Narrativa straniera Classici Le porte della percezione
 

Le porte della percezione Le porte della percezione

Le porte della percezione

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In questi due saggi di Aldous Huxley il tema fondamentale dell'indagine filosofica intorno alla natura dell'uomo e alla natura delle cose si arricchisce di nuovi ed importanti elementi conoscitivi attraverso un metodo d'indagine abbastanza insolito. E' lo stesso autore, infatti, che riferisce di sé, del suo "sé" segreto e altrimenti inconoscibile, avvalendosi delle amplificazioni percettive procurategli dalla mescalina, il principio attivo di una droga già nota da tempo immemorabile agli indiani del Messico. In questo stato di allucinazione, Huxley arriva a vedere una nuova essenza delle cose, in un mondo in cui le categorie di spazio e di tempo non predominano più e nel quale tutto ciò che gli accade al di dentro e all'intorno è scisso da qualsiasi sensazione utilitaristica.



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Le porte della percezione 2015-07-31 10:22:19 StefanoTecchi
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StefanoTecchi Opinione inserita da StefanoTecchi    31 Luglio, 2015
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Indagine sull'alterazione della mente


“Le porte della percezione” fu scritto nel 1954 da Aldous Huxley in collaborazione con Humprey Osmond; a questo breve saggio segue “Paradiso ed Inferno” scritto nel 1956, che completa l’opera.
Nella prima parte (Le porte della percezione) lo stesso Huxley fa uso delle mescalina, sostanza derivata dal peyote usato dagli indiani d’america per riti spirituali. L’autore in questa prima parte indaga e prova su stesso l’esperienza psichedelica di questa sostanza, noterà quindi una vivificazione dei colori ed un’inibizione ad agire; come lui stesso afferma in questa frase:

“Sebbene l’intelletto rimanga inalterato e sebbene la percezione sia enormemente migliorata, la volontà subisce un profondo cambiamento in peggio. Il consumatore di mescalina non vede ragione di fare niente in particolare e trova la maggior parte delle cause per le quali, in tempi normali, egli era pronto ad agire e a soffrire, profondamente prive d’interesse. Egli non può preoccuparsene, per buona ragione che ha di meglio da pensare.”

Il testo dell’opera mira a dimostrare che la funzione del cervello è di valvola riduttrice delle esperienze, la mescalina inibendo l’assimilazione del glucosio da parte del cervello ne ridurrebbe le facoltà di filtro. Huxley ritiene che in questo modo si possa formare una sorta di esperienza mistica, un grado diverso e maggiormente elevato di consapevolezze e percezioni.
L’autore sostiene che la comunicazione verbale è uno strumento necessario per la nostra cultura ma non il più alto; infatti secondo Huxley la comunicazione visiva ha una maggiore capacità evocativa e di risveglio delle capacità spirituali. Nel corso del testo l’autore riprenderà l’espressione “breccia nel muro” (H.G. Wells) per tutte le forme d’evasione dai vincoli culturali e mentali del quotidiano; quali l’assunzione di alcol, tabacco, ed oppio. L’autore auspica, quindi, la diffusione di droghe a minimo impatto ambientale e sociale, in questo modo Huxley si mostra a favore di una liberalizzazione delle droghe psichedeliche come strumento utile alla crescita spirituale della collettività.

Nella seconda parte del saggio, “Paradiso ed inferno” l’autore esordisce con un paragone tra gli studi zoologici e l’indagine delle forme di pensiero.

“Come la terra di cento anni fa, la nostra mente ha ancora le sue più oscure Afriche, il suo Borneo e i suoi Bacini delle Amazzoni non registrati dalla carte geografiche”

Con questa metafora Huxley ci fa capire come l’individuo della nostra società si trova ad un livello intermedio tra il rendersi conto di una buona parte dei proprio pensieri e la comprensione di tutti gli aspetti più reconditi della proprio mente. Di conseguenza l’autore mette in relazione gli aspetti conosciuti della nostra mente, i vecchi mondi, paragonabili zoologicamente alle mucche ed agli animali boreali e i “nuovi mondi” paradisi tropicali ed australi pieni di forme zoologiche a noi estranee. Questo paragone serve a sostenere l’esigenza da parte dell’uomo di conoscere anche gli aspetti più bizzarri ed inusuali della propria mente, tramite l’utilizzo della mescalina.
L’opera prosegue le considerazione sul cervello (argomentate nella prima parte) come “valvola” riduttrice delle esperienze che l’organo ritiene superflue per la sopravvivenza dell’individuo. In tal senso, le pratiche di mortificazione e le denutrizioni medievali avrebbero favorito, riducendo le funzioni del cervello, visioni terribili ed estasi paradisiache.
In questa secondo parte Huxley ci parla sia delle visioni paradisiache che la mescalina può provocare, si delle visoni infernali che essa può dare, a seconda dello stato in cui si trova l’individuo.
L’effetto di questa sostanza, secondo Huxley, è una forma minima e temporanea di schizofrenia indotta, intesa nei suoi aspetti d’astrazione dai normali vincoli e consuetudini culturali.

Sicuramente quest’opera risulta molto interessante e ben articolata, la maestria di Huxley nell’indagare gli effetti di questa sostanza nell’uomo sono più che evidenti; in definitiva è una lettura che consiglio.

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