Narrativa straniera Classici La figlia del Capitano
 

La figlia del Capitano La figlia del Capitano

La figlia del Capitano

Letteratura straniera

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Il maggiore e più celebre testo narrativo di Puskin che racconta la vicenda di un giovane ufficiale e della figlia del capitano, sullo sfondo storico della rivolta dei cosacchi, contro la zarina Caterina.



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La figlia del Capitano 2021-06-30 17:11:28 Cathy
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Cathy Opinione inserita da Cathy    30 Giugno, 2021
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Una fiaba russa

Petrùša, figlio di un nobile che ha servito come maggiore nell'esercito, viene arruolato ancor prima della nascita. La sua infanzia e la prima adolescenza si svolgono allegre e spensierate, nell'ansiosa attesa del momento in cui finalmente andrà a Pietroburgo per entrare nella Guardia reale, un corpo specializzato nella protezione dello zar e della sua famiglia. Nulla di troppo impegnativo, quindi, solo il fascino della divisa e la piacevole vita mondana della capitale. Quando Petrùša compie sedici anni, però, suo padre decide invece di destinarlo alla sperduta fortezza di Belogórskaja, ai confini delle steppe cosacche, affinché la durezza della vera vita militare faccia di lui un uomo. Il giovane Petrùša, che è ancora poco più che un bambino, si ritrova così nel bel mezzo della rivolta del cosacchi di Pugacëv, che tenta di rovesciare la zarina Caterina II e impadronirsi del trono, sperimenta la guerra, l'amore, il tradimento, l'appassionata difesa dell'onore e perfino, al di là di ogni previsione, la labilitá delle categorie che dividono gli uomini tra buoni e cattivi, amici e nemici.
"La figlia del capitano", romanzo storico composto nel 1836, è una delle pochissime opere letterarie in prosa di Puškin. L'autore è una sorta di padre fondatore della letteratura russa e questo breve romanzo è considerato uno dei suoi capisaldi. Eppure questo è uno di quei casi in cui, giunti al termine della lettura, ci si ritrova un po' perplessi a chiedersi il perché. Certo, non è un brutto libro, anzi. Quella di Petrùša e Màša, la "figlia del capitano", è una storia che ha il sapore di una favola. C'è l'eroe positivo senza macchia, ma con una buona dose di realismo e praticità, e se all'inizio sogna la gloria dell'uniforme, è consapevole che sacrificarsi è «una spacconata inutile» e alla fine è felice di tornare a casa. C'è la fanciulla pura, ingenua e innamorata persa dell'eroe. C'è il perfido oppositore (che non è Pugacëv, al contrario di quello che ci si potrebbe aspettare) e gli aiutanti dell'eroe, alcuni dei quali decisamente insospettabili. I personaggi hanno quasi tutti un qualcosa che li fa restare impressi: "la capitana", moglie del capitano della fortezza di Belogórskaja, che comanda al posto d marito, o Savél’ic, cocchiere di Petrùša e suo comico e fedelissimo servitore, o lo stesso Pugacëv, con il suo curioso miscuglio di ferocia e compassione, sono indimenticabili. E indimenticabile è l'atmosfera russa che trasuda dalle pagine e avvolge completamente il lettore: il mondo contadino della Russia del Settecento è vivo, pulsante, come un antico ritratto a olio.
Purtroppo, forse anche a causa della brevità del testo, si ha l'impressione che una certa superficialità aleggi su tutto. I personaggi sono caratterizzati in modo efficace, ma piuttosto piatti e privi di profondità e l'unico che fa un po' eccezione è Petrùša. I temi del romanzo (le rivolte sociali, il significato dell'onore, la crescita di un individuo che passa dall'infanzia alla piena giovinezza, la questione del doppio incarnata dalla contrapposizione tra Petrùša e Švàbrin) sono interessanti, ma affrontati senza un autentico approfondimento, risolti in modo rapido, semplicistico, o grazie a un intervento dall'alto. In alcuni passaggi tutto accade talmente in fretta che quasi si perde il nesso tra un evento e l'altro. Forse con un centinaio di pagine in più, per approfondire problemi e personaggi e dare alla narrazione i tempi di cui aveva bisogno, "La figlia del capitano" sarebbe stato davvero quel grande classico celebrato dai manuali. L'impressione finale è che sia solo un buon romanzo, una lettura piacevole, romantica e avventurosa, assolutamente consigliata a chi ama le atmosfere russe, ma nulla di più.

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La figlia del Capitano 2015-04-08 17:00:28 enricocaramuscio
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enricocaramuscio Opinione inserita da enricocaramuscio    08 Aprile, 2015
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Vissero tutti felici e contenti

Nella seconda metà del diciottesimo secolo la Russia di Caterina II viene messa a soqquadro da una serie di movimenti rivoluzionari che tendono a sovvertire l’ordine stabilito e che vedono come grande protagonista il sanguinario cosacco Pugacev. In questo contesto storico brutale ed irrequieto, Puskin dipinge una delicata ed incantevole storia d’amore capace di resistere ad ogni ingiustizia, sopruso, peripezia gli si pari davanti e di trionfare sul male imposto dagli uomini e perfino su un destino sempre pronto a mettere il bastone fra le ruote. Tra le mura della fortezza di Belogorsk nasce e si alimenta di giorno in giorno un tenero sentimento tra Maria Ivanovna, figlia del comandante del suddetto reggimento, e il giovane alfiere di nobili origini Petr Andreevic. Il loro legame, tanto forte ed intenso, deve sin da subito fronteggiare le più disparate difficoltà, dalla timidezza di entrambi all’opposizione dei genitori di lui, fino alle insidie del subdolo Svabrin, commilitone di Petr Andreevic, anch’egli innamorato della bella Mascia. Ma il colpo più forte ai rosei progetti dei due innamorati lo sferra lo spietato Pugacev, assaltando e conquistando la fortezza e dividendo le strade dei nostri protagonisti. Petr Andreevic tuttavia non si arrende e, forte di una sorta di benevolo occhio di riguardo di Pugacev nei suoi confronti, fa di tutto per riuscire a stringere definitivamente la bella Maria Ivanovna tra le sue braccia. Probabilmente, dal punto di vista della trama, la storia raccontata da Puskin può apparire un po’ banale e buonista, la classica favoletta a lieto fine in cui, dopo le immancabili difficoltà, vissero tutti felici e contenti. Si potrebbe porre qualche critica anche alla presentazione del contesto storico la cui visione appare unilateralmente a favore della parte “zarista”. La rivolta dei cosacchi, infatti, era dettata dalle terribili ingiustizie del sistema sociale e puntava al riscatto dalla servitù della gleba. Ma di questo non vi è neanche un accenno e gli uomini di Pugacev vengono semplicemente dipinti come dei barbari sanguinari e usurpatori a cui si oppongono i virtuosi e irreprensibili difensori della corona. La valutazione dell’opera va quindi fatta tenendo ben presente l’epoca storica in cui è stata scritta e il contesto politico e sociale in cui nacque e visse Puskin (aristocratico e figlio di un militare in congedo). Tuttavia non si può certo negare l’altissimo valore letterario di un libro scritto divinamente, con una prosa ai limiti del lirismo, un’attenta caratterizzazione dei personaggi, una grande cura dei particolari. Tutte qualità che fanno sì che quest’opera venga ritenuta, a pieno titolo, una delle pietre miliari della grande letteratura russa.

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La figlia del Capitano 2014-09-14 10:55:02 Vincenzo313
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Vincenzo313 Opinione inserita da Vincenzo313    14 Settembre, 2014
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Un piacevole racconto

Col titolo che ho dato alla mia recensione non voglio sminuire quest'opera, considerando l'importanza di Puskin nel panorama letterario russo e il suo ruolo di "padre artistico" dei futuri mostri sacri Tolstoij, Dostoevskij e Gogol.
Certo è che nell'opera non ho trovato grandi spunti di riflessione. Con riferimento alla trama, questa è assimilabile alla classica storia d'amore tra due giovani ostacolata dal cattivo di turno(Svabrin) e destinata a trovare fortuna soltanto grazie all'intercessione dell'imperatrice, che conferisce al romanzo un impronta fiabesca. Per quanto riguarda i personaggi, considerando anche la brevità dell'opera, essi non sono delineati in maniera decisa e forte. In fondo sono due ragazzi comuni, il cui unico elemento di caratterizzazione è il loro amore reciproco. L'unico personaggio che a mio parere merita una particolare citazione è l'antagonista, il ribelle Pugacev. L'autore con maestria ce lo presenta prima che il suo ruolo di "cattivo" venga svelato con l'assalto alla fortezza, conferendogli qualità umane che ci permettono di apprezzarlo per come effettivamente è, senza condizionamenti dovuti alla sua posizione di ribelle.
Continuando nel racconto, Puskin continua a delineare Pugacev come un personaggio che, nonostante le barbarie commesse, mantiene la sua dimensione umana, la sua capacità di capire il prossimo, mostrandosi riconoscente al protagonista.
Ecco dunque che Pugacev diviene lo strumento attraverso il quale l'autore lancia il suo messaggio criptato.La benevolenza dell'antagonista non fa altro che mostrare la debolezza di una società, quella russa del tempo, ormai sul viale del tramonto: il potere attribuito a un ordine sovraimposto è destinato a cadere, a lasciare spazio al nuovo. Messaggio forte, questo, che delinea la grandezza di un autore che, attraverso una lieta storia d'amore a tratti fantastica, riesce a veicolare un'idea di così grande portata.

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La figlia del Capitano 2014-09-05 13:35:38 giov85
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giov85 Opinione inserita da giov85    05 Settembre, 2014
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Come si diventa uomini

La Figlia del Capitano, scritto da Puskin, racconta la storia del giovane Pëtr Andréevic Grinëv, rampollo di una famiglia di militari, che vede la sua vita segnata sin dall’infanzia: servirà la patria nell’esercito russo. L’infanzia scorre tranquilla per il protagonista finché il padre decide finalmente di arruolarlo, ma non in una grande città, bensì in un piccolo avamposto di frontiera, al fine di porre il ragazzo di fronte alle vere difficoltà della vita. Si tratta di un fulmine a ciel sereno per lo spensierato Pëtr, che a malincuore si dirige verso la fortezza a cui era stato destinato, senza immaginare tuttavia che in quel luogo così lontano dal mondo “civile”, diventerà Uomo: conoscerà la vita militare, l’obbedienza ai superiori, la delusione del tradimento, la disillusione nei confronti delle amicizie, ma soprattutto troverà l’amore che lo renderà coraggioso oltre il limite dell’immaginazione tanto da sfidare il temuto Pugacëv e i tribunali militari.
Il romanzo dipinge in maniera perfetta la crescita umana e spirituale del protagonista e rappresenta sicuramente uno dei capisaldi della cosiddetta letteratura di formazione. Quel che colpisce è la versatilità della prosa che, per quanto sottoposta alla mano del traduttore, rende onore al romanzo, risultando di una leggerezza che lascia stupefatti, soprattutto in considerazione del fatto che l’opera è datata 1836.

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