culmine delle emozioni, vi si arriva quando i soldati oltrepassano la bolla di sicurezza, consapevoli che tutto può accadere. E tutto accade durante l'assalto nella valle delle rose. Poi... Poi c'è il dopo. Quello che accade dopo, quando tutto è già accaduto. Ed è nella terza parte che secondo me l'autore dà il meglio di sè, come stile, diretto e magmatico, come intimità ed intensità narrativa, sia come focus, non solo il corpo, ma anche la mente umana. E per chi tende a scavare una trincea fra passato e presente l'ultimo capitolo devasta e prende l'anima.

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Il corpo umano 2013-07-04 09:55:46 LolloP
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LolloP Opinione inserita da LolloP    04 Luglio, 2013
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Stereotipi a più non posso...

Ho letto questo libro in quanto mi è stato regalato e la prima cosa che ho pensato è stata : come mai un titolo così curioso? Il corpo umano? Con il senno di poi posso ritenere che l'autore abbia voluto sintetizzare in esso l'idea di una umanità greve, problematica ed in continua lotta con i propri limiti, sia fisici che mentali, idea che dovrebbe fare da sfondo all'intero romanzo.
Dico dovrebbe poichè, a mio avviso, il racconto va da tutt'altra parte.
La trama si occupa delle vicende di un gruppo di commilitoni dell'esercito italiano impegnati in Afghanistan, in una realtà nella quale gli errori di uno solo, così come le vittorie, appartengono a tutti. Ho trovato molto originale questo contesto, non avendo mai letto nulla che raccontasse della vita militare, ma il romanzo non è riuscito affatto a conquistarmi.
I singoli soldati protagonisti del romanzo sono tutti troppo stereotipati. C'è il soldato buono, quello prepotente, la donna in difficoltà e così via, tutti i clichè possibili sono qui presenti. Ciascuno di loro recita la propria parte dalla prima fino all'ultima pagina, senza mai instaurare un reale rapporto di confronto o condivisione con gli altri, si limitano a far avanzare un intreccio che non riesce mai davvero a decollare.
Lo stile dell'autore è sicuramente scorrevole e immediato ma non riesce, da solo, a sostenere una trama davvero piatta. Ho letto varie recensioni positive ma per questa volta non concordo. Banale.

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Il corpo umano 2013-05-20 14:35:34 legiova
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legiova Opinione inserita da legiova    20 Mag, 2013
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La storia raccontata attraverso le nostre guerre.

ll corpo umano nell’uomo vitruviano o più semplicemente a scuola è la somma anatomica di tante parti che svolgono funzioni complementari.
In guerra i corpi sono frammenti di esplosioni e le sue parti sono soltanto il giusto peso che deve formarsi in una busta che raccoglie i resti dei soldati.
Però la guerra non si combatte solo in Afghanistan ma anche in Italia, in famiglia, quando i figli vengono visti soltanto come progetti che devono trasformarsi in realizzazioni, senza nessuna funzione pedagogica e neppure partecipazione emotiva.
Fortunatamente le guerre passano con tutte le sconfitte del caso per arrivare ad una età in cui la vita non dipende più dalle aspirazioni altrui ma dalle proprie scelte e quella età per l’autore sono i trenta anni.
Paolo Giordano racconta le storie, ma in realtà traccia dei profili psicologici profondi, dove le difficoltà della vita sono almeno pari al desiderio di affrontarli.

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ll corpo umano nell’uomo vitruviano o più semplicemente a scuola è la somma anatomica di tante parti che svolgono funzioni complementari.
In guerra i corpi sono frammenti di esplosioni e le sue parti sono soltanto il giusto peso che deve formarsi in una busta che raccoglie i resti dei soldati.
Però la guerra non si combatte solo in Afghanistan ma anche in Italia, in famiglia, quando i figli vengono visti soltanto come progetti che devono trasformarsi in realizzazioni, senza nessuna funzione pedagogica e neppure partecipazione emotiva.
Fortunatamente le guerre passano con tutte le sconfitte del caso per arrivare ad una età in cui la vita non dipende più dalle aspirazioni altrui ma dalle proprie scelte e quella età per l’autore sono i trenta anni.
Paolo Giordano racconta le storie, ma in realtà traccia dei profili psicologici profondi, dove le difficoltà della vita sono almeno pari al desiderio di affrontarli.
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Il corpo umano 2013-05-20 12:37:27 Andy Picone
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Opinione inserita da Andy Picone    20 Mag, 2013

Piccola delusione

Dopo l'incredibile esordio de "La solitudine dei numeri primi" ci si aspettava di più da Giordano.
Il libro parte bene creando la giusta atmosfera, ma poi si perde. La trama è povera e lascia troppi buchi che il lettore deve riempire con la propria immaginazione.
Il dramma, i sentimenti, le emozioni dei nostri soldati in missione sono ben descritti, ma nessuna delle figure è scavata in profondità a parte, forse, il tenente Egitto. Anche lui però non riceve una collocazione definitiva.
Può essere ci siano troppi personaggi e su nessuno di loro ci si sofferma sufficientemente.
Il libro si legge rapidamente sperando sempre nel colpo d'ala che non arriva mai.

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Il corpo umano 2013-03-15 13:54:50 ChiaraLotus
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ChiaraLotus Opinione inserita da ChiaraLotus    15 Marzo, 2013
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Come se fossero i nostri amici

Lo scorso novembre, un ragazzo residente nel paese vicino alla mia città - Tiziano Chieriotti - fu ucciso in Afghanistan durante una delle cosiddette “missioni di pace”.
Mentre i telegiornali decantavano la notizia dell’ennesima strage, su facebook imperversavano commenti qualunquisti “un mercenario, la sua vita non valeva niente” e le solite (pardon!) stronzate figlie di un’Italia ancora poco abituata a trattare come persone chi sceglie un lavoro tanto controverso.
Queste parole vuote e inutili mi facevano imbestialire, poiché mi sentivo profondamente colpita per la vicenda. Ho sempre considerato la vita umana un valore fondamentale. Sono iper-sensibile davanti alle morti di persone giovani.
Proprio nello stesso periodo, mi trovai a leggere questo libro. Era uscito da pochissimo e mi sentii… come dire? Mi sentii capita da Paolo Giordano e dalla sua profonda ed innata capacità di descrivere questi soldati in primo luogo come uomini.
L’autore torinese ha mostrato tutta l’umanità di questi giovani che, invece di andare ad ubriacarsi nelle discoteche, scelgono di rinunciare ad agi e comodità per scivolare in un mondo ostile e perverso. Un mondo destinato a cancellare ogni forma, ogni residuo di dignità.
Spesso i medioman che tanto blaterano concepiscono i giovani soldati come una massa informe. “Il corpo umano” aiuta a vedere oltre il pregiudizio e a comprendere che dietro le divise esistono delle STORIE. Storie vere o verosimili, che meritano di essere raccontate. Ciascuno ha i propri desideri, le proprie motivazioni. Ciascuno ha soprattutto un passato in stand-by rinchiuso nel congelatore nell’attesa di avere finalmente la forza per guardarlo in faccia.
Ho sempre amato i romanzi corali soprattutto per la loro capacità di evidenziare le molteplici sfaccettature dell’umano. E questo libro ci è riuscito benissimo, ponendo l’accento sul conflitto fra i due mondi a cui i ragazzi si sentono di appartenere. Le mogli, i figli e le mamme rimaste a casa vivono nei loro cuori e nel fango buio delle loro tende cercano di ricostruire una parvenza di quotidianità fatta di scherzi camerateschi, visite a prostitute e chat su internet.
Ietri, Cederna, Egitto e gli altri potrebbero essere i nostri fratelli, i nostri amici, i nostri vicini di casa. E leggendo queste pagine è impossibile non sentirli vicini.

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Il corpo umano 2013-03-14 16:19:18 maria68
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maria68 Opinione inserita da maria68    14 Marzo, 2013
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Ietri, Camporesi, Simoncelli....

"È vero quello che dicono delle rose?"
"Che cosa dicono?"
"Che in primavera la valle si riempie di rose"
"Io non nè ho mai viste Colonnello"
Ballesio sospira "lo immaginavo. Perché le rose dovrebbero crescere in un posto tanto orribile?"  

Purtroppo alcuni di loro non vedranno mai delle rose nè li nè altrove, la loro vita si spezzerà ben presto. Giordano riesce con il suo stile semplice e mai banale a catapultarmi sin dalle prime pagine in Afghanistan all'interno della fob ice dove si trovano i ragazzi del 3º plotone della 'charlie' per una missione di supporto alla popolazione.
Subito, entro in empatia con loro, inizio a conoscerli, sono ragazzi semplici che potrei incontrare ovunque, mi confidano le loro fobie, la loro solitudine, le loro fragilità che alcuni riescono a celare solo in apparenza. Certo è un gruppo eterogeneo e non tutti mi stanno simpatici, ma sono diventati miei "amici"; la forza del libro è proprio aver dato un'anima a questi soldati.
Questi giovani soldati sebbene addestrati a eludere il nemico, non saranno mai pronti a superare i traumi che qualsiasi guerra lascerà in eredità.
Devo confidarvi che mi sono trovata accanto alla mamma del più giovane, appena ventenne, e con lei ho condiviso il suo immenso dolore, che le farà pronunciare parole apparentemente senza senso ma che nascondono il non voler accettare l'ineluttabile sorte.
Ah, questa Morte! come si può immaginare che loro, così giovani, possano accettarla se nemmeno gli adulti riescono a farlo. Ma, Dio solo sa se ci proveranno e anche a dimenticare.... perché questa tragedia è troppa pesante da gestire. Certo è che quell'esperienza bellica li ha segnati a vita ed è proprio attraverso questo dolore infinito che sono diventati adulti.
È un libro meraviglioso, da leggere e rileggere. Lo consiglio soprattutto ai giovani che spesso si dilettano a giocare alla guerra senza considerare che non si tratta semplicemente di un gioco ma tutt'altro, per chi la fa' ma anche per coloro che la subiscono e la cui unica colpa è abitare in quei luoghi martoriati.
E allora prima di congedarmi li saluto mettendomi sull'attenti e portando loro quel rispetto che molte volte gli viene negato.

Ps. è di proposito che non ho menzionato i loro nomi perché gelosamente li custodisco ancora per un po' dentro di me.

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