Mangiatori di morte Mangiatori di morte

Mangiatori di morte

Letteratura straniera

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Il colto dignitario arabo Ibn Fadlan viene inviato in missione diplomatica dal suo califfo nella terra dei vichinghi. Siamo nel 922 dopo Cristo, ed egli annota nel suo diario di viaggio ciò di cui è testimone. Incontra gruppi di «barbari» che curano molto meno l'igiene di quanto non facciano con il cibo, l'alcol e il sesso. Assiste ai loro riti, alla violenza delle loro cerimonie, alle orge. Quello di Fadlan con l'Europa dell'epoca è un incontro scioccante, per lui che viene dal mondo sofisticato ed evoluto di Baghdad, la «Città della pace». Ma nonostante la sua diversità, viene accolto nel clan vichingo, gode della protezione del suo capo, Buliwyf, e seguirà il gruppo fino in Scandinavia, fino alla lotta finale contro le misteriose creature della nebbia.



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Mangiatori di morte 2020-05-26 10:37:06 John Malcolm
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Opinione inserita da John Malcolm    26 Mag, 2020

Un ottimo romanzo

Romanzo avventuroso, sapientemente scritto dall'autore letterario di Jurassic Park.

La storia di Ibn Fadlan, emissario arabo partito per la Scandinavia, è una vicenda oscura, il cui testamento, scritto dallo stesso Fadlan, è passato tra tante mani, rimanendo oggetti di varie discussioni, traduzioni, e non facili ricostruzioni

Crichton, con Mangiatori di morte, ha voluto riprendere parte del manoscritto di questo viaggiatore di Bagdad, cercando di rimanere il più federe possibile al diario originare dell'autore, di cui oggi restano ambigui e sbiaditi frammenti, coniugando a a questo il poema epico nordico Beowulf,trasformando il tutto in un romanzo d'avventura avvincente.

La storia narra del giovane ambasciatore e scrittore Ibn Fadlan,, che da Bagdad, la "città della pace", compie un viaggio che lo porterà dalle tribù turche del Vicino Oriente al cuore dell'europa, fino alle coste della Scandinavia.
Sono i suoi compagni di viaggio a fare da cuore al romanzo. Il guerriero Buliwif e i suoi uomini. Figli di quel popolo che noi tutti conosciamo come i vichinghi. Popolo rozzo, molto dedito al sesso e alla spada, praticamente ignaro di cosa siano la lettura e la scrittura, come anche le più banali condotte igieniche e le tante formalità del loro colto compagno arabo.
Ibn rimarrà segnato per sempre dall'incontro con questi biondi guerrieri, verso i quali prova ammirazione e ribrezzo alternativamente. Stringerà amicizia con loro, descrivendoli nel proprio diario esattamente per come li vede. Un popolo sporco, ma anche coraggioso, impavido e deciso nell'affrontare le sfide. Saranno proprio queste ultime dote a risultare necessarie per il pericolo che sta giungendo dalle nebbie del Nord: un popolo primitivo, più animali che uomini, dalla dubbia origine, e dedito all'antropofagia sta per abbattersi sugli uomini del mare.
Per Ibn Fadlan, che non ha mai impugnato la spada prima di allora, e per il gruppo di Buliwif, non sarà un'impresa facile.

Quello di Crichton è un romanzo storico e avventuroso, che porta il lettore nei meandri di un'Europa tutt'altro che cristianizzata, con protagonista un personaggio lontano anni luce, per usi e costumi, dal popolo ben più pulsionale e selvaggio on cui condividerà il suo viaggio. L'autore ha fatto di quello che era un diario sbiadito, ingiallito e dubbiosamente ricostruito un romanzo accattivante, ma non certo facile da digerire per gli animi più sensibili, per via del sotto strato horror al suo interno e per la crudezza delle descrizioni.
Facilmente leggibile e di facile comprensione.

Dal libro di Crichton è stato tratto un film del 1999, Il tredicesimo guerriero. Film in parte controverso, soprattutto per la scelta del protagonista, l'ispanico Antonio Banderas, ma comunque un film godibile, che racchiude in sé l'essenza di crudezza, paura e ferocia del libro di Crichton. Non a caso, il regista fu niente poco di meno che John McTiernan, regista di "Predator". Non poteva esserci un uomo migliore dietro la macchina da presa.

Mangiatori di morte ci parla di un mondo che ci siamo lasciati alle spalle, pericolo e brutale, dove solo gli uomini forti possono vivere, lontano anni luce dal senso di civiltà e pulizia che conosciamo oggi. Per il lettore, significa intraprendere un viaggio verso terre dove ora giacono strade lastricate. Un mondo abilmente documentato sia da Ibn Fadlan, l'autore originale, e reso qui condivisibile per gli amanti della narrativa, senza eccessive modifiche, da Michael Crichton.

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Jurassic Park
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Mangiatori di morte 2010-09-08 22:40:42 Forsaken
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Forsaken Opinione inserita da Forsaken    09 Settembre, 2010
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Interessante ma...

L'autore stesso su questo racconto ci scrive: "La sua maniera di raccontare può sembrare strana alla sensibilità di un occidentale. Questo perché dimentichiamo troppo spesso che il nostro senso del dramma trae origine da una tradizione orale: la recita dal vivo di un bardo davanti a un pubblico che doveva essere spesso irrequieto o impaziente, o se no assonnato dopo un pasto abbondante. Le nostre storie più antiche, l'Iliade, Beowulf, la Chanson de Roland, erano destinate al canto di aedi che avevano come funzione principale e come primo obbligo il divertimento"

Ed è probabilmente questa l'origine delle mie perplessità su questo racconto che risulterà carente dal "lato emotivo".
Ibn Fadlan era uno scrittore e il suo unico scopo non era il divertimento. Come non era il glorificare qualche protettore in ascolto o l'esaltare i miti della società in cui viveva. Era un ambasciatore con il compito di scrivere la propria relazione riguardo al viaggio, quindi anche il tono che prende la scrittura è quella di un ambasciatore, è fiscale e molte volte ritiene utile saltare punti che magari ai fini narrativi sarebbero stati interessanti.

Una cosa che possiamo notare è il molteplice uso dell'espressione: "Ho visto con i miei occhi".
Probabilmente usata per sottolineare la veracità di ciò che scrive.

Ma d'altronde questo non è un romanzo, assolutamente, potrebbe essere paragonato più a un "diario di bordo". In cui il musulmano scrive di ogni sua esperienza durante il viaggio.
Se vuoi approfondire le tue conoscenze sugli usi e i costumi dei "vichinghi", le loro abitudini, la loro mentalità questo è un buon libro per te. Se invece cerchi l'emozione e la descrizione suggestiva del romanzo tolkeniano, assolutamente no.

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