Dettagli Recensione

 
Canne al vento
 
Canne al vento 2017-10-05 07:58:29 Laura V.
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Laura V. Opinione inserita da Laura V.    05 Ottobre, 2017
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

“Siamo canne, e la sorte è il vento.”

Non so se “Canne al vento” possa essere considerato il capolavoro assoluto di Grazia Deledda - come la particolare fama di quest’opera induce facilmente a pensare - dal momento che, tra romanzi e novelle, finora ho letto purtroppo soltanto una minima parte della a dir poco vasta produzione letteraria della scrittrice nuorese. Obiettivamente, il romanzo non manca di nulla che gli neghi l’etichetta appunto di capolavoro né, mi sento di dire, sfigura tra le opere dei nostri più grandi autori di fine Ottocento e primo Novecento.
Se “La madre” mi aveva indignata per il finale con il quale si conclude, se “Cosima” mi aveva incantata per lo “strano senso di sogno” che a tratti lo pervade, “Canne al vento” mi lascia ora un senso di inquietudine e smarrimento difficile da spiegare. Eppure anche qui ci sarebbe da indignarsi (per il giovane e scapestrato Giacinto che, a causa del suo comportamento, si sarebbe meritato di essere rispedito dall’isola al continente a suon di calci nel sedere; per donna Noemi che, al fine di fuggire dai sentimenti e dalla rovina economica, si rassegna infine a sposare chi non avrebbe mai voluto), anche qui ci sarebbe da incantarsi (davanti alle immagini di terra e cielo che si fondono in poetiche cornici dell’anima)… Ma l’incanto e l’indignazione del lettore sono sopraffatti da un intenso pathos che non viene meno neppure nelle ultime pagine, dal peso del destino che appare ineluttabile e contro cui è impossibile lottare, dal fruscio del vento che serpeggia indifferente nel canneto.
Siamo canne, sentenzia la penna deleddiana per bocca del vecchio servo Efix, e la nostra sorte è il vento: è l’essenza del romanzo, il messaggio cardine attorno a cui si svolge la vicenda narrata. Mi ha riportato alla mente l’immagine del giunco di Blaise Pascal: “L’uomo non è che un giunco, il più debole della natura”, quindi soggetto a tutte le intemperie dell’esistenza, caduco per sua propria condizione. Solo che, aggiunge il filosofo francese, “è un giunco pensante” e ciò implica un margine di meriti (e demeriti) personali sulla strada sia pur segnata del nostro destino. Del resto, lo stesso Efix, quando decide di recarsi al mulino per parlare con Giacinto, non pensa e agisce di conseguenza per cercare di risolvere una situazione in apparenza già decretata dalla sorte? E, sempre lui, non sceglie forse di ritornare al paese dalle sue nobildonne decadute, sebbene il suo destino gravato dal fardello di un’antica colpa non l’abbia guidato nel frattempo sulla via della penitenza tramutandolo in un mendicante errabondo?
“Canne al vento” non si limita però a questo: pubblicato nel 1913, esso è anche un romanzo che, tra fatalismo e rassegnazione, tabù e colpe da espiare usque ad mortem, fotografa la realtà sociale dell’epoca attraverso i colori inquieti dell’incontro-scontro tra vecchio che ristagna e imputridisce e nuovo che erompe e avanza con energica vitalità, magari facendosi largo a gomitate. È la novella società dei poveri arricchiti, mercanti e usurai come il Milese e Kallina, mentre ciò che resta dell’antica nobiltà di sangue si gioca a carte la propria dignità o si arrocca sdegnoso in palazzi che cadono a pezzi di giorno in giorno, proprio come le dame Pintor ridotte ormai a praticare ignominioso commercio di verdure pressoché di nascosto; persino il matrimonio di un servo figlio di servi con un rampollo sia pur squattrinato della ex aristocrazia terriera è una palese rottura delle antiche e silenti consuetudini che imponevano a ciascuno di stare se non con i propri pari.
Una lettura che fa male e molto riflettere. E questo perché il senso della vita, che sia dentro o fuori delle pagine di un romanzo, continua a essere il più grande mistero che non ci è dato comprendere.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
... altri romanzi della Deledda, ma anche a chi volesse inizare a farne la conoscenza.
Trovi utile questa opinione? 
180
Segnala questa recensione ad un moderatore

Commenti

10 risultati - visualizzati 1 - 10
Ordina 
Ho esaurito la lista dei complimenti per le tue recensioni... ah no ecco, sublime .. questo aggettivo mancava alla lista.
Sai però che leggendo il titolo mi è venuto da ridere.. pensavo ad una possibile variante.. siamo canne, e la sorte è l'accendino... vabbè, dai, mi autoflagello.
In risposta ad un precedente commento
Laura V.
05 Ottobre, 2017
Ultimo aggiornamento:
05 Ottobre, 2017
Segnala questo commento ad un moderatore
Noooo, geniale, Vincenzo! :DDD
In effetti, la parola si presta bene a diversa interpretazione!!!
La Deledda, immagino, starà ridendo pure lei...
Grazie, troppo buono e troppo generoso. Ma non scherzi nemmeno tu, con le recensioni,sappilo!
In risposta ad un precedente commento
Vincenzo1972
05 Ottobre, 2017
Segnala questo commento ad un moderatore
Per questo Pascal ha tirato in ballo il giunco.. per evitare ambiguità.. :-)
Bellissima recensione Laura! Grazie! Ho letto tanti libri nella mia vita ma ancora non ho fatto la conoscenza con la Deledda... ma dico: si può? Urge lettura di questo capolavoro.
In risposta ad un precedente commento
Laura V.
05 Ottobre, 2017
Segnala questo commento ad un moderatore
Allora, d'ora in poi, diremo che siamo fragili giunchi e basta... Così nessuno travisa... ah ah ah! :-)))
In risposta ad un precedente commento
Laura V.
05 Ottobre, 2017
Segnala questo commento ad un moderatore
Grazie di cuore, Chiara! Beh, se ti capita, leggilo, ne vale la pena. Così ti fai pure un'idea della scrittura della Deledda che resta ancora la sola donna italiana ad aver ricevuto il Nobel per la Letteratura :)
siti
06 Ottobre, 2017
Segnala questo commento ad un moderatore
Bel commento! Ho letto lo scorso anno molto della Deledda, a mio avviso il migliore è Cosima.
In risposta ad un precedente commento
Laura V.
06 Ottobre, 2017
Segnala questo commento ad un moderatore
Cosima è piaciuto molto pure a me!
Anche La madre è un bel romanzo. Mi rimane ancora tanto da leggere della Deledda, vista la sua produzione sconfinata!
Che bella recensione, Laura!
Un libro molto bello, che secondo me sta sul podio della letteratura italiana : il più bel romanzo dopo "I promessi sposi" e "I Malavoglia".
In risposta ad un precedente commento
Laura V.
08 Ottobre, 2017
Segnala questo commento ad un moderatore
Grazie infinite, Emilio!
Chissà, è difficile fare classifiche...
10 risultati - visualizzati 1 - 10

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Impossibile
Valutazione Redazione QLibri
 
4.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
L'ultima notte di Aurora
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Gli affamati e i sazi
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Pietro e Paolo
Valutazione Redazione QLibri
 
4.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Macchine come me
Valutazione Utenti
 
3.9 (2)
Il silenzio delle ragazze
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il grande romanzo dei Vangeli
Valutazione Redazione QLibri
 
4.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Un dolore così dolce
Valutazione Redazione QLibri
 
3.3
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dodici rose a Settembre
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
4.5 (1)
La ragazza che doveva morire. Millennium 6
Valutazione Utenti
 
2.8 (2)
The chain
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)

Altri contenuti interessanti di QLibri