Narrativa straniera Racconti Il soldato Schwendar
 

Il soldato Schwendar Il soldato Schwendar

Il soldato Schwendar

Letteratura straniera

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Quattro racconti inediti in Italia del celebre scrittore, poeta, drammaturgo viennese, emblematici sul piano biografico e narrativo del suo modo d’intendere la vita, l’arte, la parola.



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Il soldato Schwendar 2022-03-25 02:23:16 Laura V.
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Laura V. Opinione inserita da Laura V.    25 Marzo, 2022
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Prose inedite

In chiusura dell'anno del suo trentennale, la piccola casa editrice di Pistoia Edizioni Via del Vento ha riportato all'attenzione dei lettori italiani un celebre autore mitteleuropeo di cui nel nostro Paese ancora tanto materiale attende di essere conosciuto: Hugo von Hofmannsthal (1874-1929).

Pubblicato lo scorso autunno, “Il soldato Schwendar” è un volumetto – il n. 83 della bellissima Collana «Ocra gialla» – assai prezioso e di particolare fascino che raccoglie alcuni testi inediti di questo scrittore, poeta e drammaturgo viennese noto anche per le sue collaborazioni in campo musicale con il compositore tedesco Richard Strauss. Vengono qui proposte quattro prose tratte da un ricco corpus che, come ci informa nella sua attenta postfazione la curatrice dell'opera, Claudia Ciardi, alla quale si deve per di più un impeccabile lavoro di traduzione, è stato divulgato dopo la scomparsa di Hofmannsthal; tra queste, spicca anzitutto “Storia di soldati” (Soldatengeschichte), da cui è stato estrapolato il titolo redazionale “Il soldato Schwendar” assegnato all'insieme della breve raccolta: un racconto rimasto forse volutamente incompiuto di ambientazione militare, dove è possibile rinvenire traccia dell'esperienza dell'autore in veste di sottotenente dei Dragoni in uno dei territori dell'allora impero asburgico. Pagine la cui stesura risale al 1895-1896 e contraddistinte, fin dall'incipit, da una scrittura fluida, intensa, coinvolgente, tutt'altro che priva di introspezione psicologica.

“[...] Si alzò. La luce lunare splendeva sulle due lunghe file di letti uguali e ombre tetre e pesanti separavano i corpi dei dormienti come abissi. Le macchie scure che si stendevano sotto gli occhi e le labbra conferivano ai loro volti qualcosa di straniante, sproporzionato. […] La camerata diveniva sempre più luminosa, e lui era sempre più oppresso dalla vicinanza di queste persone che giacevano avvolte nei loro corpi addormentati ignorando i suoi tormenti. […] Nella luce che riempiva quasi tutta la stanza di un lucore pacato, stava avvenendo un cambiamento. Durò solo un attimo: sembrava una cosa sorta lì, ma avrebbe potuto anche venire da fuori. Non era altro che un tremolio, come l'ondeggiare di una luce lontana. Poi quella luce si dissolse e tutto fu come prima. Ma la sua anima fu presa con soprannaturale rapidità dal presentimento, dalla certezza che fosse stato un segno, un segno per lui, il riflesso del cielo squarciato, il riflesso di un angelo che scivolava sull'edificio. [...]”

Di chiari echi autobiografici appare intrisa, in generale, l'opera di Hofmannsthal, qualcosa che affiora, per riprendere le efficacissime parole della Ciardi, “nell'inafferrabile mescolanza di vita e slancio fantastico, di superficie e immersione, lampi che lasciano dietro di sé la scia di un prodigio.” Anche il breve testo “Il paese di montagna”, del 1896, ritrae un ambiente di cui chi scrive sembra avere conoscenza diretta, sia per quanto concerne il luogo in sé sia il tipo di gente che vi si ritrova, mentre sapienti pennellate malinconiche e poetiche impreziosiscono queste righe.
Al nuovo secolo, invece, appartengono gli appunti che completano il volumetto, raccolti sotto i titoli de “Il parco” e “L'uomo della sera”. Non meno profonda e coinvolgente si rivela la loro prosa, in particolare quella del primo scritto, dove la dimensione onirica si intreccia a quella reale e la memoria si smarrisce lungo il fluire ineludibile del tempo e delle stagioni umane. L'anima del poeta sembra seguire percorsi mentali tutti suoi che si perdono in mille rivoli, tra passato e presente.

“[...] Ma com'è che ora l'angoscia si fa più intensa? C'è la consapevolezza che la strada, i muri del parco siano così vicini e che là dietro non si vada da nessuna parte, presto calerà il sole [...]”

“Der Dichter hat woanders seinen Weg”, recita un verso dello stesso Hofmannsthal che ritorna alla mente d'un tratto leggendo queste pagine. Il poeta ha certamente altrove la sua strada, un altrove sfuggente e precluso ai più.

Una pubblicazione di grande importanza, questa dedicata a Hugo von Hofmannsthal, come del resto tutti i lavori delle Edizioni Via del Vento il cui catalogo completo può essere visionato sul sito web www.viadelvento.it

Appassionata studiosa, scrittrice, traduttrice, saggista, Claudia Ciardi ha curato numerosi volumetti per le Edizioni Via del Vento: il suo “cuore greco-berlinese” l'ha condotta, solo per citare alcuni nomi, a Thomas Mann, Robert Musil, Lou Andreas Salomé e Konstantinos Kavafis. Al seguente link, sul sito della casa editrice, la sua scheda biobibliografica: http://www.viadelvento.it/chisiamo/autore.php?id=81

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