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Nel 1977 Robyn Davidson attraversa a piedi il deserto australiano partendo da Alice Springs fino ad arrivare all'Oceano Indiano, per complessive millesettecento miglia, con la sola compagnia di quattro cammelli e del suo fedele cane. L'impresa è raccontata "in diretta" da "National Geographic" grazie al fotografo Rick Smolan, che segue la ragazza per tutto il viaggio. Robyn Davidson, nata nel 1950 in una fattoria del Queensland, in Australia, ha studiato biologia, filosofia, musica i lingua giapponese. Scrive per "National Geographic" e per altre riviste.

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Orme 2015-03-24 14:03:08 Belmi
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Belmi Opinione inserita da Belmi    24 Marzo, 2015
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La signora dei cammelli

Nella vita di ognuno di noi può arrivare quel momento in cui abbiamo bisogno di fare qualcosa per noi stessi. A Robyn Davidson (autrice del libro) è successo negli anni settanta quando molto giovane ha deciso di fare qualcosa di veramente unico: attraversare il bush australiano e arrivare all'Oceano Indiano.

Per rendere il suo sogno reale, la giovane australiana si trasferisce ad Alice Springs con l'intenzione di imparare tutto il necessario per affrontare questo viaggio. In primis, si ritrova a dover familiarizzare e imparare il più possibile sui cammelli, animali davvero molto complicati e affascinanti con cui la Davidson prima di allora non aveva mai avuto a che fare.

Quando "l'apprendistato al viaggio" (di cui si occupa la prima parte del libro) è terminato, ovviamente non senza molte difficoltà, la Davidson parte grazie anche ai finanziamenti ottenuto dalla rivista "National Geographic".

1700 miglia (2700 km) da Alice Springs fino a Hamelin Pool, fatti a piedi, con la compagnia di 4 cammelli, un cane e tanta forza di volontà. Lungo il viaggio, durato molti mesi, l'avventuriera farà molte conoscenze e soprattutto per alcune tratte verrà affiancata dal fotografo Rick Smolan (che stava effettuando il reportage del viaggio) e da alcuni simpatici aborigeni.

Ma solo nella solitudine la Davidson riuscirà a trovare quello per cui è partita:
"depurare il cervello di tutti i detriti estranei che lo avevano otturato, non avere la protezione di nessuno, spogliarsi di tutte le sovrastrutture imposte dalla società."

Quello che non si poteva aspettare è il riscontro mediatico della sua iniziativa, tanto da costringerla durante il percorso a nascondersi dai turisti. La cosa la sorprende molto e la descriverà così:
"Sembra che la combinazione di una serie di elementi - donna, deserto, cammelli, solitudine - avesse colpito l'immaginazione di questa era senza passioni e senza cuore; e avesse acceso la fantasia delle persone che si vedono alienate; prive di potere, incapaci di fare qualcosa in un mondo ormai impazzito.""

Con un'abile scrittura, la protagonista ci racconta in prima persona il viaggio. Disperazione, paura del fallimento, follia, solitudine, gioia, amore per i suoi animali e gratitudine si susseguono, pagina dopo pagina.

Ci mostra anche uno spaccato della società australiana degli anni settanta in cui il rapporto bianchi/aborigeni e territorio/turismo ci fa riflettere molto.

Solitamente da un racconto di viaggio ti aspetti delle descrizioni, se non spettacolari almeno allettanti; in "Orme" (Tracks), la Davidson ci racconta molto poco e ci dobbiamo "accontentare" delle emozioni che questi panorami suscitano in lei. Per fortuna il reportage fatto dal fotografo (su internet se ne possono trovare alcuni scatti) ci permette di seguire ancora di più le sue "orme" ; inoltre nel 2014 in Italia ne è uscito anche il film.

Lo consiglio.

Buona lettura!!!

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