Narrativa straniera Classici L'uomo senza qualità
 

L'uomo senza qualità L'uomo senza qualità

L'uomo senza qualità

Letteratura straniera

Classificazione

Editore

Casa editrice

L’uomo senza qualità narra del matematico Ulrich e del suo atteggiamento verso la vita. Ulrich cerca invano di comprendere il senso dell'esistenza agendo in modo passivo e indifferente verso la realtà che lo circonda e verso se stesso. Passivo apatico e decadente come l'impero Austro-ungarico che si avvia al suo inesorabile disfacimento. Le vicende di Ulrich e degli altri protagonisti del libro sono metafore del ritratto di un'Europa di fine ‘800 stanca e decadente. Lo scoppio della prima guerra mondiale porrà termine, in maniera triste e definitiva, a quest'epoca con tutti i suoi valori e le sue contraddizioni.


Recensione Utenti

Opinioni inserite: 2

Voto medio 
 
3.9
Stile 
 
5.0  (2)
Contenuto 
 
4.5  (2)
Piacevolezza 
 
3.0  (2)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Commenti*
Prima di scrivere una recensione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate ed esaustive;
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms o errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire oltre 2 nuove recensioni al giorno.
Indicazioni utili
 sì
 no
 
L'uomo senza qualità 2019-11-18 07:05:33 kafka62
Voto medio 
 
3.3
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
4.0
Piacevolezza 
 
2.0
kafka62 Opinione inserita da kafka62    18 Novembre, 2019
Top 100 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

UN ROMANZO DI DEMORALIZZANTE OSTICHEZZA

Devo confessare, sia pure a malincuore, che “L’uomo senza qualità” è il primo libro della mia vita che non sono riuscito a leggere fino in fondo. Non è che sia un brutto libro, tutt’altro. La raffinatezza di scrittura del suo autore e l’imponenza culturale dell’opera possono stare tranquillamente alla pari di Proust e della sua “Recherche”, di Joyce e del suo “Ulisse”, di Mann e della sua “Montagna incantata”, vale a dire degli scrittori e dei romanzi che hanno segnato indelebilmente la storia della letteratura del Novecento. Quello che mi ha reso la lettura de “L’uomo senza qualità” così faticosa e improba non sono le sue quasi duemila pagine, né tanto meno la loro difficoltà, quanto piuttosto la mancanza di una vera e propria trama, l’assenza di un solido filo conduttore, di nessi causali o cronologici che diano l’impressione di portare i personaggi da qualche parte. Tutto è spezzettato in un’infinità di riflessioni culturali, filosofiche, sociologiche, ecc., in cui è arduo delineare una qualche sintesi. Ecco, quello che a mio avviso manca è proprio la possibilità di percepire un denominatore comune, che non sia l’assoluto nichilismo di Ulrich, il quale svilisce con il suo atteggiamento scettico tutto quello che egli fa o che fanno coloro che lo circondano, siano essi intellettuali, scienziati, aristocratici, borghesi, funzionari o militari. Il rischio che secondo me corre Musil è che il relativismo del suo protagonista, che analizzerò tra poco, si trasferisca al romanzo senza riuscire a farsi fino in fondo metafora di un’epoca o di una nazione (ché la Cacania che tira a campare, illusa dal presunto perfezionismo della sua macchina statale, e che è destinata in breve all’implosione, è fenomeno che si percepisce più in virtù del fatto che noi sappiamo che di lì a poco ci sarà la Guerra Mondiale a spazzare via il tutto piuttosto che da segnali premonitori abilmente disseminati nei capitoli del libro). Nuoce probabilmente al romanzo la sua suddivisione in piccoli capitoletti autonomi (che a tratti assomigliano più a degli elzeviri che a componenti di un corpus più vasto), che si fatica a collegare in una struttura unitaria e compatta, per cui alla fine della lettura si ha un po’ la stessa sensazione che si ha dopo un risveglio, cioè che quello che si è appena sognato sia lì a portata di mano ma non si riesca ad afferrarlo con chiarezza, confuso com’è in una nebbia ostruzionistica e ingannatrice.
Chi è comunque il protagonista Ulrich? A una prima frettolosa analisi potrebbe essere confuso come uno dei tanti inetti a vivere della letteratura mondiale, come, per fare un solo esempio, lo Zeno Cosini di Italo Svevo. In realtà la personalità di Ulrich è molto più complessa. Da una parte è indubbiamente vero che il suo problema è lo scetticismo e il relativismo: tutto gli è indifferente, bene e male, giustizia e ingiustizia non sono per lui concetti assoluti ma alla bisogna intercambiabili (non è un caso che egli sia attratto dalla figura dell’assassino Moosbrugger), cosa che non gli permette una presa sicura sul mondo reale e fa sì che tutte le cose gli scorrano addosso costringendolo a una condizione di annichilente apatia. Tuttavia, la figura di Ulrich non è totalmente negativa, al contrario è funzionale a far risaltare la vacuità, il velleitarismo e l’inconcludenza degli altri personaggi, che ruotano insieme a lui intorno all’Azione Parallela. Infatti se Ulrich è il “bastian contrario” per eccellenza, l’uomo non pratico per antonomasia, non è per mancanza di qualità (come sembrerebbe suggerire il titolo), tutt’altro. Il fatto è che Ulrich è ossessionato, soverchiato addirittura, dalle infinite possibilità del reale: da qui deriva il non dare maggior peso a ciò che è rispetto a ciò che potrebbe essere, e in definitiva la sua inerzia. Inerzia che, per la propria consapevolezza critica, è ben diversa da quella, presuntuosa e verbosa, che caratterizza i vari membri dell’Azione Parallela, i quali si dimostrano fin dalle prime pagine incapaci di dare una qualche attuazione pratica all’idea di festeggiare in maniera memorabile i settanta anni di regno dell’imperatore Francesco Giuseppe e sui quali si riversa invece copiosa l’ironia musiliana. I vari Arnheim, Diotima, il conte Leinsdorf, il generale Stumm von Bordwehr e gli altri esponenti dell’aristocrazia e dell’intellighenzia austriaca sono messi alla berlina per la loro vacua prosopopea, per il loro sterile idealismo, per il loro ondivago e ambiguo oscillare tra razionalismo e irrazionalismo, tra realtà e spiritualità, tra genio e conformismo, tra trasgressione e moralismo, in quello che Wenders decenni dopo avrebbe chiamato “falso movimento”. Il conclamato immobilismo di Ulrich, nemico giurato di tutte le formule palingenetiche e slogan progressisti anche al prezzo di vivere anacronisticamente fuori dal suo tempo, è in fondo una posizione che riscuote da parte del lettore assai maggiore simpatia. Essendomi limitato alla prima parte del romanzo, non sono in grado ovviamente di dire nulla in merito a ciò che avviene in seguito all’entrata in scena della sorella di Ulrich. Le 750 pagine già lette sono comunque più che sufficienti per formulare il personalissimo giudizio di un romanzo geniale sì, ma mai coinvolgente e anzi di demoralizzante ostichezza.

Trovi utile questa opinione? 
150
Segnala questa recensione ad un moderatore
L'uomo senza qualità 2019-04-16 13:28:17 cesare giardini
Voto medio 
 
4.5
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
4.0
cesare giardini Opinione inserita da cesare giardini    16 Aprile, 2019
Top 50 Opinionisti  -   Guarda tutte le mie opinioni

Un capolavoro della letteratura del Novecento.

“L’uomo senza qualità”, opera monumentale (poco meno di 2000 pagine), addirittura “mostruosa” secondo certa critica letteraria, è uno dei massimi capolavori del ‘900, rimasto incompiuto per la morte nel 1942 dell’autore, emigrato in Svizzera dopo l’annessione della sua patria, l’Austria, alla Germania di Hitler, e costretto a vivere gli ultimi anni in ristrettezze economiche, con il solo ausilio di sussidi da fondazioni e istituzioni, collaborazioni a giornali, aiuti da amici fidati. L’opera, che non ha una vera e propria trama, è piuttosto un vasto trattato storico-filosofico sulla prima metà del Novecento (siamo nel 1913), un’indagine profonda sul progressivo decadimento della società borghese dell’impero austro-ungarico alla vigilia della prima guerra mondiale. Il protagonista assoluto è Ulrich, un giovane ingegnere matematico austriaco colto, raffinato, che vive da benestante (in realtà mantenuto dal padre, senatore, personaggio austero e ben noto nell’alta società) in una Vienna grigia e indolente: c’è aria di rassegnazione, culturale e morale, in una società ricca di passato e poco incline a credere nel futuro. Ecco allora nascere un’idea che possa rivitalizzare e ridare slancio alla nazione: creare una sorta di alleanza patriottica ( definita “Azione parallela”, in analogia con una simile manifestazione nella vicina Prussia in onore dell’imperatore Guglielmo) per celebrare il 70° anniversario di ascesa al trono dell’ottantottenne imperatore austro-ungarico Francesco Giuseppe. I personaggi coinvolti, tra nobili, politici, militari, nobildonne sono tanti e proprio Ulrich svolge mansioni di segretario, tessendo una rete di collaborazioni e di intese, che, come si vedrà, non porterà a sbocchi significativi se non ad una generica e velleitaria conferenza per la pace. Varia è la tipologia dei personaggi con i quali Ulrich collabora: il suo mentore conte Leinsdorf (“Sua Signoria”), il miliardario prussiano dottor Arnheim coltissimo e potente, interessato allo sfruttamento di pozzi petroliferi in Galizia, il caposezione Tuzzi, l’ amico d’infanzia Walter, soggiogato dalla musica wagneriana, e sua moglie Clarissa, isterica e studiosa della umana follia, Leo Fischel, banchiere ebreo direttore della Loyd Bank e sua figlia Gerda, il generale Stumm von Bordwehr, militare quanto mai gioviale e socievole, ai quali si aggiungono le donne corteggiate da Ulrich, Bonadea, ninfomane e amante occasionale di Ulrich, la cugina Hermine detta Diotima, bella ed ingenua , moglie di Tuzzi e animatrice del progetto ( nel suo salotto si svolgono le riunioni del comitato). Infine compare la sorella Agathe, da anni quasi dimenticata, che avrà con Ulrich dopo anni di separazione un rapporto quasi mistico, cercando di creare con il fratello il cosiddetto “Regno Millenario”, tendente ad uno stato di perfezione assoluta dello spirito. L’imponente opera, di difficile lettura e di ancor più difficile comprensione, propone pagine e pagine di colloqui e riflessioni su temi allora attuali (nazionalismo, pangermanismo, positivismo, pacifismo e interventismo) e su argomenti più filosofici ancor oggi di attualità (il senso della vita, il significato dei sentimenti e dell’amore nelle sue varie sfaccettature, il significato della cultura e della civiltà, l’ideologia e la nascita delle idee, l’impatto della storia e l’evoluzione del mondo, i percorsi umani), con continui riferimenti bibliografici a poeti, filosofi, scrittori, scienziati del passato ( Kant, Nietzsche, Goethe, Bleuler) ed alle Sacre Scritture.
L’opera è incompiuta. Consta (nell’edizione Mondadori del 2015) di tre parti (pubblicate a partire dal 1932), cui si aggiungono 20 capitoli (bozze poi ritirate dall’autore nel 1937-38) e 6 ulteriori capitoli corretti, ai quali Musil lavorò dal 1940 al 1942 rielaborando parte dei precedenti 20 capitoli. Mentre la prima parte è una sorta di introduzione, una biografia di Ulrich riguardante i suoi studi ed alcune vicissitudini secondarie, la seconda parte dal titolo illuminante (“Niente di nuovo sotto il sole”) è tutta dedicata alle attività, con poco costrutto, del comitato per l’Alleanza patriottica. La terza parte (“Verso il Regno Millenario”) è tutta una meticolosa narrazione dell’incontro simbiotico di Ulrich con la sorella Agathe, del loro strettissimo rapporto e delle loro meditazioni, vagheggianti il sopra citato “Regno Millenario”. Quasi un presentimento della fine di un’epoca e di quella catastrofe immane che sarà la prima guerra mondiale.
In conclusione un pilastro della letteratura del Novecento. Difficoltà interpretative non mancano, lungaggini interminabili su argomenti apparentemente astrusi, volte a sviscerare i come e i perché di atteggiamenti e sentimenti: Ulrich è alla disperata ricerca di una verità assoluta, vuole capire, non si accontenta, non vuole essere “realista”, cioè operare “con chiarezza e dinamismo mondani”, ma, come la sorella, oscilla continuamente tra un nichilismo che sogna Dio e un attivismo impaziente e passionale senza sbocchi. L’incertezza di Ulrich ed i suoi dubbi fanno dell’Uomo senza qualità, come disse una volta Musil e come riporta Ingeborg Bachmann in una postfazione dell’edizione mondadoriana, “un’asserzione importante andata perduta”. Ecco, un’asserzione importante che invece “non dovrebbe andare perduta”.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
Le altre opere di Robert Musil e "La montagna incantata" di Thomas Mann.
Trovi utile questa opinione? 
130
Segnala questa recensione ad un moderatore
 

Le recensioni delle più recenti novità editoriali

Eredità
Valutazione Utenti
 
4.0 (1)
Il senso della mia vita
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Primavera
Valutazione Utenti
 
4.5 (1)
Ohio
Valutazione Utenti
 
2.8 (1)
La selva degli impiccati
Valutazione Redazione QLibri
 
4.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La locanda del Gatto nero
Valutazione Redazione QLibri
 
3.8
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
La pista. La prima indagine di Selma Falck
Valutazione Redazione QLibri
 
3.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Lo scarafaggio
Valutazione Utenti
 
4.0 (3)
Se scorre il sangue
Valutazione Redazione QLibri
 
5.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Il copista
Valutazione Redazione QLibri
 
4.0
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)
Dove crollano i sogni
Valutazione Utenti
 
3.0 (1)
I colpevoli
Valutazione Redazione QLibri
 
4.5
Valutazione Utenti
 
0.0 (0)

Altri contenuti interessanti su QLibri