Pierre e Jean Pierre e Jean

Pierre e Jean

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Scritto tra il 1887 e il 1888, Pierre e Jean è una delle più riuscite prove di Maupassant. Quando due fratelli, animati da una forte rivalità reciproca, si trovano improvvisamente divisi a causa di un'eredità, gelosia e sospetto travolgono l'anima sensitiva e solitaria di Pierre, il maggiore, escluso dalla successione. Ma la verità, dolorosa e inesorabile, emerge lentamente in un crescendo di angoscia: Jean, il minore, è figlio adulterino. Il destino dei due giovani giunge presto al suo estremo compimento. Jean, perdonata la madre, si sposa e rientra nell'ordine borghese, mentre Pierre - nella cui filigrana si intravede l'ossessione di Maupassant per la sua condizione di illegittimo -, afflitto dall'assurdo fardello di un'espiazione che non gli appartiene, rompe definitivamente i ponti con il passato.



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Pierre e Jean 2019-10-29 18:24:44 Clangi89
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Clangi89 Opinione inserita da Clangi89    29 Ottobre, 2019
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Fratelli tra pregi e difetti

Sin dalle prime pagine si percepisce che la narrazione sarà nettamente improntata sull'analisi a tutto tondo di alcuni dei pochi personaggi che si susseguono nelle lente scene famigliari. Una introspezione accurata, attenta e meticolosa nei sentimenti della rabbia, del furore cieco misto alla vergogna e alla malcelata invidia travestita da finti sentimenti di fratellanza, il tutto svelato agli occhi crudeli di una verità nascosta e vogliosa di venire a galla. Siamo nella seconda metà dell'800 in Francia e ci affacciamo su una famiglia della piccola borghesia, genitori che hanno lavorato nel settore dell'oreficeria e che ora con le rendite accumulate nemmeno troppo cospicue, si dilettano alla vita tranquilla, pesca in mare, amicizie, salotti un po' sottotono, nulla di eclatante. Due figli giovani adulti che hanno appena concluso gli studi, l'uno in medicina, Pierre e l'altro in legge, Jean. Mai fratelli furono così diversi nel fisico e nello spirito, irrequieto, vigoroso, bruno e forte Pierre, pacato, poco incline a farsi pensieri e tanto meno sangue amaro, biondo, un po' confuso e delicato, Jean.
Un evento fa capolino nel tranquillo fluire delle giornate. Uno di quegli eventi che possono sconvolgere quelli successivi, che determinano le svolte e, in un senso o in quello opposto, portano gioie o dolori a seconda delle prospettive. Proprio questo accade nella famiglia. Una strana eredità molto importante, un lascito da un vecchio amico defunto senza famigliari al seguito. Fin qui tutto normale, non fosse per un piccolo grande particolare: tutta l'eredità spetta a Jean. Si può ben immaginare la reazione sottopelle del fratello maggiore che non ha mai nutrito slanci di amore fraterno.
Iniziano cosi le domande, lui, Pierre che ha studiato e faticato suoi libri di medicina, lui che sogna di avere uno studio per esercitare la professione e non ha il becco di un quattrino, si ritrova con un fratello sotto lo steso tetto che improvvisamente accetta una eredità smisurata.
Papà Ronand, madre Louise e qualche sporadica amicizia, tra cui spicca una giovane vedova, Rosémilly, che frequenta amabilmente la loro casa, gioiscono, brindano e festeggiano. Pierre tace. Lui per l'appunto inizia a pensare, a covare quel germe di sentimenti negativi, nebuloso che stimola altri pensieri e rende l'uomo sospettoso, all'erta nei confronti di tutti e pronto ad agire.
Il dubbio sull'origine di quella strana eredità non lascia in pace il giovane medico. E la madre, Louise proprio quella donna sottomessa e trascurata dal rozzo marito, ossequiosa e amorevole dei figli, nasconde qualcosa di inconfessabili.
Una lavoro stilistico degno di nota quello di scavare nella mente di Pierre "soddisfatto di aver capito, di aver rivelato se stesso e svelato l'altro se stesso che c'è un tutti noi". L'auto analisi che ognuno di noi effettivamente sperimenta in quelle "tristi giornate in cui si fruga in ogni angolo della propria anima per esplorare tute le pieghe", aggiungerei, le infinite pieghe che spesso ci stupiamo di nascondere persino a noi stessi.
L'autore si concentra sui passaggi dalla mente alla pelle dei sentimenti che animano il giovane, dei tormenti che turbano i suoi pensieri e che oscillano tra la voglia di urlare e quella di tacere fino a giungere alla conclusione di scappare e rinascere. Due animi che si scontrano nel silenzio dei rimorsi, madre e figlio che si capiscono con poche parole nette e con occhiate che nulla hanno più a che vedere con l'amore che dovrebbe legare loro. In tutto ciò Jean capisce più lentamente, non vuole lottare, ma d'astuzia saprà intervenire per salvare il salvabile evitando un disastro per la madre da lui adorata ed il fratello, ormai un peso. Il padre è figura al margine del grottesco, inconsapevole di cosa succede, spensierato all'idea dei soldi piovuto dal cielo.
Pierre racchiude e vive molti sentimenti che si susseguono fino a farlo sentire come in una famiglia di sconosciuti senza più nulla da condividere ma lo sfogo di tutto quello che cercava di tacere sarà inevitabile, per lui come per la madre "perché doveva parlare, perché aveva troppo sofferto".
Il libro è breve ma racchiude molti temi sull'animo umano che non muta con il passare delle epoche. Un concentrato di analisi introspettiva. Il ritmo tuttavia è lento, fino a metà della narrazione si perde quasi lo stimolo della scoperta perché pochi sono i fatti significativi. Ammetto che fosse stato un romanzo lungo avrei faticato non poco a concluderlo, pur rimirando lo stile e la scrittura limpida, netta e precisa anche nella descrizione dei paesaggi che fanno da cornice.

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Pierre e Jean 2015-07-12 09:21:36 siti
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siti Opinione inserita da siti    12 Luglio, 2015
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"...e ricomincia al solito ..."


“Pierre e Jean sarà un successo letterario, ma non commerciale. Sono certo che il libro è bello...ma è crudele, e questo non lo farà vendere”.
Con queste parole ad un’amica, Maupassant archiviava il suo romanzo consegnato al pubblico nel 1887, consapevole di un pensiero maturo e di un’estetica compiuta, come dimostra la prefazione intitolata “Il romanzo” che precede lo scritto. Egli si dibatte tra naturalismo, verismo, realismo ad enunciare che le opere vanno giudicate solo dal punto di vista del valore artistico , senza rimproverare all’artista la sua personale visione della vita la quale può essere frutto solo, ed esclusivamente, di una percezione relativa.
L’artista sarà solo colui che riuscirà a far percepire la sua personale illusione del mondo.

Il fatto che Maupassant, privatamente, fosse convinto della bellezza del suo romanzo la dice lunga sulla sicurezza artistica raggiunta e sulla consapevolezza della sua maestria.

Una famiglia della piccola borghesia vive a Le Havre, sono un padre, una madre e due figli già adulti, momentaneamente ricongiunti, a studi compiuti, ai loro genitori e in attesa di conquistare un posto onorevole l’uno come medico, l’altro come avvocato. Pierre, il maggiore e Jean il piccolo vengono rappresentati e nell’aspetto fisico e nel carattere in perfetta antinomia, subito vien da chiedersi come si svilupperà la loro relazione che si posa su basi fragili derivanti da un’infanzia nella quale il comportamento irreprensibile del minore ha fatto sempre da contraltare allo spirito più complesso del maggiore. Un’inattesa eredità a favore del più giovane spezza una tranquillità fatta di delicati equilibri, fragili compromessi, coesistenze di caratteri e personalità diverse, tutte abilmente giostrate nel breve spazio di questo siparietto dove con misurato equilibrio il nostro burattinaio fa muovere i personaggi. Punto focale è, per gran parte della narrazione, Pierre che avvelenato dalla scoperta di un terribile segreto, catalizzerà con i suoi pensieri e le sue azioni il lettore. Sarebbe però grave errore perdere di vista la rappresentazione, meno evidente ma centellinata con acutezza, dei pensieri e dei comportamenti degli altri che concorre a imbastire un microcosmo di affetti, umori, noie, gioie, risentimenti, accordi e disaccordi che solo una vera famiglia può restituire.

Mirabile rappresentazione di ogni famiglia. Si avverte certo l’ambientazione tutta ottocentesca, lo spirito dell’epoca , la rinnovata visione ipocrita della vita già restituita dalle opere precedenti, ma il succo non cambia: le passioni umane attraversano i cieli con un’attualità impressionante. I caratteri, i tipi umani, le emozioni, le gioie e i dolori vivono nella penna di un grande artista che restituisce una visione pessimista dell’esistenza ma profondamente condivisibile: “Il bacio colpisce come un fulmine, l’amore passa come un temporale e poi la vita ritorna calma come il cielo, e ricomincia al solito. Ci ricordiamo forse d’una nuvola?”
Imperdibile.

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