Narrativa straniera Classici A viso scoperto
 

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A viso scoperto

Letteratura straniera

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"A viso scoperto" è una reinterpretazione del mito di Amore e Psiche. Se la fonte della storia è dichiaratamente l'allegoria antica, il racconto risulta molto differente. Ci troviamo in un clima lontano dalle grandi civiltà classiche, in un luogo rintracciabile forse in Turchia, forse vicino al Mar Rosso, in un'epoca situabile tra la morte di Socrate e la nascita di Cristo. Un monarca brutale e incompetente regna su un rozzo palazzo e ha tre figlie: Orual, la donna guerriero dall'orribile viso, Redival e Psiche. È un mondo in attesa, in transizione, dove un vecchio ordine spirituale sta morendo e uno nuovo sta per prendere il suo posto. È il mondo in cui si apre un intricata vicenda: avvenimenti politici e militari, una carestia, un sacrificio, amori, invidie, pentimenti. Abbondano sogni e visioni, vengono aperti trabocchetti, che trasportano verso archetipi situati nel profondo. In questo libro, che Lewis stesso considera la sua migliore opera narrativa, egli ha creato dei personaggi multidimensionali, misti di bene e di male in proporzioni sempre diverse, come dei reali esseri umani.



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A viso scoperto 2021-03-12 08:48:21 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    12 Marzo, 2021
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Cercavo Amore(e Psiche)e alla fine ho trovato Xena

Quando ho iniziato la lettura di "Gargoyle" di Andrew Davidson mi aspettavo una storia incentrata sulle vite passate (mi ero da poco innamorata di "Le prime quindici vite di Harry August" di Claire North, e cercavo qualcosa di simile); ho capito ben presto che "Gargoyle" era un romanzo completamente diverso, ma nonostante tutto è rientrato tra i miei preferiti di sempre. Con "A viso scoperto" è stato lo stesso.
Mi sono interessata a questo libro perché viene presentato come una rielaborazione del mito romano di Amore e Psiche: in realtà, questa leggenda fa soltanto da sfondo alla storia narrata da Lewis. Anche in questo caso ho visto quindi deluse le mie aspettative iniziali, eppure questo romanzo mi ha colpita a tal punto da diventare un nuovo preferito, ed è -quasi- tutto merito della sua protagonista.
Al centro della storia non abbiamo infatti la bellissima Psiche (chiamata a volte Istra, nel testo) ma la sua sorellastra maggiore Orual, o Maia in greco. La vicenda non ha una chiara collocazione spazio-temporale, ma sappiamo per certo di trovarci nel Medio Oriente dell'epoca precristiana; la maggior parte degli eventi si svolge entro i confini del regno di Glome, governato da re Trom all'inizio della storia. Con suo sommo disappunto, l'iracondo sovrano ha tre figlie femmine: Orual, la vanesia Redival e Psiche, nata da un secondo matrimonio.
L'intera narrazione è affidata ai ricordi di Orual che, ormai in età avanzata, ripercorre la sua vita con il preciso intento di muovere una critica feroce contro gli dei che l'hanno separata dall'amata sorella. Nella versione di Lewis infatti non è la gelosia delle sorelle maggiori a causare la rovina di Psiche, anzi: il romanzo vuole proprio mostrarci quanto Orual fosse affezionata alla sorella -alla quale aveva fatto praticamente da madre- e come loro due ed il precettore greco Volpe formassero una sorta di famiglia molto unita.
Partendo dalla giovinezza delle ragazze, la narrazione ripercorre poi gli avvenimenti del mito originale, rimanendo però sempre focalizzata su quanto accade ad Orual. Il suo personaggio è indubbiamente il maggior pregio del romanzo: a differenza di Psiche, Orual è segnata dall'infanzia dal suo aspetto orribile, di cui l'amorevole genitore si accerta non possa mai scordarsi; la donna non ne fa però un cruccio e, mentre cresce, la vediamo impiegare le energie per migliorare la sua istruzione o imparare l'arte della scherma, anziché preoccuparsi di curare un viso che sa di non poter davvero cambiare.
Per molti aspetti, questa potrebbe essere vista anche come una villain origin story: nel mito di base, Orual è infatti una delle antagoniste che ostacolano Psiche, e anche qui spesso compie azioni crudeli o si comporta con freddezza verso alcune persone. Onestamente l'ho adorata soprattutto per i suoi difetti, che lei per prima sottolinea senza tentare di apparire migliore di quello che è: nonostante disprezzi il padre, condividono la stessa rabbia cieca, ma Orual non la riserva a chi la scontenta in prima persona bensì a coloro che mettono in pericolo i suoi cari.
Al suo confronto, Psiche sarebbe risultata una protagonista banale e noiosa, seppur il suo non sia un cattivo personaggio. Si nota infatti come l'autore si sia impegnato nella sua caratterizzazione come in quella dell'intero cast, dando il suo meglio con il fedele Bardia e Volpe, personaggio saggio e concreto in un mondo popolato da superstizioni e presunti intermediari con le divinità.
Per quanto mi sia piaciuto, il romanzo non è privo di difetti. A causa del registro narrativo scelto da Lewis, a tratti si ha l'impressione che alcuni eventi siano narrati anziché mostrati. Sono inoltre presenti alcuni piccoli anacronismi: se è vero che il periodo storico non è chiarissimo, sentir nominare il gioco degli scacchi risulta comunque stonato, dal momento che verrà inventato solo qualche secolo più tardi molto più ad est. Le ultime pagine lasciano poi un senso di incompletezza, non tanto sul piano di quanto accade ad Orual quando di ciò che vive nei suoi "sogni".
Anche l'edizione non colpisce in positivo, con una cover per nulla curata e un bel refuso direttamente nella sinossi in quarta di copertina. Come nella storia di Orual però dobbiamo imparare ad andare oltre l'apparenza, scoprendo così un romanzo meraviglioso in un'ottima traduzione.

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