Middlemarch Middlemarch

Middlemarch

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Pubblicato a puntate tra il 1871 e il 1872, "Middlemarch" è, nel variegato paesaggio del romanzo inglese di fine Ottocento, il punto più alto mai raggiunto in termini di capacità di rappresentazione della complessità delle psicologie e di attenzione quasi d'ordine sociologico all'ambiente sociale (il sottotitolo, "Studi di vita in provincia", definisce da subito il contesto). Al centro della storia è proprio l'immaginaria cittadina inglese di Middlemarch, all'interno della quale si articolano i destini di quattro personaggi e di due matrimoni infelici, indagati da George Eliot nei loro più impercettibili interstizi attraverso lo strumento chirurgico di uno stile espressivo sempre acuminato. Il romanzo che ci permette di comprendere la solidissima fragilità dell'Inghilterra vittoriana.



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Middlemarch 2021-03-27 10:36:15 archeomari
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archeomari Opinione inserita da archeomari    27 Marzo, 2021
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Interessante e piacevole

Un libro che mi ha fatto compagnia per molte settimane, più di ottocento pagine, letto con vero piacere e sincero interesse. Conoscevo il nome, George Eliot, sapevo che si trattasse di uno pseudonimo e che la penna fosse di una donna, Mary Ann Evans, poiché da ragazza ero rimasta affascinata dal libro “Il mulino sulla Floss”, che aveva toccato profondamente le mie corde mi ero riproposta più e più volte di affrontare un altro libro della scrittrice.
Sono felice quindi di aver trovato il momento giusto per assaporare pagina dopo pagina le storie, lo stile, la tempra di George Eliot e l’ho fatto con il suo romanzo più famoso in Inghilterra, con il NOVEL inglese per eccellenza, vittoriano DOC.
L’opera è voluminosa, come ho subito precisato, quindi la consiglio vivamente a chi ama i romanzi incentrati su più storie che coinvolgono più personaggi e rispettive famiglie, in un medesimo, piccolo borgo di provincia, una comunità-cuscinetto in mezzo a due contee, un Middlemarch, appunto, come precisa Antonia Byatt di cui l’edizione BUR riporta un bellissimo e illuminante saggio.
Se amate il novel, cioè il romanzo, vittoriano, non romantico, questo titolo è il capolavoro del genere! Alcuni passaggi sono lenti, richiedono pazienza,ma se siete motivati troverete il libro meraviglioso ed avrete difficoltà a staccarvi dai personaggi.

Come recita il sottotitolo è “uno studio della vita di provincia”, quindi immaginatevi tante tematiche: vita di provincia implica il pettegolezzo, nascite, morti,matrimoni ben contratti, matrimoni infelici e frettolosi, famiglie rispettabili, qualche personaggio dal passato oscuro che cerca di redimersi, un piccolo campionario di figure femminili dalla psicologia ben delineata. Storie che si intrecciano ad altre, tutte legate all’ambiente di Middlemarch. Storia di un microcosmo locale e universale insieme, i cui personaggi principali sono due: Dorothea Brooke, fanciulla che desidera fare qualcosa di grande nella vita, sposando un uomo colto, dalla mente speculativa come quella di Locke, anche se più anziano di lei di oltre ventisei anni e il dottor Tertius Lydgate, accalappiato dalla vacua e vanesia Rosamund Vincy, che sposerà e che lo porterà in un mare di debiti, abituata com’è a vivere nel lusso, non concepisce come possano i soldi finire da un momento all’altro. Due personaggi accomunati da un medesimo destino: vittime di scelte sbagliate, matrimoni frettolosi.
No, non si sposeranno, nè si innamoreranno, troppo scontato...scopritelo voi.

La voce narrante onnisciente, l’impianto è quello di un perfetto entrelacement: storie che cominciano, vengono sospese, ne partono altre, sospese anch’esse e il lettore si trova nelle mani più fili che poi riprende ad intrecciare agli altri e poi sospende, per poi intrecciare: alla fine, quando avrà riannodato tutti i capi,si troverà tra le mani un bellissimo arazzo.
A me ha colpito tantissimo l’ironia quando si parla della presunta “inferiorità femminile” che impedisce alle donne di valore e ispirazione, come tante Terese d’Avila, di “appuntarsi su qualche azione memorabile”.

“ si esigeva che le donne avessero delle opinioni poco salde, ma il grande baluardo della società e della vita domestica era che non si agiva in base a quelle opinioni. La gente sana di mente si comportava allo stesso modo dei propri simili, cosicché se qualche pazzo era in libertà si poteva riconoscerlo e starne alla larga”.


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Il Mulino sulla Floss di George Eliot
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Middlemarch 2014-03-13 08:44:05 dani79
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dani79 Opinione inserita da dani79    13 Marzo, 2014
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Middlemarch

"Middlemarch. Uno studio di vita provinciale" è un monumentale atlante di anatomia dell'anima.
Tante sono le "categorie umane" raccolte e tracciate in questo capolavoro senza tempo. La Eliot tiene così bene la penna in mano da consentire al lettore di osservare queste numerose "specie d'uomo" alla stregua di pesci in un acquario: c'è chi ha una natura dolce e il cuore ardente; chi crede di conoscere la vita guardandola attraverso preziosi merletti, e chi la vita la conosce davvero attraverso il duro processo dell'esperienza. C'è chi si vuole redimere da vecchi peccati, ma non vi riesce perché il passato corre più in fretta del futuro. C'è chi fallisce in progetti troppo ambiziosi e chi soccombe sotto il giogo dei capricci e delle ansie egoistiche degli altri o, peggio ancora, sotto il dogma inderogabile del dovere sociale.
Infine, c'è chi, guidato da nobili impulsi, – donchisciotteschi, forse - non si arresta di fronte al miasma dell'ipocrisia e dell'abiezione, ma prosegue con fiduciosa semplicità lungo il cammino sterrato della comprensione diretta e totale del prossimo.

In Middlemarch, mi aspettavo - più o meno lecitamente, conoscendone a grandi linee la trama e i temi trattati, vale a dire status delle donne, riforme politiche, religione, vecchie illusioni perse per strada nell'Inghilterra vittoriana - di trovare eroi ed eroine a profusione. Così non è stato, o almeno i miei occhi non hanno rintracciato nulla del genere.
Middlemarch è fatto di donne e uomini "ordinari", che vibrano per uno scopo giusto o cadono sotto il peso di uno scopo sbagliato. È la composta non troppo omogenea delle loro affezioni, dei loro sentimenti, delle loro miserie e nobiltà, del loro procedere vagolando o a passo deciso, delle loro scelte e dei loro destini.
Ciò che li rende differenti gli uni dagli altri è la consistenza delle loro anime, che possono essere vacuamente sbiadite o intense in modo abbacinante.
George Eliot appartiene alla categoria delle anime intense.
Ferisce il lettore, costringendolo a camminare su detriti acuminati di vite andate in frantumi.
Lo galvanizza, facendogli ingollare un concetto in apparenza banale: poiché meschine sono le occasioni della vita, un carattere epico non esige necessariamente una vita che sia un'epopea, difatti "il bene crescente del mondo in parte dipende da azioni prive di storia".
Gli impartisce infine una lezione, spronandolo a non fluttuare nei giorni, a non lasciare che la propria vita languisca stupidamente e irrimediabilmente.

La lettura di Middlemarch, a mio modestissimo parere, richiede una piccola dose di stoica pazienza. Non ha il piglio pronto, il "sound" leggero e l'immediatezza di molte opere a noi contemporanee, e la mole di certo non aiuta. Ciò non toglie che Middlemarch non sia nient'altro che un'opera d'arte. Lo stile superbo, l'evidente impronta balzachiana, lo sguardo mutevole della Eliot - sardonico, benevolo, didascalico, progressista e persino scientifico - fanno di Middlemarch uno dei libri più belli di sempre (figura nella decina di "The Top Ten: Writers Pick Their Favorite Books", testo curato nel 2007 da J. Peder Zane), un "libro magnifico", come ebbe a definirlo la grande Virginia Woolf.

"Noi mortali, uomini e donne, fra l'ora di colazione e quella di cena, ingoiamo molte delusioni; tratteniamo le lacrime e ci facciamo un po' pallidi attorno alle labbra, e per tutta risposta a chi ci chiede qualcosa diciamo: Oh nulla!. L'orgoglio ci aiuta; e l'orgoglio non è male quando ci spinge soltanto a nascondere le nostre ferite – e a non ferire gli altri".

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