Narrativa straniera Classici La Pietra di Luna
 

La Pietra di Luna La Pietra di Luna

La Pietra di Luna

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Comparso a puntate sulla rivista «The Year Round», diretta da Charles Dickens, La Pietra di Luna è stato definito dal poeta Thomas S. Eliot «il primo, il più lungo e il più bello dei romanzi polizieschi inglesi». Capolavoro di complessità e sottigliezza psicologica, grandioso affresco della società vittoriana, galleria di personaggi accidiosi e idiosincratici, l'opera di Collins ha fatto scuola: il sergente Cuff, un personaggio che a buon diritto figura tra i capostipiti del genere, sarà fonte d'ispirazione sia per lo Sherlock Holmes di Conan Doyle, sia per il Nero Wolfe di Rex Stout.



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La Pietra di Luna 2016-09-23 18:05:25 lapis
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lapis Opinione inserita da lapis    23 Settembre, 2016
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Moonstone

Nel Palazzo di Seringapatam in India è custodito un diamante sacro, un diamante giallo di rara bellezza, brillante come un astro e prezioso come nessun’altro mai: La Pietra di Luna. Rubata col sangue da uno spietato colonnello inglese e inseguita attraverso il mondo da generazioni di bramini, questa gemma di inestimabile valore finisce in eredità alla giovane ereditiera Rachel Verinder che, incurante della superstizione, la sfoggia alla sua festa di compleanno facendosi ammirare da amici e parenti. E proprio quella notte la pietra scomparirà.

Il famoso ed eccentrico sergente Cuff, con l’aiuto del maggiordomo Betteredge, cercherà di far luce sull’accaduto e scoprire quale tra gli ospiti è il responsabile della misteriosa sparizione. Perché tutti, ma proprio tutti, sembrano nascondere qualcosa. Rachel sembra sapere molto più di quanto ammetta. I suoi cugini, nonché corteggiatori, forse non dicono tutta la verità. E i movimenti della cameriera Rosanna, dal passato oscuro, mettono in campo nuovi sospetti. Intanto la famiglia si lacera e gli amori sembrano andare in frantumi. Mentre la pietra continua ad apparire e scomparire tra le pagine.

Questo romanzo, uno dei più famosi di Wilkie Collins, pubblicato a puntate nel 1868, è considerato uno dei primi esempi di poliziesco, sebbene le atmosfere da salotto vittoriano, gli ampi spazi descrittivi e la lentezza della narrazione si discostino parecchio dall’idea moderna di giallo. In fondo, come dichiarato dallo stesso autore nell’introduzione, al centro della storia vi è più l’indagine dei caratteri umani che non quella del furto della pietra. E, a tal scopo, Collins affida il racconto alle voci di una serie di emblematici personaggi, chiamati a rivivere un pezzo della vicenda e darne il proprio resoconto. Così, grazie al vivace chiacchiericcio di Betteredge, con le sue continue divagazioni, alla ottusa bizzarria di Miss Clack, alla posata professionalità dell’avvocato Mr. Bruff e alla malinconica intensità del competente medico Jennings, la narrazione gode di continui cambi di tono, stile e ritmo.

Con la sua scrittura raffinata ed elegante, Wilkie Collins riesce ancora una volta a dare vita ad una trama complessa e ben orchestrata, in cui non mancano i colpi di scena, l’ironia e l’osservazione della natura umana. Ciononostante, questo elaborato, a mio modesto parere, non riesce a raggiungere il livello di “La donna in bianco”, forse per alcuni snodi della vicenda che ho trovato un po’ forzati o per la mancanza di protagonisti dal fascino davvero indimenticabile come Marian o il Conte Fosco nel precedente lavoro. Rimane comunque una lettura piacevole e di grande qualità, da consigliare a tutti gli amanti delle atmosfere dell’Ottocento inglese, soprattutto se condite da un po’ di suspense dal sapore antico.

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