Le onde Le onde

Le onde

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Le voci confuse Sei amici si alternano in un monologo. Nei loro soliloqui "dicono" fatti e vite, e "pensano" riflessioni e sogni: la scuola e i giochi, i segreti e gli abbandoni, le rispettive famiglie e i desideri. Le voci si confondono in un unico fiato, come un'onda che racconta l'esistenza di ciascuno dei sei, e non solo la loro. Le onde sono la forma di questo romanzo: le onde del mare, della luce, del tempo, dell'emozione, dei gesti e dei dolori.di sei amici si alternano in soliloqui che scandiscono il tempo che passa come un’onda....

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Le onde 2019-08-25 12:29:30 DanySanny
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DanySanny Opinione inserita da DanySanny    25 Agosto, 2019
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Le onde si ruppero a riva

In questo libro, quello che Virginia Woolf ha scritto nel suo stile più proprio e personale, forma e contenuto trapassano continuamente l’uno nell’altro, anzi, il problema primo e ultimo è rendere sulla carta lo scorrere del tempo. E se il tempo è durata, esso è allora anche ritmo: così la narrazione dissolve i confini dello spazio e articola una sinfonia di commovente eleganza in cui sei voci, o meglio, sei silenzi, si alternano e rispondono nel corso di una vita, sei personaggi che piano piano si stagliano nitidi con i loro tormenti e le loro radici: le donne con le brocche sul Nilo di Louis, la terra umida di Rhoda, la terra rigogliosa, domestica, di Susanne, l’ordine misurato di Neville, il fuoco scintillante di Jinny e il gusto per le storie, per i racconti, di Bernard. A legarli il desiderio prima, la nostalgia poi, di Percival, presenza muta, sogno, ideale, estasi di giovinezza. Ma parallelamente a questo tempo umanissimo che dalla nascita si continua alla vecchiaia, c’è un altro tempo, quello maestoso e ineluttabile della natura, le onde che si infrangono a riva e trascinano con sé qualche brandello di felicità e qualche lacrima di pianto. Si apre con il rosa dell’alba e si chiude col nero della notte "Le onde", perché parlare del tempo è parlare della vita e quindi, soprattutto, della morte.

Ora, una narrazione tanto originale ha oltrepassato i confini del flusso di coscienza: queste sei voci sono esse stesse coscienze, corpi di pura percezione, o forse forme diverse di una stessa anima che convivono in una persona: il libro è cieco perché lo sguardo è tutto interiore, così come le riflessioni-preghiere dei personaggi. Il problema, se vogliamo, è paradossale: un romanzo come questo, fatto di scrittura altissima e cristallina, perpetuamente tesa sul filo di un esacerbato lirismo, si assesta su un tono “medio” del tutto barocco. Ne segue che nei momenti di tensione, negli snodi cruciali, la scrittura, per rendere il momento, deve oltrepassare se stessa, ma non può oltrepassare quello che già è perfetto senza negare se stessa e quindi finisce forse per soffrire di una certa monotonia. Una monotonia di cui penso Virginia Woolf fosse consapevole e che il lettore deve imparare a gestire, diluendo la lettura, soffermandosi con calma e pazienza, interrompendo se necessario.

Rispetto a Clarice Lispector, come mi è capitato di scrivere qualche giorno fa, la scrittura non è primordiale, selvaggia o sfavillante, no, piuttosto è molto meditata, digerita, rimuginata e proprio per questo nonostante si muova per rarefazione ed espansione di confini, per movimento perennemente centrifugo, resta sempre un fondo opaco e scuro, un cielo smaltato e indifferente: così le pagine si animano di falene, e non farfalle, di bagliori violacei e di vuoti siderali. E poiché la scrittura in Virginia Woolf è sempre, almeno in parte, autobiografica, temo non sia un caso che il personaggio più acquatico del libro, Rhoda, ninfa umida, si suicidi (non è uno spoiler, perché non c’è trama alcuna), come farà la Woolf, annegandosi, ovviamente, in un fiume. Esito estremo di una scrittrice di meravigliosa intensità che proprio nelle ultime pagine del libro scopre, credo, l’approdo a un nuovo stile, solo presagito certo, che forse l’avrebbe portata a ben altre forme di scrittura.

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Le onde 2018-07-24 12:18:16 68
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68 Opinione inserita da 68    24 Luglio, 2018
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Visione onnisciente....

… “ Le onde si ruppero a riva “…


Questo romanzo non possiede trama, dialoghi, ne’ un preciso inserimento spazio-temporale, e’ un romanzo sul tempo allo stato puro ( con riferimento alla parte centrale di “ Gita al Faro “ ), inizio e fine di tutto, respiro, forma, essenza.
Le onde ne sono rappresentazione suprema, insieme alla luce del giorno, e a quei momenti non scanditi dalle ore, ma avvolti dal flusso ripetuto di gesti, simboli, parole, calore, sole in un vortice includente i protagonisti e le loro storie.
Potremmo suddividere il racconto in nove interludi lirici che descrivono la forza pulsante del giorno, dal chiarore solare all’ ombra progredente ed in lunghi soliloqui che, introdotti sempre da un … “ disse “… , segnano l’ interioriorita’ dei protagonisti nel fluire degli anni, sei amici che riflettono su vita, morte, sensazioni, fatti, incontri, separazioni.
Un’ essenza che traccia vite difformi, un fatto preciso che tocca e delinea i personaggi, una unità di forma e contenuti che è tutto e niente, semplice contenitore di una storia o espressione separata e difforme.
Monologhi rivolti ad un ascoltatore qualunque, nessun dialogo, pensieri che affiorano dall’ interno, una progressiva frammentazione di identità, la parola semplice tramite.
Si raccontano delle storie, una infinita’ di storie, dubitando a volte che esistano e non siano solo tenebre ed ipotesi.
C’è un tempo interiore ed uno oggettivo all’ interno dei quali sono contenuti pensieri, fatti, parole, per fissarli in un attimo di conoscenza, tra echi e rimbombi a trattenere per un attimo le nostre vite.
C’e il desiderio di afferrare un soffio vitale in ogni cosa apparente mentre essa scorre e le nuvole cambiano eternamente, incontrandoci, separandoci, assumendo altre forme, disegnando figure differenti.
C’è la consapevolezza che tutto si dissolverà se queste impressioni non si fisseranno e delle tante rappresentazioni umane non se ne farà che una sola, qui ed ora.
E non c’è dubbio che le nostre povere vite, per quanto sgradevoli, acquistano splendore e significato solo con gli occhi dell’ amore.
Ogni pensiero, immediatamente, si fa parola, assume una forma, include uno spazio, è inserito in quel tempo. Ma la dimensione temporale di ciascun personaggio è il presente e il non presente, a sua volta non passato e non futuro.
La scrittura segue un ritmo ed un fluire incessanti, il movimento ripetuto ed avvolgente dell’ onda, che si fa suono dell’ animo, ascolto, energia, tempo, forza, mutandosi nella lingua del silenzio a cui la scrittrice desidera approdare, completando ed innovando la propria espressione letteraria.
Nel pensare e concepire “ Le onde “, la Woolf affrontera’ anni di meditazione e turbamenti nel bel mezzo di altre prove letterarie, possedendo già un’ idea di ciò che sarà, abitata da quella …” profonda, semimistica vita di donna che dovrà essere raccontata “… consapevole che …” il tempo dovrà essere cancellato completamente, il futuro dovrà sbocciare nel passato “… e che …” l’ evento in se’ non esiste, ne’ il tempo “…, dell’ importanza della memoria e dei tanti influssi autobiografici.
Nel finale del romanzo a Bernard l’ arduo compito di riannodare i fili del racconto e restituire un senso di fronte all’ inevitabile arrivo della fine eterna.
Ed allora ecco rappresentata la contrapposizione apparente tra il moto afinalistico, eterno e tumultuoso dell’ onda, ( gli interludi ) ed il flusso di pensieri, memorie interiori, soliloqui ( i monologhi ) di chi cerca di resistere e di esistere, in una lotta che è incontro e scontro, passaggio, divenire di quello sforzo eroico che traccia il solco della vita.
Indubbiamente un testo complesso, imperscrutabile, a tratti incomprensibile seguendo una logica consequenziale, da leggere, rileggere e metabolizzare cercando di coglierne il senso profondo e d’ insieme che esula un preciso contesto, ma diviene somma espressione e poetica del profondo.
La sua grandezza sconfina in un senso di onnipotenza ( letteraria ) e di estrema fragilità ( umana ), opposti mai così pienamente complementari.

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