Sister Carrie Sister Carrie

Sister Carrie

Letteratura straniera

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La presentazione e le recensioni di Sister Carrie, opera di Theodore Dreiser edita da Elliot. Sprovvista di mezzi economici e culturali ma fermamente decisa a farsi strada nella febbrile Chicago fin de siècle, la giovanissima Caroline Meeber, chiamata in famiglia con il nomignolo non del tutto affettuoso di “sister Carrie”, è disposta a ogni cosa pur di raggiungere il successo. Così, da povera operaia in una fabbrica di scarpe, diviene l’amante prima di un commesso viaggiatore, poi del direttore di un lussuoso locale, salendo senza troppi scrupoli i gradini della scala sociale verso una fortunata carriera di attrice. Sister Carrie, romanzo d’esordio di Theodore Dreiser, apparve nel 1900 alquanto in sordina, con una tiratura di sole mille copie. Eppure quest’opera “immorale”, destinata a segnare il destino della narrativa novecentesca americana, conobbe in seguito un enorme successo commerciale grazie a una seconda versione, frutto di un capillare lavoro di revisione e quasi di autocensura operato dall’autore (spinto dalle reazioni scandalizzate del pubblico e della moglie dell’editore), che ne limò “sconvenienze” ed “eccessi”, aggiungendo effusioni sentimentali e un finale malinconicamente consolatorio.

Theodore Dreiser, nato a Terre Haute nell’Indiana nel 1871, figlio di un immigrato tedesco, Dreiser fu autore di romanzi, saggi e poesie. Considerato il padre del romanzo moderno americano e uno dei maggiori esponenti del realismo in narrativa, fu un acuto osservatore dei grandi cambiamenti sociali ed economici degli Stati Uniti nel periodo cruciale di passaggio tra il XIX e il XX secolo. Tra le sue opere ricordiamo Una tragedia americana, da cui venne tratto il film Un posto al sole con Montgomery Clift ed Elizabeth Taylor, e Jennie Gerhardt. Anche per Sister Carrie vi fu una trasposizione cinematografica diretta da William Wyler, con Jennifer Jones e Laurence Olivier, uscita in Italia con il titolo Gli occhi che non sorrisero. Morì a Hollywood nel 1945.



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Sister Carrie 2014-06-10 10:48:08 LittleDorrit
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LittleDorrit Opinione inserita da LittleDorrit    10 Giugno, 2014
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L'America secondo Dreiser

"Quando Caroline Meeber salì sul treno pomeridiano per Chicago, tutto ciò che aveva con sé era un piccolo baule depositato nel vagone bagagli, una sacca dozzinale imitazione coccodrillo contenente alcuni oggetti per la toeletta, una scatola di cartone con uno spuntino, e una borsetta di pelle gialla dalla chiusura a scatto con dentro il biglietto ferroviario, un foglio con l'indirizzo della sorella in Van Buren Street, e quattro dollari.
Era il mese di agosto del 1889".
Con questo incipit fotografico, Theodore Dreiser "il padre del romanzo moderno americano", ci introduce nella vita di una ragazza di diciotto anni che, abbandonata la provincia, va a cercare fortuna nella grande Chicago.
Caroline, ribattezzata "Sister Carrie", è una sognatrice e quello che conosce della vita lo ha appreso attraverso le difficoltà economiche della sua famiglia.
Una volta a Chicago, ospite della sorella, dovrà mettersi subito alla prova ricercando un lavoro per guadagnarsi la sua permanenza.
Bussa alle porte di varie aziende sperando, soffrendo, tenendo duro.
Tanti i "no" e tante le porte ambite che per lei non si apriranno mai.
Finalmente, spunta un lavoro ma, le permette a mala pena di sostenersi e quando per una febbre improvvisa sarà costretta a letto, perderà anche quello.
Come fare a tirare avanti?
Sedotta dalle parole e dallo stile di vita dell'intraprendente donnaiolo Drouet, conosciuto sul treno, Carrie, piuttosto incline a bypassare i grandi sacrifici, rinuncia per sempre ai suoi principi morali, abbandona la casa della sorella e si lascia mantenere da lui.
Tutto è più facile adesso.
Drouet le fa assaporare il bel mondo, le serate nei teatri sfavillanti, le cene nei locali rinomati, i vestiti alla moda dal taglio raffinato e le fa incontrare la gente "che conta".
Tra questi anche l'affascinante e ricco Mr. Hurstwood di cui ben presto si invaghirà corrisposta.
Questa vita, però, la condurrà lungo percorsi inimmaginati in una folle corsa mirata al "volere di più" e non priva di brutte sorprese.
Un romanzo dalle mille sfaccettature che con una certa fierezza e un pizzico di cinismo, demolisce pagina dopo pagina, il mito del sogno americano e coloro che lo inseguono mettendo in risalto le pecche del sistema capitalistico.
Si è risucchiati in una trama dal realismo dirompente scritta in uno stile piuttosto incerto che diviene l'unica nota stonata di tutta la lettura. Infatti, lo scrittore si dilunga tantissimo e inserisce numerose (e talvolta sconclusionate) digressioni che, a mio avviso, si potevano evitare perché appesantiscono un romanzo già di per sé impegnativo.
Ma Dreiser sembra non poterne fare a meno.
Di cose da dire ne ha perché da figlio di immigrati tedeschi, approdati in cerca di fortuna, conosce bene la lotta per la sopravvivenza, la selezione feroce, l'annientamento dei deboli, e, per questo motivo è facile per lui scrivere le pagine più cupe di questo romanzo e le invettive pungenti.
La protagonista lascia totalmente indifferenti dal punto di vista emotivo ma offre spunti di riflessione.
Carrie è un personaggio negativo che si riscatta solo parzialmente alla fine del romanzo pur restando fedele a se stessa.
Possiede grazia e bellezza ma è solo una bella cornice senza tela.
In lei regna il vuoto più assoluto e non v'è nessun senso di appartenenza; non appartiene agli uomini a cui si concede, non appartiene alla sua famiglia dalla quale si vuole allontanare e non appartiene ad un luogo specifico.
Inseguendo l'archetipo della donna ricca, Carrie tenta continuamente e disperatamente di assomigliarle, trasformandosi nel perfetto prodotto della società capitalistica. Anche quando incontra Mr Ames, personaggio chiave che potrebbe ricondurla sulla retta via, non ci sono più speranze; il desiderio sfrenato ormai è parte integrante del suo essere e la sedia a dondolo (che ricorre spesso nelle scene descritte dell'ultima parte) si eleva a simbolo di quell'abbandono ad un destino che non si può più modificare pur volendolo.
Un libro splendido, profondo, formativo che dovrebbe essere introdotto nei licei e di cui, ovviamente, consiglio la lettura.

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