Narrativa italiana Racconti Sentieri sotto la neve
 

Sentieri sotto la neve Sentieri sotto la neve

Sentieri sotto la neve

Letteratura italiana

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Questo è un libro intriso di memoria. Seguendo con fedeltà le tracce degli uomini, non arrendendosi alle ragioni del tempo, ogni racconto trae in salvo con uguale magia qualcosa o qualcuno: i tanti nomi della neve, un pastore solitario che parla con amore alle sue alle sue pecore, paesaggi scomparsi, la storia di un popolo, un giovane legnaio la cui esistenza è sconvolta dall'apparizione di una strega bellissima e impietosita, una famiglia di caprioli, un focolare intorno al quale si raccolgono vivi e morti intrecciando rimpianti e speranze, e poi i tanti interessantissimi ricordi personali: l'infanzia, la guerra, la prigionia.



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Sentieri sotto la neve 2021-06-18 08:04:03 Tommaso Praloran
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Tommaso Praloran Opinione inserita da Tommaso Praloran    18 Giugno, 2021
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Il mondo di Rigoni Stern

Ho letto di recente questa raccolta di racconti di Mario Rigoni Stern.
Quello che più mi colpisce dello scrittore è la sua grandissima capacità di infondere serenità grazie alla sua scrittura scorrevole e piacevole. Anche quando parla di eventi drammatici non rende assolutamente la lettura pesante, anzi, la rende un'esperienza unica.
A mio parere, questo libro è una delle sue opere migliori, e racconta tutto il suo mondo: la fuga dal lager, le radici della sua terra, il ricordo degli amici scomparsi e la natura.
Ogni racconto è qualcosa di cui occorre fare tesoro e che bisogna portare con sé nelle proprie esperienze future.
In questo mondo pieno di scrittori commerciali, la lettura di Rigoni Stern è qualcosa che fa stare bene e la consiglio a chiunque.
Alcuni racconti sono di più ampio respiro, come Che magro che sei, fratello oppure Osteria di confine, ma anche i più brevi sono eccellenti, come Attorno all'orto, un excursus sugli animali che abitualmente vivono presso di esso e che si interessano alle coltivazioni.
Mi ha colpito particolarmente anche l'ultimo, I miei sentieri sotto la neve, che sembra quasi una sorta di testamento.
Ma è impossibile non lodare anche Un pastore di nome Carlo (uno dei miei racconti preferiti in assoluto, non solo di Rigoni Stern ma in generale), oppure Caprioli, che si concentra sulla vita di una famiglia di questi selvatici, molto vicini a Mario.
Da segnalare anche l'omaggio a Primo Levi, nel quale si avverte il rapporto di reale amicizia e stima che avevano i due scrittori (o meglio, "non letterati", come si definivano).
Per il resto, non posso fare altro che ringraziare Mario Rigoni Stern per essersi dedicato alla scrittura. Soprattutto ora che non c'è più, i suoi libri sono un tesoro preziosissimo e lo ringrazio perchè, anche con Sentieri sotto la neve, durante la lettura mi ha regalato attimi indescrivibili.
Inoltre, aggiungo anche un piccolo pensiero sulla parte "materiale": ho apprezzato moltissimo pure la foto di copertina, degna della bellezza di questi racconti.

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Altri libri di Rigoni Stern, ma anche a chi non l'ha mai letto.
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Sentieri sotto la neve 2014-09-18 14:11:12 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    18 Settembre, 2014
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Il culto della memoria

“Lassù la montagna è silenziosa e deserta. Lungo la mulattiera che gli austriaci costruirono per giungere nei pressi dell’Ortigara, dove un giorno raccolsi la punta ferrata del Bergstock che è qui sulla libreria, ora non passa più nessuno. La neve che in questi giorni è caduta abbondante ha cancellato i sentieri dei pastori, le aie dei carbonai, le trincee della Grande guerra, le avventure dei cacciatori. E sotto quella neve vivono i miei ricordi.”

Benché abbia letto pressoché tutto ciò che ha scritto, ogni volta che prendo in mano un suo libro, già dalla prima pagina, resto stupito della straordinaria capacità di comunicare, una dote evidentemente innata che Mario Rigoni Stern ha saputo coltivare arrivando a livelli qualitativi elevatissimi. Riesce a ricreare, con semplicità, atmosfere che spesso ci sono sconosciute, racconta come se fosse lì davanti a te, magari in una casa di montagna appena illuminata dalle vampe del fuoco nel camino, e fuori è tutto bianco di neve e gelido, ma lì, in quell’ambiente, c’è un sano tepore, un profumo di resina che aleggia insieme alle parole, che, pacate, lui pronuncia. Sono storie di guerra, oppure ricordi di anni passati, sono ritratti di personaggi scomparsi da tempo, sono descrizioni della natura nel corso delle stagioni; Rigoni Stern racconta in un fluire di ricordi che piano piano vengono a definire il monumento della memoria, perché se non sappiamo quali sono le nostre radici, come si sono sviluppate, inevitabilmente siamo orfani del presente, incapaci di orientarci in una vita che arriva a sembrarci senza senso.
E di queste rimembranze sono intrisi anche questi sedici racconti che riuniti formano una raccolta, molto opportunamente intitolata Sentieri sotto la neve.
La frase che ho trascritto in epigrafe è l’ultima di questo libro e ha un significato profondo, riassume ciò che per un grande scrittore deve essere la vita, e cioè raccontare di ciò che è stato, un patrimonio insostituibile da lasciare ai posteri affinché sappiano camminare sull’impervio sentiero dell’esistenza.
L’opera è suddivisa in tre parti: la prima è relativa a un periodo di tempo molto remoto, la seconda a uno che è più recente e la terza è il presente.
Non c’è un racconto che non sia riuscito, che non sia almeno buono; sono tutti eccellenti, con qualcuno che lo è più di altri. Se incalzante è “Che magro che sei, fratello!”, la storia del ritorno solitario dal lager, struggente è Un pastore di nome Carlo e magico potrei definire Osteria di confine, una ferma condanna di ogni guerra, senza retorica, senza ricorso a luoghi comuni, tanto che forse è quello che ho apprezzato di più. Ma assai riuscito mi è parso anche L’altra mattina sugli sci con Primo Levi, un’immaginaria escursione sulla neve con il grande scrittore torinese già scomparso e che più volte in passato aveva manifestato il desiderio di questa passeggiata alpina, senza che si concretizzasse per svariati motivi. Benché la narrazione sia come al solito semplice, ci sono momenti in cui Stern riesce a imprimerle dei toni sublimi, come nella prosa poetica che si trova in Caprioli.
E’ una lettura che coinvolge, è un’esperienza di partecipazione a fatti o avvenimenti a cui ci si abbandona con voluttà, incantati dal pregevole italiano, che molti narratori odierni purtroppo ignorano, soddisfatti ed entusiasti pagina dopo pagina, consapevoli che stiamo nutrendo la nostra anima, che la serenità che lenta ci avvolge non potrà che essere il frutto di tanta bellezza.
Ogni ulteriore commento credo sia superfluo.


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