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All’ombra del sospetto
Leggere Paranoia di Shirley Jackson è stato come salire su un vagone della metropolitana sapendo che tutte le fermate sono quelle sbagliate. Fin dalle prime righe, mi sono ritrovato a camminare al fianco di Mr. Beresford in un tardo pomeriggio newyorkese apparentemente qualunque, tra il caldo soffocante e il desiderio innocente di comprare un regalo alla propria moglie. Poi, quasi senza che me ne accorgessi, la scrittura pulita e affilata della Jackson ha iniziato a incrinare la superficie della realtà.
Ho percepito fisicamente la morsa dell'angoscia stringersi a ogni sguardo, a ogni figura sconosciuta che sembrava fissare il protagonista, trasformando una semplice camminata verso casa in una fuga disperata. Ciò che mi ha rapito di questo racconto è la straordinaria capacità dell'autrice di non offrire mai un terreno solido su cui poggiare i piedi: per tutta la lettura mi sono chiesto se stessi assistendo a una reale e spietata cospirazione ai danni di un uomo comune o al lento e inesorabile crollo psicologico di una mente consumata dalle proprie ossessioni. Il finale, impeccabile e gelido, mi ha lasciato un senso di smarrimento che è il marchio di fabbrica dei grandi maestri del grottesco. Una gemma breve ma folgorante, che mi ha ricordato perché la prosa della Jackson rimane una pietra di paragone imprescindibile quando si parla di esplorazione delle paure umane.





























