Narrativa straniera Classici Le ali della colomba
 

Le ali della colomba Le ali della colomba

Le ali della colomba

Letteratura straniera

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Una giovane, ricchissima ereditiera americana, Milly Theale, riconosce in un ritratto femminile del Bronzino il proprio volto. Ma quel pallido volto è profezia di morte. Tutte le promesse dell'amore, della mondanità, del lusso prezioso di antiche case a Londra e a Venezia, all'improvviso cadono. Sospesa sull'abisso mortale, Milly viene irretita in un gioco amoroso da una coppia di amanti, belli e raffinati, che vorrebbero appropriarsi della sua ricchezza. Il finale rovescia la sconfitta di Milly in vittoria, la morte in amore. In questo romanzo "Eros ha toccato ogni cosa" ha scritto Leon Edel, il biografo di James. Ma anche la bellezza - delle donne, dei simboli, dei riti mondani, della luce e dell'aria -, tocca ogni scena o quadro o frase.



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Le ali della colomba 2017-02-18 17:33:05 siti
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siti Opinione inserita da siti    18 Febbraio, 2017
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"Una meravigliosa idea..."

L’ambiguità del miglior James , quello di “Giro di vite”, le mirabili descrizioni di Venezia ancor più belle di quelle contenute ne “Il carteggio Aspern”, un personaggio femminile centrale, totalizzatore come in “Ritratto di signora”, questo e altro il lettore trova in uno dei romanzi della produzione ultima dello scrittore americano. Un’ambiguità ancora più marcata anima l’esile impianto narrativo, una snervante ma enigmatica scrittura, una capacità di rappresentazione della doppiezza dell’animo umano reggono il filo della narrazione che si dilunga in numerose pagine, criptiche, a volte involute, spesso sospese e sfuggenti. Il lettore ne viene rapito come nella tela del ragno, fagocitato ma anche arricchito. Il Maestro mette in scena le situazioni, le ingarbuglia, le insegue rappresentandole e aprendole a molteplici sviluppi ed esse rimangono tali: solo situazioni. Il lettore, insieme ai personaggi, le insegue, le proietta, le amplifica ma poi esse tornano alla loro origine di puri fatti. È una lettura in fin dei conti amara, non concede nulla, se non la consapevolezza che l’uomo può tutto il male possibile e quando lo asseconda e quando lo origina.

Milly, giovane e ricca ereditiera americana, entra in relazione con Kate, giovane inglese schiacciata dalla sua misera condizione sociale. Ama Densher ma non può corrisponderlo apertamente perché ha accettato la protezione della zia Maud che progetta per lei un ricco matrimonio. Milly giunge in Inghilterra dopo aver conosciuto Densher in America e casualmente lo ritrova nelle relazioni che imbastisce nel Vecchio Continente. Gli elementi americano e inglese, accostati, giustapposti, sono un classico tema della narrativa di James che qui ripropone anche il viaggio in Italia e la rappresentazione di Venezia. La ricca ereditiera è paragonata ad una colomba le cui ali stentano a spiccare il volo in seguito al destino di malattia che la caratterizza. Una ragazza che brama la vita e ad essa cerca di rivolgersi fiduciosa, contrapposta e complementare a lei Kate che tenterà di volgere a suo vantaggio la condizione della prima. Una partita a due in “un cerchio di gonnelle” con pedina il povero Densher, e una situazione di partenza che , nonostante il susseguirsi di situazioni porterà la diabolica Kate a temere un fantasma, il suo carisma, la sua stessa ala protettrice, consapevole di aver modificato la sua essenza , quella dell’amato, quella della loro storia d’amore in peggio.
Lo consiglio a chi vuole dedicarsi ad una lettura lenta e ragionata, ma non scervellatevi troppo: il gioco lo conduce il Maestro.

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Ritratto di signora
Giro di vite
Il carteggio Aspern
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Le ali della colomba 2015-02-19 12:56:29 viducoli
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viducoli Opinione inserita da viducoli    19 Febbraio, 2015
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Il grande traghettatore, approdato al '900

Le ali della colomba è uno degli ultimi romanzi di James, scritto nel 1902, durante quella che che viene definita la major phase artistica dello scrittore americano (anche se in effetti molto europeo quanto all’essenza della sua letteratura). In questa fase lo stile di scrittura di James diviene ancora più complesso che nei romanzi precedenti, e la sua tendenza ad alternare lunghe digressioni sulla psicologia e sui sentimenti dei personaggi a brevi spezzoni di dialogo, a dilatare il tempo dell’azione si accentua sino a divenire la cifra dominante del romanzo. Sembra quasi di poter dire che tra l’altro grande romanzo da me recentemente letto, Principessa Casamassima (1886) e questo, James sia pienamente entrato nel ‘900 letterario, abbia completato la transizione tra due modelli di letteratura, abbia toccato la riva opposta, assolvendo la funzione, che si è trovato addosso, di grande traghettatore. Il tragitto non deve comunque essere stato indolore, se è vero che per ben sei lunghi anni (1890 – 1896) questo autore così prolifico non scrisse romanzi.
C’è un altro elemento tipico della prosa di James che ho trovato in questo romanzo enormemente dilatato: la forza e l’importanza del non detto. Già riflettendo su Il giro di vite, da poco letto, avevo notato come ciò che nella storia non viene detto ha più importanza di ciò che vi è esplicitato. In questo modo, nel suo celeberrimo racconto, James è riuscito a creare un clima di ambiguità e di sospetto che sovvertirà per sempre i paradigmi del racconto gotico. Ne Le ali della colomba James va più in là: non solo – nonostante le lunghe digressioni psicologiche riguardanti i personaggi – non dice mai quali siano i loro sentimenti profondi, le motivazioni ultime del loro agire, lasciando che sia il lettore a costruire, tassello dopo tassello, il complicato puzzle dell’animo dei singoli e dei rapporti veri tra loro intercorrenti, non solo accenna senza esplicitamente proporceli ad alcuni fatti e fattori la cui conoscenza ci sarebbe apparentemente utilissima per capire le motivazioni di alcune azioni dei personaggi, ma inauditamente (credo che inaudito sia il termine chiave per marchiare questo autore) omette totalmente la descrizione di due momenti chiave del romanzo: l’incontro tra Kate e Merton in cui lei gli si concede a fronte della promessa di lui di sposare Milly (perché Kate agisce così? Leggete il romanzo!) e l’ultimo incontro tra Milly e Merton, che determinerà tutto ciò che accade nell’ultima parte del romanzo.
Se nel primo caso possiamo sospettare che il silenzio di James sia dettato da una pudicizia tardo-vittoriana dovuta anche alla personale sessuofobia dell’autore, apparentemente inspiegabile è l’omissione dell’incontro Milly – Merton, che poteva essere risolto dall’autore in un semplice, per quanto drammatico, colloquio.
A mio avviso questa doppia omissione può segnalare la volontà di James di stabilire un parallelo profondo tra i due momenti: in entrambi i casi si tratta di incontri in cui la passione di uno dei due protagonisti è utilizzata dall’altro per i propri fini: non ci sono (inequivocabilmente nel primo caso, in maniera più ambigua nell’altro) due sentimenti simili che si incontrano, ma in qualche modo un personaggio si serve del sentimento dell’altro. Un’altra possibilità è che anche l’incontro con Milly sia andato ben al di là di un semplice colloquio, e che tra i due sia accaduto qualcosa di simile a quanto avvenuto in precedenza tra Kate e lo stesso Merton: da qui la necessità dell’autocensura. In ogni caso, qualunque siano state le motivazioni di James, resta il coraggio letterario di elidere gli snodi cruciali, le scene madri del romanzo.
Sono tantissime le cose che James non ci dice, e che dobbiamo immaginarci noi lettori. Ne cito alcune. Merton è davvero innamorato di Milly? Quale avvenimento ha portato alla rovina il padre di Kate? Quale è il contenuto vero della lettera di Milly a Merton? C’è una relazione sentimentale tra Milly e Susan? A seconda delle risposte che noi diamo a questi interrogativi (e a moltissimi altri che ci si presentano alla lettura) possiamo immaginare scenari diversi, variare la nostra percezione della storia, e la grandezza di James è anche quella di non darci soluzioni preconfezionate, perché credo che qualunque strada prendessimo arriveremmo sempre a ritenere i personaggi credibili e il finale inevitabile.
Questo peculiare aspetto della scrittura di James fa riflettere circa il suo rapporto con il pubblico, che come noto non fu felice: secondo me anche questo modo aperto di scrivere, questo lasciare al lettore ampi gradi di libertà interpretativa segnala quanto James volesse essere scrittore di successo: solo che ha usato le armi sbagliate: già ai suoi tempi, e tanto più oggi, chi ti fa pensare non è ben visto, chi mette alla prova le tue capacità critiche viene giudicato male. Sta qui, secondo me, la chiave di lettura dei molti giudizi rinvenibili sulle comunità di lettori che parlano di “lentezza”, “testo datato”, addirittura di “seghe mentali” per i libri del nostro. Con un pizzico di cattiveria si potrebbe dire che questi giudizi rappresentano la controprova della grandezza dell’autore.
Se James è maestro del non detto è altrettanto vero che ne Le ali della colomba di cose ce ne dice molte, sapendole cercare con accuratezza.
Innanzitutto contrappone la freschezza e la spontaneità dei due personaggi americani (Susan e soprattutto Milly) alla complessità, al formalismo, alla rigidità ed in alcuni casi alla doppiezza dei personaggi europei, segnalando implicitamente una divaricazione sociale e culturale rispetto alla quale prende decisamente posizione. Milly sarà vittima di questa differenza e la sua morte (ops!) sarà dovuta proprio all’impossibilità di continuare a volare con la sua gioia di vivere: le ali della colomba vengono tarpate da chi le si rivolge con il sorriso e l’adulazione.
A ben vedere c’è anche una denuncia precisa del potere del denaro: Milly è corteggiata perché è ricchissima: il suo denaro fa gola a Lord Mark, che le si dichiara invano e, respinto, non esita a vendicarsi, ed è anche la molla che fa scattare la macchinazione – francamente diabolica – di Kate, cui Merton si sottomette. Ancora il denaro sarà la causa dell’epilogo della storia, nel quale Merton subisce la vendetta postuma di Milly e Kate rivela sino in fondo la sua incapacità di accettare un amore che le farebbe scendere gradini nella scala sociale ed economica.
Oggi Le ali della colomba sembra reperibile solo come e-book, peraltro nella stessa traduzione da me letta, che risale agli anni ’60. Sarebbe forse ora che qualcuno si decidesse a ristampare questo bellissimo romanzo, magari con una nuova traduzione, contribuendo ad esaltare la straordinaria modernità di questo autore anche attraverso un aggiornamento della lingua usata per proporcelo (segnalo per tutti l’uso del termine “intervista” per “colloquio”).

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Joseph Conrad
Ford Madox Ford
I classici inglesi dell'800
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Le ali della colomba 2013-10-28 20:22:07 DieLuft
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DieLuft Opinione inserita da DieLuft    28 Ottobre, 2013
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Grandi turbamenti

Ancora una volta sono rimasta stupita dalla mia ignoranza: ammetto che in tutta la mia carriera di lettrice e di studente non ho mai sentito nominare nemmeno una volta il nome di James. Mi sono sentita un pozzo di stupidità e non voglio celare che il primo pensiero rivolto all'autore e al libro è stato: "ah, se non lo hai mai sentito un motivo ci sarà...". Poi un po' alla volta, con l'aiuto delle lezioni e con una piccola ricerchina in internet, ho visto che in realtà non è James lo sconosciuto: a lui sono riconducibili opere come Daisy Miller, Gli Ambasciatori, Ritratto di Signora e Il Giro di Vite, titoli già più noti. Così per un po', mi sono data semplicemente della stupida... Mi rimaneva però il dubbio del perché avevo fatto fatica a trovare informazioni su questo romanzo. E il pensiero del "un motivo ci sarà" è tornato a galla. Scoprendo poi che il libro in Italia è andato fuori produzione (potete reperirlo solo in biblioteche o in formato e-book), ho cominciato a solidificare la mia convinzione. Aprendo il libro ho avuto conferma.
Non ho mai letto altri libri di James ma su questo ho le idee chiare. E' un libro molto difficile da leggere per la comunità di lettori del XXI secolo (o forse a me mancano le giuste basi culturali per apprezzarlo). Sta di fatto, che se non si hanno nozioni specifiche in ambito artistico (pittura rinascimentale e del '700), della lingua francese, della Rivoluzione francese e di un'indescrivibile numero di piccole altre informazioni culturali, difficilmente si apprezza lo spessore di questo libro. Nozioni che all'inizio del '900 erano del tutto conosciute, forse per noi e per me un po' meno.
Certamente non ha una trama consistente, l'ho trovata un po' banale con temi ripescati dal Romanticismo e dalla letteratura gotica: una ricca ereditiera americana, malata, alla ricerca dell'amore ma raggirata per mettere le mani sopra il suo patrimonio. Più e più volte si fa notare che non è la trama in sé che rende questo libro un capolavoro, bensì come è espressa; la maestria dovrebbe stare proprio qui. Sinceramente non apprezzo i libri pre-modernisti, in un certo senso sono ancora legati al Realismo/Naturalismo, periodo letterario che, personalmente, non ispira le mie simpatie. E purtroppo questo libro è pieno di riferimenti alla letteratura naturalista.
Nonostante abbia cominciato ad apprezzare i romanzi in lingua originale, questo è particolarmente duro da leggere in inglese: su di una stessa riga ci sono almeno venti parole misconosciute e una serie di "it" che non ti fanno capire chi sia il soggetto della frase. Dopo il primo centinaio di pagine così, mi sono catapultata sulla traduzione in formato e-book. Con la speranza che almeno in italiano iniziasse a piacermi, ho continuato a vedere il romanzo come un'accozzaglia di dialoghi su temi inutili, campati dal nulla che non portano a niente. E comunque non è che la difficoltà di comprendere il filo logico di questo enunciato cambi... Anche in italiano una fatica immane per leggere due pagine, capire chi è il soggetto di cosa, qual'è il succo di questo dialogo, dove arriveremo...
Personalmente ve lo sconsiglio, non lo leggerei pure io se non fosse strettamente necessario. E' un libro che non ti dà un attimo di pace perché ogni singolo gesto, ogni singola parola ha un peso estremo all'interno del romanzo. Amo le letture impegnative ma credo che la lettura dovrebbe essere anche piacere. Un impegno piacevole, ecco. Se si passa il tempo solamente a pensare quale dannato significato ha ogni singolo elemento, il piacere si perde e subentra solo un gran mal di testa...

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