Ti prendo e ti porto via Ti prendo e ti porto via

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Alberto30 Opinione inserita da Alberto30    18 Gennaio, 2017
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VIA DAL PROPRIO DESTINO

Ischiano Scalo, piccolo paese di una provincia che potrebbe essere qualsiasi, è il centro di questo bel romanzo. Vero e crudele come la realtà dei protagonisti, il lavoro di Ammaniti sa cogliere e riportare in pieno i sentimenti di Pietro e Graziano, attori principali delle vicende che con maestria l’ autore interseca a suo piacimento, fondendo ed intrecciando quello che sarebbe altrimenti solo parallelo. Mescola e scontra vari personaggi con ottima abilità lasciandone altri di sottofondo funzionali al risalto dei principali.
Un’ antologia dei vinti. Ciascuno in fine rassegnato al proprio destino. Dove dietro la cattiveria si cela il dolore o dove dietro di essa c’ è la semplice e, frustrante per chi la subisce, ignoranza.
Ognuno occupato dai propri pensieri ed avvinghiato ad essi alla perenne ricerca di qualcosa, qualcosa di fuggevole e contro natura. Troppo arduo combattere il proprio destino; ammirevole ed utopico ma spropositatamente difficile così da ridurre e condurre a rassegnazione l’ unico mezzo per continuare.
Nessuno scappa e nessuno fugge. Ti prendo e ti porto via, un titolo che sembra prendersi gioco dei protagonisti schiavi dei propri pesi. Perché la forza ed il coraggio sono cardine del libro che fa dei propri protagonisti, magnificamente giostrati, vittime e carnefici a seconda dei punti di vista ma che alla fine non possono appunto che soccombere al proprio destino.
Rabbia ed amore poi, sentimenti potenti, presenti sempre e comunque in questo libro, spesso repressi o celati ma sempre incombenti sui personaggi, fine e mezzo delle azioni dei protagonisti, legano indissolubilmente tutta la trama.
Ti prendo e ti porto via. Magari!
Veramente un' ottima lettura. Assolutamente consigliato.

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Mian88 Opinione inserita da Mian88    08 Gennaio, 2016
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Incontri, scontri, la vita che passa...

Pietro e Gloria sono l’uno l’esatto opposto dell’altra. Compagni di classe in un paesino italiano dal nome Ischiano Scalo, il giovane è timido, impacciato e riservato, la ragazza raggiante, bella e impavida.
A questi si affianca Graziano che dopo anni di lontananza torna al paese natale, il medesimo dei suddetti. Si avvicina pian piano a Flora, insegnante degli adolescenti e fortemente provata dalla sua condizione, per anni ha infatti sacrificato la sua vita in funzione della madre malata, le ha prestato tutte le attenzioni e cure possibili trascurando però così la sua evoluzione, la sfera affettiva, tutto quel che una ragazza nel fiore degli anni aveva da offrire al mondo.
Come proprio di Ammaniti le tematiche trattate sono molteplici e spaziano tra quelle più care all’autore in ciascuna delle sue opere a quelle meno “gettonate”, sicuramente però in questo elaborato il sentimento predominante è quello dell’amore, un’emozione vissuta in modo diverso da ciascuna delle due coppie protagoniste. Se infatti per Gloria è Pietro è un qualcosa di sottile, di indefinito, capace di far sognare ed esistente sulla falsa riga del confine con l’amicizia, per Graziano e Flora è un qualcosa da vivere con attenzione, con precauzione in virtù di un passato che non lascia, di ferite non rimarginate, di esistenze troppo diverse ed inconciliabili.
Stilisticamente parlando il testo è caratterizzato da un linguaggio rude che nulla risparmia a chi legge e dove le voci narranti si alternano così come la forma utilizzata per comunicare, esprimere, esternare. Si passa dall’esposizione adolescenziale di Pietro a quella più adulta di Graziano tra un intreccio e l’altro di storie parallele che talvolta sono fuorvianti, superflue, eccessive. Questo in parte rallenta lo scorrimento del romanzo, elaborato che riaccellera nuovamente sul finale quando i due protagonisti maschili si incontrano e scontrano con un epilogo forse inaspettato, forse eccessivo, forse semplicemente inevitabile.
Tra tutte le pubblicazioni dello scrittore devo riconoscere che “Ti prendo e ti porto via” non è stata quella che maggiormente mi ha convinta. Indubbio ne è il valore, ma pagina dopo pagina, un senso di deja-vu ha albeggiato costantemente nella mia mente (e considerate che al tempo avevo letto si e no un paio di libri di questo), tanto che a tutt’oggi che sono passati quasi dieci anni dalla prima lettura, ne ho ancora vivo il sentore.

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bongobingo16 Opinione inserita da bongobingo16    08 Luglio, 2015
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Spettacolare!

Il miglior Ammaniti di sempre! un romanzo intenso, a tratti grottesco ma allo stesso tempo reale. leggendo pagina per pagina ci si immedesima in Pietro, ora in Flora ed ora in Graziano, rendendo tutti i protagonisti degli spettacolari attori di questa storia. ma oltre ai caratteri dei personaggi e alle loro relazioni è da sottolineare l'ambientazione. mentre si legge sembra veramente di sentire il frinire delle cicale in una giornata afosa d'estate, e sembra veramente di respirare la polvere che si solleva al passaggio delle automobili lungo la statale che raggiunge, tocca ed abbandona Ischiano Scalo.
Tra tutti spicca il piccolo Pietro, indifeso, vesseggiato ma allo stesso tempo forte e coraggioso, che con le sue gesta diventa l'eroe sfortunato di questa commedia.
ottima scrittura, ottimi contenuti, insomma... SPETTACOLARE!

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Vita93 Opinione inserita da Vita93    04 Aprile, 2015
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Le cose passano sempre, come in un fiume

Pietro e Gloria, due ragazzini compagni di classe alle scuole medie, vivono in un paesino immaginario della Maremma Toscana (come mi è stato fatto correttamente notare nei commenti. Non so perché avessi scritto “Sud Italia”). Lui è timido, impacciato e con una famiglia problematica. Lei è bella, ricca e spigliata.
Graziano è un ex donnaiolo, un eterno Peter Pan che ha superato i quarant’anni e dopo tanto tempo decide di ritornare al paese natale.
Lo stesso di Pietro e Gloria. E di Flora, insegnante di Pietro che ha sacrificato se stessa per dedicarsi alle cure della madre malata e che attira ben presto l’attenzione di Graziano.
Il romanzo inizia con la bocciatura di Pietro e con un successivo flashback di sei mesi da cui si muovono le vicende dei quattro personaggi più importanti, attorno ai quali Ammaniti muove una schiera di macchiette tragicomiche ed ottimamente caratterizzate.

Uno dei temi principali del libro è l’amore. E due infatti sono gli intrecci sentimentali che fanno da motore all’intera vicenda.
Il primo, tra Pietro e Gloria, è qualcosa di nuovo e indefinito, al confine tra amicizia e cotta pre-adolescenziale, da sognare intensamente senza porsi troppe domande.
Il secondo, tra gli adulti Graziano e Flora, ha come nemici principali il passato e le abitudini, protratte per anni, di due stili di vita opposti.
E in mezzo a questi due intrecci principali, una serie di storie, digressioni, destini beffardi, amare verità, personaggi minori, eventi bizzarri, con il solito Ammaniti che è maestro di uno stile grottesco, ricco di descrizioni tanto realistiche quanto crude che mirano a destabilizzare il lettore per poi renderlo irrimediabilmente partecipe.

È un romanzo agrodolce, denso di sfumature malinconiche, tenero, spietato e assurdo al tempo stesso. Si può sfuggire al proprio destino?

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diogneto Opinione inserita da diogneto    04 Gennaio, 2014
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coinvolGente

E’ un fiume in piena… paralleli scendono gli affluenti che convogliano l’acqua in turbinio di danze, schizzi, onde, correnti che ti portano via fino all’ultima goccia d’inchiostro che non vorresti mai che arrivasse.

Cosa fai una recensione dopo 10 anni che esce il libro? Il blog è il mio e faccio quello che voglio… comunque si, sono 10 anni che Niccolo Ammanniti ha scritto Ti prendo e ti porto via [Mondadori 2004] e io l’ho letto solo in questi giorni grazie all’amica Fra, che di lavoro fa proprio l’insegnante ma nulla a che vedere con la Palmieri!

Il libro è un capolavoro a tutto tondo e apre vero una serie di riflessioni, sempre con il sorriso sulle labbra, che, però, con il sorridere hanno poco a che fare.

La vita di Pietro Moroni è il fulcro al quale si legano le altre esistenze che abitano Ischiano Marino. Pietro lo studente, il playboy Graziano, la Professoressa Palmieri e tutti i personaggi minori formano una cornice che rende, la vicenda umana del personaggio principale, un crocevia da dove di passa, si parte e si arriva… proprio come una stazione!

Il realismo di Ammanniti ci porta a vivere le esperienze del libro come se fossero famigliari, anche perché sono esperienze di umanità che abbiamo vissuto senz’altro se non in prima almeno in terza persona!

Si aprono molte porte e se ne chiudono poche! Si può trovare, tra le righe, la crisi della famiglia, quella della scuola come “luogo” dell’educazione, quella dell’adulto… e tutte queste crisi vengono come sgranocchiate da episodi che fanno da impalcatura strutturale a questa crisi. Ma al termine non vengono date né risposte né tanto meno soluzioni… solo il chiudersi di una storia con l’invito di Pietro verso la sua amica Gloria che è sintesi di fuga, sempre e per sempre… “Preparati perché quando passo a Bologna ti prendo e ti porto via!”

PS: se sei arrivato fino a questo punto meriti una chicca: non ho letto prima questo libro, pur avendolo in casa da molto tempo, perché pensare che Vasco ne aveva fatto una canzone me lo rendeva indigesto…

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Raffa73 Opinione inserita da Raffa73    09 Luglio, 2013
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riscatto

Questo è un romanzo che lascia il segno.
Non so se è perchè sono madre di un maschietto, ma in Pietro non vedo solo un ragazzino sfortunato, ma un figlio da proteggere, da coccolare, da aiutare a venir fuori dallo squallore della sua famiglia.
Per quanto Pietro cerchi di scrollare dalle sue spalle l'eredità delle sue origini, per quanto cerchi il suo riscatto, per quanto cerchi di trarre il meglio dalle piccole opportunità che gli si presentano (lo studio, la famiglia di Gloria), il marciume è sempre lì pronto a prenderlo, a trascinarlo e a imbrattare i suoi sogni. Il marciume ora ha il volto dei bulli, ora della preside, ora di suo padre. Cosa fare? Come può combattere un bambino tali mostri? Ma la soluzione il piccolo Pietro la troverà e sarà una soluzione estrema, assurda.
Per quanto riguarda gli altri personaggi c'è Graziano, l'eterno ragazzino che non sa cogliere ciò che la vita gli offre, non ci arriva proprio a capire che il suo voler di più spesso lo priva di ciò che conta, eppure basterebbe fermarsi per capire cosa è realmente la felicità. Graziano dovrà abbattere i suoi limiti e fare questo: essere felice.
Poi c'è Flora, una donna fragile, che dedica la sua vita a curare sua madre, anche lei avrà la sua possibilità di uscire dal suo guscio fatto di quattro mura e rassegnazione, di essere oggetto di cure e attenzioni, di essere amata e sentirsi dire "sei bellissima".
Per me questo è il romanzo del riscatto, dove come spesso accade, questo è a portata di mano, ma eventi a noi sconosciuti, la cattiveria e l'egoismo degli altri o la nostra stessa stupidità gli fanno da ostacolo.

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"Certi bambini" di De Silva
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Cambè Opinione inserita da Cambè    08 Luglio, 2013
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Una storia italiana

Uno dei migliori romanzi di Niccolò Ammaniti. Scritto con una lingua semplice e allo stesso tempo preziosa che mi ha ricordato il romanzo di un altro autore italiano,Massimiliano Nuzzolo e il suo L'ultimo disco dei Cure, non per la trama ma per il modo di delineare i personaggi e per il nome del protagonista. Pietro un ragazzetto alle prese con una famiglia sgangherata e la sua storia immersa nella provincia italica ricca di bizzarri personaggi a dir poco. Impossibile non affezionarsi e non soffrire per le sue vicende. Per chi lo ha già letto cito la "testa di gorilla"... Un ragazzetto alle prese con un amore impossibile eppure così vicino per tutto il tempo, un amore che resta indelebile malgrado tutto. Difficile non pensare a Justine di De Sade per come le vicende si sviluppano. Divertente il personaggio di Graziano, sembra di vederlo tronfio di ormoni e ormai sul viale del tramonto. Quanti ne abbiamo conosciuti noi donne? Basta uscire una sera e ritrovarseli addosso come mosconi, tali e quali a Graziano. E Flora, la prof? Chi non ha mai avuto una professoressa così? Pagina dopo pagina si compone e si intreccia una storia amara e verosimile come poi spesso Ammaniti ci ha presentato, se avete letto Come Dio comanda sapete di che parlo, sembra di conoscerli sul serio i personaggi. E ciò che resta dopo quel bagno nel canneto e la lettura della lettera più strappacuore al mondo è una sensazione di dolore e tenerezza per quanto la vita possa essere assurda e ingiusta proprio con chi non se lo merita ma diventa agnello sacrificale dei peccati di tutti.

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Ammaniti, Nuzzolo, Mancassola, Vinci
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Zine Opinione inserita da Zine    04 Mag, 2013
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Senza un perchè

Qualche tempo fa, una mia collega di lavoro, appena prima di salutarmi per le vacanze, mi ha messo in mano un tomo di dimensioni ragguardevoli chiedendomi di dirle cosa ne pensavo, in quanto si trattava del suo romanzo preferito.
Credevo l’avrei trattenuto per qualche tempo, perché a guardarlo non sentivo un gran feeling con quel libro. Mi sono messa a leggerlo con la ferrea intenzione di prenderla con calma…da fare non mi manca e ho una scorta di libri nuovi da leggere che non finisce più! Invece, la storia mi ha sorpresa e catturata e mi sono mangiata via il romanzo in soli tre giorni.
“Ti prendo e ti porto via” è un romanzo di Niccolò Ammaniti, edito dalla Piccola Biblioteca Oscar della Mondadori.
Ammaniti intreccia con sapienza la vita di un’intera comunità all’interno del piccolo contesto di Ischiano Scalo, paesino sonnolento dove tutti si conoscono, non c’è mai niente di nuovo da fare, la vita scivola via seguendo sentieri preordinati e sempre uguali.
Nella cittadina spiccano alcuni personaggi che in qualche modo possiedono qualcosa di diverso: Pietro, il ragazzino che non si lamenta mai nonostante la famiglia disastrata; Gloria, la bella e ricca ragazza che preferisce fare il maschiaccio; Graziano Biglia, quarantenne latin-lover con la passione per i Gipsy King e le belle donne che incarna una sorta di leggenda per il paese; la professoressa Flora, venuta ‘da fuori’ e schiva fino all’eccesso.
Le loro vite e i loro sentimenti, attraverso un ingarbugliato sentiero di coincidenze, vengono ad intrecciarsi, ad allacciarsi e poi a scontrarsi, fino ad uno scioccante epilogo.
Spesso, nella vita, ci si trova a farsi domande scomode, a chiedersi per quale motivo succedano determinate cose o la vita prenda quella piega imprevista, irrazionale. La risposta, terribile e vera, è che non c’è un perché.
Le cose accadono e basta, senza alcuna preordinazione o significato recondito, senza che si sia avuto il tempo di preparare una reazione consona o di capire come superare l’imprevisto. Accadono. E ti fregano, magari sul più bello.
Tutta la tristezza di questa verità della vita è insita nel romanzo di Ammaniti, che annichilisce per la lucida visione di fatti che potrebbero capitare a chiunque di noi, in qualunque momento. Purtroppo non è detto che, se sbagli, avrai poi la possibilità di rimediare.

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Inaaza Opinione inserita da Inaaza    01 Novembre, 2012
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Ti prendo e ti porto via.

L'autore ci conduce attraverso una realtà esasperata, ma vera, alla ricerca della redenzione e per farlo sceglie di ambientare la storia a Ischiano Scalo, piccolo paese, inventato, in cui indifferenza, crudeltà, amore e ignoranza creano un humus ideale per gli intrecci dei suoi personaggi.
L'affetto e la complicità che provoca in noi il piccolo Pietro, la simpatia e la voglia di eccezionalità con cui ci conquista Il Biglia, sono solo alcune sfumature della molteplicità di sensazioni che questa lettura è in grado di farci provare. Mano a mano che andiamo avanti queste emozioni si fanno più aspre e taglienti, ma non rendono meno bello questo libro di cui consiglio la lettura.

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testi dello steso autore, amanti della corrente dei cannibali, libri pulp.
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thelongcon Opinione inserita da thelongcon    27 Ottobre, 2012
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Ti prendo e (forse) ti porto via

Difficile commentare questa opera. Il primo libro di Ammaniti che leggo.

La sensazione di amarezza è ancora in bocca, tuttavia è una senzazione piacevole (nel senso della lettura). Che dire... il libro è scritto proprio bene, forse troppo; la trama è strutturata ottimamente, condivido sia la scelta dei vari flash back che della lettera finale, ambientata in un paesino di provincia come tanti (e dove in molti se ne vorrebbero andare); lo stile è preciso, puntuale, esaustivo ma allo stesso tempo cinico, diretto spesso crudo.

La storia viaggia tra surreale e reale (splendido il commento qui sotto sull'irrealtà reale) ed è forse qui che sta la chiave del successo. Chi non ha mai pensato che bastava dire di no e Pietro si sarebbe salvato, che Graziano e Flora avessero aperto gli occhi, ed invece... ed è invece è questa la vita. Una frazione di secondo, la differenza tra un si o un no, un battito di farfalla può capovolgere la situazione, può segnare il destino (qui in negativo) di una persona o di un gruppo di persone (e può fare la fortuna di un bel libro).

Ti prendo e ti porto via, questa è forse l'intenzione, ma come sappiamo non sempre si ottiene ciò che si desidera.
Io sono stato preso, ma sono tornato.

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EvaBlu Opinione inserita da EvaBlu    27 Gennaio, 2011
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Ti prendo e ti porto via... da una brutta fine!

Affermare che Ammaniti non sia un bravo scrittore sarebbe come uscirsene con un’imprecazione nel bel mezzo di una funzione religiosa. Perché Ammaniti È lo Scrittore, probabilmente uno dei più capaci e sorprendenti di tutto il panorama letterario italiano dei nostri giorni.
Ammaniti è un mago della scrittura, capace di inchiodare il lettore alle sue pagine di ordinaria avventura e di far aprire cuori a menti all’irrealtà reale di quello che è l’animo umano. I suoi personaggi rappresentano un guazzabuglio di emozioni forti e di spaccati di veridicità. Le sue trame sono costruite con meticolosa scioltezza ed una tale certosina precisione, da far apparire gli eventi un incastro del tutto casuale e piacevolmente voluto da un potere superiore persino alla sua volontà di scrittore. La sua capacità descrittiva supera l’efficacia di una pellicola cinematografica e proietta a colori lo scenario delle sue narrazioni, rendendo il racconto più che mai reale.
Leggere un romanzo di Ammaniti significa in poche parole consacrarsi, dalla prima all’ultima pagina, ad una sorta di rito introspettivo attraverso cui c’è la possibilità di venir fuori maggiormente consapevoli di sé e del mondo.
Tuttavia… le conclusioni! I fanali dei romanzi! Perché lasciare sempre quell’amaro in bocca? Perché non salvarne almeno uno dei personaggi? Alzi la mano chi, in Ti prendo e ti porto via, non ha tifato a gran voce per Flora e Graziano dopo aver gioito con loro. Scagli la prima pietra chi non ha creduto fermamente alla promessa fatta a Pietro riguardo la sua promozione a scuola. Giuri ognuno sul proprio libro preferito, che non si è rabbrividito affatto d’innanzi alla scena trash/noir della vasca da bagno della prof.! E insomma, Niccolò: mi manca all'appello ancora qualcuno dei tuoi romanzi… ma fammi chiudere almeno un tuo libro soddisfatta e speranzosa. Come si dice: Felice e Contenta.

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Cristina V Opinione inserita da Cristina V    19 Novembre, 2010
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coinvolgente!

Quando ho acquistato questo romanzo, di Ammaniti avevo letto solo lo splendido "Io non ho paura".
Di questo mi aveva intrigato il titolo...inoltre lo stile di Ammaniti mi piace molto.

Per riassumere:questa storia mi ha presa e portata via!

Nel senso che non sono riuscita più a staccarmi dalla lettura per 450 pagine!
Non so dire quale io abbia preferito, delle due tormentate storie d'amore.
Quella di Pietro, ragazzino dalla vita difficile- il "cazzone" per i suoi compagni - e dalla famiglia un pò squallida, che ama Gloria, bella e appartenente ad un'altra dimensione..

Quella di Graziano Biglia, patetico play boy di provincia, che per una delusione , intreccia un improbabile legame con la professoressa Flora Palmieri, timida e solitaria quarantenne.

Le vicende di questi personaggi, circondati da una rosa di comparse minori, ma abilmente tratteggiate dall'autore, si intrecceranno verso la fine ..in modo drammatico.

Storie di solitudine, di squallore, di illusioni e disillusioni.

E' impossibile non provare simpatia per Pietro, o pena per Flora, rabbia per il comportamento di Graziano, o antipatia per i vari "cattivi".

Ammaniti muove i suoi personaggi come un burattinaio, e ci racconta con maestria un'umanità variegata e dolente,utilizzando uno stile asciutto ma efficacissimo.

voto: ottimo

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patty81 Opinione inserita da patty81    09 Novembre, 2010
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realtà elevata all'n-esima potenza

la storia è una girandola di eventi tutti strettamente collegati e compressi nell'arco di poche ore con lunghi flashback che ci mostrano come i nostri burattini siano arrivati a incontrarsi.da notare come ammaniti nei suoi romanzi segua sempre la teoria del caos: il battito di ali di una farfalla può provocare un terremoto all'altro della terra. ancora una volta i nostri protagonisti-un bambino preso di mira dai bulli,un playboy da strapazzo, una maesta con dei drammi familiari-si ritovano indissolubilmente intrecciati in una danza macabra che li porterà alla tragedia. lo stile è come sempre crudo e iperrealistico ,senza inutili edulcorazioni.
il miglior ammaniti di sempre.

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fioredimarte Opinione inserita da fioredimarte    10 Agosto, 2010
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lezioni da un figlio...

Si. prendere lezioni da un figlio. in questo caso da mia figlia. l'ha visto sullo scaffale della libreria, le è piaciuto il titolo. ha letto la breve nota. l'ha scelto. l'ha letto in pochi giorni. aveva 13 anni. poi l'anno scorso mi son guardata in giro, in crisi di astinenza da lettura, e l'ho scelto. mia figlia ha aspettato qualche giorno, e poi con gli occhi che ridono mi ha chiesto se mi piaceva. se mi piaceva? ma è bellissimo! lo sto' divorado! scrive da dio. bravo, proprio bravo! e lei, con gli occhi di chi sa di avere dentro di se una piccola verità nascosata, se ne è andata non prima pero' di dirmi che quando lo finivo ne parlavamo...
l'ho divorato. ho amato ogni virgola, anche quelle che non ha volutamente messo. l'epilogo - ho scoperto poi dopo aver avvisato mia figlia che ero arrivata alla fine - è quello che ci è piaciuto ancora di più...
mi sono trovata poi a comprare tutto di ammaniti, e divorare tutto in un attimo e con quella fame di storie ed emozioni che raramente ti divorano come una febbre.

come ho gia' scritto per la recensione di "come dio comanda", questo con "io non ho paura" rappresenta l'elevazione di piccoli esseri umani - cui nessuno darebbe un centesimo - a maestri di vita. tre romanzi in cui ammaniti ha dato le risposte di questo mondo malato a tre anime pure, che non giudicano, che non si fanno sopraffare, ma che seguono soltanto la via del cuore.
bellissima prova di letteratura, anima e cuore.

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Ivan21 Opinione inserita da Ivan21    19 Luglio, 2010
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Un romanzo superficiale.

Contiene spoiler.
L’unico pregio del romanzo, che corrisponde anche paradossalmente a un difetto, è la sua scorrevolezza. Si legge tutto d’un fiato, perché Ammaniti è un bravo narratore. Al di là di ciò, non vi è, però, la capacità di scavare dentro i personaggi, rilevarne sentimenti, angosce, paure, speranze. Tutto si ferma alla superficie, senza che noi riusciamo a carpirne l’essenza più peculiare. Ecco, i protagonisti per certi versi sembrano esseri fittizi, che poco hanno a che vedere con le tristi vicende, che li rappresentano. L’opera narrativa si può definire una descrizione di cronaca e l’autore un giornalista distaccato. Vengono raccontati eventi in rapida successione, quasi con la fretta di poterli collegare tra di loro. Purtroppo i protagonisti non si fermano quasi mai, sono scossi da un’azione continua, al punto che una domanda sorge spontanea: perché non arrestano la frenesia, per ascoltare un attimo la voce interiore, interrogarsi sulle loro sensazioni ed esplicitare sentimenti e riflessioni? L’autore, per rispondere pienamente al “credo” verista, non manifesta alcuna partecipazione emotiva. Ciò che non convince è il fatto che non si dia “luce” o risvolto positivo: i bulli vincono e il perseguitato diventa carnefice, arrivando ad uccidere la professoressa, dalla quale si aspettava qualcosa, che non poteva dargli. La realtà a volte, non sempre però, è così; mi aspettavo comunque da un autore sensibile alle problematiche sociali qualcosa di più costruttivo, un invito a reagire, a dire “no” a prevaricazioni e sopraffazioni. Non bisognava fornire un lieto fine, ma semplicemente aprire uno”spiraglio”, per superare insieme difficili condizioni di disagio. Nella realtà giovanile assistiamo spesso a eventi simili: bisogna aprire la strada alla speranza.….Altri personaggi in fondo sono degli sconfitti: la stessa professoressa, che rimane vittima della propria solitudine ….. Non dico che bisognava presentare una soluzione “ottimistica”, “buonistica”, ma dare credibilità ai protagonisti, dando loro una consistenza interiore, di cui il romanzo è privo. Esistono opere letterarie, i cui personaggi, nonostante siano dei “perdenti”, riescono a scuoterci, a farci riflettere , a trasmetterci emozioni vitali sul nostro itinerario esistenziale: ed è ciò che soprattutto è mancato nell’opera di Ammaniti, uno scrittore che precedentemente ha favorevolmente impressionato con testi di altro livello.

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kobe Opinione inserita da kobe    27 Mag, 2010
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Ti prendo e ti porto via

Di Ammaniti avevo letto solo Io non ho paura, ma dopo "Ti pendo e ti porto via" adesso sto divorando anche "Che la festa cominci".
E' un libro bello, scritto con uno stile molto diretto che credo sia il tratto che più distingue Ammaniti. Così come “Io non ho paura”, anche questo romanzo è molto duro, pervaso dall’inizio alla fine di tanta amarezza nel raccontare le vicende di un ragazzino bollato come caratteriale solo perché sensibile, introverso e con una famiglia disastrata alle spalle, di un playboy che, oltre a rovinarsi la vita perso dietro ad una insulsa valletta, distrugge anche quella dell’unica donna che abbia mai davvero amato e di altri personaggi che sono un po' lo specchio dell'Italia contemporanea.
L’ho trovato molto coinvolgente, a volte fin troppo esplicito, ma di una intensità incredibile.
Mi sento di consigliarlo a tutti, perché ritengo che Ammaniti sia uno di quegli scrittori che valga davvero la pena almeno conoscere.

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eia Opinione inserita da eia    01 Aprile, 2010
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ti prendo e ti porto via

Dopo aver letto con molto piacere "che la festa cominci", ho deciso di acquistare un altro romanzo di Ammaniti ed ho optato per questo e l'ho trovato decisamente bello e piacevole!
La storia ha un significato profondo non indifferente e le vicende narrate, i protagonisti sono descritti in modo realistico e non è difficile riconoscere in essi tratti e personaggi della società moderna. Ammaniti usa uno stile molto diretto che contribuisce al realismo. Tutto è condito dall'ironia, a volte un pò amara, che contraddistingue l'autore. Oltre a sorridere leggendo il libro però, non è difficile provare tenerezza e compassione per il giovane protagonista Pietro, vittima di un mondo ignorante e prepotente che non accetta la sua sensibilità e timidezza che vengono avvertite come debolezza.
Bella anche la scelta di alternare la narrazione sulle vicende dei diversi personaggi.

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Arcangela Cammalleri Opinione inserita da Arcangela Cammalleri    05 Dicembre, 2009
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Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti

Letto quando era uscito, mi era piaciuto per lo stile dell’autore e per la storia dei personaggi fuori da certi schemi: balordi, incasinati, problematici, ingenui; insomma la gamma infinita dei caratteri umani. Una galleria d’individui viva e tragicomica, data in pasto ai lettori. Oggi rileggerlo, offre le stesse sensazioni positive, non certo di un libro dalla lettura frettolosa e via al prossimo. Un vero libro si rivela e poi si conferma quando una seconda lettura è più interessante e apre altre chiavi d’interpretazione e approfondisce pensieri e suggestioni. La trama in breve: a Ischiano Scalo, piccolo paese con poche opportunità di svago e di cultura vivono i nostri eroi: due ragazzini Pietro e Gloria, compagni di scuola, d’estrazione sociale ed economica diversi. Gloria, bella e spavalda, di famiglia ricca e perbene e Pietro, timido e introverso, di famiglia proletaria che più non si può, e anche disastrata: padre violento e alcolizzato, madre con problemi psichici e un fratello incolto che nutre vaghi ed assurdi sogni; insomma un bambino definito, secondo il linguaggio scolastico, un caratteriale. Tra l’altro perseguitato da tre compagni bulli e balordi, che così esprimono il degrado e il disagio di certe realtà umane: lo opprimono con continue offese verbali e fisiche. Eppure tra questi due ragazzi Pietro e Gloria c’è una sintonia d’intenti e una vicinanza affettiva che va oltre una semplice amicizia adolescenziale. L’altra coppia scombinata è quella di Graziano Biglia play boy da strapazzo, un po’ attempato che insegue ancora futilità e vanaglorie trascorse e la professoressa Flora Palmieri, donna trentenne dall’aspetto misteriosamente bello e dal carattere riservato e solitario. Eppure casualmente i due destini ad un certo punto del loro curriculum vitae s’incrociano e le due diversità si combinano.
Ammaniti scandisce le tappe della vita, contrassegnate da rituali obbligati, marcatori dei passaggi generazionali e lo fa con graffiante ironia e con partecipe adesione sentimentale.
L’autore ci ammannisce con un lessico immediato ed autentico ed un periodare breve e conciso; alterna una scrittura calibrata e precisa, ad un’altrettanta scrittura non osservante di precise schemi narrativi. Alterna registri verbali diversificati dando la misura del suo profondo scavare nel centro delle vite umane e restituendoci non tanto personaggi, ma persone in carne ed ossa. Carpisce con sorprendente inquietudine i lati oscuri e controversi dell’animo umano dosando malinconiche asprezze e ironiche dolcezze. Senz’altro questo romanzo più che godibile, è amabile come certi vini dal sapore dolce e dal retrogusto asprigno.

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DarkCoffee Opinione inserita da DarkCoffee    16 Dicembre, 2008
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Dopo aver letto "io non ho paura" forse mi aspettavo di più da questo libro. Ora appena finito di leggere e tirando le somme non riesco a capire se mi è piaciuto o meno...

Verso la fine del libro l'intercambiarsi dei personaggi narrati (Pietro/Biglia Biglia/Pietro) quasi mi ha innervosita.

L'unica cosa a favore che ho trovato è che mi ha incuriosito ed è stata questa la bravura dello scrittore: la curiosità di sapere come va a finire, come vuole far finire la storia.

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NRG Opinione inserita da NRG    28 Mag, 2008
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Branchie

Un Ammaniti esordiente, fresco, ispirato e surreale.

Il protagonista è Marco Donati, un ragazzo romano affetto da un tumore ai polmoni in stadio avanzato che, tuttavia, cerca di esorcizzare facendo l'esatto contrario di quello che si consiglierebbe ad un malato terminale e trova la sua oasi di pace nel proprio negozio dove vende pesci che conosce a menadito.

Riceve inaspettatamente un assegno di 5.000 sterline unitamente alla proposta di recarsi a Nuova Delhi per allestire un magnifico acquario.

Partirà, senza neppure riflette, e nel nuovo continente si troverà, suo malgrado,coinvolto in situazioni pazzesche e paradossali, il più delle volte surreali.

Morale: speriamo che la morte ci sorprenda vivi.

Stile originalissimo e molto divertente

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Candido, I vizi della virtù.
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Opinione inserita da Olivia Zilioli    02 Mag, 2008

TI PRENDO E TI PORTO VIA

Il titolo è un dolce richiamo perché si ispira al romantico ideale di salvare e di essere salvati; ma è di Ammaniti che stiamo parlando e il suo mondo è spietatamente reale. Nessuno si salva, nessuno viene salvato. Il destino dei protagonisti Pietro - adolescente puro e idealista ma erede dell’apatia morale ed umana di una famiglia socialmente “inutile” – e Graziano Biglia – contrariamente al primo, playboy impuro e privo di valori – rincorrono la speranza di un futuro nel microcosmo provinciale fatto di semplici equilibri (una famiglia, una jeanseria sul mare ....). Piccoli ideali di provincia. Tuttavia, la “rincorsa” è segnata, attutita e poi frenata dalle debolezze come pure dalle eccessive virtù dei nostri protagonisti coadiuvate da sfortunate coincidenze e fortuiti eventi da cui non sfuggono mai i personaggi di Ammaniti ... e nemmeno noi.

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Opinione inserita da Maristella Copula    02 Marzo, 2008

Ti prende e ti porta via...

Ischiano Scalo,un paesino dove il mare c’è ma non si vede,un paesino che si arroventa al sole dell’estate e che d’inverno viene battuto da gelidi venti,popolato da un’umanità intessuta di storie parallele che si intrecciano fino a confluire in un unico riflesso di quotidiana realtà,è lo scenario di questo romanzo dai toni crudi e duri ma nel contempo delicati e commoventi ed in ogni caso coinvolgenti di Niccolò Ammaniti. E l’anima di questo paese si muove intorno alle vicende dei personaggi,con tutto il suo carico di pensieri interpretativi,di consensi o rigetti,di sommesse sentenze foriere di perdoni o di collettive condanne. Qui,troviamo il piccolo Pietro,un ragazzino dalla strada già disegnata da una cupa predestinazione,contro la quale,sembra inutile persistere nel cercare di cambiare lo stato delle cose:un padre violento,una madre malata di nervi,un fratello di poco intendimento,una famiglia in cui regna sovrana una spiccata anaffettività. Un ragazzino pieno di sogni per lo piu’ non così irrealizzabili,come frequentare il liceo e studiare zoologia,unito da una inspiegabile legame a Gloria,la bella,ricca e viziata figlia di un direttore di banca,per la quale nutre indefiniti sentimenti amical-amorosi. La storia di Pietro, s’interseca con quella di Graziano Biglia,playboy ormai sfatto dal sesso,dalle droghe e dall’età,nonché dalle menzogne o meglio da realtà travisate per alimentare la sua autostima,pervaso da una voglia silente di una normalità che si presta ad essere presa a calci dalla realtà e di Flora, insegnante di Italiano,anonima vita di donna,schiacciata da pesi di cui nessuno conosce l’esistenza e l’entità,avvolta nel bozzolo oscuro di una metamorfosi che si intravvede ma che,nel momento in cui sta per attuarsi,regredisce al primissimo stadio. E con loro,tutto un brulicare di personaggi che danno colore e spessore al racconto:il gruppetto dei bulli della scuola,capeggiato da Pierini,novello Franti di De Amicis,il poliziotto depresso la cui mente aspira ad un modello immaginifico di Clint Eastwood,il bidello ossessionato dal preconcetto di una sardità delinquente perennemente in agguato,l’assillante figura della madre del Biglia che trasforma in cibo tutte le sue nevrosi.Una lettura che,alternando un’ironia ed un’umorismo dilagante ad una intensa melanconia e drammaticità,nel contesto di una storia ottimamente strutturata,cattura,trascina,tiene incollati alle pagine e “Ti prende e ti porta via”.

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cambiamilavita Opinione inserita da cambiamilavita    01 Marzo, 2008
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ti prendo e ti porto via

Ho comprato questo libro dopo aver letto "io non ho paura" dello stesso autore, che avevo già apprezzato molto non solo per la storia raccontata ma anche per il "modo" in cui è stata raccontata. E ancora una volta, sono stata rapita dalla scrittura precisa e tagliente di Ammaniti. Una storia cruda, personaggi arrabbiati, delusi, ragazzini trascurati, sembra un mondo di dolore e di amori perduti in partenza. E il finale è terribile, straziante, viene voglia di intervenire per bloccare tutto il meccanismo di distruzione messo su fin dalle prime pagine. Ammaniti usa una scrittura "forte" per questo microcosmo di personaggi diversi le cui vite si intrecciano e si fondono, a volte per caso, come accade nella vita.

Fili invisibili legano le persone conducendoli verso un destino ineluttabile. E' un libro che ho "sentito" molto, che ho letto con voracità... e adoro il titolo, così romantico, così poetico!

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