Volo di notte Volo di notte

Volo di notte

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"Nubi pesanti spegnevano le stelle": eppure, a bordo del suo aereo postale, Fabien decide di proseguire il viaggio. Sono gli anni eroici dei primi collegamenti internazionali, dei pericolosi voli notturni sulle sconfinate regioni dell'America Latina. L'uragano spinge l'aereo fuori rotta, i contatti radio si interrompono, la scorta di carburante è limitata. In un'oscurità impenetrabile il pilota continua a volare. Dall'aeroporto di Buenos Aires, il responsabile dell'intera rete aerea, Rivière, segue impotente lo sviluppo della tragedia. E di fronte alla moglie di Fabien, giovane e bella, anche la sua intransigenza vacilla. Ma è un'incertezza di breve durata: i voli notturni proseguiranno, perché la vita ha valore solo quando viene vissuta con pienezza e coraggio. Questo romanzo fu pubblicato nel 1931 con la prefazione di André Gide.

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Volo di notte 2019-05-19 00:46:43 Valerio91
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Valerio91 Opinione inserita da Valerio91    19 Mag, 2019
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L'uomo ha anche qualità nobili

Per introdurre questa mia recensione devo confessare una mia truce colpa. Di tutte le letture che ho fatto nel corso della mia vita, “Il piccolo principe” è stata sicuramente una di quelle che ho amato di più, che mi sono rimaste nel cuore e della quale parlo sempre a chiunque voglia accostarsi alla lettura. In questo caso la domanda sorge spontanea: “perché allora non hai letto altro dell’autore che l’ha partorito?”
Ecco la mia assurda colpa.
Davvero non so darvi una risposta, ma devo confessare che “Il piccolo principe” mi dava l’idea di un’opera inimitabile anche dal suo stesso autore; che fosse stato l’unico acuto della sua breve vita (spentasi troppo presto) e della sua carriera letteraria. Non so davvero cosa avesse potuto generare in me questo pensiero, oltre alla sconfinata bellezza della sua opera più famosa; sta di fatto che mi sbagliavo di grosso.
“Volo di notte” è un romanzo brevissimo, di appena ottanta pagine, che tuttavia serba in sé tanti di quei temi, tante di quelle riflessioni e messaggi da far impallidire tomoni che per trasmettere un pensiero hanno bisogno del sacrificio di tantissimi alberi innocenti. Antoine de Sainte-Exupéry era evidentemente un amico delle foreste, perché riesce a creare immagini di una straordinaria bellezza e profondità con pochissime parole, senza ricorrere a periodi arzigogolati né difficili da comprendere; riesce a tratteggiare la psiche dei personaggi in un battibaleno, semplicemente descrivendo gesti semplici e dando voce ai loro brevi pensieri. La cosa incredibile è che, in questo modo, riesce a rivelare tantissimo del loro carattere. Oltretutto, aspetto da non sottovalutare, riesce a mettere in risalto gli aspetti più nobili dell’animo umano e riesce a donargli una speranza; riesce a fornire una testimonianza in contrapposizione alla miriade di autori che nel corso della storia si sono divertiti a soffermarsi solo sugli aspetti turpi, che si celano nelle nostre viscere.

“Volo di notte” è ambientato in quel periodo storico in cui gli aerei postali stavano imponendo la loro supremazia su tutti gli altri mezzi di comunicazione postale. Diversi piloti si mettevano in viaggio per rendere questo servizio sempre più efficiente, e per farlo è nato anche il bisogno di effettuare dei voli durante la notte, così da guadagnare un vantaggio sulle ferrovie e sulle navi. All’inizio, tuttavia, questi viaggi erano alla stregua di esperimenti e celavano sempre nuovi pericoli che venivano scovati giorno dopo giorno, anche a costo della vita di diversi piloti: i pionieri dell’aria.
La storia raccontataci dall’autore si sofferma su tre di questi corrieri che devono fare rientro a Buenos Aires e il cui carico deve essere poi smistato su un corriere che partirà per l’Europa. Mentre due degli aerei rientrano senza alcun tipo di problema, quello proveniente dalla Patagonia deve affrontare una tempesta improvvisa, che metterà a repentaglio la sopravvivenza dell’equipaggio. Ma il vero protagonista è il responsabile della rete aerea, Rivière: uomo inflessibile che non ammette alcun tipo di errore da parte dei suoi uomini. A primo impatto potrà sembrare un uomo cattivo, inflessibile, che pensa soltanto al proprio lavoro e alla propria posizione, e che invece si rivelerà una figura molto più complessa e per la quale si finirà per provare pietà ed empatia. Pur essendo il personaggio centrale, Rivière non sarà tuttavia il protagonista delle scene più belle, che sono quelle descritte durante il volo dell’aereo che affronta la tempesta: l’aereo di Fabien. Faremo anche noi parte di questo viaggio sublime e terribile allo stesso tempo, cullati dalle immagini straordinarie tratteggiate dall’autore, che riesce a elevare la figura dell’essere umano a un livello quasi sublime.
Adesso ho la certezza che il successo de “Il piccolo principe” non è stato un caso isolato, una di quelle idee uniche che ti vengono soltanto una volta nella vita. Antoine de Saint-Exupéry è probabilmente un autore il cui nome brillerebbe ancor più luminoso, se solo avesse vissuto di più. Una cosa è certa: non ripeterò lo stesso errore e leggerò tutto quello che, nel breve tempo in cui è stato con noi, ci ha regalato.
Da leggere assolutamente.

“Quei contadini a tavola non sanno quale sia la loro speranza: non sanno quanto lontano arrivi il loro desiderio, nella grande notte che li racchiude. Ma Fabien lo scopre, quando giunge da mille chilometri di distanza e sente ondate profonde sollevare a abbandonare l’aereo che respira; quando ha attraversato dieci temporali, come paesi in guerra, e tra l’uno e l’altro radure di luna; e quando raggiunge a una a una quelle luci, con la sensazione di avere vinto. Quegli uomini credono che la loro lampada brilli per l’umile tavolo intorno a cui siedono, ma, ottanta chilometri lontano, qualcuno è già toccato dal richiamo di quella luce, come se loro la agitassero disperati da un’isola deserta, davanti al mare.”

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