Narrativa straniera Classici Cime Tempestose
 

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Cime Tempestose

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Cime Tempestose è un'opera del tutto isolata nella tradizione narrativa inglese. Nella sua struttura narrativa vi domina la figura di Heathcliff il quale, animato da una passione distruttiva, svolge nella trama la funzione fatale del vendicatore spietato, vero replicante di tante figure del gothic novel britannico. Il suo tirannico porsi come uomo inflessibile nasce da una disperata infelicità di fondo e lo porta infine a vivificare la propria morte con quella della donna amata, Catherine.



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Cime Tempestose 2020-02-13 07:20:07 68
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68 Opinione inserita da 68    13 Febbraio, 2020
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Eros e Thanatos

“ Lo amo perché lui è me, più di quanto lo sia io. Le nostre anime sono uguali. Io sono Heathcliff.”

L’ unico romanzo di Emily Brontë ( 1847 ), intriso di realismo, passione, misticismo, elementi psicologici, individualismo all’ interno di atmosfere gotiche, ma anche espressione e capovolgimento dei classici ideali romantici, in questa ottima nuova traduzione di Monica Pareschi, svela significati enigmatici e rivoluzionari all’ interno di un’ essenza cangiante, creatura viva e pulsante, che scruta e restituisce i recessi della condizione umana tra abissi di malvagità e portentosi slanci amorosi, essenze atemporali ove spazio e carne divengono respiro, vita, sentimento.
Una grande storia d’ amore quella tra Heathcliff e Catherine, sconfinata nella vendetta più cieca per legittimare un desiderio inevaso che supera il contingente per farsi archetipo e simbolo, materia di un senso estremizzato.
Più voci, cambi di rotta, un’ alternanza di luoghi, inalterati, connessi, speculari, ( Wuthering Heights e Thrushcross Grange ), sbalzi temporali, personaggi che si rincorrono, persi, ritrovati, esitanti, estinti, sopravvissuti a rabbia e violenza, anche alla memoria e da esse calati in un racconto che vive di passato, presente e futuro, frammezzato e nebuloso.
La signora Dean racconta, Mr Lockwood ascolta, riflette, si assenta, ritorna, vive di solitudine, afferrato da una storia che stenta a capire e cerca di ricostruire, che gli stessi protagonisti inscenano, restituiscono e paiono rigettare e trasfondere, o meglio porzioni di storie rappresentate laddove il presente nasce da lontano.
Catherine da sempre ha nutrito un esagerato amore per Heathcliff, sin dall’ infanzia è stata un fiume in piena, una monellaccia scatenata, una piccola tiranna, manesca, spadroneggiante, crescendo Heathcliff si è fatto alto, atletico, ben fatto, con tratti decisi, un viso intelligente e modi cerimoniosi con una ferocia primitiva sopita solo a metà dall’ educazione.
Questo diavolo adirato con il mondo vivrà d’ ira e per lei non sarà più il giovane appartenutole, che continuerà ad amare ed a portare con se’, nella sua anima.
Catherine lo avrebbe tanto voluto per se’ in qualunque forma, senza essere abbandonata nell’ abisso di un non luogo, privata della sua vita e della sua anima, ma e’ preferibile esserne odiati che amati.
C’è chi ha scelto la disperazione ( Hindley ), chi vive come un eremita ma si concederà alla speranza ( Edgar ), chi compie gli anni il giorno della morte della propria madre ( Cathy ), e chi ritorna dal padre, unico parente rimastogli ( Hareton ), ciascuno all’ inseguimento del proprio destino.
Di certo c’è la scelleratezza di un animo capace di coltivare in segreto la vendetta e mettere freddamente in atto i propri disegni senza l’ ombra di un rimorso ( Heathcliff ).
Indubbiamente un animo non amato, e l’ infelicita’ delle sue vittime sarà vendicata dal pensiero di una crudelta’ nata da un’ infelicita’ più grande, la propria, un uomo solo ed invidioso come il demonio, la cui morte non sarà compianta ne’ la vita invidiata.
Heathcliff si confronterà con un’ intimità cresciuta rapidamente ( Hareton e Cathy ) che mira allo stesso scopo, due anime che amano e vogliono essere amate, facce animate dall’ entusiasmo dei bambini, un equilibrio ed una crescita sfociate in un’ unione faticosamente raggiunta.
E scoprirà che il mondo intero è una terribile raccolta di testimonianze di un’ esistenza perduta ( Catherine ), che tutto si lega a lei, e c’è chi sembra l’ esatta personificazione della propria giovinezza ( Hareton ), ovunque circondati dalla sua immagine mentre le facce più insignificanti, persino la propria, continuano ad assumere i suoi tratti.
Il mondo intero è una terribile raccolta di testimonianze che lei è esistita e che la si è perduta, che per tanti anni si è stati sue vittime inconsapevoli, senza tregua e rimorso, e ci si specchia in Hareton, spettro del proprio amore immortale, degli sforzi disperati per affermare il proprio diritto, degrado, orgoglio, felicità, angoscia finendo con il riconoscere, senza speranza alcuna, che l’ odio e’ lo specchio di se’, che la vendetta continuerà ad inseguire i fantasmi del proprio passato e che niente restituirà un amore fino al ricongiungimento definitivo con esso, in una vita ormai insopportabile e senza senso imbrattata di solitudine.



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Cime Tempestose 2019-10-29 23:22:11 cristiano75
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cristiano75 Opinione inserita da cristiano75    30 Ottobre, 2019
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Insopportabile

Alla seconda lettura a distanza di tempo, posso francamente dire di aver detestato questo romanzo, che non mi capacito come riesca a trovare così tante opinioni favorevoli.
Detestabile la figura del protagonista amato dalla sprovveduta.
Sembra un amore sadico e platonico. Dove c'è un buzzurro che usa parole e atteggiamenti da boscaiolo e dall'altra parte c'è una colombella con gli occhiettini umidi che ogni volta che viene trattata male dal suddetto individuo, cade in un amore ancora più folle e disperato.
L'unica cosa bella di questo romanzo, sono le descrizioni dei selvaggi territori inglesi, con la brughiera, le colline, il vento perenne, le foglie che volano ovunque e quel triste desiderabile paesaggio di fine autunno quando freddo e tempesta creano un mix irresistibile che ha dato vita a tanti romanzi e pellicole.
Purtroppo il romanzo mantiene questo livello di tensione tra i due protagonisti, che alla fine snerva proprio.
La lettura in certe parti diventa un campo minato, poichè non si riesce proprio a capire cosa spinga la fanciulla tra le braccia di questa specie di orco, capace solo di urlare e avere un espressione corrugata e malinconica.
Per fortuna ogni libro ha una fine, sennò qui ci sarebbe proprio da versare lacrime amare per la sventurata.

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Cime Tempestose 2019-02-13 19:37:37 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    13 Febbraio, 2019
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Non chiamiamolo amore...



Non chiamiamolo amore...
Questo romanzo, straordinariamente bello, non è affatto un romanzo d'amore.
Semmai è il romanzo di un amore mancato, di un'ossessione distruttiva, di una vendetta esemplare.
Ma è proprio la forza trascinante di una passione mai vissuta a fare di questo libro un capolavoro, un concentrato di sentimenti fortissimi, benché sempre negativi...portatori di cattiveria, violenza, follia.

"Lo amo e non perché è bello, ma perché egli è me, più di quanto non lo sia io stessa.
Di qualsiasi cosa siano fatte le anime, la sua e la mia sono uguali."

Eppure non basta...
Non basta per coronare quello che sembra un sentimento assoluto, totalizzante.
Non può stare con lui, ma neanche senza...fino ad impazzire.
E lui...lui che non ha radici, non ha legami, non ha nulla se non lei, soltanto lei, sempre lei...lui si devasta e si abbruttisce nella sua assenza, bramando un tormento eterno pur di non rinunciare alla possibilità di vederla ancora, e ancora sentirla...

"Resta sempre con me, prendi qualunque forma, fammi perdere il senno!
Solo, non lasciarmi in questo abisso, dove non riesco a trovarti!"

Parole bellissime...bellissime e spaventose.
Deve averla a qualunque costo, sotto qualsiasi forma e in qualunque dimensione, non importa quanto dovrà aspettare e quanto male farà a chiunque si troverà sul suo cammino prima di arrivare a lei.
Siamo oltre il confine dell'ossessione, oltre quello della follia...

Un romanzo forte, che ti fa arrabbiare, che ti travolge nella sua spirale di cattiveria, che ti fa sentire addosso il vento freddo della brughiera inglese, che ti fa venire voglia di chiudere le finestre, e che ti fa percepire tutta la triste desolazione delle stanze fredde e spoglie di Wuthering Heights...
Un libro che ti inchioda alle pagine, ma...vi prego, non chiamiamolo amore.


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Cime Tempestose 2018-03-05 16:05:53 Mollybooks_
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Mollybooks_ Opinione inserita da Mollybooks_    05 Marzo, 2018
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Amore o odio?

Racconta la tormentata storia d'amore tra Heathclif e Cathy, una storia d'amore in cui l'ossessione e l'odio risultano alla base di ogni legame fra i vari personaggi.
Ma state attenti! Non si tratta della tipica storia d'amore fatta di baci, carezze e coccole diabetiche ma è proprio questo, a mio avviso, a rendere quest'opera così affascinante! Avevo deciso di leggerlo dopo che Bella in Twilight aveva rivelato che il suo libro preferito era proprio Cime Tempestose. Per fortuna la mia curiosità mi ha portata ad avventurarmi tra le pagine di un classico bellissimo. La lettura risulta piacevole e abbastanza leggera nonostante si tratti di un "classico"  e consiglio a chiunque ne abbia piacere di leggerlo un giorno.

"Di qualsiasi cosa siamo fatte le nostre anime, la sua e la mia sono identiche".

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Orgoglio e pregiudizio/Jane Eyre/ Emma/ classici/romanzi rosa
Chiunque voglia provare qualcosa di nuovo
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Cime Tempestose 2017-12-30 10:14:27 giov85
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giov85 Opinione inserita da giov85    30 Dicembre, 2017
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Odi et amo

Ambientato nella fredda e desolata brughiera dello Yorkshire, Cime tempestose di Emily Bronte è il romanzo dell’amore come forza totalizzante, che sfugge al razionale, trasforma le persone e le porta ai limiti estremi delle proprie azioni.
Heathcliff, un trovatello dalle origini ignote, condotto sin da giovane in una casa della piccola nobiltà della periferia inglese, ama, ricambiato Catherine, la figlia del suo padre “adottivo”. Terzo incomodo è il fratello di lei, Hindley che lo disprezza così profondamente da ridurlo, alla morte del padre, a bracciante agricolo, curandosi di abbrutirlo sempre di più.
La rozzezza del giovane Heathcliff, finisce con il far vacillare la simpatia della bella Catherine, che nonostante confessi alla sua domestica con una delle più belle dichiarazioni della letteratura, il suo amore per Heathcliff, deciderà di sposare il rampollo dei vicini, il malaticcio e bizzoso Linton.
Queste le sue parole: “Il mio amore per Linton è come il fogliame nei boschi: il tempo lo cambierà, ne sono consapevole, come l'inverno cambia gli alberi. Il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di piacere ben poco visibile, ma necessaria. Nelly, io sono Heathcliff! Lui è sempre sempre, sempre nella mia mente: non come una gioia, non più di quanto io lo sia per me stessa, ma come il mio stesso essere. Quindi non parlare più di separazione: non è possibile.”
Da questo momento Heathcliff si lancerà in una spirale di odio, che lo porterà alle più abiette azioni con il solo fine di vendicare i torti subiti, senza tralasciare Catherine, per la quale l’amore, anche se ricoperto dall’odio, è sempre presente. Il tutto in un climax di passioni, che raggiunge il suo apice nel momento in cui Heathcliff e Catherine, ormai i punto di morte, si confessano il loro amore.
“Ora dimmi come hai potuto essere così crudele con me, crudele e falsa. Perché mi disprezzasti? Perché ingannasti il tuo stesso cuore, Cathy? Non mi viene una sola parola di conforto. Tu meriti questo. Ti sei uccisa da sola. Sì, puoi baciarmi, e piangere; e strapparmi baci e lacrime; essi saranno la tua rovina... la tua dannazione. Tu mi amavi; che diritto avevi di lasciarmi? Che diritto? Rispondimi. Lasciarmi per quel misero capriccio che ti prese per Linton? Giacché né la miseria, né la degradazione, o la morte, né qualunque pena che Dio o Satana potessero infliggere, avrebbero potuto separarci, tu lo facesti di tua volontà. Non ho infranto il tuo cuore, tu l'hai infranto; e nell'infrangerlo, hai spezzato il mio. Tanto peggio per me che sono forte. Se voglio vivere? Che vita sarà quando tu... oh, Dio! Piacerebbe a te vivere con la tua anima nella tomba?”
La storia prosegue con un Heathcliff, ancora assetato di vendetta, che prosegue il suo intento catartico, nell’ossessione della ormai persa Catherine.
“Oh dicesti che non ti importava delle mie sofferenze! E io elevo una sola preghiera, la ripeterò fino a che la lingua non si sia seccata – Catherine, possa tu non trovare pace finché io avrò vita; dicesti che io ti avevo uccisa; perseguitami allora! Gli assassinati perseguitano i loro assassini, credo. So che dei fantasmi hanno vagato sulla terra. Sii sempre con me, assumi qualsiasi forma, fammi impazzire! Solo non lasciarmi in questo abisso dove non riesco a trovarti! [...] Non posso vivere senza la mia vita! Non posso vivere senza la mia anima!”
Perché Catherine non ha voluto coronareil proprio sogno d’amore con Heathclff? Perché Heathcliff ha deciso di sfogare tutto il proprio odio e la propria vendetta distruggendo la famiglia che lo aveva cresciuto ed impossessandosi delle vecchie proprietà della stessa con ogi sotterfugio? Sono domande che a prima vista rimangono irrisolte, ma che trovano forse risposta i quell’irrazionalità che in fondo in fondo domina le nostre azioni e la nostra vita.
Questo irrazionale trasforma l’amore in ossessione, in odio, piega le anime spingendole al limite estremo delle proprie azioni.
Sembrano quasi echeggiare lontanamente i versi di Catullo:

"Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior"

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Cime Tempestose 2017-11-06 18:32:10 viducoli
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viducoli Opinione inserita da viducoli    06 Novembre, 2017
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Esegesi minima e inadeguata di un monumento

Ho esitato a lungo prima di decidermi a scrivere qualcosa su Cime tempestose, sia perché la lettura di questo romanzo ha scatenato in me una vera e propria orgia di sentimenti e di emozioni nei quali ho faticato a fare ordine, sia perché su questo straordinario romanzo credo sia stato davvero detto e scritto tutto, e quindi, ancora più che in altri casi, sento tutta la mia dilettantistica inadeguatezza nell’accostarmi, per tentare di analizzarlo, ad un simile monumento. Una cosa è certa: di fronte a quest’opera non mi ritraggo dall’utilizzare termini iperbolici, perché davvero la ritengo uno dei capolavori assoluti della letteratura di ogni tempo (perlomeno della letteratura di cui ho una qualche cognizione).
In Cime tempestose c’è tutto: l’epica, la tragedia, la spietata analisi dell’animo umano – condotta con un approccio che oserei definire psicanalitico oltre un cinquantennio prima che la psicanalisi fosse inventata, la sottile ma implacabile critica alla costruzione sociale, l’ironia e molto altro ancora.
È dalla forma di questo romanzo che vorrei prendere le mosse, perché a mio avviso da un lato essa ci svela molte cose del contenuto, e dall’altro costituisce il primo indizio della grandezza di questa scrittrice, il segno della sua consapevolezza, la prova che nulla nella scrittura di Emily Brontë è lasciato al caso.
Cime tempestose è composto da 34 capitoli: le vicende della prima generazione, nelle quali prevale il tema dell’amore, si concludono esattamente a metà, dopo 17 capitoli, mentre i rimanenti, in cui prevale la vendetta, sono dedicati alla seconda generazione. Ancora: i primi tre capitoli sono una sorta di prologo, durante i quali il primo narratore, Lockwood, prende contatto con i luoghi e i personaggi dell’azione; è dal quarto capitolo che Nelly Dean (la seconda narratrice) inizia a raccontare le vicende degli Earnshaw e dei Linton, di Heathcliff e di Catherine. Specularmente, gli ultimi tre capitoli costituiscono l’epilogo della vicenda, narrato ancora da Nelly Dean a Lockwood dopo alcuni mesi di assenza. La corrispondenza tra i primi tre e gli ultimi tre capitoli è sottolineata dal fatto che i due blocchi iniziano entrambi con la notazione dell’anno cui si riferiscono le vicende che narrano. Una perfetta simmetria narrativa, quindi, che lascia intendere la costruzione di un progetto perfettamente formato nella mente dell’autrice, ma che soprattutto – a mio avviso – costituisce uno dei grandiosi codici cifrati di cui il romanzo è intriso. Prima però di tentare di esporre come questa simmetria delle pagine si colleghi al contenuto (ai contenuti) del romanzo, vorrei porre l’attenzione su un altro aspetto non solo formale di Cime tempestose: la sua struttura narrativa a matrioska. Gli avvenimenti del romanzo non sono narrati da un io onnisciente: come detto esiste un primo narratore, Lockwood, giovane londinese un po’ fatuo che affitta la mansion di Thrushcross Grange. Nei primi tre capitoli, ambientati verso la fine del 1801, narra del suo arrivo e di come conosca il suo padrone di casa, Heathcliff, che vive, insieme ad alcuni parenti e alla servitù, a Wuthering Heights, una proprietà vicina, situata in una porzione più elevata della brughiera. Dopo una visita a Wuthering Heights sotto una tempesta di neve, durante la quale ha subito le conseguenze dello sgradevole clima di paura e malcelato odio reciproco che intercorre tra gli abitanti della casa, cade malato, venendo assistito dalla governante, Ellen (Nelly) Dean, che ha servito gli Earnshaw e i Linton per tre generazioni. È lei che, su insistenza di Lockwood che cerca una spiegazione per gli strani avvenimenti e per l’atmosfera che ha trovato a Wuthering Heights, narra la storia delle due famiglie, partendo da trent’anni prima: la sua narrazione, registrata da Lockwood, occupa praticamente per intero il romanzo, fatto salvo il prologo, visto che è ancora lei a raccontare al giovane l’epilogo. Nelly narra quasi sempre in quanto testimone diretta dei fatti, ma in alcuni casi deve ricorrere a sua volta ad altre fonti (una lunga lettera di Isabella Linton, le confidenze di Zillah, un’altra domestica). Così, in generale i fatti sono narrati da Nelly a Lockwood il quale li narra a noi, ma le cose si complicano ulteriormente quando qualcun altro li narra a Nelly, che li narra a Lockwood che li narra a noi.
Infine, un altro elemento di originalità del romanzo sta nella sua organizzazione temporale: come detto, la narrazione inizia alla fine del 1801, con l’arrivo di Lockwood nella brughiera; dal quarto capitolo inizia il lunghissimo flashback narrato da Nelly a Lockwood durante i pochi giorni della sua convalescenza, che prendendo le mosse, come detto, dal 1771, ci porta gradatamente e linearmente all’attualità del 1801. Guarito, Lockwood lascia Thrushcross Grange per tornare a Londra, ritornandovi alcuni mesi dopo, nel settembre 1802: Nelly riprende il ruolo di narratrice e racconta ciò che è successo negli ultimi mesi.
Questa serie di elementi strutturali costituisce a mio avviso uno degli elementi di maggior fascino del romanzo, perché, come accennato sopra, ad essi corrispondono alcuni messaggi che l’autrice ci trasmette sul significato della storia narrata. La domanda che è necessario porsi è infatti: perché Emily Brontë costruisce in questo modo il suo romanzo, che all’epoca della sua pubblicazione fu aspramente criticato proprio perché confuso?
Riprendiamo il tema della simmetria del romanzo: essa a mio avviso corrisponde ad un’altra simmetria-chiave propostaci dall’autrice: quella esistente tra le due famiglie protagoniste. Gli Earnshaw di Wuthering Heights e i Linton di Thrushcross Grange sono famiglie antiche: la prima volta che Lockwood varca la soglia di Heights nota sull’architrave la data “1500”, e Nelly poco dopo gli dice che anche i Linton sono signori di Grange da secoli. Si presume perciò che sino ad allora le due famiglie abbiano avuto rapporti di buon vicinato, cementati dal comune status di possidenti terrieri: forse anche in passato vi sono stati matrimoni incrociati, anche se nulla ci è detto in proposito. La simmetria tra le due famiglie nel 1771 è comunque perfetta: in entrambe troviamo due genitori con due figli adolescenti o bambini, un maschio e una femmina. Questa simmetria, specchio della tranquillità e del consolidato potere della piccola nobiltà agraria su cui si è fondata per secoli la società inglese, è rotta dall’entrata in scena di Heathcliff. Anche se alcuni commentatori si sono spinti ad ipotizzare che Heathcliff fosse in realtà figlio illegittimo di Mr. Earnshaw, egli è tuttavia totalmente avulso alla piccola, apparentemente cristallizzata società in cui viene catapultato a sette anni, come testimonia emblematicamente il fatto che sia dotato di un solo nome, che funge anche da cognome: l’autrice ce lo descrive come uno zingaro, scuro di pelle e bruno di pelo, che all’inizio si esprime in un dialetto incomprensibile. Viene da Liverpool, la città simbolo del mercantilismo inglese che proprio alla fine del ‘700 stava vivendo l’inizio della prima grande rivoluzione industriale che avrebbe per sempre sconvolto proprio il piccolo mondo rurale incarnato dagli Earnshaw e dai Linton. Heathcliff rappresenta quindi a mio avviso – oltre ad altre mille cose, essendo uno dei personaggi letterari più straordinari che sia mai stato concepito, che affonda le sue radici nella tradizione shakespeariana – la nuova società industriale e borghese che avanza, che si incunea sempre di più nel piccolo mondo antico delle Midland, sconvolgendone i rapporti sociali e finanche il paesaggio fisico, e portando con sé un carico di sofferenze umane inimmaginabili. Emily traspone nel suo romance le angosce, le paure, il senso di ingiustizia che le sorelle provano di fronte a questa nuova organizzazione sociale (esattamente come contemporaneamente stava facendo Charlotte – con esiti peraltro molto meno alti – scrivendo il novel sociale Shirley), angosce, paure e senso di ingiustizia che si sommano a quelle derivanti dalla loro vicenda esistenziale. Heathcliff è odiato e viene espulso dal mondo in cui era entrato, che lo ritiene un selvaggio e un usurpatore; viene annichilito nel suo amore totale per Catherine, ma torna ricco (appunto!), e da quel momento la sua vendetta consisterà nell’appropriarsi dei beni materiali delle due famiglie (di nuovo, appunto!).
L’autrice quindi, con una finesse letteraria meravigliosa, si serve di una struttura narrativa perfettamente simmetrica per raccontarci la rottura tragica di una simmetria sociale ed etica, simmetria che sembra ricomporsi nel finale.
Venendo ora al ricorso alla narrazione a più voci concentriche, è indubbio che si tratti di un’altra grandissima trovata letteraria. Infatti Emily affida apparentemente la narrazione ad un soggetto totalmente estraneo alla storia (ed anche un po’ stupido, presuntuoso e tardo nel capirla sino in fondo), che però in realtà si deve affidare a chi (Nelly) non solo ne è stata coprotagonista, ma in alcuni casi, anche attraverso entrate a gamba tesa, ne ha determinato l’andamento. Noi lettori dobbiamo fidarci di Nelly, ma Nelly ha le sue simpatie e le sue idiosincrasie, è parte in causa: siamo sicuri che le cose siano andate proprio come Nelly ce le racconta? La risposta è no, ed il dubbio è ancora più forte per quelle parti in cui la stessa Nelly si affida ad altre fonti. La storia del breve matrimonio tra Isabella Linton e Heathcliff è narrata da una lettera di Isabella: può mai Isabella essere imparziale? Tutto nel romanzo è mediato dal punto di vista dei vari narratori, che – a parte il povero Lockwood – sono al tempo stesso attori e comprimari. Questa parzialità di giudizio, che attraversa tutto il romanzo, è fortemente voluta, e ci è suggerita dall’autrice proprio all’inizio quando, al primo incontro con Heathcliff, Lockwood prova una viva simpatia per lui e ne apprezza la misantropia, salvo poi ricredersi presto.
Proprio Heathcliff, in assoluto il protagonista del romanzo, è descritto nella prima parte come un selvaggio, e nella seconda come un essere votato alla vendetta, senza che mai possa prendere direttamente la parola per darci la sua versione. Oltre a fatti conclamati che ci possono portare a condividere questa opinione sostanzialmente negativa su di lui, l’autrice mette però in campo altri fatti, che ci fanno riflettere: come detto, egli viene espulso dalla famiglia, alla morte del vecchio Mr. Earnshaw , dal fratellastro Hindley, che lo odia e ha iniziato da subito a umiliarlo. Viene relegato tra la servitù, addetto ai lavori pesanti. Heathcliff sopporta però stoicamente i soprusi, perché forte del suo legame con Catherine. Più tardi, quando si rende conto che anche Catherine lo tradirà, dandosi a chi appartiene al suo rango sociale, se ne andrà per il mondo. Tornato dopo tre anni, si accontenta di essere amico di Catherine, ma viene di nuovo scacciato dal marito di Lei, peraltro a seguito di una vera e propria soffiata malevola di Nelly. Sulla base di questi ulteriori elementi, che giudizio possiamo farci di Heathcliff? È davvero il feroce e spietato individuo di cui ci parla Nelly o è la vittima di una crudele discriminazione di classe?
A proposito di Catherine, l’altro grande personaggio del libro (ma che dire di Nelly o di un personaggio minore come il domestico Joseph?), come non rilevare, nella contraddizione tra il suo amore romantico e assoluto per Heathcliff (”io sono Heathcliff!” dice) e la sua incapacità di sfuggire alle convenzioni sociali, come non vedere nelle giustificazioni alle sue scelte nel famosissimo dialogo con Nelly, una straordinaria capacità dell’autrice di andare oltre l’amore romantico delineando con chiarezza i meccanismi del senso di colpa e dei suoi antidoti?
La struttura narrativa, la parzialità con cui veniamo a conoscere la storia, le sue ambiguità (ce ne sono moltissime nel testo) costituiscono uno degli elementi di grandissimo fascino di questo romanzo, nel quale i giudizi sono espressi da chi ha un preciso ruolo nell’azione, rendendoli così quantomeno controversi, oppure non vengono espressi. In questo senso Cime tempestose può davvero considerarsi un romanzo dotato di una sua peculiare modernità – colta non a caso nel primo novecento – e di una potenza che irretisce anche il lettore contemporaneo.
Resta da dire del finale, di quella struggente (perché a-morale o premorale, secondo una definizione di Mario Praz) fine di Heathcliff, che ci restituisce una parte essenziale della grandezza assoluta del personaggio. Ritengo che una fine così, seppure un po’ sminuita da quella pettegola di Nelly, sia paragonabile a quella degli eroi. Sono solo gli eroi che capiscono quando sono stanchi, quando ciò che fanno non ha più senso: sono solo gli eroi che sanno quando è giunto il momento di andarsene. Anche la nuova simmetria insita nella ritrovata armonia tra gli Earnshaw e i Linton sarà sghemba, perché i fantasmi di Catherine e Heathcliff continueranno a vagare nella brughiera, checché ne pensi il povero Lockwood (che come al solito ha capito poco).
Ci vorrebbero altre decine di pagine ed una competenza che non ho per approfondire alcuni altri dei temi esistenziali, sociali e letterari che Cime tempestose ci propone. Come dice Gabrilu, questo è un romanzo che va letto, riletto e straletto, certi che ogni volta ci regalerà qualcosa di cui stupirci.

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Cime Tempestose 2017-06-17 20:14:48 deborino
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deborino Opinione inserita da deborino    17 Giugno, 2017
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Cosa non si fa per amore?

A che punto si può arrivare per amore?
Cosa può provocare il vero amore quando rimane incompiuto?
La risposta la troviamo in Cime Tempestose, unico romanzo della scrittrice che denota un indiscutibile talento.
Devo ammettere che, personalmente, all inizio (come spesso accade nei classici) facevo fatica ad individuare i personaggi ed il loro rapporto e parentela con gli altri ma prendendo qualche appunto sono riuscita in poco tempo a "ingranare" la storia e poi sono stata costretta a leggerla tutta di un fiato.
Non voglio anticipare nulla, dirò solo che tutti gli avvenimenti ruotano intorno all amore tra Heatcliff e Catherine e l autrice ti fa letteralmente entrare nella storia e vivere insieme ai suoi personaggi.
Voglio solo aggiungere, per chi già lo ha letto, che nonostante tutto ciò che ha fatto Heatcliff, personalmente non sono mai riuscita ad odiarlo, mai una volta sono riuscita a dargli il ruolo del "cattivo".
Cosa dire di piu? Leggetelo perché è un classico che vale veramente la pena di conoscere, considerando anche che viene utilizzato come base per tantissimi libri attuali.
Buona lettura!

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Consigliato a chi ha letto...
A tutti ma soprattutto chi ama i classici e i libri d amore
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Cime Tempestose 2017-06-13 18:29:19 La Lettrice Raffinata
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La Lettrice Raffinata Opinione inserita da La Lettrice Raffinata    13 Giugno, 2017
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Chi semina vento, raccoglie tempesta

Cos’è disposto a fare un uomo per conquistare il cuore dell’amata? E quali delitti può invece perpetrare quanto quel affetto gli viene negato? Non sono certo domande facili, ne forse i primi quesiti che vengono in mente quando ci si approccia ad una storia che ad un occhio distratto può apparire romantica e sentimentale. Il capolavoro di Emily Brönte è però tutt’altro che convenzionale, e non lesina al lettore scene di violenza, un linguaggio volgare o dei personaggi diabolici.
La vicenda sarebbe in realtà narrata dal signor Lockwood, ma il suo punto di vita viene ben presto messo da parte in favore di quello della signora Dean, che intrattiene in lettore come pure il narratore con le vicende delle due ricche famiglie della zona, gli Earnshaw e i Linton. Le vite altrimenti serene di costoro vengono stravolte quando il vecchio signor Earnshaw porta a casa un trovatello, battezzandolo Heathcliff; sarà proprio lui anni dopo a causare la rovina delle famiglie, nonché a corrompere l’animo di chiunque entrerà in contatto con lui.
La vera forza del romanzo sta nei personaggi e soprattutto nei passaggi in cui essi esplicano i loro veri sentimenti. Innanzitutto stupisce la mancanza di un eroe, o perlomeno di un personaggio in prevalenza positivo nelle azioni e nei valori; l’unico metodo per classificare i personaggi è tra attivi e passivi, ossia tra chi come Heathcliff si adopera per manovrare gli eventi a proprio favore e chi come Edgar rimane sempre inerte, perfino quando comprende chiaramente le reali intenzioni dell’antico avversario.
Comunque li si voglia identificare, i personaggi sono oggettivamente difficili da apprezzare, almeno ad una prima occhiata: quando Lockwood fa visita ad inizio romanzo a Wuthering Heights, il lettore si ritrova con lui davanti ad una famiglia che pare quasi maledetta, composta da persone completamente prive di fede, nonché di capacità di vivere in modo civile. Soltanto per merito dei retroscena rivelati da Nelly ci è possibile comprendere quali eventi hanno generato questi caratteri; ed alla fine non si può evitare di affezionarsi anche ai personaggi più meschini e malvagi.
A rendere ancor più drammatiche e passionali le vicende del romanzo è la brughiera inglese, ambientazione suggestiva e perfettamente affine allo spirito dei personaggi: cupa come Heathcliff, selvaggia ed indomita come Catherine e al tempo stesso nobile come Edgar.
Personalmente non sono riuscita ad emozionarmi troppo per questo primo triangolo amoroso quanto per il secondo, e in particolare per la dolcissima storia di Cathy ed Hareton, che alla fine si dimostra il migliore a livello umano, a dispetto della difficile infanzia e degli ostacoli che Heathcliff pone con cura sul suo cammino.
Per quanto riguarda i temi trattati, sorvolo su quelli più palesi e ritriti per puntare l’attenzione sulla vendetta e sul desiderio di rivalsa che ci vengono esplicati nelle loro più tristi conseguenze, anche e soprattutto per chi ne è l’autore.
Altro tema trattato forse in modo più sottile è quello dell’innocenza fanciullesca, della purezza anche nei bambini più selvaggi, che vengono cancellate dalle azioni degli adulti, ovvero con l’ingresso nella società fatta di rapporti spesso falsi ed apparenze da mantenere.
A sfavore del romanzo ho riscontrato soltanto una trama priva di svolte e colpi di scena inaspettati, oltre ad un finale affrettato e troppo positivo per essere in linea con il resto della narrazione.

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Cime Tempestose 2015-02-24 11:38:40 Aurora_
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Aurora_ Opinione inserita da Aurora_    24 Febbraio, 2015
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Un dolce e amaro viaggio nell'umanità

“Cime tempestose”, primo nonché unico romanzo della romantica e sensibile Emily Bronte, è un’opera che offre migliaia di spunti di riflessione, che regala moltissimi significati. Un’opera di cui si potrebbe discutere in eterno, tanti sono i significati e le tematiche da essa affrontati. Chiunque potrebbe trarne un significato proprio, chiunque potrebbe leggervi un messaggio diverso e, sono sicura, benché si possa ripetere la lettura di quest’opera magistrale, ogni volta ci si ritroverebbe a discutere di un significato nuovo, dapprima nascosto e, apparentemente, ignorato. Perché questo è “Cime tempestose”: un piccolo mondo nascosto in qualche pagina di libro, una riflessione attenta e precisa sulle molte sfaccettature dell’uomo, dell’umanità tutta. Da ciò deriva la difficoltà nel poter esprimere in qualche parola di una, forse insignificante, recensione il significato dell’intera opera. Chiunque abbia l’intenzione di leggere quest’opera, è invitato a farlo con attenzione, con occhio critico e analitico. Apparentemente, quest’opera potrebbe sembrare una storia d’amore qualsiasi, ricca sì di grandi significati e con una trama complessa, ma niente di più. In realtà, sono convinta, che una piccola riflessione al termine della lettura o anche una rilettura dell’opera stessa, non potrà che offrire al lettore nuovi reconditi significati e, allora, si potrà leggere la passione, l’amore, l’impegno, la dedizione che Bronte ebbe nello scrivere questo romanzo. Cercherò, con tutta la passione e l’impegno che mi sono possibili, di invogliare il lettore a leggere questo romanzo, riflettendo su alcune delle molteplici tematiche che vengono qui affrontate. La natura, la solitudine, la religione e l’amore sono le principali tematiche cui presterò maggiormente attenzione.

Wuthering Heights, Gimmerton e Trushcross Grange sono le principali ambientazioni del romanzo; la brughiera è protagonista di quest’opera. Una natura solitaria, quasi triste e malinconica, con la nebbia che fa da protagonista e sembra immergere l’uomo in un mondo parallelo, in un mondo fiabesco. Figura centrale nell’opera è la borghesia inglese dell’Ottocento: una classe dominata dall’avarizia, dall’ipocrisia, dalla competizione e dall’invidia ma, anche, dalla cultura, dalla passione per le Arti e dall’Amore.

L’opera si apre con l’arrivo a Wuthering Heights del sig. Lockwood che soggiornerà nella casa in affitto del sig. Heathcliff. La storia, infatti, viene principalmente raccontata dalla sig. Ellen Dean, domestica presso la casa del sig. Lockwood. Però, un’iniziale nonché superficiale descrizione dei personaggi protagonisti di questa storia ci viene offerta dall’occhio quasi misantropo e amante della solitudine del sig. Lockwood. Protagoniste iniziali del romanzo sono, infatti, la misantropia e la solitudine che, all’apparenza, accomunano il sig. Lockwood e il sig. Heathcliff. L’odio e il fastidio recato dall’eccessiva compagnia umana che spinge i personaggi ad allontanarsi, ad abbandonare una stanza, alla ricerca della solitudine e dell’esclusiva compagnia della natura e del silenzio. Si tratta, anche, di una noia data da ogni tipica manifestazione emotiva umana, una tendenza, quindi, a rigettare ogni forma di ipocrisia o “diplomatica cortesia”. Questi uomini, quindi, si presentano quasi come degli automi, incapaci di emozioni, di riguardo nei confronti degli altri; questo è quello che vogliono farci credere.

L’autrice, nell’opera, insiste molto su un altro tema cui viene offerta una duplice interpretazione: la religiosità. Il sentimento del sacro viene qui vissuto in due modi completamente diversi: da un lato, troviamo l’ipocrisia e la bigotteria di Giuseppe, dipendente del sig. Heathcliff e, dall’altro, la passione e la fervida fede di Ellen, dipendente del sig. Linton e, successivamente, del sig. Lockwood stesso. In un caso, la religione viene vissuta quasi come un obbligo, come un qualcosa cui appellarsi per salvare la propria coscienza, per ripulirla dei propri peccati. Questa non è che una semplice concezione utilitaristica della fede, in cui la religione diventa un mezzo per raggiungere i propri scopi e un potere da esercitare contro gli altri. Nell’altro caso, la religione viene vissuta con passione e sentimento e diviene una vera e propria legge di vita. L’amore per il prossimo, il porgere l’altra guancia e il rifiutare qualunque genere di vendetta sono insegnamenti profusi da Ellen. L’amore per Dio e per la fede sono centrali nella figura di Ellen che non manca mai di impartire, laddove ne ha l’opportunità, i suoi insegnamenti religiosi.

Centrale, nell’opera, è indubbiamente l’Amore e, in particolar modo, quello nei confronti di Catherine da partire del sig. Linton e del sig. Heathcliff. Amore, anche in questo caso, vissuto in due modi contrapposti, in un binomio irrisolvibile. Da un lato, troviamo l’amore, oserei dire, più razionale ma non meno sentito e forte di Linton. Il suo è, tuttavia, un amore che non si aspetta dimostrazioni, che viene vissuto con pazienza e tolleranza nei confronti dell’altra. Un amore gentile, manifestato in maniera delicata, elegante e con premura. Questo è l’amore del sig. Linton: un amore profondo, ma mai violento, aggressivo o possessivo. Al contrario, l’amore di Heathcliff è un amore aggressivo, appassionato. Un amore che può quasi essere scambiato per desiderio di possessione, di un totale controllo della donna amata. Il suo è un sentimento che non ammette rifiuti, che odia l’intromissione di terzi. Heathcliff è un uomo forte, un uomo coraggioso; l’unica in grado di rompere questa forte corazza è proprio Catherine, la quale è in grado di indurre Heathcliff a sprigionare le sue più recondite emozioni, i suoi sotterrati sentimenti e le sue fervide passioni. Catherine è in grado di spogliare Heathcliff della sua corazza, di mostrarlo al mondo in tutta la sua debolezza e di legarlo a sé per l’eternità. Sembra essere l’unica ad avere questo potere ed, in effetti, è proprio così. Il personaggio di Heathcliff è estremamente particolare: è un uomo rude, crudele, avaro, distante e odioso. E’ un uomo enigmatico, che non lascia trasparire nulla di sé a nessuno, se non a Catherine, la quale sembra possedere la combinazione giusta per aprire il suo cuore. Bronte insiste su questo binomio, su questa duplice personalità presente in Heathcliff, sottolineando la crudeltà di quest’uomo che si lascia conquistare dalla sete di vendetta e dall’odio nei confronti dei suoi nemici, arrivando ad azioni impensabili e disumane. Dall’altro lato, invece, troviamo un Heathcliff amorevole, premuroso, estremamente sensibile e romantico nei confronti di Catherine. Cime tempestose è, quindi, un romanzo il cui reale protagonista, in realtà, è proprio l’Amore, di cui Bronte ci fornisce molte sfaccettature. L’amore infantile di Isabella, la sorella di Linton, nei confronti di Heathcliff è un amore ingenuo, che si lascia conquistare dalla rudezza di quell’uomo e spera in un risvolto fiabesco, ossia in un Heathcliff capace di lasciarsi andare e di amare. L’amore quasi materno, maturo e responsabile di Ellen nei confronti di Cathy, l’amore premuroso, attento e delicato di Cathy nei confronti di Hareton.

E’ evidente che questo romanzo sia, in realtà, un piccolo tesoro pieno di ricchezze, che il lettore deve essere capace di cogliere e di gustare. Si potrebbe, dunque, parlare a lungo di “Cime tempestose” e spendere ore interminabili nel discutere i molteplici significati di quest’opera. Ho preferito una recensione che ponesse l’attenzione sui significati di questo romanzo, piuttosto che sulla trama in sé, sebbene sia indubbiamente una trama ricca di vicende, di sorprese e di dettagli. E’ un romanzo di cui si può gioire sia prestando l’attenzione esclusivamente alla trama, sia prestandola ai suoi molteplici significati. Come già sottolineato, ogni lettore vi troverà una propria personale interpretazione e tenderà a ritenere centrale nel romanzo ciò che io, magari, ho trascurato. Questa è, a mio parere, la bellezza di un libro: la capacità di indurre in ogni lettore sentimenti diversi e diverse riflessioni, a seconda della personale esperienza di ciascuno. Buona lettura!

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Cime Tempestose 2015-01-24 15:03:14 silviiia
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silviiia Opinione inserita da silviiia    24 Gennaio, 2015
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"PERDONAMI PERCHE' HO LOTTATO SOLO PER TE"

“Sì, tu puoi baciarmi, e piangere, puoi strapparmi lacrime e baci: essi ti arderanno, ti danneranno.“
Cime tempestose è uno dei primi libri di cui io mi sia innamorata davvero, è una storia d’amore e di odio profondi , quanto le viscere della terra, quanto l’Inferno dove i due protagonisti sapranno d’incontrarsi.
Heathcliff è un dannato, fin dalla nascita, è malvagio e vendicativo, Catherine è ricca, viziata e capricciosa e si appartengono, l’uno è l’anima dell’altro, ma questo non basta. Lui rimane sempre un orfano adottato e lei la ricca figlia dell’uomo che lo ha accolto e l’amore che non possono vivere li porterà ad odiarsi nello stesso modo in cui si amano, assoluto.
In una bellissima recensione precedente, ho letto che “anche la morte trema”, ed è proprio così, loro sono così brutali e violenti nel loro modo di viversi che la morte non li fermerà. Ogni cosa li lega, ogni sfumatura dell’esistenza, quindi anche la vendetta, entrambi “ammalati” di dolore e di odio si annienteranno, senza perdonarsi mai per il male che si sono fatti, ma anche senza smettere di adorarsi.
Le loro anime sono il riflesso della brughiera dove sono cresciuti insieme, selvaggia, indomita e tempestosa e il loro amore ne è il frutto, altrettanto impetuoso e senza pace.
È un libro incredibile, che entra nell’ anima e la smuove, intramontabile, epico, come il loro sentimento, così devastante, distruttivo e immortale.
“Possono seppellirmi dodici piedi sotto terra, e gettarmi sopra la chiesa intera; ma non riposerò fino a quando tu non starai con me. Mai!”

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